“Zucchero filato volante” di Fernando Camilleri, Eretica Edizioni. A cura di Vito Ditaranto.

 

Un viaggio fantastico.

Un viaggio immaginario.

Un viaggio nella mente.

 

“…Se esistesse qualcosa come un sistema digestivo della mente,

potrei dire che la dieta mentale a base di piacevoli intrattenitori immaginari

ha dato un grande contributo al benessere della mia mente…”

(W. R. Bion, Memoria del futuro. Il sogno)

 

Un ragazzino che si addentra in un bosco seguendo un sentiero che però a un certo punto sparisce. L’avventura  reale inizia a mescolarsi con il sogno divenendo un viaggio onirico. Il lettore viene catapultato in un viaggio in cui la fantasia diviene normale.

La lettura di “Zucchero filato volante” è stata per me non solo piacevole e appassionante, ma anche benefica, come sempre sono benefiche le esperienze che ci toccano e ci commuovono.  A mio avviso quest’indicazione è tanto più vera per le favole, per la cosiddetta letteratura per l’infanzia che riesce a toccare aspetti profondi e anche drammatici in modo diretto e originario, grazie ad un accesso al magico e al paradossale meno filtrato dalla razionalità. Nella immaginario, i capovolgimenti di prospettiva, i cambiamenti di scenario, l’accesso a un potere che prima ci era sconosciuto avvengono spesso in modo misterioso. Lo vediamo nella pratica clinica e nella nostra esperienza soggettiva: tante volte con i pazienti una grande parte del lavoro sta nel riaccendere in loro – e in noi – la fede, la fiducia nel cambiamento, in un incontro, nella possibilità di uscire dall’angoscia claustrofobica di un destino già scritto. In altre parole a credere ancora nelle favole.  Leggendo “Zucchero filato volante”  mi sono tornate alla mente tante delle storie che raccontiamo o scriviamo con i bambini, nelle stanze di terapia, storie che a volte partono da personaggi incontrati davvero, o da episodi non raccontabili altrimenti o da favole che hanno letto che, come un trampolino di lancio, danno spunto ad una narrazione personale: modi costruiti insieme in cui dare spazio, forma e nome all’angoscia senza nome. Quando con i bambini utilizziamo la tecnica della storia possiamo raccontare dei poteri segreti e dei desideri nascosti della strega cattiva e costruirle una casa, immaginare i discorsi che fanno i denti dentro la bocca, quando vedono che il loro vicino è appena caduto, trasportarci in un modo alla rovescia in cui i bambini dettano le leggi e gli adulti obbediscono, e così via.

La personificazione degli oggetti  e dei sentimenti  è forse il tratto del gioco infantile che più precocemente perdiamo e che, se torniamo con la mente alla nostra infanzia, ricordiamo con più nostalgia. E’ anche qualcosa che, quando accade con i bambini, ci riempie di speranza e gioia, come quando un paziente adulto inibito incomincia a narrare la sua storia in termini personali.  Fernando  Camilleri  ha la dote di avvicinare il lettore a se stesso, alla sua voce, accompagnandolo in quel doloroso percorso chiamato “vita adulta”.

La narrazione del testo sin dalle prime battute  comincia ad alternare momenti di vita quotidiana introducendo elementi misteriosi con toni a volte onirici che lasciano il dubbio su cosa stia davvero succedendo.

Felice sogna di fare l’astronauta”, suggerendo una storia che può essere definita di fantascienza, ma ben presto si vede che i toni sono decisamente più orientati al fantasy, tra il surreale e il fiabesco. Comunque,  etichettare un’opera ne dà solo un’idea parziale e distrae dalla lettura che in sé è molto intrigante. Il racconto è ambientato in un tempo non proprio ben definito.

Anche se l’opera ha le stesse caratteristiche di una fiaba non fa di “Zucchero filato volante” un romanzo per bambini. Gli eventi violenti e alcuni contenuti erotici anche espliciti lo rendono un’opera decisamente orientata a un pubblico adulto. Una cornice strana, ma piacevole, in cui i vari personaggi si ritrovano a fare scelte che avranno conseguenze sulle loro vite. L’elemento onirico consente di immaginare la creazione della realtà, ossia il sogno che si materializza.

“Zucchero filato volante” si legge tutto d’un fiato grazie alla storia raccontata in maniera scorrevole.  Il finale rimane aperto lasciando il lettore nel dubbio inconscio, ossia, il lettore dopo aver letto questo libro viene esortato nella ricerca del proprio “Io” interiore. “Zucchero filato volante” non è un romanzo per tutti, anche se può essere letto velocemente necessita di più riletture se si volte cercare di assaporare il vero senso del romanzo riflettendo sui vari elementi narrativi che non sono necessariamente espliciti ma possono essere metaforici.

In definitiva è in ogni caso un romanzo ben scritto. La storia narrata è avvincente, affascinante, singolare!

Un libro quindi da leggere e necessariamente rileggere.

 

 

…a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto

 

 

 

 

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