“Cuore d’inverno ” di Elle Eloise. A cura di Natascia Lucchetti

 

 

 

 

 

Io non sono nata come lettrice di Romance. Prima di iniziare a recensire parlai a lungo con Alessandra Micheli, la mia maestra per il lavoro di recensore, soprattutto perché non mi sentivo adatta a trattare questo genere, che raccoglie la maggior parte della produzione letteraria degli ultimi tempi. Tendevo a generalizzare considerandolo un genere poco profondo, lo ammetto, ma Alessandra mi fece notare che mi sbagliavo su tutta la linea. Il Romance si basa sulle emozioni che riesce a trasmettere al lettore e soprattutto, sul suo messaggio. Mi affidò libri con storie davvero belle e profonde, con protagonisti indimenticabili. A quel punto compresi che la bellezza di un libro non si trova nel suo genere, no, la bellezza di un libro è nella storia che esso racconta e nel suo messaggio. Ho iniziato a lavorare al blog dopo aver capito questa importante verità. Perdonatemi questa introduzione che magari non importa ai miei lettori, ma visto il valore del libro che vado a presentarvi, ho pensato di farvi nota una parte importante della mia storia.

Il libro di Elle è il classico esempio di un romanzo che centra completamente il suo obiettivo. La trama è ben approfondita, i dialoghi sono stupendi, i personaggi profondi e presentati in maniera snella ma completa, le ambientazioni sono suggestive e sempre adatte agli eventi. Lo stile è bello, poetico ma semplice e scorrevole.

Partiamo dalla storia. Una ragazza italiana muove i primi paese montano dell’Austria. Porta con se poche delle sue cose. È fuggita dal luogo in cui viveva, dalla sua vita, in silenzio, esattamente come un’ombra. Sara cerca lavoro e si propone come cameriera ad uno dei pub di Sankt Jakob. Lì incontra un ragazzo molto affascinante che la attrae fin da subito. Nonostante le sue ferite e lo spettro di un passato impossibile da cancellare, la ragazza inizierà a comprendere e temere quell’amore che passa per la dolcezza, il timore, l’incertezza ed infine la passione. Il passato di Sara, però, ritorna a farsi sentire e ad interferire nella sua storia con Isaak. Gli amici che lei aveva lasciato in Italia senza alcun preavviso, si fanno vivi, poiché preoccupati della sua sparizione. Importantissimo è il ruolo di Paolo, che in un primo momento tenta di opporsi alla sempre più forte relazione tra Isaak e Sara. Che cosa lo lega davvero a lei?

Analizziamo ora i personaggi e con loro i temi trattati dall’autrice.

Partiamo dalla protagonista: Sara. Finalmente abbiamo un personaggio femminile con i fiocchi. Mi è piaciuta tantissimo la caratterizzazione del suo aspetto fisico. La pelle bianca, i capelli corvini, il trucco punk-gothic, i piercing sul viso non sono stati scelti a caso. Ogni elemento del suo aspetto deriva dalle sue esperienze e dalle pieghe della sua vita, allo stesso modo della sua personalità che sembra glaciale, ma esattamente come il freddo cristallo, nasconde fragilità. Sara ha una storia difficile alle spalle. La sua famiglia in realtà non esiste. Sua madre è una donna bruciata da una malattia mentale che la rende imprevedibile, lunatica, inadatta ad amare una figlia. Non ha saputo garantire stabilità alla piccola Sara, portando a casa compagni diversi di continuo, non ha mai incoraggiato sua figlia, non le ha mai dimostrato affetto senza negarglielo un attimo dopo. Questo atteggiamento ha distrutto l’autostima di Sara, che è cresciuta senza credere in se stessa. Sara preferiva stare nell’ombra anche quando usciva con gli amici, si nascondeva dagli sguardi degli altri, perché credeva di non essere mai abbastanza, proprio perché sua madre per prima non le aveva mai dato un miserrimo merito. Ci sono tanti episodi che l’autrice ci racconta attraverso i ricordi di Sara, sempre più terribili. Tuttavia l’apporto di sua madre non è che una parte del suo dolore. L’evento che infrange la sua esistenza, portata avanti con tanta difficoltà, è il terribile incidente d’auto che la vede come unica sopravvissuta. Alcuni degli amici di Sara perdono la vita tra quelle lamiere, nella distruzione di quell’urto che segna la ragazza, nel corpo e nell’anima, e tutti i suoi amici. Da quel momento, Sara ha smesso di vivere. I ricordi di quella notte tornano continuamente a tormentarla, a farle rivivere la paura e l’orrore della morte, poiché sono parte di un trauma che lei non riesce a superare o assimilare, almeno finché non lega la sua esistenza sempre più a quella di Isaak. Anche Isaak è un bellissimo personaggio. Un ragazzo che piace: riccioli biondi, occhi verdi, fisico prestante. Ha avuto centinaia di storie con ragazze diverse, fatte di sesso e niente più. Il comportamento di Isaak è una reazione, esattamente come quello di Sara. Esso nasconde una sensibilità ferita da una famiglia distrutta. Sua madre è morta suicida quattro anni prima della vicenda e suo padre è stato sempre assente. Isaak lo ritiene il responsabile del crollo di sua madre e della sua fine, ma il padre gli restituisce l’accusa, sottolineando la sua mancanza da casa come la causa della fine di quell’affetto comune. In realtà il padre di Isaak è un mostro poco diverso dalla madre di Sara, anzi, forse anche peggiore, poiché lui non è malato, ma nel pieno delle sue facoltà e nonostante la responsabilità di una famiglia, lui si concede di saltare di fiore in fiore, di trovarsi appagato con ragazze giovani e avvenenti.
Isaak preferisce non mostrare la sua fragilità, ciò che gli fa male e andare avanti con una vita vissuta senza un vero e proprio scopo, ma è proprio l’incontro con Sara a riportare alla luce il suo vero io. Ed ecco che la dolcezza e l’attenzione ai piccoli gesti diventa il veicolo per avvicinare due anime affini, che poco a poco si raccontano e si scoprono simili. La relazione nascente tra i due ragazzi viene complicata dall’arrivo degli amici di Sara: Ozzy, Sofi e Paolo. Loro erano i coinquilini di lei, prima che abbandonasse l’appartamento di Torino e sono saliti in Austria per vederla e sincerarsi sul suo stato. Se Sofi e Ozzy accettano Isaak praticamente subito, Paolo sembra proprio non digerirlo. Ebbene, credo sia necessario approfondire anche lui. Paolo, esattamente come tutti gli amici di Sara, ha subito un dolore simile a quello da lei provato, ma al contrario di lei, non riesce a trovare un modo per assimilarlo. Reputa Sara il suo unico legame con quella vita che non c’è più, con quel passato impossibile da recuperare, spazzato via dall’incidente. È per questo che tenta, in tutti i modi, di  convincerla a ritornare indietro, di non abbandonare il suo posto, di portarsi dentro quella pena e quel senso di colpa molto simile al proprio.  Paolo è un personaggio che tuttavia non costituisce solo ombre. Ha un legame molto forte con Sara al di là dell’incidente e di tutto quello che esso ha portato. Sara lo ha amato per anni, ma tra loro non è mai nata una relazione amorosa, si è sviluppata però una profonda amicizia. Lui è stato sempre un sostegno per la ragazza, un punto di riferimento e un’ancora di salvezza. C’è un rapporto particolare tra loro che ha me è piaciuto davvero tanto. Molti condanneranno questo personaggio ad occhi chiusi, ma a parer mio è uno dei migliori dopo i due protagonisti, nelle sue ombre e nelle sue luci. Anche i personaggi secondari sono belli, come lo zio di Isaak: Markus e sua moglie Elsa, ma soprattutto il mitico Andy, cugino di Isaak , capace di strapparmi diversi sorrisi.

Elle fa un lavoro bellissimo con le sue descrizioni e una scelta che ho apprezzato tantissimo è la presenza costante della musica ad accompagnare gli eventi. Il ruolo della musica è importante, perché essa si fa portatrice dei ricordi, li fa piombare nella mente dei protagonisti in tutta la loro potenza. Le note  hanno il potere di imprimersi nella mente, esattamente come le parole delle canzoni e si legano indissolubilmente alla situazione che si vive. Anche a distanza di anni, la mente torna a rivedere che cosa accadde quando quelle parole danzavano nell’aria con la stessa efficacia, anzi, forse con nostalgia, perché si sa che cosa è accaduto dopo.

Il passato è molto importante per i personaggi di Elle. Il passato è parte di loro, il lato A che si interrompe nel giorno degli eventi che hanno frantumato il passato e hanno interrotto la vita. Diciamo che l’incidente per Sara e i suoi amici, e la morte della madre per Isaak, siano stati come un “anno zero” la fine del lato A della loro vita. Fino al loro incontro, però, il lato B non è iniziato. La loro esistenza è andata in standby. Soltanto dopo essersi conosciuti, aver rivissuto e assimilato il dolore che da ferita è divenuto indelebile cicatrice, Sara, Isaak, Ozzy e Sofi, hanno ricominciato a vivere, a provare felicità ancora una volta. Per Paolo, il discorso è diverso. A lui serve più tempo per lasciare libero sé stesso da ciò che è andato perduto.

Il messaggio di questo romanzo è ciò che vi ho appena detto. L’incontro e la comprensione, la condivisione del dolore, permettono la rinascita, ma non dalle ceneri. Il passato non è dimenticato, ma è diventato parte delle esistenze che si sono coperte di cicatrici e di segni indelebili che hanno fatto male, ma hanno anche fatto comprendere tante cose. È impossibile fuggire da ciò che si è vissuto, ma bisogna accettarlo, saper chiedere perdono dei propri errori e soprattutto perdonare se stessi. Solo in questo modo si può riprendere a vivere, a ridere, ad essere felici, portandosi ciò che si credeva perduto nel profondo nel cuore, sempre.

Questo libro è stato emozione pura e mi ha toccato profondamente, perché anche io ho vissuto un’esperienza che ho dovuto accettare per ricominciare. Anche se le mie cicatrici non si vedono, sono lì, nel cuore. Tutti, più o meno, abbiamo vissuto qualcosa che ci ha stravolti, che ci ha segnato a fondo, dal quale immaginavamo di non uscire, ma ne siamo usciti, abbiamo usato il dolore e ne abbiamo fatto la nostra forza.

Io lo consiglio veramente a tutti, senza distinzioni, perché è in grado di emozionare e far entrare il lettore in sintonia con i personaggi che sono così verosimili da poter essere sovrapposti a noi che stiamo leggendo. Grazie mille, Elle Eloise, per avermi raccontato questa storia meravigliosa di difficile risalita dal baratro. Un libro forte che ha centrato tutti i suoi obiettivi.

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