“L’uomo dagli occhi di husky”, di Antonio Michele Paladino. A cura di Vito Ditaranto

 

“L’uomo dagli occhi di husky” è un romanzo  misto tra Horror, Thriller e Fantascienza che personalmente io classificherei  come tecno- thriller .

Margherita  è la protagonista principale del romanzo,  ma nonostante la sua apparente tranquillità nasconde un segreto, che la stessa protagonista ha inconsciamente dimenticato. Un banale incidente la riporta indietro negli anni, facendole riaffiorare incubi ormai dimenticati.

La mente facilmente può far dell’inferno un cielo e del cielo fare un inferno.

Un viaggio nel passato, un viaggio nella mente carico di suspense… tutto questo è “L’uomo dagli occhi di husky”. La trama segue il modello attualmente popolare degli eventi del passato che ritornano a tormentare il presente. Per essere onesti, Paladino gestisce questo viaggio tra passato e presente in maniera quasi goffa e sembra chiedere al lettore di avere una visione indulgente verso i salti temporali a mio parere non sempre appropriati.

Ho apprezzato molto entrare nella della protagonista che Antonio Michele Paladino descrive molto bene, soprattutto nella prima metà del libro, purtroppo però come già detto i salti temporali descritti dall’autore rendono la trama poco scorrevole. Alcuni personaggi non vengono descritti in maniera dettagliata.

La scrittura è corretta dal punto di vista formale e grammaticale e quindi rende comunque fluida la lettura e compensa in buona parte gli ostacoli dovuti alla trama.

Sicuramente Antonio Michele Paladino ha molto coraggio nel descrivere una trama non semplice da capire, complessivamente il romanzo non è male anche se manca il Quid per incantare il lettore. Io amo conoscere i libri a memoria, come le persone. Conoscere un libro a memoria, significa prendere anche un po’ di quel ritmo che gli appartiene. Una storia raccontata in un romanzo, come una persona, ha dei tempi suoi. Per cui conoscere una persona o un libro a memoria significa sincronizzare i battiti del proprio cuore con i suoi, farsi penetrare dal suo ritmo. Ecco, questo mi piace. Mi piace stare con un libro intimamente perché vuol dire correre il rischio di diventare leggermente diversi da se stessi. Alterarsi un po’. Perché non è essere se stessi che mi affascina in un rapporto con un libro, ma avere il coraggio di essere anche altro da sé. Che poi è quel te stesso che non conoscerai mai. A me piace amare un libro  e conoscerlo a memoria come una poesia, perché come una poesia non lo si può comprendere mai fino in fondo. Il massimo che puoi capire del romanzo che leggi è il massimo che puoi capire di te stesso. Per questo entrare intimamente in relazione con una storia ben raccontata è importante, perché diventa un viaggio conoscitivo esistenziale.

In definitiva il libro è scritto molto bene dal punto di vista grammaticale anche se la trama non è del tutto convincente, quindi, nonostante tutto è comunque un libro che si può leggere tranquillamente.

…a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.

 

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