Recensione de “La Stratega. Anno Domini 1164” di Giovanna Barbieri, self publishing. A cura di Natascia Lucchetti.

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Quando ero una ragazzina sognavo di trovare un passaggio che mi portasse indietro nel tempo. L’epoca preferita? Il Medioevo, giustamente. Sarà per colpa di tutti i Fantaghirò e i film che guardavo da bambina, non lo so, ma i cavalieri, le dame, i castelli, mi hanno sempre attratta, anche poi. Sono arrivata a ventotto anni e ancora quando leggo trame simili sotto i titoli dei libri, mi fiondo subito sul tasto acquista. Per di più, Giovanna Barbieri è un nome noto del genere. Mi è stata segnalata come una bravissima autrice e non ha tradito le mie aspettative.

La trama di questo libro affonda nel fantastico. Alice viene colta da un forte temporale mentre sta correndo nel bosco. Un fulmine la investe e, al risveglio, la ragazza si ritrova a muovere i suoi passi nel dodicesimo secolo. Viene salvata da una famiglia di braccianti e scortata presso il monastero di Abrizzano. Le monache la curano e quando lei si rimette, le insegnano le proprietà curative delle erbe. Le nuove conoscenze in campo medico le permettono di salvare la vita ad un cavaliere, figlio di un nobiluomo locale del quale si innamorerà.

La storia si infittisce di altre vicende e personaggi, tantissimi, giustificati perfettamente nel panorama storico. Giovanna dimostra di conoscere il periodo, gli usi e i costumi dell’epoca molto bene. È indubbio che dietro alla composizione di questo romanzo ci sia uno studio approfondito.

I temi di cui l’autrice fa menzione sono diversi, ma quello principale e più imponente è sicuramente la condizione della donna. C’è un vero e proprio contrasto tra la facciata della società feudale e la realtà. La donna che nelle cantiche è una leggiadra creatura da proteggere, in realtà viene picchiata, violentata e torturata. Alice che proviene dal futuro non può fare a meno di opporsi al pesante sistema che trasforma le donne in schiave o tacite fattrici, ma non le è semplice. La sua emancipazione la trasforma in un’ammaliatrice e le sue conoscenze ovviamente più avanzate la accomunano ad una strega. Anche il suo amore per Lorenzo combatte con le convenzioni. Lui appartiene ad una nobile casata e non può assolutamente maritarsi con una ragazza trovata per caso. Questo non è il solo motivo che rende il loro amore impossibile, ma non posso spiegarvi altro, rischierei di rovinarvi la sorpresa.

Ovviamente la natura del personaggio di Alice ci pone a fare diversi paragoni tra il presente e quel passato che non so per quale ragione, noi continuiamo a immaginare come fiabesco. Giovanna ci presenta un Medioevo fortemente realistico, crudo e violento. Un luogo dove le principesse delle favole non esistono, un po’ come le gentil dame. Anche i nobili cavalieri non sono senza macchia e spesso sottostanno ai compromessi, si sottomettono al sistema pur di mantenere la loro posizione.

Giovanna Barbieri si avvale di uno stile molto scorrevole, privo di fronzoli. Sono rimasta davvero stupita nel leggere un libro completamente privo di errori. Le frasi hanno una struttura impeccabile e sono prive di ripetizioni. Le digressioni che ci spiegano i personaggi più a fondo sono brevi e incisive nel corso della storia, non creano mai confusione. I dialoghi sono adeguati al tempo. Guardate, non è semplice trovare questo elemento in un libro ambientato nel medioevo.

L’ambientazione è ben descritta in maniera breve ma efficace. Non ci sono lunghe introduzioni, descrizioni colossali e questo è un bene! La narrazione non viene mai rallentata e risulta sempre credibile. Uno storico diverso dagli altri che ho letto, decisamente più diretto e gradevole. Le pagine scorrono via e sanno motivare il lettore.

Lo consiglio agli amanti del medioevo e delle storie d’amore. Giovanna parla di quest’ultimo con una delicatezza gradevole che non appesantisce mai la vicenda, anzi la arricchisce di sentimento. Una bella esperienza!

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