“Melagrana e cocci di bottiglia” di Lisa Arsani, self publishing. A cura di Paola Garbarino.

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Come già scritto in altre mie recensioni, il mondo self-published sta sfornando meraviglie e pattume. Ho trovato piccoli capolavori e roba che nemmeno un alunno della scuola primaria si azzarderebbe a scrivere, un’accozzaglia di errori grammaticali e di trame talmente superficiali ed elementari da rimanerne stupefatti, non in senso positivo.

Questo romance di Lisa Arsani fa parte delle piccole meraviglie.

Ora, tenendo presente il concetto che per me un libro da 5 stelle è uno di quelli che mi hanno cambiato la vita e indotta a scrivere, tipo La storia infinita di Michael Ende (sì! Non mi stancherò mai di ribadirlo), sono più che convinta che la Letteratura di questa epoca si stia evolvendo, come accade in ogni secolo d’altronde e il fenomeno self ne è un figlio naturale. In quest’ottica, è giusto valutare anche un libro del genere da cinque stelle, per una serie di motivi: innanzitutto, la forma, sintassi, grammatica, punteggiatura… insomma, tutta quella serie di cose basilari che purtroppo molti scrittori stanno dando per scontate. Qualcuno tra i self è arrivato a dire che gli errori grammaticali siano licenze poetiche e spontaneità, roba da inorridire. Una trama può essere un capolavoro ma, a mio avviso, se tale storia srotola una serie di errori grossolani nella forma, non potrà mai, mai e poi mai, poter essere chiamata: ottimo libro.

Poi, la trama: mettere insieme una serie di avventure mirabolanti non significa necessariamente aver ideato una buona storia.

Infine, ciò che resta. Se un libro mi coinvolge al punto da perdere ore di sonno pur di finirlo e i suoi personaggi sono ancora nel mio cuore tempo dopo, allora la storia ha scatenato emozioni positive che nemmeno un barattolo di Nutella potrebbe scatenare.

 

 

 

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Ho letto questo romanzo su segnalazione di un’amica dai buoni gusti letterari: avevo qualche dubbio perché trattandosi di un amore omosessuale temevo che tale storia non mi avrebbe coinvolta nel modo giusto; ho dovuto ricredermi, alla fine ciò che contava era la storia d’amore, le dinamiche, i sentimenti, i pensieri, di due persone, persone e basta, non contava più che non fossero una coppia tradizionale. Quest’autrice è riuscita a rendere un tema tuttora scottante, con un fare delicato, gentile ma al tempo stesso passionale, inquadrandolo in un contesto contemporaneo, uno spaccato di vita normale, con, da una parte, la famiglia di Leo, che ha accettato e supportato le scelte del figlio; e, dall’altra, la famiglia violenta di Noa, un padre e un fratello maggiore omofobi, una madre vittima dei soprusi del marito. L’amore tra i due ragazzi nasce quasi per sbaglio, come semplice attrazione, nasce a dispetto delle loro diversità e dell’iniziale diffidenza. Noa è il bulletto che vive di espedienti, coinvolto suo malgrado nei loschi affari di famiglia; Leo è un bravo ragazzo, studente lavoratore, che sogna un futuro nello sport. E quel sogno, all’improvviso, sembra poter coinvolgere anche Noa…

Non è possibile analizzare più approfonditamente la trama senza rischiare troppi spoiler. Lo consiglio caldamente a chi ama le storie d’amore, tutte.

 

 

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La forma è perfetta, la prosa scorrevole, i dialoghi azzeccati, i personaggi ben delineati. Uscire dal mondo di Noa e Leo non è stato semplice ma sapevo che, in ogni modo, avevano lasciato qualcosa di sé nel mio cuore.

Da leggere!

 

 

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