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Per tutta la vita ho combattuto questa battaglia
Una battaglia che nussun uomo potrà vincere
Ogni giorno è sempre più difficile
Questo sogno in cui credo
Thunder Road, oh piccola avevi ragione
Thunder Road, c’è qualcosa che sta morendo sull’autostrada stanotte

Bruce Springsteen The promise

 

Inizia con un abbandono il percorso solitario e doloroso della protagonista Rachel. Rimasta orfana di madre, con un padre latitante, si ritrova separata dal fratello Sam e costretta a suo malgrado, a vivere in brefotrofio ebraico. Li sarà oggetto di particolari ricerche, effettuate dalla dottoressa Mildred Salomon, che ritroverà poi, nell’ospizio ebraico in cui lavorerà come infermiera alla soglia dei 40 anni.

Raramente un libro mi ha colpito cosi profondamente, andando dritto alle emozioni più nascoste. Il romanzo coinvolge, avvolge e a volte fa arrabbiare e disgusta per le vicende che sembrano cosi vicine seppur lontane nel tempo. I terribili episodi della vita di Rachel sono crudi, cosi reali da renderlo si un libro scorrevole ma di difficile “digestione”.

Come digerire il senso di panico di una bambina di soli 4 anni?

Come digerire il senso di segregazione che si avverte già dalle prime pagine del romanzo?

Il senso di abbandono, il tradimento il bisogno quasi ossessivo d’amore di un’orfana innocente nutrono chi legge,lo avvolgono e permeano ogni frase, ogni capitolo fino a creare immagini vividissime. Eppure queste emozioni cosi forti e cosi oscure, descritte con una semplicità assoluta, priva di liricismi e abbellimenti, non lo appesantiscono; proprio la semplicità gli dona quella potente leggerezza che, pur mantenendo un significato profondo, riesce a attraversare il dolore, abbracciarlo, comprenderlo e sorpassarlo, sublimandolo in nostalgia e speranza.

Lo stile è leggiadro, scorrevole, di frasi scarne ma piene di pathos potente e aggraziato. Viaggia per immagini, per emozioni e sensazioni tattili, corpose sospese tra indignazione e voglia di riscatto.

Si avverte la solitudine di Rachel, che resta impressa a fuoco sulla pelle del lettore, rendendolo empatico con i bisogni e i drammi della protagonista.

Gli attori di questa commedia umana sono tratteggiati alle perfezione; Rachel è un personaggio incredibile, un diamante grezzo dalle mille sfaccettature, inconsapevole di se stessa. Già nelle prima pagine, risulta quasi una donna incompiuta ma reale nella sua ricerca; una donna a cui è stata sottratta l’infanzia e a cui è stato tentato di strappare l’identità. Una donna quasi al margine di una società in cerca di un suo equilibrio, della realizzazione difficile di promesse egualitarie. Una donna che, nonostante il furto del suo passato, riuscirà tramite il recupero della memoria e del dolore ad accettare non tanto se stessa, quanto il destino che le viene servito quasi all’improvviso. Questo fa di lei regina del suo dramma; protagonista indiscussa di eventi che, invece di subire cavalca con consapevolezza e audacia. Una donna che rinuncia alla vendetta per poter non sopravvivere, ma vivere. Impossibile non amare un personaggio cosi complesso e potente. Cosi vero e pieno di speranza nonostante l’orrore. Una donna che nel coraggio di sbrogliare i fili del passato riscatta se stessa..

 

“Fino a una settimana prima ero convinta che le persone si dividessero in due gruppi, coloro che infliggevano dolore e coloro che erano destinate a soffrire. Ora sapevo che chiunque poteva passare alla sponda opposta, non era un destino ineluttabile. Bastava attraversare un ponte pericolante. Io avevo tentato la traversata, ed era stato eccitante starsene sospesa su un abisso in cui il tempo e lo spazio, il bene e il male, non esistevano più. Ma poi avevo guardato in basso, per un istante, e mi ero come risvegliata da un incubo.”

 

Il libro lascia il lettore avvinto in un viaggio tra orrore e dolcezza fino a sentirsi quasi spaesato e quasi trasformato proprio dalle emozioni che spesso sottovalutiamo o temiamo. Perchè il dolore diventa la porta entro cui si è ammessi alla vita vera, nelle possibilità di scelta e di cambiamento di se.

Meravigliosa e ineccepibile la ricostruzione storica. L’autrice ci consegna un interessante spaccato storico di un America piena di promesse ma spesso stanca, distrutta quasi smaliziata che cerca di difendere con le unghie e i denti  quel sogno di eguaglianza che rappresenta l’origine e il fulcro su cui si basa non solo l’identità stessa del paese ma anche la sua ragione di esistere.  Un sogno americano attuale spesso tradito, ma che sembra un lungo tunnel la cui luce in fondo  negli anni diventa sempre più lontana.

 

“Sapevo che avrebbe dovuto sparare al nemico in battaglia, era il suo dovere ed era necessario per sopravvivere e per salvare i suoi uomini, e per vincere la guerra; ma quello che mi aveva appena descritto era un puro e semplice omicidio. Eppure riuscivo a comprendere che cosa aveva provato, l’omicidio era giustificato dall’orrore che lo circondava. E poi, se avesse visto le cataste di corpi in decomposizione e si fosse reso conto della gigantesca mostruosità delle sue azioni, forse il nazista in ginocchio nel fango avrebbe accolto con sollievo la pallottola del fucile di Sam. In fondo quel colpo poteva essere considerato anche un atto di pietà.”

 

Non è solo un romanzo. E’ un racconto lucido di drammi che sono tutto’oggi vivi e presenti: l’omosessualità, il razzismo di una certa fetta dell’elite americana WASP ( White Anglo-Saxon Protestant“bianco di origine anglosassone e di religione protestante”ndr) il dramma dell’olocausto e la voglia di rivincita e la difficile ricerca femminile di un posto in un mondo dominato dal maschilismo (abilmente rappresentato dalla dottoressa Salomon che sacrifica la sua femminilità per un posto nel mondo medico accademico)

Grandiosa ricostruzione di un passato scomodo.

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