“Blood Triskelion” di Elio Manili, Rudis Edizioni. A cura di Alessandra Micheli

 

Il libro di Elio Manili, sembra appartenere a una prima superficiale lettura, alla categoria dei thriller storici. Se invece, si approfondisce l’analisi ci si trova a fare i conti con un libro che è quassi un saggio romanzato e che fa emergere  due temi importanti: il potere e l’altra faccia dell’unità italiana.
Tutto questo attraverso le vicende di un microcosmo siciliano che alla fine diventa il riflesso di un intera nazione trascinata verso la ribellione e i moti rivoluzionari da una forza innovatrice e di sviluppo.
O almeno è quello che ci racconta la storia ufficiale, come sostiene anche  Honoré dé Balzac:

Vi sono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che ci viene insegnata, la storia ad “usum delphini”, e la storia segreta, dove si trovano le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa.

E Manili affronta proprio questo, il passato dietro le pieghe delle ricostruzioni apologetiche del sogno unitario. Ma è stato davvero un tentativo di dare dignità a una regione, un popolo? E’ stata un aspirazione a liberarci dai gioghi della tirannide? O ci sono significati più scomodi che tentiamo di far affiorare alla coscienza crogiolandoci nel sentimentalismo patriottico che ha intriso di melassa il libro cuore?

Nel testo si assiste alla nascita di un movimento settario di stampo politico- esoterico, che mette al centro della sua azione terroristica l’aspirazione all’indipendenza dal potere dei Borboni. Questi, con la complicità delle altre potenze, nel famoso congresso di Vienna misero fine alle innovazioni portate da Napoleone: costituzioni, velleità repubblicane, volontà nazionalistica, per riportare un equilibrio nello scacchiere informe dell’Europa.

Ora vi prego, non ditemi che vi devo rimembrare l’importanza del congresso di Vienna!

Il famoso, decantato, osannato congresso fu una riunione tra potenti ( tipo quelle del gruppo Bildenberg) che decise, per la tutela di ogni interesse privato, che la metodologia migliore per fermare l’avanzata del progresso politico fosse quella di ripristinare il tanto odiato Ancien Regime ( il sistema assolutistico dei Borbone e dei Valois,  che aveva dominato la Francia prima della rivoluzione francese). Queste potenze, ridisegnarono la cartina geopolitica tentando ( invano) di limitare i danni apportati dalle velleità repubblicane della rivoluzione francese nonché dall’avvento delle idee napoleoniche.

Eh già!

 Il nostro caro vecchio nano statista fu un vero caotico sconvolgitore dei regimi e il suo ricordo fu legato non solo alle guerre egemoniche, ( voglio dire l’avanzata colonialista di un paese è sempre scusata e accettata da ogni potere)  ma fu condannato per un enorme peccato: quello di esportare gli ideali della rivoluzione Democrazia, processi equi nei tribunali, abolizione dei privilegi (caro Napoleone e ti meravigli dell’odio dell’Austria e delle altre potenze nei tuoi confronti? Beata ingenuità) che lasciò un profondo segno in ogni paese. E fu questo segno a far dimenticare le sue leggi comunque autoritarie, bastava solo l’idea di possedere una costituzione, seppur limitata e direi quasi un fantoccio condiscendente, per donare all’egregio francese, un posto nei libertadores. (perdonali Simon Bolivar e Josè Martì)

Quel lascito istituzionale, quello che ancor oggi è rimasto in molti paesi europei ( molti infatti hanno un sistema di leggi civili profondamente influenzate dal codice napoleonico) fu l’oggetto della restaurazione che toccò, ovviamente, anche l’Italia. Ma fu la Sicilia che ne sentì maggiormente le ripercussioni, tanto che molti aristocratici si organizzarono in entità parapolitiche come la setta dei pugnalatori La Blood Triskelion.

Questa compì atti di vero e proprio terrorismo, sfruttando le masse popolari e il loro malcontento, reso ancor più aspro non solo dalle condizioni arretrate ma anche da un’orribile epidemia di colera. Povertà, morti, sottomissione, poteri assoluti rappresentarono la miccia con cui i membri del Blood, accesero un’asia rivoluzionaria che, con amarezza lo dice il Manili, di rivoluzionario non ebbero nulla. Se non una facciata, una maschera che celava i volti dei membri, volti illustri, intoccabili, che dietro il sipario organizzavano non la rinascita della Sicilia ma la sua caduta. Si cambiò padrone non governo.

La Sicilia fu annessa al nascente stato Sabaudo. Ora vedo i volti inorriditi dai patriottici o meglio dei nazionalisti ma è mio dovere, dettato dallo spirito di una profonda onesta intellettuale, informarvi di una grave verità.

Il mito dell’Italia creata dal popolo? Baggianate.

l’Italia è stata creata da una parte del tutto, di quell’organismo sociale chiamato comunità. E non dalla borghesia come ogni altra nazione: ma dall’aristocrazia. Noi non abbiamo mai avuto una vera borghesia così com’è accaduto in Inghilterra, in Francia, e in Germania. Noi siamo stati manipolati, e lo siamo tuttora da un élite che di progresso, di democrazia non ha nulla. E’ semplicemente serva di se stessa.

E questo progetto dettato da interessi privati fu aiutato dalle bande organizzate di signorotti locali. O meglio definiti “i malamente.” Quella che, fu poi chiamata Mafia e che rivestì un importante ruolo in tutta la nostra storia. A scapito dei contadini. A scapito dei lavoratori. A scapito a volte, della civiltà. Dal brigantaggio, dai poteri esclusi dalla spartizione della torta, coloro che, furono quasi costretti a infoltire le fila dei briganti, si creò un mondo parallelo che a pari passo seguì la politica. Una mano lava l’altra a tutte due fanno un simpatico gesto di scherno al popolo. E’ questa la vera Mafia. Non sono gli eredi dei popolani costretti a vivere ai margini. Fu la commistione di interessi tra aristocrazia e politica, tra poteri europei e poteri locali a creare la basi della nostra bella politica odierna.

Chi aiutò lo sbarco americano? Chi fu il mandante della strage di portella delle ginestre? Chi fu alla base del famoso golpe borghese? Chi oggi gestisce l’economia sotterranea di banche, imprenditori, faccendieri e grandi aziende? Lo stesso congresso che creò la Blood Triskelion. Ossia uomini che difendevano i loro privilegi, uomini che incitavano il popolo a rivoltarsi con le promesse di una riforma agraria che non sarebbe mai avvenuta e che tuttora non avviene, con la promessa di una costituzione profondamente infarcita di razzismo e snobismo. Una giustizia che, puniva gli esecutori mentre i mandati sorridevano nei loro sontuosi palazzi.

Era accettabile la tesi della loro colpevolezza? E se in quella oscura vicenda si nascondesse l’occulta regia di qualcun altro? Qualcuno che l’aveva fatta franca potendo godere di protezioni di altissimo livello? …di certo quei tre poveri disgraziati avrebbero pagato per tutti, capri espiatori di una vicenda dai contorni che sfuggivano alla più logica comprensione”

No. Non è una frase tratta da un libro di Travaglio, o di di Pinotti, o di Lobianco o di Alfio Caruso.

E una frase, una delle mie preferite del libro di Manili. Che pur parlando del passato (siamo nel 1831-1860) sembra raccontare la nostra storia. Anzi togliete sembra. Manili Racconta attraverso la Sicilia dell’epoca la nostra tragica storia. La storia di ideali traditi ogni giorno. La storia di un popolo che sogna la giustizia e che viene sistematicamente usato, tradito deriso. La storia di organizzazioni finto sovversive che di sovversivo avevano soltanto un accenno a antiche idee pagane, a velleità repubblicane e dotata di intricati rituali ammantati di mistero e di occulto e che in realtà erano contenitori per le più basse, infime motivazioni umane: denaro, potere, prestigio sociale.

Chi sono i membri di questa “Massoneria “ siciliana?

la setta del triskelion scarlatto si sarebbe assunto l’onere di patrocinare tale disegno sviluppando una vasta di campagna di adesioni. Già contava un centinaio di adepti, molti dei quali appartenenti alle più antiche ed influenti famiglie dell’aristocrazia siciliana

Parlano del Blood triskelion o della P2? Leggendo il testo passato e presente si è mischiato in un caleidoscopio caotico di storie già sentite, che hanno provocato quasi un moto di ripulsa e mi hanno aperto gli occhi sulla vera natura del potere politico cosi come espressa dalla figura ambigua del principe del santo canale:

…..l’esercizio del potere si fonda sul sopruso e sull’annientamento dei diritti dell’uomo”

Pertanto:

la ricchezza per tutti resterà sempre l’utopia storia degli uomini. Non sarò certo io né nessun altro a cambiare tale stato di cose. Con tutta franchezza l’annessione del regno delle due Sicilie è stato un grosso affare teso a azzerare il bilancio disastroso del regno sabaudo. non ci sarà alcuna redistribuzione della terra. I contadini avranno sempre a che fare con avidi padroni e feroci gabellotti pronti a intimidirli e sfruttarli nono garantendo loro nemmeno il minimo vitale

E a cosa serve allora il popolo?

attraverso una sollevazione popolare decine di migliaia dei più ribaldi reclutati nei bassifondi della città aizzati contro di noi  da alcuni caporioni…in realtà la nobiltà cospira segretamente. E poi il popolo intende tradire il proprio sovrano per lasciarsi abbindolare dalle loro false promesse”

Così il popolo è solo un mezzo per raggiungere dei fini non particolarmente nobili.

Ho sempre diffidato da coloro che, dietro l’apparente facciata di farsi garanti del progresso dei popoli bramano solo al loro tornaconto

E anche noi che amiamo i gradi discorsi, le promesse, i rottamatori, i nazionalisti, i rivoluzionari in tweed,  ci troviamo sempre allo stesso punto come racconta Manili della sua amata Sicilia:

Non avrebbe cambiato il suo destino ma solo il suo padrone

Una considerazione amare e pessimista? no. Soltanto un modo coraggioso di guardare in faccia la realtà, perché solo in quel modo possiamo forse cambiarla. cosi come dobbiamo affrontare il senso stesso di rivoluzione per potere cambiare il suo significato, quello che ci ha portato oggi a essere un popolo stagnante, ancorato a vecchi ricordi, dominato da ladri e avvoltoi. Rivoluzione significa sia ritornare che voltare. Sta a noi uomini decidere quale delle due accezioni far vincere. Se quella di oltrepassare un passato che si è cristallizzato in un presente stantio o di ritornare sempre allo stesso punto, mummificati in una sorta di torpore ansiogeno. perché le rivoluzioni rischiano di essere beffe:

nascono dal popolo ma tutte le volte è proprio il popolo che non riesce a cavarne nulla. Anzi l’illusione che la nuova classe sociale al potere possa portare ai più benefici materiali finisce per restare una pura utopia.

 

Con precisione storica, classe indiscussa, il suo stile coinvolgente e dotato di un sarcasmo amaro Manili ci guida attraverso non solo vicende dimenticate ma verso il cuore stesso delle nostre debolezze, sia come uomini che come paese. ricordandoci i compromessi che spesso vogliamo non vedere, il marciume che intacca l’aura di bellezza di tanti eroi fino a rivelarne il loro stesso volto:

dietro un falso eroe c’è una mano che lo guida

E noi possiamo riconoscerli questi falsi solo ricordandoci la storia. E ringrazio Elio personalmente per far di ogni suo libro una piccola importante guida attraverso l’impervio cammino di questo nostro fragile essere umano.

 

 

 

 

 

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