“Il seme del male” di Domenico Caputo, Lettere animate editore. A cura di Vito Ditaranto

 

Non è esagerato definire quest’opera un elevata follia,  considerando la follia come un elogio.

“…Tutta la vita umana non è se non una commedia, in cui ognuno recita con una maschera diversa, e continua nella parte, finché il gran direttore di scena gli fa lasciare il palcoscenico…”

(da “Elogio della follia” di Erasmo da Rotterdam)

Il romanzo narra le vicende di tre uomini di legge, dai temperamenti molto diversi, ma tutti impegnati nella ricerca di un bambino rapito e nella ricerca del colpevole di una serie di omicidi sanguinosi. Il personaggio principale dell’opera è un sadico maniaco, capace di compiere con rigorosa logica ogni azione volta al male, torture e pianificazione del dolore. Il protagonista sembra vivere in eterna confusione che crea incertezza nel lettore confondendolo in una lotta tra moralità e virtù. Le uniche condizioni affinché vi siano moralità e virtù sono il dovere, per il dovere nel rispetto della legge; queste condizioni fanno anche sì che non si confondano moralità e legalità. In altri termini, la vita morale è la costituzione di una natura soprasensibile nella quale la legislazione morale prende il sopravvento sulla legislazione naturale. Questa noumenicità del soggetto morale non significa, tuttavia, l’abbandono della sensibilità e la soppressione di ogni legame con il mondo sensibile. In realtà, proprio perché l’uomo è parte strutturale dei due mondi, egli non può affermare il secondo (quello nuomenico) se non nel primo e in virtù del primo (quello sensibile). Al contrario, la noumenicità dell’uomo esiste solo in relazione alla sua fenomenicità, in quanto il mondo soprasensibile, per lui, esiste solo come forma del mondo sensibile. Ma la sensibilità, ossia l’esistenza di un mondo sensibile è assolutamente assente nel protagonista.

“…Un animale che assaggia il sangue per la prima volta poi non ne può fare più a meno…”

“…I mostri si nutrono dei corpi di chi s’imbatte per la loro strada, il mio corpo è il mondo, il mio nutrimento è la paura…”

 

L’autore ci prepara al peggio già dalle prime pagine, mettendo in evidenza una mattanza spietata.

Lo stile dell’autore, nonostante vi siano alcune inflessioni dialettali, un po come Montalbano di Camilleri, risulta molto piacevole e scorrevole.  Nel romanzo vi sono anche accenni di concreta realtà come il caporalato e l’immigrazione clandestina, che affliggono le terre pugliesi, e che sono al centro del romanzo con la figura di immigrati, abbrutiti dal lavoro nei campi e pronti a tutto, messi allo sbando da una vita ingrata e crudele. Ma al centro di tutto il romanzo ci sarà sempre l’ombra del mostro, ma, spesso coloro che chiamiamo mostri sono state per prima cosa vittime , vittime che divengono carnefici.

Questo è un libro da dieci e lode!! Lo ammetto, inizialmente ero partito un po’ titubante, ma poi ho dovuto ricredermi. Avevo pensato che fosse un libro come un altro, invece lo scritto è perfetto!! Approfondito, sagace e preciso. Purtroppo la lettura ha richiesto alcuni giorni, ma non perché lo scritto fosse arduo ma perché ho avuto mille cose da curare, comunque un buon lettore riesce a divorare questo magnifico libro in due /tre giorni. Scoprirete che la verità, altro non è che una bugia che vi raccontano. La scrittura di Domenico Caputo è degno di nota: il suo stile è elegante eppure semplice descrivendo situazioni che lasciano spesso basito il lettore per l’emozione che regalano. Un emozione forte e intensa che difficilmente si dimentica. Una prosa fluida. Lo stile di questo scrittore è unico, essenziale, istruttivo e meticoloso. L’autore ha saputo ben dosare ogni elemento. Ho apprezzato molto in questo romanzo i viaggi interiori dei protagonisti.

Delle volte l’anima, il carattere e la stravaganza viene trasmesso di generazione in generazione e tutto ciò che potrebbe salvare un discendente, potrebbe anche ucciderlo. Drammatico, feroce e istintivo questo romanzo vi lascerà senza fiato. Uccidere è l’arte del protagonista! Uccidere a volte è l’unica scelta!!!

…a mia figlia Miriam con infinito amore…

vito ditaranto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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