“Il triangolo di Rembrant” di Giacinta Caruso-PANESI edizioni. a cura di Vito Ditaranto

 

“Un quadro non è fatto per essere annusato.” (Rambrant)

Esistono artisti che dipingono ciò che vedono, altri che dipingono ciò che ricordano o ciò che immaginano. Il nostro cervello si modifica di fronte alla realtà ma, allo stesso tempo, è capace di cambiarla: un cervello “diverso” dovrà pertanto avere un rapporto diverso con la realtà. I pittori più celebri  hanno sempre condotto una vita smoderata.  Al contrario la vita di Rembrant non è stata particolarmente smisurata, eppure non ha mai goduto di ottima fama, forse perché la mentalità della sua epoca non era particolormente aperta. Rembrandt Harmenzoon van Rijn nasce a Leida – Olanda il 15 luglio 1606, da una famiglia benestante, che può offrirgli un’infanzia agiata ed una approfondita educazione.  La sua formazione artistica comincia come apprendista presso Jacob Isaaczoon van Swaneburgh, un modesto pittore di Leida e prosegue ad Amsterdam con Pieter Lastmann, uno dei più noti pittori di soggetto storico del tempo, grande ammiratore del Carracci e del Caravaggio. Il carattere della sua opera è fondamentalmente il luminismo: Rembrandt ha imparato la lezione del Caravaggio: la luce è protagonista indiscussa e determina la dinamica della costruzione del quadro, penetra nei ritratti rivelandone l’interiorità. La morte della moglie molto amata, spesso sua modella e madre del figlio Tito, avvenuta nel giugno del 1642, gettano il pittore in una vita di intenso e disperato lavoro. Dopo la morte della moglie, non riuscendo a occuparsi da solo del figlio neonato, Rembrandt assunse una governante, che alla fine divenne la sua amante, e poi ne assunse anche una seconda e anch’essa attirò l’attenzione del lettore. Nella società puritana del tempo la vita di Rembrandt divenne fonte di continuo scandalo ed il lavoro nel tempo ne risentì, tanto più che, in seguito si incapricciò di una giovane modella con la quale convisse fino alla morte di lei e dalla quale ebbe una figlia. Mentre i gusti dei suoi conterranei in fatto di pittura stavano cambiando, la sua condizione economica peggiorò tanto che tutti i suoi beni compreso la sua casa vennero venduti all’asta. Rembrandt morirà solo e povero nel 1669 e con lui finirà il secolo d’oro della pittura olandese. Rembrandt amava dipingere le persone che gli stavano vicino ha dipinto praticamente tutta la sua famiglia. La lettura non apparentemente facile di quest’opera divine più interessante ed intrigante quando  la descrizione storica del pittore inizia a mescolarsi con il triangolo amoroso tra Rembrant e le sue governanti. Lo scopo di Giacinta Caruso non era certo quello di intrattenere il lettore sul pittore Rembrandt quanto quello di descrivere di descrivere il suo triangolo amoroso(ed ecco spiegato il titolo del libro), ed in questo l’autrice è riuscita benissimo senza sicuramente sfociace in un banalissimo romanzo erotico.  L’autrice concentra tutto il romanzo sulla vita intima tra i tre personaggi principali. Il tema trattato con cura comunque, risulta abbastanza attuale, basti pensare ai triangoli amorosi degli uomini di potere, vedi il neo eletto presidente degli Stati Uniti Donald TRUMP. In quest’opera ricca di particolari, traspare, come le amanti del pittore fiammingo si concedessero più per convenienza che per desiderio ed è sicuramente per questo che nel romanzo rimangono alquanto  anonime  e immobili nella loro personalità. La descrizione caratteriale del pittore comunque è descritta molto bene: cupo, collerico, avido, sprecone, rissoso, il tutto avvolto in un alone di mistero e nebbia.

“Non dir nulla in quella solitudine/ Che non è però desolazione – perchè, allora,/ Gli spiriti di quelli che in vita/ Ti precedettero incontrerai, nella morte,/ Di nuovo intorno a te – ed il loro volere/ Porrà in ombra il tuo: ma tu, non dir parola”… “La notte t’apparirà accigliata e greve -/ E le stelle non più occhieggeranno/Dai loro alti troni celesti, con luce/ Di vaghe speranze offerte ai mortali -/ Ma le loro rosse sfere, prive d’ogni raggio,/ Al tuo languente occhio si mostreranno/ Come incendio e ardore/ Che per sempre t’investiranno”… Non sei come la nebbia che, nell’atmosfera crepuscolare, accarezza freddamente le colline: sei la nebbia stessa. Divieni il mistero a cui, più o meno consciamente, desideravi dare risposta.(E.A.POE).

 

Giacinta Caruso  inserisce tra i vari personaggi storici una figura ignota: Agneta, l’infermiera della moglie di Rembrandt. Magistralmente la figura di Agneta risulta ben inserita collegando tra loro i vari personaggi ed investendoli di una nuova luce; il romanzo diviene più avvincente, passando dal tenue erotico ad un romanzo noir. Tutta l’opera in ogni caso è scritta in maniera scorrevole ed a tratti misteriosa fornendo anche i contorni appena accennati di un romanzo giallo/thriller. Ovviamente il mio giudizio riguardo la lettura del testo non può che essere positivo. In definitiva tutto il testo sembra abbracciare più generi letterari: storico, erotico, noir, giallo/thriller. Rembrant rimane in definitiva un personaggio alquanto misterioso.

Lettura consigliata.

…a Miriam con infinito amore… vito ditaranto.

 

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