“I nove custodi del sepolcro” di Martin Rua, Newton Compton editore. A cura di Vito Ditaranto

La prima cosa che salta all’occhio osservando il titolo del romanzo è il numero nove. Il numero nove è il numero della generazione e della reincarnazione. Numero dispari è dinamico e attivo nella sua natura e nei suoi effetti. Indica il periodo della gestazione, nove mesi per la nascita di una nuova vita.  Il numero nove seguendo all’Otto, che indica uno stato limite, è il superamento nella creazione. Il nove ha come proprietà la permanenza. Infatti il numero nove torna sempre al suo stato antecedente e non si trasforma mai veramente, conservando uno stato fisso e immutabile. Questa caratteristica lo accomuna al numero Uno, diventando una sua manifestazione, nella sua funzione di unicità. Il simbolo grafico del numero Nove è il cerchio, come per il numero Uno. Anche secondo Pitagora il 9 è un numero che si riproduce continuamente, in ogni moltiplicazione, e simboleggia pertanto la materia che si scompone e si ricompone continuamente. Composto da tre volte il numero Tre (la perfezione al quadrato), con l’aggiunta di un quarto tre genera il Dodici, simbolo della Perfezione assoluta. Il nove serve da dissolvente per tutti i numeri, senza che mai si associ a qualcuno, né per somma né per moltiplicazione. Il 9 è l’ultimo numero delle cifre essenziali che rappresentano il cammino evolutivo dell’uomo. E’ dunque il simbolo della realizzazione. In definitiva il nove è il simbolo esoterico di rigenerazione e rinascita. Il romanzo è il terzo di una trilogia del napoletano Martin Rua. Dopo il primo volume “Le nove chiavi dell’antiquario” (2013) e “La cattedrale dei nove specchi” (2014), le indagini del mercante d’arte, alchimista e massone Lorenzo Aragona giungono a compimento con “I nove custodi del sepolcro”. Dal venerdì 9 aprile in tutte le librerie, non a caso. Non a caso la recensione di questo magnifico libro è finito nel blog “I fiori del male”(Les fleurs du mal), infatti il 9 aprile si ricorda la nascita di Charles Baudelaire a cui è dedicato il blog stesso.

“Dire caso è dire bestemmia. Niente al mondo è caso.” (Gotthold Ephraim Lessing)

Nove, nove, nove. Tre volte la perfezione del tre e simbolo esoterico di generazione o rigenerazione, di gestazione: nove mesi per la crescita di una nuova vita. E per quanto riguarda 999, essendo il rovescio di 666, è un numero divino, essendo Dio l’antitesi vincente di Satana. Io preferisco vedere in questi bei tre 9 la vita che nasce e la vittoria del bene sul male. Rua, mi richiama alla mente il grande Umberto Eco e credo che facilmente potrebbe essere chiamato e considerato come il suo attuale erede, anche se a differenza di Eco non si auto compiace di citazioni dottorali. Per Rua, sicuramente, appassionato di alchimia, esoterismo e massoneria il nove è il numero sacro e potente del compimento di un progetto superiore. L’autore si getta a capofitto nella ricerca di segni, di luoghi, di oggetti, volta per volta indispensabili per venire a capo di segreti e misteri remotissimi. I lettori sono conquistati dalla scrittura fluida di Rua che li accompagna in una classica ed emozionante caccia al tesoro.  Il romanzo è la rappresentazione classica di un thriller condito di particolari storici e ricco di riferimenti a simboli occulti, iniziatici, esoterici, presentati attraverso spiegazioni semplici e quindi di facile lettura e comprensione. Il grande pregio di Rua è la scorrevolezza, la capacità di scrivere una storia emozionante per il solo piacere di raccontare, privilegiando una vena di leggera ironia. Altro aspetto che viene evidenziato molto bene è il fascino di una Napoli sotterranea, misteriosa. Chi sceglie Napoli come meta delle sue vacanze riuscirà subito a cogliere tutte le sfaccettature che questa bellissima città offre e Rua le descrive in maniera eccellente. Al di là dei monumenti storici e delle opere d’arte che sono disseminate sul suo suolo, c’è una Napoli sotterranea tutta da scoprire, che lascerà con il fiato sospeso tutti coloro che la vivranno. La visita alla Napoli sotterranea anche attraverso gli occhi dell’autore di questo splendido romanzo cambierà totalmente il modo di comprendere il capoluogo napoletano. Sotto i marciapiedi affollati e i vicoli della caratteristica Spaccanapoli, oltre i 40 metri di profondità, ci sono caverne, cisterne, cunicoli e pozzi tutti da scoprire! Ci sono molti punti di accesso alla Napoli sotterranea e altrettanto numerosi sono i percorsi che si snodano nelle viscere della città. Per chi si approccia per la prima volta a questa visita suggestiva, è sufficiente recarsi a piazza Bellini e cominciare ad ammirare le mura di tufo risalenti all’antica città greca sottostante. In Rua è apprezzabile il contrasto tra le vicende oscure e misteriose e la fluidità del racconto, che rendono tutta la narrazione ancora più appassionante, lasciando il lettore letteralmente incollato alle pagine sino alla fine. Nelle viscere di Napoli, l’archeologo Nico Valenti Albani, uno dei personaggi principali del romanzo, scopre qualcosa di straordinario nel ventre cavo della città antica. Questo personaggio proprio per la sua dualità caratteriale ed il suo nome, mi ha ricordato Nico-demo. Nicodemo, il fariseo che, secondo il Vangelo secondo Giovanni, di notte andava di nascosto ad ascoltare Gesù, mentre di giorno simulava una piena adesione al farisaismo. Ed in effetti con nicodemismo, si intende quel comportamento di dissimulazione ideologica, sia essa religiosa o politica, che porta ad aderire e a conformarsi, nell’apparenza, alle opinioni dominanti della propria epoca.

Intanto, in una latitudine più meridionale nel Mediterraneo, Sante Spiteri, altro protagonista del romanzo in questione, corre a perdifiato tra i vicoli di La Valletta, a Malta: è impaurito perché ha commesso un errore, ha raccontato alla persona sbagliata di essere in possesso di un prezioso reperto. Lorenzo Aragona compare a questo punto della storia trovandosi a Santorini con sua moglie Artemis sullo yacht di un miliardario russo, Viktor Babikov, famoso collezionista di opere d’arte che ha invitato Aragona e sua moglie per chiedere loro una consulenza su un antico manufatto con una iscrizione in greco antico. Babikov lo ha acquistato da un mercante maltese poi all’improvviso scomparso. Lorenzo conosce bene il venditore: è Sante Spiteri, un suo amico. Ma che fine avrà fatto? E perché fuggiva? Inizia così una caccia al tesoro che porta Aragona a indagare di nuovo sulle radici della città di Napoli fino a calarsi nel mare per risolvere questo oscuro enigma.

Il romanzo rappresenta il giusto mix di avventura e mistero, ricco di spunti storici e riflessioni. Martin Rua mi ha letteralmente entusiasmato rendendo il raccondo vivace e non scontato, unendo la trama di fantasia alla passione che l’autore ha per la città di Napoli e per la sua storia millenaria, una Napoli esoterica piena di segreti e luoghi carichi di premonizioni. Descrive, inoltre, in maniera eccellente il paesaggio costiero e marino di una citta stupenda, ed e’ proprio nel mare che il protagonista Aragona risolverà l’enigma. Napoli si dice …sia nata dall’arrivo della sirena Parthenope sull’isolotto dove ora sorge l’imponente Castel Dell’Ovo… quindi una sirena… il mare e le sue creature marine… le sue sirene… Martin ci porta nel mondo marino, facendoci capire anche la differenza tra sirene e mermaid…!

Le origini delle Sirene sono antichissime, ed il loro nome deriva dal greco antico Seirenes (da seirà = laccio, oppure da seiros = bruciante). Ed è proprio nei miti greci che incontriamo le Sirene per la prima volta: solo che non erano affatto metà donna e metà pesce, ma possedevano ali, artigli ed un grande corpo da uccello, infatti è soltanto nel Medioevo che il “Liber Mostrum”, o “Libro dei Mostri”, descrive una Sirena come oggi la conosciamo. Nella mitologia ellenica le Sirene erano creature incantatrici che attiravano con i loro irresistibili canti i malcapitati marinai verso le sponde, facendoli naufragare (ricordiamo a proposito la leggenda di Ulisse), oppure erano identificate come mostri con un corpo di uccello ed una testa di donna (nelle storie degli Argonauti). Nella tradizione europea dal Medioevo in poi (secondo la descrizione che troviamo nel “Liber Monstrum”), assumono le sembianze di meravigliose creature metà pesce e metà donna, e diventano creature buone, dolci e leggiadre, perdendo la primitiva connotazione malvagia. In origine dunque esse avevano corpo d’uccello dai lunghi artigli, con grossi seni e volto di donna. Questa fisionomia ben si associa alla caratteristica del canto ammaliatore, essendo il canto elemento tipico degli uccelli e non degli esseri marini. Il loro nome potrebbe dunque derivare da una radice sanscrita (svar = cielo) legata al significato di “splendore” (e quindi “attrazione”) oppure, secondo altri etimologi, dalla base semitica “sjr”, che vuol dire cantare.Come si sia passati dalla figura di donna-uccello a quella di donna-pesce, resta un mistero. Tra le ipotesi, c’è stato un errore di trascrizione, dal latino ‘pennis’ (penne, piume) a ‘pinnis’ (pinne). Un’altra ipotesi è che il mito donna-uccello sia nato in paesi lontani dal mare, o in zone interne, una figura mitologica molto simile come raffigurazione ed attitudine alle Arpie, per mutarsi poi in donna-pesce quando il mito delle Sirene ha raggiunto culture rivierasche, proiettate verso il mare.  Nei secoli la figura della Sirena ha subito cambiamenti graduali, da simbolo dell’inganno mortale, a semplice frutto della fantasia di marinai, che raccontavano di averle incontrate, conseguenza questa dell’essere rimasti troppo a lungo in mare e di aver così perduto il senno. Le segnalazioni di avvistamenti sono proseguite fin quasi ai tempi nostri, mentre la figura della Sirena si è trasformata in un simbolo di donna misteriosa, dotata di fascino magnetico, capace di risvegliare fantasie, spesso raffigurata con connotati sensuali, quasi un simbolo erotico, oppure, come nella favola di Andersen, il simbolo dell’eterna lotta tra razionalità ed istinto nel cammino dell’evoluzione spirituale: la conquista di un’anima che fa diventare umani, e la perdita della coda, simbolo animale, con conseguente rinuncia all’ambiente e alla condizione originaria.

Lo scrittore mescola la storia di Napoli e le sue leggende tutte riportate al giorno d’oggi, l’autore ha delineato sempre meglio tutti i personaggi ed il loro lato caratteriale, Lorenzo Aragona diventa parte integrante dell’autore stesso, a tratti sembra leggere un’avventura capitata allo scrittore in una sorta di biografia, questo volume ha quel qualcosa in più rispetto ai precedenti… Rua si è documentato credo ancor di più, anche se ne sono certo che è nel dna dell’autore, sa creare dal suo sapere dei meravigliosi pensieri, conditi con la fantasia che soltanto un vero scrittore sa dare al suo romanzo.

Se amate quindi leggere un bel libro, il mare, le sirene e volete davvero per qualche ora volare con la fantasia in luoghi REALI che trasudano storie e leggende, avete il romanzo giusto che fa per voi…

Devo risalire alle prime letture dell’adolescenza per ritrovare le stesse emozioni che mi ha regalato Martin. All’impatto che ebbero sulla mia fantasia alcuni scrittori, soprattutto i racconti di Edgar Allan Poe. Indimenticabili! Macchine narrative perfette! Poe è il padre assoluto della letteratura moderna, mostra e mette in atto i principi strutturali sui quali tuttora si fonda la dinamica della scrittura, dal racconto breve fino al romanzo. Il climax, il pathos, il gioco dei diversi io narranti ecc.

Un bel romanzo d’avventura che vi appassionerà e chi ha già letto i due precedenti romanzi della trilogia non può fare a meno di completare questa splendida trilogia, un romanzo che parla di misteri portati alla luce nel presente carichi del loro passato sconosciuto. Il punto di forza del romanzo, il cammino, l’indagine di Aragona. Un giallo con punte non scontate di esoterismo con note ironiche che rendono la lettura leggera e mai appesantita.

CONSIGLIATISSIMO

…a Miriam con infinito amore…vito ditaranto

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