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Scrivere un thriller non è semplice. Ci sono degli elementi da tenere in considerazione. Uno la suspense che non deve mai calare. Due l’adrenalina che deve essere pagina per pagina in costante aumento. Tre rendere difficile individuare il colpevole. Il malvagio Petrelli, cosi come l’ho soprannominato, invece li ha beccati tutti e tre.

Un thriller raffinato, coerente in un crescendo di tensione e di domande incalzanti. Un tocco di maestro per un ragazzo che si affaccia ora nel panorama noir italiano. Del resto il nostro Petrelli ha avuto maestri sublimi; Stephen King, Wolf Durne, maestri della tensione psicologica e del colpo di scena da cui, ha magistralmente imparato l’arte del mescolare effetti speciali senza che essi risultino ingombranti assurdi e incoerenti.

La sua mirabile malvagità sta proprio in questo costante filo del rasoio su cui ci fa camminare attraverso le sua pagine, nell’arte di confondere la follia nella normalità di ogni giorno, nell’inserire il colpevole in bella vista, cosi palese e ovvio che risulta assolutamente nascosto, e nel finale degno di un maestro del thriller.

La storia si snoda attraverso le atmosfere di un paesino pugliese la cui solarità fa da contrasto all’orrore che sta per sconvolgere la vita del protagonista, Davide. Reduce da un incidente mortale in cui perirono i suoi genitori , Davide, detto day conduce un esistenza tranquilla, fatta di piccoli gesti quotidianità che sarà sconvolta una notte quando la sensazione di essere spiati sarà il preludio a un orrore incessante che culminerà in tragedia sempre più sconvolgenti.

Una trama ben ordita soprattutto ben strutturata; si parte dal sospetto paranoico quasi, di essere seguiti spiati osservati, di questa oscura presenza misteriosa impalpabile per poi arrivare pagina dopo pagina a minacce reali sempre più folli e sconcertanti. Ed è qua il tocco del maestro,,,instillare nel lettore goccia a goccia una tensione strisciante che si impossessa , mettendo radici profonde e tenendoti incollato a un incubo sempre più assurdo.

Il tema portante è la follia ( come in ogni degno noir )che si nutre dalla vendetta, una vendetta cruda e distruttiva che si snoda in un passato fatto di degrado e ignoranza. La follia viene descritta dal malvagio Petrelli in tutto il suo orrore: l’incontrollabilità degli impulsi che si nutrono di superstizioni e di rabbia, e che vengono esacerbati da un sistema sociale che non li capisce, che non riesca e integrarli in una struttura sociale troppo limitata e chiusa; fino a estraniarli, ingabbiarli in una ordine preciso che cerca non di sbrogliare i fili che tengono ancorata l’anima agli impulsi oscuri ma li alimentano tramite metodi arcaici, fino a trovarsi davanti un organismo saturo di male pronto a scoppiare.

E la domanda che il thriller si fa: è possibile che, la violenza collegata a essa possa essere affrontata davvero? E’ possibile redimere chi, per un motivo genetico, sociale o semplicemente umano, decide di passare oltre il confine tra sanità e squilibrio?

E’ il paesaggio tranquillo e solare della Puglia che rende più disarmonica questa macchia vermiglia di insane passioni. Ed è il nomignolo di Davide che lo rende quasi una vittima predisposta: Il nome? Day giorno a ricordare la solarità che in contrasto con la sua nascita funesta in una notte di luna piena, preludio e destino di una vita inesorabilmente legata alla parte oscura della notte …del resto non è proprio il giorno a fare da maggiordomo e da annunciatore alle tenebre?

I personaggi sono magnificamente trattati, e sono contesi tra la fragilità di fronte all’orrore, i preda alla paura più profonda ma anche la rabbia,,,la rabbia che li rende coscienti di dover agire per poter contrastare e affrontare il male. Seppur il male alla fine non può che sovrastarli e inglobarli fino quasi a sconfiggerli. Perché è cosi che è la follia,,,un fiume in piena che spesso non può essere arginato e che solo dopo essere stati immersi in esso e forse salvati e segnati, ci può rendere in grado di vederlo davvero e solo allora a provare a sconfiggerlo. Davide e i suoi amici, invece sono impreparati. Non conoscono la pazzia, non conoscono l’orrore e rimuovono la consapevolezza della parte oscurità dell’umanità cosi come Davide rimuove i suoi ricordi. E’ troppo pesante il fardello di sopportare lo sguardo del male.  Ed è questo rifiuto di osservarlo che li rende ciechi di fronte alla vera natura della malvagità: essa sa nascondersi dietro sorrisi e bella parole, dietro a rispettabilità e occhi buoni e proprio dietro a loro si cela l’abisso infinito della schizofrenia.

Il malvagio Petrelli ce lo fa vedere e ci fa immergere in un mondo fintamente dorato e solare e ci rende consapevoli che dietro il sole c’è sempre la luna piena.

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