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Premessa necessaria.

Recensire un libro come quello di Valerio Carbone e immergermi in una lettura cosi  coinvolgente e intima è per me un esperienza estatica. Un piacere godurioso assoluto. Ma si tratta anche di avere la responsabilità di far comprendere e lodare la complessità dei temi trattati. Quindi perdonatemi. Ma non posso esimermi dal parlare in modo forse complesso e prolisso del libro in questione. Ve lo dico. Non è un semplice romanzo e non posso (sarebbe un abominio) trattarlo come tratterei qualsiasi opera di fantasy distopico. Quindi se vi annoierò comprendetemi. Ma leggete fino in fondo la descrizione della perfezione letteraria. Perché non può far altro che del bene a voi stessi e alla letteratura. Se ci credete nella letteratura.

Anche quest’opera come la precedente non è un semplice, grazioso, divertente romanzo Distopico. Qua ragazze mie, ci troviamo di fronte a un eccellente esperimento di alta letteratura, dove il genere fantasy crea un originale connubio con la filosofia concetti di saggezza, che nulla hanno da invidiare a Aristotele e Gregory Bateson.  In uno stile complesso, quasi onirico, Valerio Carbone inserisce concetti di una profondità da esperti del settore, creando, senza che ci si accorga, un vero e proprio manuale di filosofia

 Ecco che la favola moderna si riempie e trabocca di concetti importantissimi spiegati in maniera istantanea e offerti in omaggio alla portata di  tutti, in cui ogni lettore può, finalmente, usare la mente e pensare. Ecco cosa dovrebbe fare un libro…riuscire a innescare la riflessione, dare argomenti che non si annullino alla chiusura, ma continuino a vagare lentamente nella mente, prendendo possesso, creando nuove forme di pensiero, cambiando la percezione del mondo, e rendendo l’evoluzione umana finalmente possibile e fluida.

Il mercante d’acqua parla di un mondo apocalittico ( non troppo distopico a dire il vero) in cui l’umanità, dopo aver creato le basi di una distruzione planetaria, ritrova il suo equilibrio nelle mani di monopoli economici. Questi dettano non tanto le regole dell’ordine sociale (la forma) ma vanno ancora più a fondo, gestendo, dominando e decidendo la sostanza delle persone. Tramite una vita che perde di spontaneità e di realtà, tramite il controllo delle risorse vitali ( non ha caso il padre del nostro protagonista monopolizza la risorsa idrica) tramite la perdita del linguaggio e quindi della capacità di pensiero, e tramite il controllo emozionale, comandato da misteriose e inquietanti pasticche del buonumore, ci si ritrova catapultati in un mondo delirante, stagnante in cui tutto appare piatto e privo di slancio. Un mondo in cui le ombre sono totalmente bandite.  Le persone non hanno ombra perché sono controllate, sono prive di spessore e di profondità. Non a caso l’ombra è un importa te simbolo dell’inconscio, laddove navigano e si muovono  quelli impulsi non logici che danno consistenza al corpo.

 Marionette, burattini, uomini senza futuro perché privati del tempo. Immobili e terrorizzati dalle loro stesse azioni, e quindi dall’evoluzione stessa. In un panorama cosi triste, ecco che arriva un gruppo di terroristi che al contrario portano avanti l’idea che, l’evoluzione con tutti i cambiamenti che essa comporta, sia necessaria e fondamentale alla vita stessa. Restare fermi, immobili con gli stessi occhiali con cui osservare il mondo, determina la putrefazione del flusso della vita, impersonato dal protagonista stesso, non a caso chiamato Fiume.

Senza sogni, senza il concetto del futuro, che presuppone per l’etimologia stessa della parola cambiamento, Fiume non cresce, non si modifica, non ha pensieri suoi, né emozioni eppure al tempo stesso è l’unico che, nonostante la sua ligia intenzione di aderire al sistema salvifico dell’economia globale, ha un piccolo sprazzo di ribellione.

In modo profondo, Carbone, affronta i temi filosofici più scontanti della nostra generazione; il contrasto forma e sostanza, il dramma della realtà della percezione (mirabilmente simbolizzata dagli occhiali che Fiume deve indossare perché miope) e dal tema più scottante della shock economy. cos’è? E’ la nuova religione moderna, che “predica” l’applicazione di politiche che prevedono privatizzazioni, tagli alla spese pubblica e liberalizzazioni dei salari, effettuata sempre senza il consenso popolare, approfittando di uno shock causato da un evento contingente, provocato ad hoc per questo scopo, oppure generato da incapacità politiche o da cause esterne, tipo disastri naturali, cosi come elaborata dalla scuola di Chicago.

E’ la curiosità mai sopita, il suo bisogno di spontaneità nelle relazioni umane, quelle domande che non trovano risposta nell’ortodossia e il rifiuto dei gesti quotidiani che, privi del loro significato profondo, spingeranno il protagonista ( e spero ognuno di noi ) a alla necessita di porsi la domanda giusta,  che lo spingerà a ribellarsi e reagire. La ribellione in questo libro non è vista come un dramma sociale; la ribellione è parte stessa di un organismo che ingabbiato nei suoi limiti si rivolta contro se stesso per non morire. Un mondo dove l’acqua che rappresenta il flusso vitale, creativo spesso oscuro, è controllata e monopolizzata, è un mondo che perde se stesso. L’acqua è da sempre considerata la fonte della vita, ma non solo a livello fisico, ma anche morale e personale.

 

“Se, come raccontavano gli antichi e saggi argonauti, l’acqua conserva la memoria eterna del mondo e i sogni degli uomini, allora è vero che tutte le cose rinascono magicamente ai piedi dello Skywalker sotto forma di fiume sorgente.”

 

Infatti, noi esseri umani siamo costituiti per il 60% di acqua, e questo porta a un necessario parallelismo con la nostra interiorità più profonda. Creatività, nascita, impulsi sconosciuti ma necessari, saggezza atavica, l’acqua rappresenta spesso quella legge superiore che ci guida e ci rende capaci di coabitare in armonia con la natura stessa, riflesso della creazione divina.  Riconoscere che esiste un fluido in grado di portare la nostra coscienza a contatto con quella che gli Egizi chiamavano Maat (la legge divina come ordine cosmico) comporta la piena realizzazione umana. Mentre una volta che questo fluido ci viene tolto, limitato, controllato, ci porta in opposizione a questa legge non scritta rendendocene non più parte integrante ma più che altro vittime sopraffatte dallo sconosciuto. Togliendo le emozioni, impulsi inconsci, il mercante d’acqua domina del tutto l’uomo rendendolo vigliacco e schiavo di soli bisogni primari, e svuotando di significato ogni azione del vivere quotidiano.

Ecco il dramma del mondo di Fiume,. Un mondo privo di sostanza e di animus, un mondo in cui non esiste più la creatività considerata pericolosa e dove regna incontrastata non la legge dell’integrazione ma della sottomissione.

 

“Ma la tua curiosità ti sarà amica, ti farà fare le scelte giuste.

Basta. Cosa vuoi?Toglierti quel velo di menzogne, farti vedere il mondo.”

 

Carbone ci accompagna in un viaggio delirante dove ciò che era unito viene diviso e ciò che era essenza originaria viene scomposta in due parti che oramai nemiche e antagonista lottano una contro l’altra. La città di fiume è la città dello specchio dove lo specchio simboleggia proprio questo un immagine colta e resa eterna ma che perde di movimento. Un immagine riflessa che non è altro che cogliere la forma della persona, escludendone la sostanza, rilegata nel mondo altro, il mondo del deserto. Perché la forma senza la sostanza è soltanto immagine, ma la sostanza senza la forma è soltanto ombra e deserto. Eppure per ironia della sorte è il riflesso che rappresenta una sicurezza; il riflesso non cambia, non si modifica, non minaccia la sicurezza, è un istante reso eterno e staccato dal tempo. Il tempo è sospeso, e tutto immutabile. Rassicurante si ma rischioso. Perché un lago a cui si interrompe la comunicazione con il movimento, diventa stagno e lo stagno spesso rischia di creare putrefazione. E non serve bonificarlo ogni volta, decontaminarlo, perché in assenza di movimento non esiste più vita. Ecco che seppur irreali le ombre diventano un sogno proibito, forse non hanno dimensione ma sono vive. Sono la parte mancante di una vita non vita.

 

“Togliti gli occhiali, di quelli qui non abbiamo bisogno.Sono miope…Un tipo come te? Con un difetto di vista?! Tuo padre, tua madre, i tuoi amici… tutti con gli occhiali? Non farmi ridere. Vi hanno soltanto abituato a vedere un certo mondo in un certo modo. Ma da oggi non avrai più bisogno di vedere un mondo artefatto. Il mondo vivo, il Mondo-delle-Ombre, si lascia guardare. Questo mondo non ha nulla da nascondere.”

 

Il contrasto tra forma e sostanza appare grazie alla scrittura di Carbone semplicemente una pazzia, un abominio inutile, una ferita all’umanità data per ignoranza, paura, vigliaccheria. Questa dialettica tra le due realtà diventa necessaria, quindi, per riportare un po’ di caos a un ordine asfissiante. E mentre la città degli specchi si affanna a cercare l’ordine, l’altra parte della vita, il caos, si ribella. E cerca di riunirsi a quella parte di cui sente bisogno e nostalgia, di cui rabbiosamente sente l’assenza.

Troppo spesso ci fissiamo in immagini che sono vuote. Ci fissiamo in una percezione rassicurante del vivere, escludendo quelle irrazionalità che procurandoci dolore forse, ci aprono molteplici opportunità: tutte però richiedono un prezzo quello di cambiare. E cosa significa cambiare? Etimologicamente cambiare significa “mutare o permutare una cosa in un altra” apportare una modifica sostanziale a una parte o al tutto per adattarsi alle diverse esigenze della realtà o alle diverse richieste dell’ambiente.  In pratica il cambiamento è una forma di flessibilità evolutiva e comunicativa necessaria per la sopravvivenza dell’organismo.  Il cambiamento è cosi, assolutamente necessario, per la sopravvivenza.  Ciò vale sia per i cambiamenti adattativi dell’organismo all’ambiente sia per i cambiamenti mentali relativi alla percezione, alle idee e alla crescita intellettuale.

 

“L’essere umano è una specie di anomalia evolutiva. Ce l’ha insegnato Charles Darwin: l’uomo è il frutto di un impazzi mento dell’evoluzione. – spiega ancora il comandante: – Ed è scritto testualmente ne L’origine della specie: “L’uomo è una scimmia impazzita. L’unico essere vivente capace di rivoltarsi contro e stesso, contro i suoi simili, contro il mondo in cui vive”. Il nostro scopo, ragazzo, è di tornare allo zenit dell’evoluzione, per imporre un nuovo corso al progresso.” 

 

Ecco che Carbone lo accenna, senza risultare prolisso o complicato, attraverso gli eventi che portano Fiume a chiedersi perché. E’ il perché delle cose che lo risveglia dal torpore innestano proprio quel cambiamento di idee, che tanto spaventa. E la mente che si modifica si accompagna alla modifica evolutiva di comportamenti e abitudini.  Una volta che Fiume comprende quanto, la sua visione della realtà sia compromessa dalla percezione fornita semplicemente dal controllo, inizia a vedere quello che il controllo mentale stesso gli ha sottratto: l’ombra. E’ comprendendo quanto gli abbiano distorto la visione delle cose che genera la domanda del perché.  E elaborare una realtà partendo dal controllo sociale,che necessariamente esclude una parte e ci consegna immagini prefabbricate che la percezione risulta pericolosamente distorta e imperfetta.

 

“Ha un cuore grosso, Fiume, che pure ha sempre tenuto nascosto, anche a se stesso, in quella gabbia trasparente “tutta valori ed educazione” in cui avevano creduto  di seppellire il mostro ingordo della sua anima. Un mostro, si fa per dire, quello che ora rivendica il senso profondo del suo nonsenso interiore. Fiume ha dovuto dissolversi in polvere per potersi trovare.  Annullarsi, azzerare le certezze per capire la sua vera direzione.”

 

La società ci consegna occhiali prestabiliti con cui osservare la realtà, cosi come a Fiume il padre obbliga a indossare occhiali con la scusante che in fondo siamo tutti miopi. E noi ci crediamo perché crediamo o vogliamo credere alla voce di un autorità rassicurante.

In un epoca precaria, in cui l’umanità si trova a un bivio, il vero vincitore sarà chi riuscirà a svegliare il mondo, ponendo domande e dubitando e ribellandosi e facendo scudo della fede nella necessità del cambiamento, la vittima sarà  chi, invece,  vorrà proporre scelte sicure, asettiche senza coinvolgimento, sulla base della necessità di proteggersi, decontaminarsi e tutelarsi. E la produzione smodata di un economia che produce solo per produrre che si pone come unico referente della continuità della vita fermandola, ingabbiandola in stereotipi e comodità sarà un seducente tentatore. Peccato che un cambio dell’ordine chiederà come pegno,,,,,semplicemente ciò che ci rende umani e liberi: la creatività.

 

“Gli esseri umani non saprebbero che farne di troppo tempo libero. Di un tempo vuoto. Il mercato e l’economia furono la soluzione, la salvezza, il progresso. L’epoca Satya-Yuga rappresentò la realizzazione di un atavico progetto evolutivo. Durante il terzo decennio del XXI secolo, le contraddizioni del Sistema-mondo esplosero in tutta la loro tragicità. Quel crack descrisse “il corto circuito dell’evoluzione”,il punto di non ritorno della specie umana. Il mercato aveva imposto agli uomini di lavorare più del dovuto, molto più del necessario. Il mercato aveva imposto di produrre in maniera esponenziale, sempre maggiore, sempre crescente. Bisognava produrre, di più, di più, non per sopravvivere, neanche per vivere. Il mercato aveva imposto di produrre semplicemente per produrre! Lasciando all’essere umano la sola illusione di stare invece a lavorare per la propria futura liberazione. L’illusione è l’unica benzina del mondo. Per questo gli uomini hanno sempre accettato una schiavitù, purché rassicurante.”

 

Romanzo perfetto, colto, accattivante profondo: un libro non per tutti ma che paradossalmente tutti dovrebbero leggere.

 

Arriva sempre il momento in cui le idee devono schizzare libere via dal cranio,  sputate a terra come fiotti di sangue da un boxeur ferito. L’alternativa è di recidere chirurgicamente il trigemino pulsante di un’ennesima rivoluzione.  Soltanto un mondo giovane e forte può permetterselo.”

 

Capolavoro assoluto

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