“Riverside. La trilogia” di Bianca Rita Cataldi, self publishing. A cura di Micheli Alessandra

 

Riverside è un fantasy puro. Seppur la scelta dell’autrice di inserire la teoria dell’esistenza dei mondi paralleli, (un omaggio a Einstein), potrebbe far pensare a una sorta di romanzo fantascientifico, lei con destrezza riesce restare saldamente ancorata ai canoni classici del genere.

Questo grazie a un interessante scelta stilistica che, predilige l’atmosfera magico fatata, tipica dei racconti di fate ( del resto il mondo classico dei Faerie è e resta un mondo parallelo) e approcciando l’argomento secondo un taglio nettamente antropologico e quasi mistico. L’eroina, infatti, si trova a viaggiare attraverso varchi temporali che ricordano i classici racconti per ragazzi se non le favole stesse, non a caso vengono scelte come influenze la nostra “Alice in the wonderland” e la splendida ma inquietante favola, o meglio mito di Vasilissa e la Baba Yaga.

Questa scelta fa si che, le atmosfere principali del romanzo, risultino favolosamente gotiche, surreali al punto giusto, leggermente inquietanti per la presenza costante di elementi sovrannaturali, quasi fuori posto, messi appositamente in veste di indizi. Sono loro che ci fanno comprendere che si esce totalmente dalla realtà conosciuta, per addentrarsi in un universo le cui leggi sono interamente diverse, se non addirittura ribaltate, del nostro conosciuto. Si entra in un mondo speculare al nostro, dove è tutto ribaltato dove esistono già maturate le possibilità che, nel mondo reale, sono soltanto in embrione. Nella Riverside “altra£, lo specchio deformato della Riverside “Normale” la vita di Amabel è quella che avrebbe potuto svilupparsi soltanto se, avesse intrapreso scelte totalmente diverse, non solo accettando il suo ruolo nell’infinita scacchiera del creato, abilmente gestita da una Dea Madre immagine di Arcane la tessitrice di destini, ma anche accettando i doni che la stessa le ha cosi generosamente elargito. In sostanza, l’altro mondo è il contenitore delle scelte possibili, non intraprese per vigliaccheria, per orgoglio o per pigrizia.

Ciononostante i due universi devono restare separati. Quello che è stato e quello che potrebbe essere si incontrano solo e soltanto quando, il perno che li tieni uniti va perduto, messo a rischio o ignorato. Ed il perno è rappresentato da un immagine simbolica l’ingenuo, l’eroe inconsapevole, spesso quasi banale che è alla fonte e origine dell’equilibrio cosi come è descritto mirabilmente dai Vangeli:

non sappia la destra cosa fa la sinistra.

Il perno che tiene unito il tutto deve restare incosciente di esserlo, deve preservare un innocenza primigenia senza mordere o vedere il frutto proibito. E’ questa trasgressione che in fondo porta a uno scompenso :

Semplicemente, le cose diventano più

complicate. Pensate ad Adamo e a Eva e al paradiso perduto. Sarebbero

stati decisamente meglio se non avessero colto il frutto proibito, però alla

fine neanche sulla Terra se la sono passata poi così male. Solo che è stato

più difficile..

La perdita dell’innocenza, dello stato di inconsapevolezza, rende tutto più complesso. La coscienza, infatti, ci fa crescere, ci toglie i veli, ci fa capire l’essenza delle cose, la radice illogica di ogni azione, ci fa immergere nel lato oscuro inconscio, rendendoci forse più reali dello stato iniziale, più corposi. Forse la trasgressione del patto causando la perdita di uno stato di inconsapevolezza rende tutto:

Forse non è più difficile. Forse è semplicemente più umano»

E in fondo i protagonisti di questa storia, di questo racconto epico, riescono a scappare dall’immobilità del regno fanciullesco, senza conseguenze in un mondo di azioni, di retroazioni, di conseguenze più complicato ma al tempo stesso più creativo. Come dire che il caos in fondo, è soltanto l’inizio della vita e della vera creazione. Dal mondo delle idee e del possibile si entra nel mondo dell’immediatezza, dei risultati ( non sempre quelli che ci aspettiamo) ma che in fondo rappresentano la vera autentica esistenza.

Un libro apparentemente rilassante ma che cela tra le sue pagine argomenti complessi, trattati però con semplicità, prendendo voce dal campo del mito e della favola. Del resto la favola non è forse un insegnamento criptato? Che soltanto chi ha orecchie per intendere intende? Ecco perché leggendo il romanzo della Cataldi si esce fuori dal tempo stesso, congelato in un epoca che è una eppure rappresenta tutte, che è sospeso, che in se comprende presente passato e futuro. Ed è proprio questo sui essere ponte tra tempo e spazio che è permeato da una sorta di angoscia, di affanno, di atmosfera rarefatta e incantata. Riverside è davvero l’altra riva, laddove si compie il destino, dove il tempo è:

Il tempo è come un fiume: scorre ed è

contemporaneamente dappertutto. Forse noi siamo nello stesso tempo

giovani e vecchi, felici e tristi. Il passato è presente ed è anche futuro,

tutto mescolato in un unico calderone».

Amabel iniziava a capire.

«Vuoi dire che il prima e il dopo sono solo ciò che noi percepiamo?

Una sorta di… semplificazione razionale

Perfetto e unico come soltanto pochi rari libri sanno essere, vi consiglio di calarvi totalmente in questa magia creata dalla ottima penna di Bianca Rita Cataldi.

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