“VODKA E INFERNO-La morte fidanzata” di Penelope Delle Colonne, MILENA edizioni. A cura di Vito Ditaranto

 

Ho avuto il piacere e l’incanto di poter leggere Vodka&Inferno. Il volume primo “La morte fidanzata”, romanzo  di Penelope Delle Colonne. Un capolavoro gotico, che prende tra le braccia riflessi fantasy e horror avvinghiandoti ad emozioni forti ed indescrivibili. Vampiri e ladri di cadaveri senza dolcezza, morbidezza o qual si voglia ingiunzione romantica. Era da tanto che non leggevo qualcosa di nuovo che fosse in grado di entusiasmarmi così tanto.

Una storia che si aggomitola tra l’incantevole e magica Venezia e Soroka, quest’ultima è una città Russa che racchiude fascino e magia al pari di Venezia. Non nego che sino a poco fa Soroka mi era sconosciuta, mi sono documentato, con non poche difficoltà ed ho scoperto molte storie che legano questa città al culto dei Vampiri. Il vampiro russo per eccellenza è l’upyr: originario dell’Ucraina, ma diffuso in tutta la Russia europea, ha un aspetto particolarmente disgustoso, con lunghe zanne che ricordano quelle della preistorica tigre dai denti a sciabola. Temuto soprattutto in inverno, quando l’isolamento delle comunità della steppa era ancor più accentuato, se possibile, era attivo soprattutto nelle ore che vanno da mezzogiorno a mezzanotte, sopportando benissimo la luce del Sole. Ucciderlo non è cosa semplice. Il cacciatore deve affrontarlo dopo la mezzanotte, quando si trova nel luogo del suo riposo, cospargere di acqua benedetta la tomba ed i suoi dintorni, quindi, piantargli un paletto nel cuore e decapitarlo. Di recente, proprio a Soroka è stata rinvenuta una fossa comune con numerosi corpi decapitati. Dopo questa ricerca è iniziato il mio lungo applauso a “Penelope Delle Colonne”.  Tornando alla nostra storia, i protagonisti principali sono: Frattaglia (nome che descrive magnificamente il personaggio), orfano e reietto, aiutante di un ladro e rivenditore di cadaveri, “l’illustre Carnemolla” (splendida allusione), e il nobile decaduto Viktor Bojanovic Mickalov. Frattaglia incontra Viktor quando quest’ultimo viene ripescato dal Canal Grande e finisce sul tavolo del signor Carnemolla che vuole rivenderne il corpo al dottor Malabaila per i suoi esperimenti.

 

“…A tutti capita di buttarsi via sperando di essere raccolti da qualcuno…”

 

Frattaglia, non riesce a separarsi dal cadavere, si lega a lui, ne è affascinato, anzi lo ama di un amore impossibile.

 

“…Dio benedica i baci rubati, furenti e stonati. Gli sguardi codardi, le fughe, le attese e i “ti odio” bugiardi. Le mani che frugano, cercano, trovano, perdono, le bocche che pretendono e quei morsi sulla pelle come a voler dire: tu sei roba mia…”

 

Con uno stratagemma, fa in modo che Viktor non venga consegnato al dottor Malabaila (colui che viene egugliato alle nobili virtù), e quando, il signor Carnemolla viene arrestato, Frattaglia scopre che il corpo del suo amato è stato portato nella casa del giocattolaio Gaspare Fausto Mallardo, uno zio italiano di Viktor che vuole riportarlo in patria. Con un po’ di astuzia e una buona dose di fortuna, Frattaglia riesce a partire alla volta del maniero dei Mickalov, situato su un’isolotto nel lago di Soroka, assieme a Mallardo, alle sue figlie gemelle Marì e Cherì, e al suo adorato Viktor. Per una serie di circostanze, Viktor tornerà in vita come vampiro cercando di riportare all’antico clamore e successo la sua famiglia, i Mickalov, inventandosi una bevanda a base di Vodka, in grado di far impazzire gli uomini e di conquistarli. Cercherà di annientare l’odiata famiglia rivale dei Rodčenko.

 

“…L’inferno sapeva che Viktor lo aveva imbottigliato, venduto, smerciato e diluito nella Vodka. I diavoli seduti in cerchio complottavano per la sua disfatta. Viktor sapeva anche lui. Guardava lo specchio e dallo specchio il viso sfregiato lo guardava. Ecco il suo volto, da quanto tempo aveva evitato gli specchi? Sulla bocca vide che qualcosa era rimasto impigliato. Era l’impronta del suo ultimo sorriso? Quello di quattro anni fa? No, era diverso questo. Non era il sorriso prima della malattia, era il sorriso durante l’amore. Quando lui e l’altra attraversavano la neve sulla troika. Ciò che era rimasto nello specchio si animava, si allargava, prendeva possesso degli occhi. Così Viktor sorrise, ricordando…”

 

Viktor trasformerà anche tutti i suoi familiari (tranne i bambini), che ben volentieri accetteranno di divenire dei non-morti, dando vita a una nuova, spietata e ambiziosa progenie. La sua indole maltrattata dal dolore e dall’indifferenza, rendono Viktor un personaggio ambiguo, crudo, brutale, cattivo, con un cuore freddo come il ghiaccio.

 

“… La morte lo respinse a malincuore. Figlio unico del dolore…”

 

La morte fidanzata è un romanzo che va scoperto pagina dopo pagina, assaporato lentamente. Il romanzo va assoporato come i russi assaporano una buona vodka, secondo le usanze russe,  la vodka non si sorseggia da soli, meditando sulla vita. La bottiglia di vodka deve stare in congelatore almeno un paio d’ore (la vera vodka ha 40°! Non c’è pericolo che si congeli) prima di berla. In congelatore vanno tenuti anche bicchierini in cui la servirete.  Vanno benissimo quelli da grappa, l’importante è che siano freddissimi anche loro, velati dal ghiaccio. Ora, se avete eseguito queste mie istruzioni, siete pronti per leggere assieme a me questo meraviglioso romanzo: perfetto, siete pronti per brindare con un “Na sdarovie!”(alla salute!).  Per quanto mi riguarda si è trattata di una lettura piacevolissima e inaspettata. Posso affermare che Vodka&Inferno si è rivelato davvero una bella scoperta. Un romanzo gotico, molto originale, che sfocia a volte nel macabro, nel grottesco e nell’horror un romanzo che cattura lasciandovi incollati alla sedia sorgeggiano un bicchiere di Vodka ghiacciata. Credetemi, il romanzo incuriosisce, vuoi per la scrittura dell’autrice, vuoi per gli argomenti trattati, vuoi per la semplicità della narrazione. “Vodka&Inferno -La morte fidanzata” è un signor “ROMANZO”: intenso, energico, vigoroso, lancinante, ammaliante, ricco di avvenimenti, ricco di descrizioni suggestive e con un’ambientazione affascinante e suggestiva che contribuisce a rendere questo libro ancora più coinvolgente. Sono stato totalmente conquistato da questo libro, dalle sue atmosfere decadenti, caliginose e tenebrose, dai suoi personaggi carismatici e fuori dagli schemi. Personaggi, con caratteri ben descritti, seducenti, intriganti. Si nota uno studio approfondito dell’epoca, e dei luoghi descritti, e qui il mio applauso all’autrice continua, infatti sono stati inseriti elementi e personaggi con scopi ben precisi e adatti a rendere verosimile l’ambientazione della storia. Nulla è lasciato al caso. La scrittura di Penelope Delle Colonne è degno di nota: il suo stile è, colto, raffinato, elegante, lirico eppure semplice descrivendo situazioni che lasciano spesso basito il lettore per l’emozione che regalano. Un emozione forte e intensa che difficilmente si dimentica. Una prosa fluida che spesso è intaccata e impreziosita da spunti di eroica poesia. Certo perché questo romanzo è anche poesia. Poesia vera e profonda. Riflessioni che diventano versi, frasi da appuntare (non nego d’aver preso numerosi appunti), sguardi da osservare e a cui incatenarsi per sentire ancora più a fondo la magia nera e torbida creata dall’autrice.Tutto il libro è scritto con una vena poetica che ho amato molto, tutto il libro mi è sembrato un grandioso poema. Le ambientazioni sono incantevoli. Una lettura, forse, non rivolta a tutti, una lettura per gli esteti delle opere d’arte (per gli amanti del gusto e della bellezza).  Un libro adatto a  tutti coloro che elogiano questo tipo di atmosfere, un po’ romantiche ma senza l’amore languido e dolciastro, bensì quello più doloroso, sofferente ed inappagato, quello che molti provano almeno una volta nella vita. L’immaginazione non viene paragonata ad uno stato mentale: essa stessa è l’esistenza umana.

 

“…Toska è una parola solo e soltanto russa. Non esiste altrove. Significa Nostalgia di qualcosa senza sapere bene cosa: inquietudine, agonia dell’anima, noioso mal di vita…”

 

In effetti, tutta la storia, garantisce forti emozioni.  Ho provato una gran “TOSKA”, se si può dire. Una grande sensazione di angoscia spirituale, spesso senza una causa specifica, nostalgia di qualcosa, senza sapere bene di cosa, una vaga inquietudine e irrequietezza, agonia mentale, un tedioso male dell’anima. Questa storia agisce, come un uroboro l’inizio e la fine coincidono, il bene ed il male si confondono, si amalgano sino a divenire spasmodica beatitudine. Questa storia è come un veleno che lentamente apre le porte di un paradiso nero e buio. Ciò che William Blake descriveva nei suoi versi con questa lettura diviene reale:

 

 «If the doors of perception were cleansed, everything would appear to man as it is, infinite.»

«Se le porte della percezione fossero purificate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito.»

(William Blake -The Marriage of Heaven and Hell)

 

Un nuovo mondo in cui tutto viene stravolto, vi sembrerà anche di assistere a qualcosa di visionario, evocativo, una lirica insanguinata che fa della morte la sua maschera più bella. La morte diviene una compagna fidata. Benvenuti nel nuovo mondo di “La morte fidanzata”

 

“…Vivendo al contrario come le croci…”

 

Scoprirete che la verità, altro non è che una bugia che vi raccontano.

Quest’opera è un libro da amare. STREPITOSO-

 

…a mia figlia MIRIAM con infinito amore…vito ditaranto

 

CONSIGLIATISSIMO!!!

 

.

 

 

 

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