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La consapevole scelta di togliersi la vita ha affascinato in modo oscuro molte generazioni di artisti, poeti, scrittori e scienziati. Reso famoso dal libro del sociologo Émile Durkheim che si proponeva di indagare le origini di questo tenebroso desiderio, il suicidio continua a essere protagonista di tanti libri.

 Nel libro della Young viene collegato a una vera e propria epidemia che lacera e distrugge lo strato della società americana. In un crescendo di episodi che mietono cosi tante vittime e resi impotenti dall’incapacità di conoscerne le cause e di porvi quindi rimedio, alcuni psicologi e medici propongono una soluzione estrema: provare a livellare il comportamento umano resettando completamente il cervello e togliendo dalle menti i ricordi, con l’intento di creare una nuova generazione in cui regni finalmente equilibrio, serenità e bellezza. Questo a scapito però, di cosa caratterizza davvero l’essere umano. Il  livellamento viene effettuato non tanto per bloccare le cause della follia, della devianza e della depressione, quanto per  formare una generazione di schiavi, appiattiti dalla monotonia, preda soltanto di bisogni primari, senza emozioni e senza dolore. Il prezzo per rimuovere l’angoscia è la perdita costante di se stessi, i ragazzi vengono spezzettati, considerati non più umani ma veri e propri esperimenti in cui si tenta la ripianificazione sociale di individui senza (alla fine il risultato è quello) percezione di se stessi. Se il cervello è stato considerato come un sovrapporsi di strati sottili, quasi paragonabile a una montagna da scalare in cui spunzoni, rocce, avallamenti, conche risultano essere il segno distintivo di ogni personalità, qua si assiste a un esperimento di livellamento; il cervello diventa una pianura sconfinata,sempre uguale,  prevedibile e programmabile.

La Young ci parla splendidamente di una reale paura. Più di una volta tramite esperimenti medici, in America si è tentato un azzardo simile; la mente spaventa perché ignota e imprevedibile, perché generatrice di mostri come di meraviglie e soprattutto, perché rende le persone incontrollabili. Il governo immaginato dalla Young si propone di creare semplici cloni, in cui l’involucro di un essere umano viene svuotato per poter essere riempito di propaganda e di nuove nozioni, inevitabilmente monitorate da un sistema medico senza etica. Ski tratta di un fantasy oscuro dalle tinte cupe, un miraggio non troppo lontano in cui si incarnano le paure moderne. L’incapacità di gestire il dolore e l’angoscia, l’incapacità di imparare dall’esperienza a volte troppo dolorosa per essere sopportata e il valore dei ricordi, del passato che seppur foschi e forieri di tempeste violente rappresentano quello che siamo e quello che saremo.

Con un ritmo avvincente e incalzante l’autrice ci prende per mano e ci porta a esplorare il suo mondo delirante, un mondo fortemente distopico, in preda a paure che non sa e non vuole gestire.

Se il dolore è una porta nel libro della Yo0ung quella porta viene sbarrata, conta il presente, contano i mille modi in cui si volta la testa dall’altra parte per non vedere. Mentre vedere affrontare ricordare, può essere distruttivo devastante ma al tempo stesso salvifico.

Siamo il risultato di un’evoluzione in cui l’apprendere, il riconoscere, il pensare e il conservare tali sperimentazioni sotto forma di ricordi di emozioni ci ha reso quasi padroni del mondo. Eppure per ironia della sorte quel bagaglio segreto che teniamo chiuso in un cassetto ci terrorizza.

E la Young affronta proprio questo: la paura di vivere. Il ricorso a placebo che anestetizzano la mente e ci ricorda l’importanza di tenere stretti a noi proprio quell’umanità che tanto ci spaventa. Con tutti i suoi lati splendidi e con tutti i suoi oscuri segreti. Noi siamo pensiero. Togliercelo equivale a ucciderci nel profondo.

Libro avvincente, b en scritto e molto profondo, la Young crea un vero e proprio universo parallelo non cosi distante ne fantastico.

 Consigliatissimo.

 

 

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