“Mi chiamavo Susan Forbes” di Rosalba Vangelista. a cura di Vito Ditaranto

“Mi chiamavo Susan Forbes” di Rosalba Vangelista

Crawley (la valle dei corvi) Inghilterra…

“Mi chiamavo Susan Forbes… e avevo diciassette anni il giorno in cui mi suicidai, impiccandomi al grande ramo di quercia nel cimitero di famiglia.La mia colpa?Nessuna, perché amare non porta condanna.”

Susan ha solo diciassette anni.Susan ha solo una “colpa” quella di essersi innamorata di Nicolas Wells, il giovane prete della sua cittadina, Crawley (la valle dei corvi).Un amore clandestino che li porterà alla morte, e che Susan da un limbo ultraterreno, racconterà attraverso le pagine di questo diario di dolore…Un racconto paranormale dalle sfumature gotiche e romantiche.

 

1847, Crawley, Nord Inghilterra, il corpo di Susan Forbes penzola da un ramo di un grosso albero, mentre la pioggia scende battente e i corvi intonano un canto di morte. Il corvo è una figura costante nel testo. La prima scena del racconto non rappresenta la fine ma, l’inizio. La narrazione è ben costruita, anche se l’ambientazione rimane un po’ incerta, verosimilmente l’autrice colloca gli eventi presso la località di Crawley, una città lo status di comune situata nel West Sussex, Inghilterra,  a 45 km a sud di Londra. Comunque la storia cattura e conquista, spinge il lettore attraverso le sue atmosfere decadenti, caliginose e tenebrose, lasciondolo letteralmente imprigionato tra i suoi personaggi carismatici e fuori dagli schemi. Il racconto è scritto con una vena poetica trasformando l’intero dramma vissuto dalla protagonista in poesia epica richiedendo il respiro lungo della narrazione e un alto senso di sensibilità. Per alcuni versi ho notato una leggera somiglianza, nello stile, con un libro che ho letto e recensito di recente: “La morte fidanzata”(Vodka e Inferno) di Penelope Delle Colonne; le due opere hanno in comune la narrazione poetica e la visione gotica delle atmosfere narrate. La storia è, quindi, frammentata da brevi poesie, che decorano una trama di per sé semplice, in un aggraziato arabesco dell’artista alla sua opera:

“Nebbia

silenzio e nebbia,

così grigio e freddo

il cielo piange.

I corvi volano su cieli carichi di lacrime

con quella tenebra negli occhi

di chi ha vissuto ed è morto

di chi ha visto il buio

e continua a vivere”

 

“…Come un corvo dalle ali di tenebra volerò da te, perché la farfalla che ero è stata data in pasto alla bestia feroce della crudeltà.-Susan Forbes-…”

 

 

Spesso nella narrazione poetica si fa riferimento al corvo. Il corvo è un essere mistico legato al mistero e alla simbologia di molte tradizioni. Non a caso questo animale è diventato nel corso dei secoli, protagonista di molte leggende in varie culture del mondo. La reincarnazione, il malagurio, la fortuna, la saggezza, la morte, etc. Tutte terminologie che hanno, per un motivo o un altro, a che fare con questo volatile della notte. Per esempio la tradizione dei Celti, vuole che il corvo fosse sempre presente dove lo era Odino, ossia il grande Re degli Dei. Proprio per questo motivo il corvo era venerato dai Celti e godeva anche del massimo rispetto. Secondo alcune popolazioni dell’antichità il corvo è simbolo di saggezza e crescita personale. Questo concetto veniva creduto vero anche da molte popolazioni indiane di un tempo, sopratutto gli Indiani d’America. Sempre quest’ultimi erano fermamente convinti che il corvo fosse un traghettatore di anime, questo per quanto riguarda l’ultimo viaggio, la morte di un individuo.

“…Nebbia silenzio e nebbia, così grigio e freddo il cielo piange. I corvi volano su cieli carichi di lacrime con quella tenebra negli occhi di chi ha vissuto ed è morto di chi ha visto il buio e continua a vivere.-Susan Forbes-…”

Il fulcro di questo racconto è rappresentato dall’unione tra una storia d’amore e una  di terrore.  Si affrontano tematiche varie, quali: l’amore perduto, i conflitti interiori, il soprannaturale e spesso questi temi vengono trattati con la forza di un abile intreccio che spesso sovrappone le emozioni mescolandole. Il racconto si fonde in amalgami tematiche tipiche  e simili al “Paradiso perduto”, pubblicato nel 1667, da John Milton; poema epico in versi sciolti (blank verse), che racconta l’episodio biblico della caduta dell’uomo: la tentazione di Adamo e Eva a opera di Satana e la loro cacciata dal giardino dell’Eden. La trama inoltre potrebbe richiamare anche un’altra opera del passato: “Uccelli di rovo” (The Thorn Birds), romanzo scritto da Colleen McCullough nel 1977 da cui fu poi tratta la omonima serie televisiva; il libro racconta la storia della famiglia Cleary dai primi del ‘900 e l’intensa storia d’amore proibita tra la giovane Meggie e il reverendo Ralph de Bricassart. La storia si svolge dapprima in Nuova Zelanda (Isola del nord), poi in Australia. Ebbene Rosalba Vangelista mescola magistralmente le tematiche descritte in queste ultime due opere.  “Mi chiamavo Susan Forbes” diviene un racconto veloce, lesto, profondo e cupo. La giovane Susan morta in giovane età, rivela la sua vita in una sorta di diario. La storia, raccontata direttamente da lei sotto forma di ricordo. Ricordi strazianti di una persona che ha commesso il peccato di Amare. L’autrice anche se usa un linguaggio semplice che a volte potrebbe sembrare banale, riesce a penetrare nell’animo e nel cuore del lettore il quale con assoluta eleganza, riesce ad immedesimarsi nei pensieri della protagonista principale. Susan e Nicolas (i due personaggi principali), sono vittime della cecità, dell’egoismo di chi matte in primo piano l’apparire. Una novella cupa in stile gotico che sicuramente CONSIGLIO.

“…Non credevo ai fantasmi, ma adesso so che esistono. A volte si legano a questa terra per l’eternità, cercando il breve respiro della vita che hanno perso…

…mi chiamavo Susan Forbes…”

 

 

…a mia figlia MIRIAM con infinito amore… vito ditaranto

VOTO 5/5mi-chiamavo-susan-forbes-9788893065092

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