Recensione di “Doctor Sleep” di Stephen King, Sperling e Kupfer edizioni. A cura di Natascia Lucchetti

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Questa sera mi trovo a recensire un libro di uno dei mostri sacri della letteratura contemporanea. Stephen King ha scritto la Bibbia dell’horror delle ultime decadi. I suoi personaggi sono diventati leggenda anche attraverso le rappresentazioni cinematografiche. Credo sia inutile spendere parole sulla fama di questo  autore, perché non esiste nessuno che non sia venuto a contatto con ciò che lui ha creato, perciò scenderò nel dettaglio di questo libro bellissimo che ho appena ultimato.

Stiamo parlando di Doctor Sleep che costituisce il seguito del celeberrimo Shining. L’Overlook hotel è ormai un cumulo di cenere dopo l’esplosione della caldaia. Daniel Torrance e sua madre Wendy vivono oramai lontani dall’orrore che si è portato via Jack Torrance, padre e marito dei sopraccitati.

Il potere della “luccicanza” di Danny non ha perso d’intensità con il passare del tempo. Lo rivediamo ancora bambino, quando il romanzo riparte da dove Shining ha lasciato. Un bambino di otto anni che continua a vedere i morti putrefatti con i quali aveva avuto il primo contatto nell’Overlook. In quell’occasione, Danny contatta Dick Hallorann, il cuoco dell’hotel, che possiede lo stesso potere del bambino: “La Luccicanza”.  La Luccicanza dà la possibilità di comunicare a distanza con persone dotate della stessa abilità, ma la cosa peggiore è che consente di vedere chiaramente gli spiriti dei morti, di sopportare la loro terrificante presenza.

Dick aiuta Danny a rinchiudere gli spettri dell’Overlook all’interno di immaginarie cassette ermetiche, in modo da non farli più riemergere. Il metodo di Dick funziona, ma la Luccicanza continua a torturare Danny, che una volta grande, decide di stordire questo “sesto senso” attraverso i fumi dell’alcol.

Daniel precipita nella spirale dell’alcolismo. La sua vita non ha più una direzione. Nessun lavoro stabile, non una fissa dimora. Il ragazzo viaggia a bordo di bus per tutta l’America. Il ragazzo si ferma a Frazier, ascoltando il suggerimento di Tony, quell’amico immaginario dell’infanzia. Lì incontra il vecchio Billy e trova lavoro come conducente di un trenino per i turisti, ma l’alcolismo non gli lascia pace, esattamente come il suo dono. Per ovviare almeno al primo problema, su consiglio del suo nuovo amico, Dan entra a far parte degli Alcolisti Anonimi che lo aiutano ad uscire dal tunnel. A questo punto, la narrazione si focalizza su altri punti di vista funzionali a spiegarci la situazione nella sua totalità. Gli antagonisti ci vengono presentati attraverso la figura di Andrea Steiner, dotata del potere della Luccicanza, vive di espedienti dopo un’infanzia tradita dalle violenze del padre. Utilizza il suo potere per derubare gente abbiente, sulla quale sfoga il suo sadismo. Durante uno dei suoi colpi viene a contatto con tre strani elementi, tra i quali spicca la figura di Rose O’Hara, Rose Cilindro, visto che indossa sempre un cappello ad ore ventitrè sul capo. Rose propone ad Andrea di seguirla e lei accetta. A quel punto scopriamo la natura di Rose e degli altri due. Loro fanno parte del Vero Nodo, un gruppo di strani individui che viaggiano su grossi camper, nomadi che attraversano le strade di tutta America. In realtà sono mostri che si nutrono della Luccicanza, che loro chiamano “vapore”. Andrea ne viene prosciugata, ma Rose la trasforma in una di loro, un mostro. Il Vero Nodo è costituito da creature secolari che si nutrono di bambini nei quali la Luccicanza, se presente, è più forte e può farli continuare a vivere per secoli oltre il limite mortale. I vecchi diavoli vuoti divorano l’energia dei giovani pieni di sogni e vita in un’America indifferente agli invisibili. La notte che divora la luce più bianca.

King ci ha parlato del protagonista, degli antagonisti e poi ci presenta un altro personaggio chiave che già all’inizio ci era stato anticipato. Un allievo di Dan, già profetizzato da Hallorann. La Luccicanza si indebolisce con il passare del tempo e quando chi la possiede invecchia, deve passare il testimone a qualcuno che ha bisogno di una guida, perché troppo giovane, inesperto ed indifeso.

Ed ecco che il punto di vista si sposta su Abra. La storia balza al 2001. La bambina è piccina e con il suo pianto anticipa il disastro dell’ Undici Settembre. La bambina, crescendo, stupisce sempre di più i genitori attraverso le manifestazioni del suo dono. Questa sua abilità e il contatto indiretto con il Vero Nodo che è a caccia di “vapore” e in Abra ne troverebbe in quantità esagerata, la mette in comunicazione con Dan, che nel frattempo ha iniziato a lavorare nell’ospizio di Frazier.

Doctor Sleep è proprio il nome che viene attribuito a Dan dai suoi colleghi. Dottor Sonno, perché aiuta i vecchi ospiti della struttura ad intraprendere l’ultimo viaggio verso la pace della loro anima. Il suo dono gli permette di guidarli ad un sonno liberatorio attraverso il passaggio all’ “altra parte”.

Il quadro d’insieme è approfondito in maniera dettagliatissima attraverso i tre diversi punti di vista che nel corso del romanzo si alternano e ci danno una visione completa delle vicende. C’è da porre l’accento sul dettaglio dei personaggi. Tutti hanno una storia, un background profondo, ancorato alle famiglie d’origine e ad un carattere forgiato con il tempo, del quale noi conosciamo tutte le tappe. Questo elemento di King mi è sempre piaciuto. Io adoro l’approfondimento totale dei personaggi, la coralità che scrive la storia attraverso i dialoghi e i pensieri di coloro che la vivono. King scrive dialoghi stupendi, credibili e adattati perfettamente ai suoi personaggi. In altri romanzi capita di sorridere un po’ quando leggi di  una persona di un livello medio basso di cultura parlare con un linguaggio lirico e poetico, nei romanzi di King, questo non succede.

La prosa è stupenda. Ti tiene incollato lì dalla prima all’ultima pagina del libro. Il linguaggio è semplice, colloquiale, per questo ti prende l’anima e ti colpisce. Leggi un pensiero che anche tu ti fermi a fare con la stessa brutalità e semplicità in cui esso viene descritto. Niente viene edulcorato, nemmeno lo spaccato di una realtà americana molto diversa dalla foggia scintillante di ricchezza che si è dipinta un po’ nell’immaginario comune. L’America dei nomadi, dei bambini privi di controllo delle cui sparizioni si parla su un minuscolo trafiletto di giornale. L’America in Doctor Sleep è quella del basso, disillusa e pratica. Brutale e indifferente, opportunista, sedata dall’alcol, dalla droga e dalla routine.

I personaggi di King sono decaduti e rattoppati, carichi di un carisma esagerato derivato dalla minuziosa caratterizzazione. Il legame con Shining è fortissimo soprattutto nell’ultima parte dove il nome del mitico e Jack viene fatto più e più volte, dove i fantasmi chiusi nei meandri della mente di Dan si liberano, poco a poco.

In conclusione rischio di dirvi cose che già sapete. Stephen King ha creato un bellissimo seguito ad una delle sue opere più famose. Leggetelo, fatevi un regalo. Doctor Sleep non fa che confermare che King è il re indiscusso di questo genere.

Bello, completo, efficace.

 

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