“Creatura nova” di Gennaro Carrano, Lettere animate. A cura di Alessandra Micheli

 

Quando mi è stato proposto di recensire questa raccolta poetica ero molto scettica. Le mie perplessità derivavano da due considerazioni. La prima era riferita all’oggetto ispiratore dell’antologia poetica, un argomento scabroso, scomodo e oserei dire ingombrante che ben poco si sposava con la dolcezza armonica dell’ars poetica. Secondo. La giovane età dell’autore era quasi un impedimento. come poteva un ragazzo apprezzare e sentir proprie le soavi armonie della poesia? Come poteva sollevare il velo dell’illusione del realismo umano per assaporare la beltà racchiusa nella verità del mondo?

Soltanto leggendo il testo ho compreso quanto il pregiudizio ci possa forviare allontanandoci dall’arte.  Perché Carrano conosce il sentiero impervio che lo porta a voler svelare il volto segreto di Euterpe o Erato, e che se ne appropria. Il poeta è paragonabile al prode Prometeo, che rubò il fuoco sacro affinché esso scaldasse le notti buie degli umani, fredde e oscure, piene di paurose ombre, di anfratti in cui si celavano i volti nemici. Il poeta ci dona la capacità, perduta, di ravvedere quei sottilissimi legami che uniscono i sistemi umani, ambientali e occulti, li illumina affinché noi mortali possiamo bearcene e riconoscere l’unità sostanziale nella diversità. E ancora la poesia racconta. Ma non i fatti quanto sviscerare emozioni che tali fatti causano, ne rivela le percezioni più nascoste, i patemi, le gioie i terribili dolori. E anche raccontando l’atto più abietto della perversione umana, lo stupro reso ancor più aberrante dalla parentela, senza addolcirlo ci cala nell’abisso più tenebroso laddove si trova l’animo ferito, vilmente dilaniato da colei che soccombe all’arroganza maschile.

C’è molto classicismo nella lirica di Carrano, tanto che sembra di viaggiare in una spettacolare rivisitazione di antichi miti, da Proserpina, alle scorribande del dio Pan (ricordiamo Eco che pur di sfuggire all’arrogante satiro si trasformò in voce gettandosi poi nel fiume Ladone ove pregò gli dei di mutarla in canna. E fu da questa misterioso mutamento che Pan ne ricavò il suo famoso flauto). Basti pensare a Aracne che sotto la storia edulcorata di una sfida tra l’incauta fanciulla e l’orgogliosa dea Atena, si cela un mondo sommerso che proprio la poesia antica riporta in superficie:

 insegna Europa ingannata dalla falsa forma di toro: diresti che il toro è vero, che è vero il mare, e si vede lei che guarda indietro verso terra e invoca le sue compagne e per paura degli spruzzi tira timorosamente i piedi. E rappresenta Asterie ghermita dall’aquila e viva forza, rappresenta Leda sdraiata sotto le ali del cigno. E aggiunge le storie di Giove che sotto parvenze di Satiro ingravida di due gemelli la bella figlia di Nicteo [Antiope]; che diventa Afitrione per possedere te, Alcmena di Tirinto; che fattosi oro inganna Danae, fattosi fuoco la figlia dell’Asopo [Egina], pastore Mnemosine, screziato serpente la figlia di Cerere [Proserpina]. Anche te, Nettuno: in figura di torvo giovenco essa ti pone sopra alla vergine figlia di Eolo [Arne?]. Tu appari come Enipeo, generi gli Aloidi; come montone, inganni la figlia di Bisalte [Teofane]. Anche la mitissima madre delle messi, della bionda chioma, ti conobbe stallone; la madre del cavallo volante, dalla chioma di serpi, ti conobbe alato; Melanto ti conobbe delfino. Ciascuno di questi personaggi è reso a perfezione, a perfezione è reso l’ambiente. E c’è anche Febo in aspetto di contadino, c’è come una volta egli prese penne di sparviero e un’altra volta pelle di leone, e come in forma di pastore ingannò Isse, figlia di Macareo. C’è come Bacco sedusse Erigone trasformandosi in una, e come Saturno, fattosi cavallo, procreò il biforme Chirone. Tutt’intorno alla tela corre un fine bordo, con fiori intrecciati a rami d’edera flessuosi »

Ovidio Publio Nasone metamorfosi

E chi meglio della poesia poteva denunciare il potere costituito, rompere il muro di omertà che, troppo spesso, accompagna i soprusi? Chi meglio del poeta può far emergere ciò che resta nascosto e non detto?

Carrano lo fa, con la forza travolgente della lirica, che diventa un fiume  in piena di emozioni di profondità e di disperazione, raccontando urlando la mondo l’orrore della dolce, virginale della protagonista Verginia da parte del vile Adolfo, ricalcando si un a tradizione classica ma rinnovandola di nuovo ardore quasi rivoluzionario e facendo di essa il baluardo della volontà di denuncia sociale propria del mondo postmoderno. Lo stupro, perpetuato in famiglia (tema ancor più attuale) urla in ogni verso il suo disgusto ma non solo. Carrano salva la protagonista dal biasimo sociale, elevandola a eroina che, seppur violata:

per un malvagio istinto animale

mi fu strappata la mia purezza

fui preda della cattiveria umana

Si discosta profondamente dallo stereotipo della vittima, con tutto quel bagaglio residuo di disapprovazione sociale, privandola quasi della forza della rabbia, come se essa stessa fosse, in virtù del suo essere donna stuzzicando gli istinti più blasfemi, causa di cotanto dolore:

il cuore è pieno di forza

il corpo di donna affronta il dolore della verità

di grazia si consola l’anima

…ma nonostante la vergogna e il dolore

lodo ancora la mia purezza come dono meraviglioso di dio.

Nonostante l’affronto atroce Verginia resta, sostanzialmente pura. il dolore la monda da ogni responsabilità, le lacrime lavano l’orrore facendola restare, nonostante il suo penoso viaggio nell’abisso, pura. Il gesto turpe di Adelfo, seppur lacera l’animo, non tocca assolutamente  quel lato profondo della donna che la rende immune da ogni lordura umana. La purezza non è il mantenimento di una mera integrità fisica, quanto un sottile moto dell’animo che indica senso etico, onestà, integrità e assenza di malizia. Esprime il dominio delle pulsioni del corpo mondando i desideri sessuali come istinti, in voli pindarici di evoluzione spirituale. E Verginia è scevra per questo da ogni colpa. Essa è sì costretta all’abuso da mille circostanza, è sì devastata ma non colpevole. E’ più pura che all’origine perché toccata dal male, ma non partecipe del male.

la purezza è una condizione a cui tendere, per emanciparsi dal proprio ego che può passare anche attraverso l’orrore più bieco. Si tratta di osservare faccia a faccia la divinità presente in fondo alla nostra mente e identificarsi in ogni cosa che vie e respira in modo da amare ogni imperfezione, ogni creatura compresa se stessa. E come può Verginia non amare il suo corpo violato dalla cupidigia, da una mente distorta?

E’ difficile spiegare e capire

che anche le belle cose

il male oscuro le fa apparire come dolorose.

anche quando una stella è luminosissima mi sembra che sia la più oscura

Non c’è assoluzione in Carrano. C’è comprensione del male quasi a volerlo affrontare e sconfiggere proprio con l’arte, con la capacità di alzare la testa con fierezza e dire no. C’è empatia con il dolore e l’annichilimento che lo stupro porta con se. Ma anche pena per chi, invece di elevarsi, sprofonda nel male più oscuro, senza redenzione, senza speranza. quella è la vera vittima. Un testo che non posso non consigliere lodando, dal profondo del cuore, un giovane che ha scelto di intraprendere un sentiero troppo spesso dimenticato e che, invece è foriero di possibilità artistiche: la poesia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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