“L’incipit filosofico”, di vito ditaranto

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“L’incipit filosofico”, di vito ditaranto

 

C’era una volta. È la formula che dà inizio alle fiabe. Ma come cominciano i libri di filosofia?

Cartesio divideva il suo incipit in sei parti, ossia in sei punti principali.

Quindi, se si decide di affrontare un discorso complesso e articolato basta scomporlo in più parti, per ritrovare la linearità e per poter ricomporre l’insieme, dal semplice al complesso, con una chiarezza algebrica, che si manifesta nella bellezza dei singoli passaggi, nei segmenti della riflessione.  Bisognerebbe scomporre il messaggio come se fosse una fiaba:

“C’era una volta un mondo oscuro e complesso, ma io ho trovato un modo per rischiararlo e renderlo semplice. Seguitemi e vi mostrerò il sentiero!”. (CARTESIO)

I primi pensatori, i cosiddetti “Presocratici”, si sono interrogati sull’archè, sul principio di tutte le cose. Se conosci l’inizio, conoscerai anche il resto. Iniziare bene significa essere già dentro l’opera. E non è detto che gli incipit filosofici non abbiano un valore letterario! Platone, ad esempio, ci sorprende sempre con la sua abilità narrativa. Fa cominciare così il suo Fedro:

 “Caro Fedro dove vai e da dove vieni?”. Domanda apparentemente banale, ma è anche la domanda delle domande.

Cominciare significa, in un certo senso, abbandonare l’indeterminatezza, per incontrare il reale.

“L’inizio è quel momento di distacco dalle molteplicità dei possibili”. (Calvino)

Il narratore compie una scelta, secondo Calvino:

allontana da sé “la molteplicità delle storie possibili, in modo da isolare e rendere raccontabile la singola storia che ha deciso di raccontare”. La fantasia ha bisogno di limiti, di riferimenti concreti, per produrre qualcosa.

La creazione implica sempre una rinuncia, un’esclusione.

Pessoa diceva: “La letteratura, come tutta l’arte, è la confessione che la vita non basta”. C’è molto di più nel nostro animo, che resterà inesaudito o che non riuscirà a essere espresso.

E’ anche vero che iniziare non è un atto conclusivo o irrevocabile. Solo iniziando, abbiamo la possibilità di scoprire altro, di cambiare, di far germogliare le nostre possibilità.

È l’incipit vita nova di cui parla Ernst Bloch. Forse non è un caso che Il Principio speranza inizi come il Fedro di Platone: “Chi siamo? Da dove veniamo?”. E inoltre: “Cosa ci aspettiamo? Cosa ci aspetta?”. L’inizio di per sé è vuoto. È il tempo errante della ricerca. “Si aspetta addirittura il desiderio stesso, perché diventi più chiaro”. La filosofia può essere interpretata come un guardarsi indietro oppure come un incipit; ma, in entrambi i casi, acquista un senso se si avvale dell’immaginazione e dell’infinito; se con il pensiero ci sforziamo di anticipare la “vita libera che verrà”.

Un’introduzione ben scritta dà al lettore un’idea generale sull’argomento di cui stai per scrivere. Pone le domande che troveranno risposta nel corso della lettura. Invita alla riflessione. Se vuoi scrivere un’introduzione eccellente e non sai da dove cominciare, continua a leggere. Imparerai come iniziare, come strutturare la parte centrale, e come confezionare il tutto.

Cattura l’attenzione del lettore con una prima frase d’effetto. La prima frase dovrebbe attrarre il lettore e invogliarlo a continuare la lettura. Se il tuo incipit non è interessante o è scontato, il lettore potrebbe non essere motivato a continuare. Dai il giusto tono sin dall’inizio con una frase coinvolgente.

Fai una domanda. Una domanda ben fatta spingerà il lettore a proseguire nella lettura per avere la risposta.

Ad esempio: “Cosa hanno in comune i delfini e gli aerei da combattimento?”

Coinvolgi il lettore con un fatto importante o un dato statistico. Ti permetterà di mettere ciò di cui andrai a scrivere in un contesto.

Usa una citazione. Una citazione di un personaggio famoso (o famigerato) può catturare l’attenzione di chi legge, se il lettore lo conosce.

Ad esempio: “Machiavelli un tempo scrisse: ‘Nessuna grande conquista è stata mai ottenuta senza affrontare dei rischi’.”

Chi ben inizia è già a metà dell’opera.

…a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.

 

 

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