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“Ed accadde, da che aumentarono i figli degli uomini, (che) in quei tempi nacquero, ad essi, ragazze belle di aspetto. [2] E gli angeli, figli del cielo, le videro, se ne innamorarono, e dissero fra loro: “Venite, scegliamoci delle donne fra i figli degli uomini e generiamoci dei figli” dal Libro di Enoch

Aylin è una giovane donna all’inizio della sua vita. Giovane, bella brillante con un futuro tutto da vivere e orizzonti sentimentali da scoprire. Ha un sogno: quello di diventare un bravo architetto come il padre. Tornata per l’estate, dopo mesi di studio a casa la vita di Aylin sta per cambiare in modo drastico e senza ritorno: il suo destino è infatti legato a un segreto che coinvolgerà antiche creature che governano e regolano il nostro mondo: i Seraphin e in Nephilim

Innanzitutto devo dire che è molto difficile scrivere un fantasy su un argomento cosi ostico e complesso come quello degli angeli. Infatti  entrambi Seraphini e Nephilim o Nefilim fanno parte della cultura antica più antica della versione ebraico cristiana. La novità del libro delle due autrici non è dunque nel tema, ma nel mondo in cui, coraggiosamente hanno voluto trattare il tema delle entità sovrannaturali. Siamo spesso abituati a considerare serafini e Nephilim come entità distinte e opposte. Une emanazioni della divinità le seconde aberrazioni umane. Per la natura demoniaca dei Nefilim ci si rivolge spesso al libro dei cui si  riporta (erroneamente ) il passo in cui li vedi rivoltarsi contro l’umanità.

Il libro dei Vigilanti in cui si riporta l’antica leggenda dei Nefilim fa parte del libro di Enoch un testo apocrifo prettamente giudaico la cui redazione definitiva risale al primo secolo a.c. pervenuto a noi in lingua ge’ez un antica lingua etiope (da cui deriva appunto il nome Enoch un nome etiope). Il libro dei Vigilanti rappresenta la composizione più antica di questo manoscritto e racconta di come Dio (JAVHE precisamente) arriva nel monte Sinai accompagnato da diecimila angeli.   Tra questi, 200 angeli decidono di unirsi con le figlie degli uomini generando esseri sovrannaturali considerati dal mondo purista ebraico, caduti in quanto la loro origine divina viene contaminata dalla terrenità delle donne. Da questa strana unione nascono i Nefilim che per la loro particolare natura ibrida turbano l’armonia del creato e degli uomini. Da qui la reputazione della loro malvagità. Bisogna considerare che, per il mondo antico, ogni particolarità fisica era considerato un segno di aberrazione e di tradimento della legge. I Nefilim in quanto giganti rappresentavano un pericolo per l’armonia del patto tra Jahve e l’uomo. Perché sottolineo il nome di Javhe? Perché ogni buon studioso di bibbia e testi religiosi ebraici sanno che all’inizio dell’epopea ebraica esistono due divinità ben distinte:  Jahve e Elohim.  I Ben Elohim sono i figli di questo ramo divino che assurge alla funzione di spinta evolutiva dell’umanità. Se Jahve per la sua definizione linguistica colui che è è il garante della stabilità e del non cambiamento necessario a mantenere lo status quò, gli Elohim rappresentano la forza che crea. Che cambia che evolve. Non è in caso che proprio i Nefilim portano all’umanità ( alle loro donne) la conoscenza dei segreti del cielo: in pratica insegnano astronomia, metallurgia agricoltura e magia. Ecco la turbativa dei Nefilim; quella di elevare l’uomo schiavo della forza statica, in uomo che conosce che sa.

Questa lunga premessa è necessaria per far capire come le due autrici, lungi da aver inserito l’idea che queste due forze anziché opposte e discordanti, collaborassero per creare e mantenere il mondo in evoluzione e impedire che si autodistruggesse; non è un artificio letterario. E’ una profonda ricerca dell’origine del mito. E’ una filosofia antiche che pone due forze non in antagonismo ma in collaborazione. Creare e mantenere sono due reali forze della fisica. E solo per questa ricerca e per questa rivalutazione del grigio le due autrici meriterebbero già cinque stelline.

 Perché oltre all’interessante mescolanza di stili, alla grammatica ineccepibile, e alla strettirà coerente ci troviamo di fronte a significati che oggi nel mondo moderno servono.  Qua non assistiamo come ho letto in una recensione, all’utilizzo del mito per fini artistici. No.  Qua assistiamo a un ripescaggio dei significati originari di miti di cui si era perduto il ricordo. Qua i Nefilim sono davvero demoni. Ma demoni nell’accezione originaria; daimon, parola di origine greca non ha mai avuto l’accezione sinistra che le successive religioni conquistatrici gli hanno attribuito. Daimonion  significa infatti, genio sovraumano. Divino, venerabile, beato. Questo significato di soprannaturalità ha come in ogni religione antica anche la sua controparte: una divinità può essere cosi beata e perfetta finché si seguono le regole e può nel momento in cui si distrugge il filo creativo che ha intessuto triste misera e pessima.

Ecco che i nostri Nefilim figli della luna ossia dominatori delle parte inconscia dell’umanità e i Seraphin coloro che sono fatti di fuoco o di sole, dominatori della parte visibile dell’uomo e della psiche lavorano assieme come facce della stessa medaglia . Son impossibili da scindere e da slegare; perché sia luce che ombra sono parte del tempo.
La luce ha bisogno del buio tanto quanto il buio ha bisogno della luce. Nella luce scruti il buio ma senza buio non vedi luce.

“Il compito di entrambe le razze era gestire gli equilibri in natura intervenendo sugli agenti atmosferici per impedire all’uomo di distruggere gli ecosistemi. I Seraphim appartenevano al Sole e ne gestivano la forza, i loro poteri scaturivano nel fuoco e nella terra, mentre i Nephilim appartenevano alla Luna e controllavano le acque e i venti. La fratellanza secolare che li univa indissolubilmente assicurava al pianeta intero il giusto equilibrio tra forze naturali.”

Questo significato originario può essere dunque applicato alla vita di oggi. Razze diverse, etnie diverse, persone diverse non sono opposte ma fanno parte di uno splendido disegno le cui forze se, partecipi assieme di un medesimo progetto, creano forme nuove e nuove realtà

Ecco il bellissimo significato di un libro cosi piccolo cosi fantasy: cooperazione collaborazione e creazione. Come i Seraphin e i Nephilim collaborano e danno alla luce in segreto l’unione delle rispettive potenzialità cosi è nella speranza delle autrici che succeda lo stesso nell’uomo; nella vita di ogni giorno, nell’incontro con l’altro e con se stesso. Solo la fusione di opposti che si compensano si unisco e si sorpassano posso garantire la vera uguaglianza. Ecco la meraviglia dell’umanità:

“Lui annuì senza rispondere, quell’incontro lo aveva destabilizzato. Nonostante un Generale fosse al di sopra di ogni emozione umana, la reazione di Sarah lo aveva coinvolto, facendogli provare un forte sentimento di compassione e protezione.

“È per questo che amo così tanto l’uomo” – pensò – “la creatura più fragile ma, allo stesso tempo, più forte che abbiamo mai creato”.”

Per quanto riguarda la struttura narrativa esse è coerente con il progetto, un progetto lineare semplice nella sua complessità.  Porta avanti la scelta del grigio e di un tono morale molto intenso senza perdere leggerezza scorrevolezza e azione. La mescolanza di stili diversi lo rendono scorrevole, frizzante e non statico  e dona quel tanto di sorprendente. Non esiste uno stile unitario a livello letterale ma si passa dal drammatico al comico, al lirico e al terreno. La poeticità di certe descrizioni vengono moderate poi dalla tensione emotiva. Non esiste una predominanza di stili piuttosto le autrici giocano sull’alternarsi di emozioni in un crescendo abbastanza equilibrato.

La mescolanza dei generi fantasy, romance e avventura gli donano un pizzico di unicità che non lo ingabbia in una precisa definizione ma spazia in libertà senza rinunciare alla coerenza interna di cui parlavo prima.

Interessanti le  descrizioni. Poetiche ma senza eccedere specialmente nell’abbinamento colore/carattere. I colori chiari sfavillanti e la bellezza indescrivibile dei protagonisti sopranaturali accentuano l’alienità dei Nephilim e Seraphin..è perfezione simbolica e contrasto con la quotidianità terrena

“Abbiamo fatto quella scelta perché temevamo che la sua parte umana potesse corrompere la natura Seraphim e quella Nephilim prendendo il sopravvento» disse Aryun.

Ahzael, fissando Elijah, continuò.

«Sappiamo quanto gli umani siano fragili, si fanno guidare dalle loro emozioni senza dare ascolto alla ragione e non sono imparziali come noi. Non dimentichiamo che lei è in parte umana. Come potrebbe gestire il suo immenso potere se, diversamente da noi, si lasciasse guidare solo dall’emotività?»”

La tanto criticata bellezza dei personaggi a mio avviso è un espediente letterario utilizzato da chi ha padronanza della lingua per sottolineare il contrasto tra la terrenità dei personaggi umani e la spiritualità trascendente di quelli di origina angelica.

Ottima la suspance del finale . Il lettore restando spiazzato da un finale non finale è attratto dalla curiosità di capire ulteriori dettagli e delucidazioni. Questa tensione è propria delle trilogie e delle saghe

Favolosa la descrizione del potere latente che la protagonista  scatena a un certo punto reso vivido e corposo  soltanto dal piccolo dettaglio del colore degli occhi…pathos puro

Si girò lenta e, quando i due Nephilim la videro, il terrore si disegnò sui loro volti. Aylin era in piedi davanti a loro, dritta e rigida, i suoi occhi erano uno nero e l’altro bianco e i suoi capelli fluivano nell’aria intrecciandosi come fili d’oro luminescenti. Il viso era bianco come la luna e la sua espressione di ghiaccio. Li guardava, impassibile, come se fosse di pietra e la terra tremò mentre il rumore dell’oceano divenne un boato.”

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