“LA BOCCA DEL FUOCO” di Pierpaolo SERARCANGELI –SERARCANGELI EDITORE- recensione a cura di Vito Ditaranto

Un libro ricreativo, ingegnoso, folgorante.

“…Cerchiamo spesso ordine e coerenza attorno a noi. In ciò che ci circonda ogni giorno, in frammenti, in attimi che condizionano la nostra vita. Eppure, quello che ci attira maggiormente risiede nell’imponderabile, nell’incapacità di guidare e controllare i numerosi sberleffi che l’esistenza elargisce con tanta ironia, che la sorte fa affiorare davanti ai nostri occhi, ai nostri sensi, come una specie di sfida. Uno dei tranelli del destino è proprio qui, a portata di mano…”

Avete mai sentito parlare di sinfonie maledette o musica misteriosa?

Vi cito alcuni esempi:

  • La Nona Sinfonia di Beethoven è sicuramente una delle sinfonie più conosciute e apprezzate al mondo, un vero capolavoro immortale che però, a quanto pare, avrebbe portato alla morte il famoso compositore. Infatti leggenda vuole che la Nona sia una sinfonia maledetta e che chiunque abbia provato a scriverla non sia sopravvissuto.
  • 1933 gli ungheresi Rezs Seress e Ladislao Javor scrissero e composero Gloomy Sunday una famosa e triste canzone. Un brano dedicato alla figura della ex fidanzata di Seress, morta suicida. E il risultato fu il seguente: un aumento dei suicidi quando questa canzone viene rilanciata. La polizia infatti, all’origine, trovò una connessione tra la straordinaria ondata di suicidi che nel ’33 colpì l’Ungheria e l’esordio di questo brano che, tra gli altri, portò al suicidio lo stesso Seress. E a quanto pare la cosa si è poi ripetuta quando a reinterpretarla fu Paul Robeson o Billie Holiday nel 1941, consacrando Gloomy Sunday come canzone maledetta che porta al suicidio chi l’ascolta.
  • Che il famosissimo e geniale violinista e compositore italiano Paganini avesse fatto un patto col diavolo per ottenere successo e tecnica è storia vecchia. Storia tramutata in leggenda dal fatto che il buon vecchio Niccolò, malato di sifilide, senza denti e teatralmente incline ad assecondare queste storie sul suo conto (tra l’altro mai smentite), ottenesse un successo plateale non solo sul palco ma anche nel mondo femminile. La sua condotta fu sempre antireligiosa e per questo non gli fu concessa sepoltura al momento della morte. Tra l’altro i suoi violini erano considerati maledetti poiché, leggenda vuole, fossero dotati di corde ottenute dalle viscere delle persone che uccideva.

Ebbene signori in questo splendito testo da me letto vi è un altro mistero dedicato alla musica. Alceo Nardini, compositore, scompare alla fine degli anni Settanta ed in un alone di leggenda e di verità, affiora l’ipotesi che, oltre le quattro sinfonie scritte dal compositore e regolarmente eseguite in pubblico, ne esista una quinta. La ricrca di questa quinta sinfonia da parte dei protagonisti vi accompagnerà in una Roma misteriosa, alla scoperta di misteri legati ai Templari toccando i segreti occulti che celano ancor oggi i cavalieri.

Pierpaolo Serarcangeli ci catapulta in un intricato viluppo di magia e cultura, di mistero ed esoterismo, di filosofia e superstizione, rivisitando con grande stile e con un’abbondante dose di sarcasmo alcune “teorie del complotto” e, in base ad esse, proponendo nuove chiavi di lettura. La suspense da thriller e i tumulti da libro d’avventura si uniscono alla qualità della scrittura e al fascino degli argomenti trattati, nonché ad un aspetto prettamente umano non certo di secondo piano, sviluppato attraverso le esperienze presenti e passate dei tre protagonisti, con svariate ed interessanti incursioni temporali. Sicuramente l’obiettivo dell’autore è quello di creare curiosità in lettori, scrittori e appassionati di questo genere, reinterpretando, con una massiccia dose di fantasia, eventi storici, testi occulti, teorie e fantomatici complotti, riconducendo tutto ad un criptico “Piano”. Il gioco però finisce per sfuggire dalle mani del lettore e il limite tra realtà e finzione si rivelerà talmente sottile da diventare pericoloso. A queste macchinazioni e alle loro rocambolesche conseguenze si affiancano le vicende dei protagonisti avvicinandoli  al lettore, alleggerendo la lettura e rendendola più umana ed amena. Alle vicissitudini dei protagonisti fa poi da sfondo uno spaccato di storia italiana, volutamente non approfondito dall’autore ma usato come avvincente e ben accetta scenografia. L’autore gioca con la cultura e con il misticismo, tenendosi in equilibrio sul labile confine che divide il razionale dall’illogico, lo scetticismo dalla cieca credulità, le radicate convinzioni dalla voglia di fare nuove scoperte, invitando il lettore a non fermarsi davanti a ciò che gli viene raccontato ma anche a non prendere troppo sul serio teorie seducenti e misteriose che troppo spesso non sono altro che squallidi ed interessati specchietti per le allodole.

Ora vi riporto un breve spaccato che ho amato, forse anche perché mi riporta in mente due miei lavori che trattano argomenti simili (forse qualcuno sa a cosa mi riferisco):

“…Non bisogna dimenticare che, in fondo, la pratica alchemica era destinata a coloro che perseguivano nobiltà d’animo e di intenti. Doveva essere, insomma, un percorso destinato ad elevare l’individuo e questo percorso era permesso a pochi eletti. La porta consentiva ai prescelti di accedere al locale, o ai locali, per intraprendere il percorso iniziatico. Sul gradino c’è incisa una scritta: VITRIOL, una specie di acrostico che formava questa frase; (leggo dal libro eh): Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultam Lapidem. Era quasi un messaggio di benvenuto, ma anche un monito e comunque una frase non banale, diretta a coloro che intendevano varcare la soglia. In alto, invece, c’è un cerchio in pietra all’interno del quale, in bassorilievo, sono posti due triangoli equilateri; uno ha la punta rivolta in alto, l’altro rivolta in basso; insomma sono sovrapposti in modo da formare una stella a sei punte, che poi sarebbe il simbolo che evoca la figura di Salomone. È fatta, per capirci, come la stella di Davide, quella degli ebrei. Sempre in quel punto c’è una frase in latino: TRI SUNT MIRABILIA. E difatti, secondo certe credenze sempre collegate all’esoterismo e all’alchimia, tre sono le Cose Mirabili: Dio e l’Uomo, la Madre e la Vergine, l’Uno e il Trino…”

 

Il riferimento poi alla Porta Alchemica, detta anche Porta Magica o Porta Ermetica o Porta dei Cieli, rappresenta a mio parere uno dei punti di forza di questo bellissimo romanzo.

La Porta dei Cieli è un monumento edificato tra il 1655 e il 1680 da Massimiliano Palombara marchese di Pietraforte nella sua residenza,  sita nella campagna orientale di Roma sul colle Esquilino nella posizione quasi corrispondente all’odierna piazza Vittorio. La Porta Alchemica è l’unica sopravvissuta delle cinque porte di villa Palombara. Sull’arco della porta perduta sul lato opposto vi era un’iscrizione che permette di datarla al 1680; inoltre vi erano altre quattro iscrizioni perdute sui muri della palazzina all’interno della villa.

Secondo la leggenda, uno stibeum pellegrino fu ospitato nella villa per una notte. Il “pellegrino”, identificabile con l’alchimista Francesco Giuseppe Borri, dimorò per una notte nei giardini della villa alla ricerca di una misteriosa erba capace di produrre l’oro, il mattino seguente fu visto scomparire per sempre attraverso la porta, ma lasciò dietro alcune pagliuzze d’oro frutto di una riuscita trasmutazione alchemica, e una misteriosa carta piena di enigmi e simboli magici che doveva contenere il segreto della pietra filosofale. Il marchese fece incidere, sulle cinque porte di villa Palombara e sui muri, il contenuto del manoscritto coi simboli e gli enigmi, nella speranza che un giorno qualcuno sarebbe riuscito a decifrarli. Forse l’enigmatica carta potrebbe riferirsi, per concordanze storiche e geografiche e per il passaggio tra le mani di alcuni appartenenti al circolo alchemico di villa Palombara, al misterioso manoscritto Voynich, che faceva parte della collezione di testi alchemici appartenuti al re Rodolfo II di Boemia e donati da Cristina di Svezia al suo libraio Isaac Vossius, e finì nelle mani dell’erudito Athanasius Kircher, uno degli insegnanti del Borri nella scuola gesuitica.

L’incredulo dice che l’aldilà è una mera illusione perché con la morte finisce tutto, nel testo di Serrarcangeli, invece, tutto diviene possibile nell’ottica e nelle filosofie alchemiche in cui la morte non esiste ed è una mera invenzione dell’uomo. L’uomo su questa terra si affanna tanto in cerca della felicità e della vita duratura, per le quali Dio l’ha creato. Anche se si professa ateo, incredulo circa l’aldilà, tuttavia egli lavora, si affatica, vive nell’attesa della felicità. Questa, con la sua potente attrattiva, sostiene i suoi sforzi e stimola la sua attività. Come la rondine che vola nell’aria per prendere al suo passaggio l’insetto che le serva di nutrimento, così il suo spirito, la sua anima, bramosa, cerca incessantemente qualche cosa che possa soddisfare le sue aspirazioni. Siamo tutti degli insoddisfatti, dei mendicanti, degli affamati della felicità.

Per una inclinazione naturale, invincibile, noi andiamo sempre in cerca di un bene che ci manca per essere pienamente contenti, soddisfatti, felici. Però nessuna cosa terrestre può saziare la fame di felicità piena e duratura, di cui è bramoso il cuore umano.

Il romanzo se pur scritto in maniera semplice e mai complicata riesce magistralmente a far riflettere il lettore. Personalmente ho amato molto le incursioni, che partendo dalla musica, si dirigono verso il mondo dei misteri creando una sorte di legame indissolubile.

“…Chiusi per un attimo gli occhi. Poi li riaprii. Non vedevo più la ragazza, però udivo il rumore affrettato ma regolare che faceva salendo i gradini. Anche io cominciai a salire verso quel punto, verso il pianerottolo dove sembrava che la luce si concentrasse con una intensità prepotente, ma stranamente benevola, come a formare una sfera, una splendida e ammaliante bocca di fuoco…”

Non vi è dubbio che la genialità semplice ma intuitiva dell’autore, nel descrivere le ambientazioni e gli argomenti trattati, durerà a lungo nella bellezza delle parole che qui troverete scritte.

Lettura Consigliata.

…a mia figlia MIRIAM con infinito amore…Vito ditaranto

 

 

 

 

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