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Per diverso tempo, L’Otello è stata ritenuta, in maniera impropria, la tragedia della gelosia. Anche nel vocabolario comune, per indicare una persona gelosa si usa dire “Sei un Otello”.

Niente di più errato. La gelosia, all’interno della tragedia Shakespeariana, non è  una causa scatenante, bensì una conseguenza dei veri drammi presenti.

Il dramma dell’invidia e quello del plagio. Due sono i protagonisti della tragedia: Otello e Jago. Otello, il Moro di Venezia, l’eroe che con coraggio e lealtà si è guadagnato onore e fama per aver respinto i Turchi. Otello ama alla follia Desdemona (figlia di un senatore venezaino) al punto da sposarla segretamente. Desdemona a sua volta ama follemente Otello. Per lei è tutto ciò che una donna può desiderare in un uomo.

L’antagonista è il diabolico Jago. Con un’abilità degna del demonio, costui riesce non solo a devastare la vita di Otello, che culminerà con l’uccisione da parte di quest’ultimo dell’amata Desdemona, ma avrà la capacità di costruire, intrigo dopo intrigo, una trappola mortale intorno a quest’uomo che lo stringerà sempre più fino a soffocarlo. Lentamente ma inesorabilmente Otello si troverà avvolto nelle spire di Jago, del quale non sospetterà mai nulla.

Ho scelto questa prima tragedia per recensire Shakespeare proprio perché la più moderna. Otello può essere affrontato, come già premesso all’inizio, con diverse chiavi di lettura.

 Otello è un Moro di non precisata etnia che sposa una nobile veneziana. Nella mente delle persone del 1609 (anno in cui per la prima volta fu portata in un teatro), la gente non doveva avere problemi con i matrimoni interrazziali. Quindi, nella loro lontananza nel tempo, questi due personaggi sono molto più moderni e aperti di molti personaggi (reali o di finzione) della letteratura moderna.

 E se è vero che la scrittura principalmente è etica, allora la domanda che ci dovremmo porre  è un’altra. Se un matrimonio interrazziale, ancora oggi, desta perplessità cosa ha fatto la letteratura da Otello a oggi se non regredire?

Tuttavia questa è solo una mia  speculazione, uno degli innumerevoli modi con cui possiamo affrontare la lettura.

 La vera modernità la troviamo in Jago. Un essere che, apparentemente senza motivo, manipola tutti coloro che gli ruotano intorno. Non esista perfino a uccidere la propria moglie pur di vedere realizzati i proprio scopi.

E lo fa cambiando il protagonista dall’interno. All’inizio dell’opera di Shakespeare, Otello ha un linguaggio aperto, solare. E’ un condottiero, avvezzo alla sofferenza, abituato a combattere. Eppure il suo modo di parlare rispecchia una persona candida, quasi ingenua.

Jago, già dall’inizio, si presenta come un personaggio ombroso. C’è una contrapposizione evidente tra i due, espressa palesemente. Quello che oggi chiameremmo linguaggio paraverbale.

 Alla fine dell’opera Otello diverrà, nel suo modo di esprimersi, uguale in tutto e per tutto a Jago. Potreste togliere i nomi dai dialoghi , non distinguereste l’uno dall’altro.

In questo sta la magnificenza dell’opera di Shakespeare. La vera modernità.

In PNL (programmazione neuro linguistica) questa è chiamata la tecnica del mirroring (specchio). E’ quel meccanismo che induce due perfetti sconosciuti su un treno a confidare segreti di una vita intera. Da questa base di partenza, poi si entra sempre più in una sorta di “imbuto” dove i rapporti divengono sempre più stretti e intimi al punto tale da non saper distinguere i due componenti. Questa tecnica, che sfrutta l’elemento fondamentale dell’emozione, viene spesso utilizzata anche dai venditori per portare a buon fine la loro opera. Jago fa lo stesso con Otello. Sfruttando la sua emotività, avvicinandosi sempre di più a ciò che gli è caro, lo induce a diventare come lui: un essere torbido in netta contrapposizione con la creatura solare dell’inizio dell’opera.

Quando la verità colpirà Otello come un fulmine, egli non potrà fare altro che porre fine alla sua vita. Troppo tardi quest’ultima è giunta a liberarlo. Jago non spiegherà nulla, non è dato sapere la motivazione dei suoi gesti. Il semplice sospetto che sua moglie possa essere stata sedotta dallo stesso Otello, non basta a giustificare le atrocità commesse da quest’ultimo. Moglie che tra l’altro lui non esita minimamente a uccidere quando costei si precipita a cercare di raccontare la verità.

Trovo che proprio la mancanza di motivazioni sia al contempo fonte di grandezza e disgrazia. A causa difatti dell’apparente mancanza di motivazioni da parte dell’antagonista nei confronti del protagonista, tutto si riduce, in una lettura poco attenta, al dramma di un uomo geloso. Roderigo esprime la sua delusione per aver visto Cassio al posto suo. In più è innamorato di Desdemona e da lei non è minimamente ricambiato, quindi facilmente si presta ai giochi di Jago. Se gli intrighi di quest’ultimo riuscissero, lui guadagnerebbe una posizione sociale migliore e la donna che ama. Il guadagno di Jago non esiste. Non salirebbe al vertice di nulla, non otterrebbe favori da alcuna donna. In realtà dentro di lui lavora un demone che Shakespeare ci presenta in maniera nemmeno tanto velata: quello dell’invidia. Jago vorrebbe essere Otello: non per la sua donna o per la sua fama, semplicemente perché Otello è un “puro”, cosa che lui non potrà mai essere.

 

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