“Non tutta la jella vien per nuocere” di Mariangela Garofano, Sereture edizioni. A cura di Micheli Alessandra

 

Ci sono alcuni libri dotati di una scorrevolezza frizzante fatti apposta per allietare e farci  e sorridere di noi stessi, dei i vizi e delle ipocondrie di ogni giorno.

Il libro di Mariangela Garofano,  fa parte di questa categoria  da me stimata in modo particolare,  che dona ai necessari attimi di evasione,una leggerezza che ci immerge in un brioso momento di totale relax.  Ma..c’è un ma

I libri cosi impalpabili in realtà sono quelli che veicolano il messaggio migliore e più profondo. Perché proprio con lo stile spumeggiante, scorrevole e morbido riescono a far riflettere più di un saggio noioso e pesante sull’arte del vivere. E questo libro appartiene a questo genere. Divertente si, comico, ma dotato di una sua brillante saggezza. Ed è tutta racchiusa con semplicità nel titolo. Quella che noi chiamiamo sfiga, non è altro che un opportunità. Proprio cosi. Come ci insegna la strabiliante protagonista è dal crollo di tutto, di ogni certezza di ogni sicurezza che crea i giusti presupposti per fare follie ch inizia la vera vita. Come se tutto lo spreco per far quadrare gli eventi con le aspettative non fosse altro che un paraocchi con cui ci difendiamo dalla vita stessa. Perché la vita non è routine, quotidianità, quello siamo noi a deciderlo a rifugiarsi dietro queste sicurezze per proteggere noi stesse. La vita è impulso, cambiamento radicale evoluzione costante, modifica del se in linea con la necessaria modifica che l’ambiente suggerisce per poter sopravvivere. E la sopravvivenza di noi stessi, dell’animo o di un sogno o di una vita presuppone che, essa, cambi costantemente. Restare ciò che si è significa la stagnazione, significa la perdita di passionalità ei bellezza e di stupore. E se si perde lo stupore si diventa semplicemente comparse sullo scenario di un esistenza che ci richiede di essere, al contrario protagonista. Tra scene esilaranti comiche e volte tragicomiche, tra improvvisi colpi di scena, tra pretendenti cosi assurdi da essere delle caratterizzazioni del peggio che, durante il corteggiamento uno può dare di se, la protagonista, semplicemente ma non semplicisticamente, scopre se stessa. Scopre affetti che credeva scontati, scoperchia doti che non pensava di possedere, scopre di essere molto di più di quello che ha mai sospettato di essere fino a comprendere quanto, la sofferenza passata non fosse altro che l’intestardirsi a cercare di rimettere assieme i cocci di un sentimento o di un emozione irrimediabilmente rotta. Anche qua con semplicità l’autrice fa comprendere come, non sempre rammentare, ricucire riassemblare sentimenti e rapporti oramai logori sia un bene, E’ forse più terrore del nuovo, dell’ignoto che ci fa accanirci a restare nello stesso posto, anche se quel posto ci prosciuga l’anima

Il bello del libro non è soltanto nel suo messaggio. Ma anche quello di creare un eroina che in realtà è tutto tranne che la solita bellona sicura di se, gemente e piangente, la Biancaneve che pigola disperata contro i lupi che l’assalgono nel bosco. No la protagonista è forte, goffa forse ma profondamente vicina a ognuno di noi, cosi inconsapevole della sua bellezza come delle sue doti. Cosi semplice da essere una parte nascosta in ognuno di noi, ma cosi coraggiosa e cosi dignitosa che dal baratro riesce a riemergere e imparare a dire no!

Perché nessuno pretende la non caduta. La caduta è necessaria solo nel momento in cui riesce a educare. Perché se invece di educare alla scoperta e all’amore di se, ci trascina nella via della fragilità, rendendoci terreno di saccheggio di ogni genere di predatore, allora la vita ha fallito e abbiamo fallito noi stesse, abbiamo perso la strada e piene di terrore, chiuse in una stanza senza finestra, ci perdiamo la meraviglia, la parte divertente di questo strano e  straordinario  viaggio chiamato vita.

Pertanto prendete esempio dalla grazia di una donna che è donna di ogni giorno, con la sua bellezza, le sue ipocondrie, i difetti, le goffaggini, ma anche con una forza in grado di farla risalire dopo ogni discesa nell’abisso, capace di spezzare la monotonia ma anche il dolore usando semplicemente  l’arma dell’ironia, del ridere di se, di quel lato un pò bambino che ci fa incantare e  gustare appieno ogni attimo. Che in fondo è unico e resta unico.

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