“Il segreto della regina rossa” di A. G. Howard, Newton e Compton editore. A cura di Paola Garbarino

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Benvenuti nel vero Paese delle Meraviglie!

 

Il segreto della Regina Rossa è il terzo e conclusivo capitolo di una saga urban fantasy iniziata con Il mio splendido migliore amico e proseguita con Tra le braccia di Morfeo, anche se si vocifera che l’autrice uscirà con un quarto libro, narrante l’intera storia dal punto di vista dei due protagonisti maschili, Morpheus e Jeb.

L’esordio è stato molto promettente, il seguito totalmente trascinante e quest’ultimo catartico, degna conclusione di una saga che non ha affatto disatteso le aspettative, anzi, ha aggiunto pathos laddove non ci si aspettavano altri colpi di scena.

Facendo parte di una saga, è doveroso accennare, come da me approfonditamente recensito nel capitolo precedente, che la Howard parte dal famoso libro di Lewis Carroll Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie e del suo seguito Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò, ricostruendovi sopra una versione punk-onirica. Non è una storia che ne ricalca i contorni, né costruita attorno: è come appoggiare una carta lucida su uno schema esistente e tracciarvi sopra altre linee, altri arabeschi, che mutano, si mescolano, arricchiscono, l’originale, sino al punto che diventa impossibile dividere nettamente l’originario dal nuovo. Ogni cosa è sapientemente miscelata e la carrellata di personaggi fantastici è travolgente, ognuno rappresenta un aspetto del Mondo delle Meraviglie e di quello, distorto, dello Specchio, ognuno necessario, ognuno con la sua peculiarità: questo serraglio fantastico, (non nell’accezione del termine bello, ma in quella più pura di proveniente dalla Fantasia), mi ha ricordato i personaggi di quel romanzo immaginifico ed eccezionale che è La Storia Infinita di Michael Ende; nonché i mondi visionari e onirici già precedentemente citati di Tim Burton e Neil Gaiman.

Come in tutti i capitoli conclusivi che si rispettino, giungiamo al punto di tensione massima, prima di precipitare giù aspettando di schiantarci su un fondo nero e desolato; e, quando le nostre speranze stanno per sfracellarsi, quando iniziamo a temere che questa storia, questi personaggi, che abbiamo imparato ad amare, non avranno un lieto fine, la Howard ci risolleva, sciogliendo tutti i nodi e inondandoci di emozione.

Personaggi che erano solo comprimari necessari alla trama, nel secondo capitolo sono diventati molto attivi e in quest’ultimo scopriamo la storia più antica dentro a questa contemporanea, in una sorta di gioco di scatole cinesi dove l’una s’incastra nell’altra.

È impossibile recensire davvero un libro senza rischiare di fare troppe anticipazioni per coloro che ancora devono leggerlo e, il fulcro più puro di queste avventure della nuova Alice, è quello riguardante il suo cuore, il finale della storia, che non posso però svelare. La storia del Paese delle Meraviglie è legata a quella della Terra, così come il cuore di Alyssa, il cuore della Regina Rossa, è legato a due creature tanto diverse da parere appartenere ognuno al lato opposto dello Specchio, l’unica cosa in cui si rispecchiano l’un l’altro è il sentimento profondo e duraturo per Alyssa. E il cuore della Regina Rossa, non metaforicamente parlando, si sta spaccando in due! E noi, con lei, sentiamo ogni strazio, ogni tormento: è possibile amare davvero, contemporaneamente, due persone? E se sì, come sarebbe possibile vivere una vita con ognuno di essi? Proprio qui sta il finale mirabolante della Howard, un finale che, purtroppo, nel mondo reale, non potrebbe mai accadere, perché nel nostro mondo lineare, fatto di Tempo che corre avanti, l’Amore e l’amato vogliono l’esclusiva. Da autrice avevo cercato d’immaginare come la Howard potesse sbrogliare questa matassa d’amore, molto più intricata e difficile da sbrogliare rispetto a quella del resto della trama, con le sue lotte, le sue battaglie, le sue rivelazioni, le sue scoperte. Anch’io ero giunta a questa possibile soluzione, ma soltanto perché non ho mai dimenticato che si tratta di un fantasy, che nel finale pesca più dal senso della Speranza delle opere di Gaiman, che dalla consapevolezza più decadente di Burton che, pur nelle sue illusioni ottiche incantanti, mostra uno sguardo molto disincantato sul mondo e le sue tristezze e piccolezze.

Personalmente ho adorato il personaggio di Morpheus, il brucaliffo con le fattezze di Brandon Lee (lo sfortunato attore rimasto ucciso durante le riprese del film Il Corvo); ci sono personaggi che non entrano soltanto nella mente, ma nel sangue: Morpheus è uno di questi e solo per fare la sua conoscenza varrebbe già la pena leggere la trilogia. È un personaggio complesso, sfaccettato, che agisce secondo la logica distorta del Mondo delle Meraviglie, ma seguendo anche il proprio cuore che si è avvicinato all’umanità di Alyssa. Per gran parte della storia, sin dal primo libro, non riusciamo mai a capire appieno le sue mosse e i suoi pensieri, è sfuggente, come la falena in cui si trasforma. Cercare di capire Morpheus è come cercare di osservare un solido multi sfaccettato illudendosi di poter avere una visione totale: quando la Howard mette in luce una delle sue facce, un’altra, inevitabilmente, è in ombra. In più parti del libro, Morpheus dice di sé stesso di essere il Paese delle Meraviglie. E alla fine lo capiamo anche noi: non lo si può capire appieno, non lo si può afferrare e trattenere saldamente senza che sia l’altro a volersi donare, lo si può soltanto amare. E amare Morpheus è catartico, è difficile ma al tempo stesso inevitabile, è addentrarsi nelle ombre, nelle fuggevolezze, è affidarsi all’istinto, è fidarsi del cuore quando la mente grida di non farlo; amare Morpheus è amare il Mondo delle Meraviglie, amare la parte di noi più imprevedibile, più fuggevole, più pericolosa, più fonda, più sensuale. A mio avviso, uno dei momenti più toccanti è proprio alla fine, quando Morpheus ci lascerà guardare e vederlo oltre le illusioni, quando ci renderà certi dei suoi veri sentimenti e di ciò che l’ha mosso.

Amare Jeb è più semplice, pur essendo un artista tormentato, è solare, amarlo è semplice quanto respirare: Jeb è la Terra, saldo e conosciuto. E noi saremo lì in prima fila quando Alyssa dovrà scegliere tra il Mondo delle Meraviglie e Morpheus e tra la Terra e Jeb. E anche il nostro cuore rischierà di spaccarsi in due e sanguinare, perché ci sarà un momento in cui penseremo che tutto, tutto, è andato perduto, che non ci rimarrà niente, né le ali del Paese delle Meraviglie, né i piedi della Terra.

Assolutamente consigliato agli amanti dell’Urban fantasy, ai Punk, agli onirici, ai nerd, ai cultori di Burton e Gaiman, alle fan di Brendon Lee, a chi deve compiere scelte complicate, a chi cerca il grande amore, a chi ha perso il grande amore e spera che ne esista un secondo e a chi è attratto dai ragazzi sardonici e sexy. E, in generale, a tutti quelli che amano sognare.

Meraviglioso!

 

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