“Hic Sunt Leones” di Anton Francesco Milicia Edizioni Le Mezzelane. A cura di Vito Ditaranto

 

“Hic Sunt Leones” (lat. «qui abitano i leoni»), motto latino che si trovava nelle antiche carte geografiche dell’Africa che indicava zone inesplorate e/o delle quali non si sapeva nulla o quasi, la frase è talora ripetuta per accennare a un pericolo certo ma di natura ancora non ben precisata. Questo romanzo rappresenta un’opera massiccia e dai toni statuari per forza ritmica ed emotiva, sebbene tragga il suo fascino maggiore da una vena nera e perversa che ne accresce il fascino. Le ambientazioni, accennate in tono velato descrivono e contornano la trama del romanzo con una prosa dal ritmo solo apparentemente blando.  La trama inizialmente racconta gli avvenimenti in maniera lieve ma riesce improvvisamente a cogliere di sorpresa il lettore il quale  improvvisamente rimane basito dalla velocità degli eventi, mentre, la narrazione  prende velocita, tra colpi di scena inaspettati e capitoli che si mischiano in un’ardita e avvincente maglieria temporale . Semplice ma abile, in un racconto che mette ansia suscitando curiosità nel comprendere cosa la Locride rappresenti realmente. Cos’è la Locride? “la regione più misteriosa e inesplorata d’Italia”. Tale definizione è valida in parte ancora oggi se si pensa che la Calabria è associata quasi sempre ai suoi trascorsi magnogreci, dimenticando che essa ha subito in passato tante dominazioni, ognuna delle quali ha lasciato tracce indelebili nell’arte e nella cultura. Accanto alle antiche vestigia magnogreche, infatti, convivono tante bellezze, purtroppo, spesso ignorate che testimoniano il ruolo avuto dalla regione nel passato. La magia di questa regione non si esaurisce con il patrimonio storico e artistico, ma si allarga a quelli naturali e ambientali.  La montagna suggestiva e segreta che offre paesaggi incantevoli e talora selvaggi. Queste immagini sono riflesse in questo esilarante lavoro di Anton Milicia con profumi che inebriano la lettura. Antichi borghi che nascondono segreti e paure dove si intrecciano storie, enigmi, infiltrazioni mafiose e beghe familiari degne di un giallo senza paragoni. Marco intento nella sua disperata ricerca di Anna, la sua sorella gemella scomparsa, una vita piena di silenzi e lacrime sempre alla ricerca di un qualcosa o di un qualcuno che gli potesse dare un attimo di gioia. Marco cercherà disperatamente sua sorella per anni cercando di non dimenticare i suoi flebili ricordi. Dopo quindici anni un traccia lieve emerge da quel passato di silenzio, lentamente riaffioreranno, il numero di una targa d’auto, una profilo, un nome. Il protagonista cercherà di aver giustizia, cercherà disperatamente di mettere fine a quel dolore atavico che lo accompagna sin da ragazzino. Scoprirà che altri disperati sono finiti nella terra degli  “Hic Sunt Leones” (la terra degli scomparsi). Scoprirà che il  vivere è una battaglia, è una battaglia dura, contro l’oscurità e l’ignoto, contro i fantasmi che spesso riaffiorano nell’animo rendendolo cupo ed indifferente al dolore. Le antipatie, le insofferenze, gli insopportabili incontri della giornata sfogati e liberati in delitti senza castigo.

“Chi ha delle estasi, delle visioni, chi scambia i sogni per la realtà è un entusiasta. Chi sostiene la propria follia con l’omicidio è un fanatico.” Voltaire.

Milicia, ha dato sfogo a quella parte cinica e umana che è dentro ognuno di noi. Nessuna follia omicida, nessuna pietà, solo il piacere di sbarazzarsi dell’altro, dove tutto perviene la veste della possibilità, pur restando impossibile, o meglio, dove tutto potrebbe essere drammaticamente possibile. Dove la violenza è giustizia, nella mente di chi si crede nel giusto, nella mente dell’omicida doloso che in generale agisce obbedendo ad un raptus improvviso, magari per uno stupido motivo. I moventi sono i più insoliti e al contempo i più normali possibili: Odio, disprezzo, rancore, astio, antipatia, noia, ripicca, rivalsa, semplici opinioni in contrasto che sconfinano nel cinismo e nell’insopportabilità assoluta del prossimo; nella sua sofferenza e disagio sociale, il tutto vissuto come un potente atto liberatorio, senza alcun pentimento. Scoprirete leggendo quest’opera come la verità a volte è solo presunta e non renderà affatto liberi. Il romanzo  risulta avvincente, cospicuo di personaggi inquietanti che  colpiranno il lettore per l’inimmaginabile  quantità di colpi di scena.

Tutta la narrazione risulta avvincente e dallo spiazzante epilogo.

Lettura consigliata.

… con infinito amore a Miriam, vito ditaranto

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