“Il sottile si ode” di Simona Accarpio, Aletti editore. A cura di Alessandra Micheli

 

Leggendo la raccolta poetica di Simona Accarpio, mi è venuto in mente uno dei libri che ho amato di più nella mia vita “In difesa della poesia di Shelley.” L’ho piacevolmente riscoperto in un fantastico neovittoriano, che raccontava la necessita della poesia nella vita degli uomini nonché la paura che, in una vita impegnata a rincorrere la modernità, essa suscita.

 Eppure sono solo versi.

 In realtà no.

 Se il nostro poeta riflette sul valore della poesia in ambito della controversa epoca vittoriana, significa che, il ritmo, il versetto, la rima non hanno soltanto un’identità relativa all’estetica ma rappresentano uno degli stimoli dell’uomo a crescere. E per crescere deve poter confrontarsi, per confrontarsi deve comunicare non solo con il visibile ma soprattutto con l’invisibile:

 

La poesia toglie il velo di bellezza celata al mondo e fa si che oggetti a noi familiari ci appaiano sotto una luce diversa… La poesia traduce tutte le cose in amore, esalta la bellezza di ciò che è più bello aggiunge bellezza a ciò che manca di grazia sposa l’esultanza l’orrore il dolore e il piacere, l’eternità e il mutamento tutte le cose inconciliabili che unisce sotto il suo giogo leggero….La poesia ci fa abitanti di un mondo diverso di cui quello che comunemente conosciamo è solo un’ombra…La poesia libera il nostro animo dal velo dell’abitudine che ci impedisce di scorgere la meraviglia del nostro essere, ci spinge a sentire ciò che percepiamo e a immaginare ciò che conosciamo”

 

Ora questa fantastica, intramontabile spiegazione della funzione dell’ars poetica si riferisce al titolo stesso di Simona: il sottile si ode. È questo che rende la poesia un qualcosa che va molto oltre il concetto di piacere e bellezza: la poesia è quell’inventiva creativa che si pregia di scandagliare quel mondo sottile, numinoso che fa semplicemente parte di noi. Chiamato ombra o inconscio si tratta di quella vita che sfugge alla ragione, alla razionalità alla mente cosciente e che La Accarpio esalta cosi:

 

vorrei vivere con gli angeli attraverso gli angoli

nella vita più eterna

anziché vivere la vita piena di incoerenze e falsità!

 

Questa vita vissuta al margine è la vita più eterna perché rivestita di essenza stessa, di quelle radici non logiche che fanno da substrato alle azioni, quell’ombra che le riveste di maestosa magia. Attraverso questa diversa visuale, questa prospettiva privilegiata ogni dettagli assume colori sgargianti, forme quasi mostruose ma affascinanti. I demoni a volte sono angeli, la bellezza nasconde il marciume che al tempo stesso da nuova vita, l’amore è pieno di contraddizioni, di principi nutritivi, di sensazioni a volte scomode, diventa così grande da non poter essere contenuto in un solo attimo.  il dolore si fa porta attraverso cui penetrare un giardino segreto, e la luna, la pallida signora assume sembianze sempre diverse, assecondando i moti fluidi degli animi. Tutto il quotidiano, attraverso questa musicalità è un mondo più magico di tanti fantasy che potremmo mai leggere, è la realtà che si tinge di arcano, di oscurità, è il sottile che si ode, a orecchie allenata a cogliere i sussurri del mondo:

il sottile si ode

il sottile si palpa

ed è come esser abbandonati a sé

dinanzi a un sole che non riscalda ma ti incenerisce l’anima

la fine si sente

ma in fine che cos’è

cosa potrà mai essere la fine?

 

 

Ecco che in questo gioco che sembra un non sense si ritrovano segreti sepolti dalla materialità, ricordi di filosofie arcaiche, cosi ben esplicate nel meraviglioso romanzo di Agatha Cristie “ Nella fine è il mio principio”. Perché il poeta infiammato dal fuoco dell’immaginazione e della creatività plasma nuovi significati, apre porte proibite e penetra nel segreto dell’esistenza, laddove assecondando i cicli sa che la morte è vita, che la fine è il principio e che il dolore è vita e la vita è dolore. Tutto perfettamente inserito in un mosaico coperto dal velo dell’illusione che, solo il poeta, il saggio e il folle può sollevare restando sé stesso, facendo sì che quel sole reso ancor più caldo di quanto non sia il suo pallido fratello che noi possiamo vedere quasi come attraverso uno specchio, di cui i sensi umani possono cogliere solo una patetica sfumatura, non distrugga ma al contrario incenerisca si perché da quelle ceneri come una fiera fenice noi possiamo emergere. Il poeta ha il segreto dell’eternità, contempla la vita nella sua intera magnificenza cosi come fecero i nostri progenitori, troppo presto scacciati da quel giardino delle delizie.

E Simona canta l’amore, le mille sfaccettate angolazioni di un emozione che ha elettrizzato poeti, cantanti e generazioni impegnate a chiedersi cos’è?

 Simona ce lo spiega in pochi semplici versi:

 

L’amore è donarsi ininterrottamente

Appiccando fuochi nell’infuocare le acque aride delle maree

Per la voglia d’amare

 

Dono.

 Che parola meravigliosa. Perché l’etimologia di dono, cosi poco conosciuta ai più racchiude il senso stesso dell’esistenza di quell’intricato mosaico che ci interconnette ci unisce e ci fa essere responsabilità uno con l’altro. Dono ha il significato di dare o ricevere senza nulla in cambio e deriva dalla parola dare ( indoeuropea). Significa che non esistono aspettative, obblighi né rigide regole. E’ la base della reciprocità che dà senso e forma alla parola, uno scambio totalmente libero che si apre al di fuori di noi.

E questo fa si che il dono e quindi l’amore venga elargito nella sua interezza, in ogni sua parte sia quella luminosa che rende la vita ammantata di bellezza:

Io vorrei morir in mezzo a codesta bellezza per farmi rapire da tale loro naturalezza.

Ma anche di quella necessaria oscurità che ammanta di mistero e di luce lunare la vita:

tu sei la mia ombra che nel passar dell’eternità mi guidasti per vie oscure

elargendo bagliore nel passaggio

tu sei la mia ombra che porta alla peculiare anima nell’alba della notte nell’alba più oscura

 

 

Quello che è descritto in questi versi è vita intesa nella sua accezione più elevata, nobile e fragile a tempo stesso. E per questo che incanta, rapisce e fa sorride anche nelle lacrime.
Che siano occhi ridenti di un figlio, che siano interrogativi di un istante di solitudine, che sia la passione più sanguigna, o la ribellione verso preconcetti e orrori, Simona fa vibrare l’anima. E in un mondo dove spesso questa manca, leggerlo significa ritrovare semplicemente se stessi. E come dice De Gregori:

e rialzare la testa

e bestemmiare

quando ritorna il sole”

Ti leggo nel pensiero

 

La poesia ci fa vivere nel momento stesso in cui genere domande e produce grida di no di fronte all’intellegibilità dell’esistenza, di fronte al suo lato tenebroso. Ed è li in quella lotta che Simona e noi con lei troviamo Dio. Era nascosto in noi stessi, in quella luna che occhieggia irridente

 

Se la vita fosse stata diversa!

Se la vita fosse stata fatta solo d’emozioni

Senza rimpianti

Se nella vita ci fosse stato solo un momento

Uno solo

Sarebbe cambiata tutta!

E se la vita avesse cambiato me

Adesso io non sarei qui

A combattere

Solo e come io

 sempre la vorrei veramente!

 

Devo dire altro? Immergetevi nelle acque vivificanti della poesia di Simona e uscitene più forti e più saggi. Vi accompagnerà in un misterico viaggio verso mondi inimmaginabili, lì dove spesso evitiamo di cercare: noi stessi.

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...