“Procida. Il mistero del Venerdi Santo” di Antonio Sobrio, self publishing. A cura di Natascia Lucchetti

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Il mistero di Venerdì Santo non è un semplice thriller. È vero, quasi sobrio, mentre ci parla di un omicidio che viene consumato durante la notte precedente al Venerdì Santo, un giorno importante per Procida, una delle splendide Isole del Golfo di Napoli. Importante perché il Venerdì Santo è il giorno in cui i Misteri, rappresentazioni di passi del Vangelo costruite in legno per l’occasione dalla gente del luogo, sfilano in processione. Una festa che per Nico, Federico, Juana e Saverio viene animata da ciò che un piccolo microfono da loro piazzato sul Mistero di Ciro Lubrano gli rivela: un omicidio e un occultamento di cadavere.

Il movente dell’omicidio rappresenta una chiave di lettura del romanzo. Antonio perde la vita perché tenta di difendere un agnello che altrimenti sarebbe stato ucciso per la manifestazione del Venerdì Santo, tanto per rendere più realistico il Mistero di Ciro. In realtà la morte avviene accidentalmente, una lezione che finisce in tragedia nei confronti di un ragazzo fuori dal coro, un animalista, vegano convinto che si è fatto conoscere proprio per il suo andare contro corrente da tutti gli abitanti di Procida. Le sue convinzioni lo hanno portato a scontrarsi con diverse persone e si è fatto un nome sull’isola.

Procida è un piccolo luogo, in cui volendo o meno si ha a che fare con tutti, e crearsi dei nemici rende di sicuro la vita ancora più difficile di quello che già è, risultando molto più conveniente e saggio mantenere rapporti diplomatici. Anche perché non è facile ignorare una persona e mantenere astio nei suoi confronti incontrandola ogni giorno.

In poche frasi Sobrio ci spiega una sacrosanta verità sulle piccole realtà. A Procida, come in ogni paesino, tutti si conoscono e tutti interagiscono. Se si entra in conflitto con uno è facile tirarsi l’odio di tutti e finire al centro di vendette e malelingue.

La Procida descritta da Sobrio è fatta di Storia resa in grandezza e miseria. La bellezza dei paesaggi che la rende meta di un turismo altolocato e internazionale, convive con le vecchie prigioni e i ricordi delle soppressioni fasciste, con il misticismo dell’abbazia, con l’arretratezza culturale di alcuni dei suoi abitanti. Procida è uno spaccato di Italia chiaro e forte, riprodotto in una piccola realtà. I suoi abitanti, i suoi personaggi sono l’emblema della nostra cultura dotata di diverse anime, alcune addirittura in contraddizione tra loro.

Sobrio mette anima e corpo nelle sue descrizioni, fornisce tantissime informazioni a carattere storico raccontandoci la storia di ogni luogo importante dell’isola. I personaggi, esattamente come il lettore si muovono in un contesto reale e tangibile. In questo l’autore riesce perfettamente a coinvolgere noi che leggiamo, a guidarci nelle vicende e ad aumentare la suspense di certi tratti di narrazione. I protagonisti sono ben scritti e raccontati, così come la loro psicologia quindi è facile lasciarsi trasportare dalle loro vicende sempre coerenti.

Questo romanzo è una dichiarazione d’amore che Antonio Sobrio fa all’isola di Procida, dedicandole una descrizione minuziosa e attenta che suona come un inno alla sua bellezza, una bellezza fatta di luci ed ombre, di contraddizioni.

Lo stile è semplice, preciso e coinvolgente, perfetto per questo genere. Lo consiglio a tutti coloro che vogliano esplorare Procida seguendo una vicenda coinvolgente e ben scritta.
Molto bello.

 

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