Recensione di “Necrotica” di Jessica Scarlett Rose Tommasi, self publishing. A cura di Natascia Lucchetti

necrotica-1

 

Ho iniziato la mia carriera letteraria con una saga di romanzi gotici e amo profondamente questo genere. La prosa di questo tipo di componimenti è lirica, si basa su un linguaggio di immagini che da sempre è stato proprio della poesia. Ed è proprio di poesie che questa volta vado a parlarvi. Necrotica è una silloge di poesie, introdotta da splendide prefazione e presentazione, per non parlare di un prologo che ben dispone il lettore ai temi che verranno trattati dai vari componimenti poetici.
Parliamo di vampirismo nel senso più puro. Il vampiro classico viene analizzato a tutto tondo da Jessica Tommasi. Proprio come viene descritto dal principe del romanzo gotico, il mio adorato Bram Stoker, il vampiro è sinonimo di nobile decadenza. E’ amore caricato di erotismo, è morte in vita, fu umano poi demone, rimanendo in sospeso tra le due realtà. In pochi versi, con parole stupendamente efficaci, Scarlett Rose riassume ciò che è stato  scritto dai classici.

Magnetismo vampirico

Avvalliamo con noncuranza
gli aspetti mesmerici e ferini
verso l’esplorazione di Thanatos.
Eros,
suo gemino,
si abbraccia
con il complementare
nell’essere demoniaco
che vive la tristezza
di una foglia
in perenne caduta
che mai toccherà
il sacro suolo.

L’immortalità del bello e letale vampiro ha in realtà due nature: da una parte è liberazione dal vincolo dei vincoli dell’umano: la morte, dall’altra è un’eterna decadenza. E’ stupenda l’immagine descritta sul finire della poesia: Una foglia in perenne caduta. Sì, è questo il vampiro.
In ogni storia che abbiamo letto c’è sempre un alone di tristezza che tiene questi esseri incorrotti dal tempo sospesi tra la volontà di esistere per sempre e quella di vivere almeno una volta ancora come un essere umano. Forse un po’ meno nel gotico di Stoker, ma nella letteratura contemporanea come quella di Anne Rice, questo elemento e dipinto a chiare note in creature come il celeberrimo Louis di Intervista col Vampiro, tanto per fare un esempio eclatante.
L’intera opera della Tommasi è percorsa da quel senso di sospensione dal tempo, quell’estraneazione che le creature antiche provano per l’evoluzione dell’uomo sempre più materialista, opportunista, privo della possibilità di vedere che cosa in realtà ha a portata di mano. L’immortale è segregato ad una realtà parallela, estranea, come se fissasse lo scorrere del tempo da una finestra, se guardasse quella vita che più non gli appartiene da un punto lontano.
L’atmosfera gotica permea ogni parola, parla di sangue, morte e rassegnazione con così tanta grazia da renderle bellissime, affascinanti.  Il libro è cupo, ma lo stesso tempo affascinante, proprio come il vampiro. E’ egli stesso una fotografia di quella creatura scritta con lettere e frasi.
Io sono stata contagiata dall’estremo amore che la scrittrice nutre per questo mostro fascinoso nato dall’immaginazione degli uomini sin dalle più antiche civiltà, dal desiderio di non spegnersi con la morte, di continuare ad esistere anche vivendo del sangue dei propri simili. Un cadavere vivente che si nutre di morte e sopravvive. E’ il sogno perverso di tanti uomini che racchiude i propositi più futili : eterna giovinezza, incapacità di morire, forza smodata, altissima sensualità, capacità di corrompere le menti delle masse e di governare il tempo. Il vampiro è un superuomo privo di scrupoli in cui il debole uomo vorrebbe trasformarsi. E’ il crepuscolo che nasconde il desiderio inconfessabile.
Questo concetto era chiaramente espresso dal maestro Stoker attraverso l’immagine del mostro incapace di guardarsi allo specchio. Nonostante lui fosse presente, gli uomini nella stessa stanza vedevano soltanto loro stessi e proprio dietro l’anonimo volto di un essere umano, lui si nascondeva. Noi ce l’abbiamo dentro, chiuso nei sogni.
Ecco perché questa creatura farà sempre parte del nostro folklore, toccando ogni cultura da vicino.
Non solo di vampiri si parla all’interno della silloge composta dalla Tommasi. Ci sono anche dei riferimenti ad altre bellissime figure gotiche come le streghe. Un componimento che mi è piaciuto è quello sulla dea Ecate. Mi sento in dovere di citarlo.

Ecate
Lacrima di sangue
la Rosa di Carne versa il tributo
del mondo nutrice
che patrocina il peccato;
pianse sangue la Dea
ma nessuno urlò al miracolo.
Rosa sbocciata
d’umori rorida,
solca la rugiada
bianche cosce.

Dea dell’antico culto, signora della Luna, demonizzata in epoca cristiana, Ecate è una figura cardine per tutta la stregoneria e le superstizioni che hanno imperversato durante i secoli bui. Anche a queste voci che hanno distrutto vere e proprie culture sono dedicati dei taglienti componimenti. Non posso citarli tutti o finirei per lasciarvi leggere tutto il libro. Ognuna delle poesie è bella, bella da morire da leggere e allo stesso tempo nasconde tra i suoi versi considerazioni suggestive su grandi concetti, pane per i denti di tutte le persone innamorate del genere gotico come me.

Non posso che fare i complimenti a Jessica Scarlett Rose Tommasi, sia per la sua immensa abilità con i versi che per il suo amore profondo e sconfinato per la figura del vampiro, un amore ampiamente condiviso dalla sottoscritta che è una ventata d’aria fresca in un panorama che fa di queste fascinose creature il veicolo per un business sfrenato, rovinando la loro bellezza, rendendole alla portata delle masse ignoranti con espedienti banali.

Grandissima! Degna della mia lode e della mia più totale empatia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...