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Un libro sconvolgente, irriverente a tratti scioccante. Non certo adatto ai bigotti o alle romantiche ma non per questo meno intrigante! La sua innovazione non è tanto nel coraggioso inserimento di scene forti ( e quando dico forti fidatevi sono davvero FORTI) ma per lo stile crudo e realista quasi denigratorio con cui la Hilton affronta  il tema della rabbia, della frustrazione e della mancata realizzazione di se.  In questo libro la rabbia non è trattata come una chiave per aprire la porta di una vita diversa; la rabbia qua è un esplosione di un malessere troppo a lungo trattenuto che scoppia con la stessa devastante forza di una bomba.

Non è una rabbia positiva, la rabbia di chi decide di usarla per migliorare se stessa; è una rabbia primordiale, atavica quasi scellerata nella sua luminosa essenza. Una rabbia che diventa male inteso come assenza di remore, di limiti di costrizioni. Un male che è semplicemente un grido di voglio e esigo ciò che mi spetta:

Avevo allentato la rabbia, saltellando qua e là come Heidi sui monti, convinta che la buona volontà prima o poi fosse premiata e che i poveri ma belli avrebbero fatto carriera. Stronzate colossali. La rabbia era sempre stata mia amica e io l’avevo trascurata. La rabbia mi aveva fatto tenere la schiena dritta, La rabbia era sempre stata mia amica e io l’avevo trascurata. La rabbia mi aveva fatto tenere la schiena dritta, la rabbia mi aveva fatto superare le discussioni e le umiliazioni. La rabbia mi aveva permesso di andare avanti, dalla mia insulsa scuola media fino all’università. Era stata la mia forza e il mio rifugio. A un tratto avvertii il suo calore incandescente

Sogni delusi, frustrazioni represse per troppo tempo, mancanza di vere opportunità per realizzare le proprie ambizioni e passioni, Judith è una donna simbolo di chi cerca il riscatto da una vita difficile e piena di ostacoli taglienti e che invece, messa a contatto con il mondo che ha sempre idealizzato e sognato, viene letteralmente schiacciata dalla realtà chiusa, gretta, a tratti perfida  del mondo che lei stessa aveva innalzato a paradiso. Un paradiso il cui accesso le è totalmente, inevitabilmente negato da una sentenza sociale senza possibilità di appello:

Tre anni fa, quando ottenni il posto alla British Pictures, ebbi la sensazione di essere finalmente arrivata. Ma l’illusione sfumò dopo qualche giorno. Mi accorsi presto che i facchini, quelli che si occupano di spostare le opere, erano gli unici a tenerci davvero. Per tutti gli altri, vendere burro o fiammiferi sarebbe stata la stessa cosa. Nonostante fossi stata assunta per merito, nonostante il mio impegno e una notevole conoscenza della storia dell’arte, dovetti ammettere che per gli standard aziendali non ero niente di speciale. Nel giro di qualche settimana, mi resi conto che a nessuno importava se possedevi il talento di distinguere un Brueghel da un Bonnard: i codici da decifrare erano altri, e molto più importanti.

Ancora una volta Londra mi si era presentata come una serie di ambienti sempre più chiusi, uno dentro l’altro come matrioske, e quando credevi di essere entrata ti trovavi davanti una scatola ben sigillata che non saresti mai riuscita ad aprire.

Per la protagonista la vita le è in debito e per riuscire a saldare questo debito (che le è costato in termini di autostima e consapevolezza di se) capisce presto che non bastano le capacità che ha sapientemente nutrito; non basta aver scelto come terreno di riscatto il favoloso mondo dell’arte, non basta impegnarsi per migliorare se stesse….quello che davvero le serve è alimentare rabbia, rancore e odio per fare della sua anima e del suo corpo una tremenda arma letale.

Meglio odiare. Odiare significa mantenere lucidità, ritmo e sangue freddo. Odiare significa essere condannati alla solitudine. E se devi trasformarti in una persona nuova, la solitudine è un ottimo punto di partenza.

Judith, infatti, lavora in una casa d’aste. Per lei proveniente da uno dei sobborghi di Liverpool, questo mondo affascinante sembra essere il biglietto da visita per una rinascita; percorrere i corridoi silenziosi della casa d’aste, riuscire a parlare con linguaggio fluido e raffinato delle stesse opera che, nei tempi cupi dell’adolescenza l’avevano più volte salvata dalla disperazione, erano una terapia; per un istante Judith era altro che una bella ragazza con un passato fatto di ferite e lividi. Era una professionista della bellezza, il cui destino sembrava dover sbocciare passo dopo passo.

Volevo dimostrare di possedere ben altre qualità oltre a quella di far eccitare i soggetti come il colonnello. Era la grande occasione. Mi sarei fatta apprezzare per la competenza e l’impegno, mostrando a tutti che nel mio lavoro ero molto, molto brava.

Ma purtroppo l’impatto con la realtà è dirompente, e terrificante. Judith si ritrova fuori dall’ambiente tanto desiderato, sottoposta a angherie e umiliazioni che la sviliscono giorno per giorno. Il suo capo la licenzia dopo averla utilizzata per un acquisizione di opera d’arte da un viscido colonnello che nulla aveva a che vedere con la sua competenza, ma piuttosto con l’avvenenza della giovinezza.

Certo che lo sapeva. Ecco perché aveva mandato quella carina, anziché occuparsi personalmente di una valutazione così importante. Perché sei così ingenua, Judith? Per quale motivo credevi che avrebbe mandato l’ultima ruota del carro a chiudere un grosso affare se non perché il cliente si aspettava delle attenzioni speciali? Quel bastardo era convinto di sapere a cosa potevo servire?

Ecco che colei che si considerava vittima di sottomissione inizia a usare il suo corpo( unica cosa che sembra interessare al mondo) per controllare, manipolare e ottenere cosa ha sempre desiderato.  Per Judith ogni gesto è una sorta di pagamento di un debito, un atto egoistico e narcisistico di una donna che beffarda pensa di gabbare lo stesso sistema che la umiliava. E’ un eroina al contrario, negativa e affascinante, simbolo di una società moderna ormai decadente dove i valori  sono totalmente e inesorabilmente ribaltati. La società descritta dalla Hilton, è una società allo specchio in cui le caratteristiche migliori  vengono deformate creando bizzarrie inquietanti ma non per questo meno vere. Deformità che ci risultano terribilmente familiari e che sono frutto di un’umanità che si richiude su se stessa senza evoluzione e che emana il fetore dell’acqua stagnante.

Lo stile della Hilton è disarmante, cattivo, duro e freddo. Uno stile che attrae seduce e disgusta la tempo stesso. L’autrice nutre le pagine di una rabbia che vibra a ogni pagina, pericolosa provocante e devastante. Una rabbia che annienta ma che lei stessa sembra deridere; come non burlarsi della debolezza? La debolezza di una donna intelligente ammaliante che crede di vendicarsi e di ribellarsi al sistema e che invece ne diventa sempre più schiava e vittima. Sempre più complice di quella stessa società che disprezza ma da cui non sa non vuole staccarsi. Perché quella stessa società rappresenta il suo mito privato, il suo ideale, la meta mai raggiunta che per questo diviene sempre più desiderata.

volevo appropriarmi di tutto il lessico che distingue la gente che conta dagli esclusi. Mi applicavo con estrema assiduità

Judith non vince osservando in faccia la realtà, facendole fronte, tenendole testa  e partendo in cerca di un’altra vita. Judith diventa essa stessa parte di quella vita che odia restandone fatalmente e inevitabilmente inglobata.

Da qualche parte ho letto che la relazione di causa-effetto serve a esorcizzare il caso, la paura e lo sgomento degli umani di fronte all’inquietante incertezza della sorte. Perché seguii Leanne quella sera? Non era stata una giornata peggiore di altre. Ma le scelte precedono sempre la loro spiegazione, che lo si voglia ammettere o no

Terribilmente sconvolgente e realistico. Affascinante seduttivo e coinvolgente.

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