“Ambiente, percezione e paranormale” di Armando de Vincentiis, C1V edizioni. A cura di Alessandra Micheli

 

Molte volte alcuni scettici mi chiedono l’utilità di recensire un saggio. Per molti lettori, esso è considerato talmente un genere di nicchia da essere incomprensibile questa mia scelta. In tal caso rispondo cosi: voi non avete ma curiosità?

la vita è così sfuggente, cosi imperscrutabile, cosi evanescente a ogni nostro tentativo logico che per forza, almeno che non siate amebe, dovete chiedervi a volte perché. Ed è a questo perché che rispondo i saggi. La saggistica è un aiuto alla crescita non solo intellettuale ma biologica dell’uomo. Ciò che oggi ci appare un mistero, un occulto atto di qualche bizzarra divinità, grazie alla ricerca ci apparirà scienza, non meno incredibile, non meno fantastica delle storie fiabesche. Quello che noi, oggi chiamiamo esoterismo, è la scienza di ieri, ammantata, per i profani dall’aura di magia, di incanto e di mistero. Ma è scienza. I nostri antichi progenitori conoscevano l’arte del costruire secondo le famose proporzioni auree, conoscevano la magia del magnetismo. sentivano con i sensi il mistero dei nodi energetici, avvertivano la presenza di particelle minuscole che oggi conosciamo come elettroni, neutroni e neutrini. Intuivano che dietro alle malattie, esistevano minuscoli nemici che attaccavano il sistema organismo provocando danni: essi li chiamavano dardi degli elfi, ma sapevano la loro natura prima che gli scienziati li chiamarono virus e batteri.

E’ mia profonda convinzione che ogni elemento misterico sia in realtà, frutto della naturale predisposizione dell’uomo a chiedersi perché. Una predisposizione aiutata dalle condizioni climatiche, ambientali, sociali che influenzano, volente o nolente quel terreno cosi incredibile che noi chiamiamo mente. Pertanto l’oggettività è un’utopia. cosi come sosteneva Gregory Bateson in Mente e Natura:

 

Ogni esperienza è soggettiva. Questo non è che un corollario di ciò che viene discusso nel paragrafo IV: che è il nostro cervello a costruire le immagini che noi crediamo di ‘percepire’. E’ significativo che ogni percezione – ogni percezione conscia – abbia le caratteristiche di un’immagine. Un dolore è localizzato in una parte del corpo: ha un inizio, una fine e una collocazione, e si evidenzia su uno sfondo indifferenziato. Queste sono le componenti elementari di un’immagine. Quando qualcuno mi pesta un piede, ciò che sperimento non è il suo pestarmi il piede, ma l’immagine che io mi faccio del suo pestarmi il piede, ricostruita sulla base di segnali neurali che raggiungono il mio cervello in un momento successivo al contatto del suo piede col mio. L’esperienza del mondo esterno è sempre mediata da specifici organi di senso e da specifici canali neurali. In questa misura, gli oggetti sono mie creazioni e l’esperienza che ho di essi è soggettiva, non oggettiva. Tuttavia, non è banale osservare che pochissimi almeno nella cultura occidentale, dubitano dell’oggettività di dati sensoriali come il dolore o delle proprie immagini visive del mondo esterno. La nostra civiltà è profondamente basata su questa illusione.

 

Con le riscoperte della percezione, quel filtro straordinario che permette al nostro cervello di organizzare gli eventi in categorie, strutture, meta-strutture e codici, abbiamo imparato a capire come ogni mente e natura siano connesse profondamente, intrinsecamente legate una all’altra. Noi risponderemo sempre con la capacità di tradurre in pensieri, categorie ogni stimolo esterno, a volte creando noi stessi questo stimolo. Come sostengono nel libro che sto per analizzare, il nostro cervello sembra incapace di essere in una forma statica, inattiva tanto da creare esso stesso stimoli costanti, affinché possa elaborare costantemente. Come dire se ci si ferma si è perduti.

Secondo questo pensiero di elaborazione costante delle informazioni, è possibile osservare ogni fenomeno sotto la luce della scienza. Persino il cosi fluido mondo dell’esoterismo e del paranormale.  Esoterismo significa ciò che è celato, nascosto alla coscienza vigile, ciò che è onirico e numinoso. Un mondo di cui noi stessi creiamo le leggi, e che forse ci serve per bilanciare il nostro raziocino, quello che però ci ha preservato permettendoci di giungere fino a oggi a questo incredibile stadio evolutivo. Secondo la tesi degli autori (che personalmente condivido) l’ambiente stesso, sia fisico, biologico che culturale, prepara il terreno a quegli eventi che vanno sotto il nome di sovrannaturali. considerati quasi un mondo a parte del nostro universo intellegibile, essi in realtà provengono dal profondo di noi stessi, ebbene si in quella percezione che è fondamento e origine delle nostre idee, della nostra struttura di conoscenze e di etica e addirittura costruzione personale e soggettiva della realtà in cui siamo immersi.

Dal titolo si evince lo scopo del saggio: e se tutto fosse colpa dell’ambiente? Se il sovrannaturale fosse, in realtà perfettamente naturale?

Se tutto fosse il prodotto straordinario per carità, dell’azione del terreno fertile di quella mente che resta un oggetto di studi, studi che ci incantano ogni volta, rendendoci partecipi della perfezione complessa di quella creatura chiamata uomo? prima di insultare le credenze dei cosiddetti esoteristi ( io stessa studio da anni l’esoterismo nella piena convinzione che essa sia soltanto una forma remota di conoscenza scientifica) ricordo due lezioni indispensabili per chiunque volesse avvicinarsi alla questione :

  1. I processi di formazione delle immagini sono inconsci. Non si è consapevoli del processo di percezione anche se questo sfocia in prodotti consci. Bateson con la descrizione degli esperimenti sulle illusioni ottiche, dimostra che gli organi di senso possono essere facilmente ingannati e si conferma l’impossibilità di essere obiettivi.
  2. Non esiste esperienza oggettiva. L’esperienza del mondo è mediata dagli organi di senso e dalle vie neuronali predisposte alla codifica delle informazioni. Ogni evento reale si traduce in rappresentazione interna. Il pensiero è un modo di percepire e dare un senso a ciò che vediamo. L’oggettività è un’utopia.

 

Queste due linee guida sono tratte dall’incredibile e strutturato pensiero batesonaino che molto deve alle teorie del costruzionismo nonché alla teoria cibernetica. Con calma affronterò tutte e tre, visto che sono necessari per comprendere il saggio in questione, onde a stuzzicare la curiosità prettamente umana (se non siete curiosi vi faccio studiare dalla NASA)

Cos’è il costruzionismo? E cos’è la cibernetica? E questi tipi logici sono un nuovo modo di fare new age? No miei cari. Sono i paradigmi più sensazionali che la scienza odierna ha prodotto.

Innanzitutto partiamo con la dottrina che fa da sfondo al testo, il costruttivismo.

Molto usata in psicologia clinica e in psicologia il costruttivismo è un approccio derivante da una concezione della conoscenza come costruzione dell’esperienza personale, più che come rappresentazione della realtà. In pratica, viene messa in discussione, fortemente in discussione. La possibilità (cosi come sostenuto da Bateson) di una conoscenza meramente oggettiva. In sostanza nessuno di noi rappresenta davvero, nelle sue elucubrazioni mentali, nelle idee e nei paradigmi, in modo fedele l’oggettività del mondo. L’osservazione di ogni fenomeno, sociale, fisico, biologico è frutto della nostra personale percezione.

Maturana (grande psicologico)  stesso sostenne:

 

Tutto ciò che è detto è detto da qualcuno“.

 

Questo comporta che ogni osservazione, ogni scienza è ritenuta possibile solo basandosi su teorie già espresse a loro volta frutto dell’ambiente che ci circonda nonché delle conoscenze acquisite precedentemente.  L’approccio ontologico tiene conto del punto di vista di chi osserva e considera l’informazione che forma il sapere come qualcosa che non è e non può essere ricevuto in modo passivo ma risulta scaturito dalla relazione soggetto e realtà che viene dunque determinata dai mezzi a nostra disposizione nell’osservarla conoscerla e comunicarla. Ciò significa che ogni evento, si forma dapprima nei processi di interazione e di attribuzione dei significati dove il linguaggio assieme a altri filtri (società, educazione, biosfera) riverse un ruolo fondamentale e quindi la costruzione di significato si poggia su mappe cognitive che servono atavicamente agli individui per orientarsi, sopravvivere e evolversi.

la mappa di significati personali che consentono di vivere nel mondo è oggetto di molti studi scientifici. Basilare è la premessa che, la mappa (ossia i significati che noi attribuiamo) non è spesso il territorio. E l’ambiente, seppur fornendo stimoli cessa di essere davvero luogo di informazione per divenite luogo di esperienza ossia fornisce la possibilità di costruire informazioni e realtà. Diventa cosi molto difficile distinguere tra chi osserva e chi è osservato in quanto limitati dalla reciproca interazione.  La cibernetica sopra citata è metodologia con cui si osserva la mappa con i suoi significati, e la relazione strana e affascinante della relazione tra osservato e osservatore. non a caso la cibernetica pone molta rilevanza sul concetto di informazione, e sulla conseguente interpretazione dei fenomeni della vita.

quindi il libro si basa su ciò che è talmente ovvio che spesso però ci sfugge:

 

“la realtà è ciò che percepiamo attorno a noi”? Vero, ovvio, ma… La frase ci dice che esistono due enti, due “cose”, noi e la realtà, che si incontrano grazie a un fenomeno che noi chiamiamo percezione: la vista, l’udito, l’olfatto, il tatto e il gusto sono i canali attraverso cui ciò che ci circonda entra in noi e diventa quella che per noi è la realtà. Si incontrano o si scontrano? E sono, i canali, veramente indipendenti l’uno dall’altra?”

 

La percezione dei fenomeni risulta un processo complicato, a colte oscuro in cui si ha non un semplice assorbimento di quanto colpisce i sensi ma chiama in causa anche idee, tipi logici, categorie filosofiche e inclinazioni personali. Dallo scontro incontro tra l’ambiente o la realtà in cui noi viviamo e agiamo si ravvede il substrato delle storie straordinarie che il libro analizza: ossia il soprannaturale che irrompe magicamente e a volte con pericolo nella percezione dell’uomo:

 

Storie che raccontano di come l’ambiente non sia (già lui) un passivo emettitore di segnali. Ma un “deposito” di forme, strutture, colori e schemi estremamente complessi, derivati da una storia dalla durata quasi inimmaginabile per la nostra percezione del tempo. Le storie parlano anche di come il nostro cervello non sia un attivo e freddo elaboratore degli stessi segnali, un computer, una tabula rasa da programmare.

 

Analizzando il passato dell’uomo, quello che ha portato a un’evoluzione del sistema nervoso ci illustra l’impostazione mentale che ha creato la base della nostra società, ossia l’illusione della nostra superiorità:

 

Un’impostazione mentale che ci consente di immaginarci come l’ultimo rametto superiore di una grande sequoia che affonda le radici nel tempo e che si innalza (altra immagine “migliorativa”) per centinaia di metri verso il cielo, dove, nell’ultima cellula dell’ultima foglia, c’è l’uomo. La presunzione della perfezione (personale e di specie) porta a pensare quasi automaticamente che tutto attorno a noi abbia un’anima, imperfetta magari, ma sempre anima – quasi come noi. 

 

Ed è da questo che il nostro cervello, propone una spiegazione a ogni evento che non riusciamo a conoscere, che si risulta ostile, alieno e sfugge alla nostra personale catalogazione in classi di eventi, categorie di pattern (schemi) regolari e prevedibili. E se non esistono o non sono riscontrabili vanno “creati”.

questa visione del mondo aveva anche un’altra conseguenza fondamentale: dava un senso al mondo, un ordine chiaro, una bussola per orientarsi in un pianeta caotico e disordinato, in cui il caso poteva esistere. Una realtà più facile da capire, in cui le forme contorte di un albero diventano le sinuose curve di un plesiosauro, le luci provengono da presenze ultraterrene, i rumori hanno origine misteriosa. Il disperato bisogno di dare un senso al mondo fa sì che le forme caotiche che da milioni di anni ci circondano siano dal nostro cervello semplificate, simmetrizzate, ridotte a schemi conosciuti o conoscibili. Schemi a loro volta generati dalla nostra cultura come specie, dalla nostra storia evolutiva e da quanto abbiamo appreso nella crescita personale.

 

Ecco che l’ambiente è:

 

maggiore fonte, la materia prima delle illusioni. Ma allo stesso modo non deve sorprendere che il nostro cervello sia lo scultore che ne trae qualcosa di riconoscibile

 

La teoria base di questo saggio è fondamentale. Capire come l’ambiente e l’insolito che ne fa parte e che ci sfugge viene ricondotta alla possibilità conoscitiva dalla nostra tendenza a porla sotto la luce della percezione e della soggettiva interpretazione è molto importante se si vuole osservare i fenomeni paranormali non solo dal punto di vista culturale, psicologico, etnologico ma soprattutto relazionale. Un’esperienza fuori dal comune deve trovare un terreno fertile che possa accoglierla svilupparla e garantirne la credibilità. O la legittimità a esistere. Ed è la condivisione della veridicità della credenza che la rende viva e vitale. Ed è tramite queste considerazioni che, attraverso la credenza negli ufo nei mostri, nella stregoneria nei fantasmi noi possiamo analizzare non solo l’ambiente che la produca ma anche e soprattutto quello straordinario fenomeno della percezione.

 

Astrologia, divinazione, sogni premonitori presagi e segni sovrannaturali sono, probabilmente, conseguenze di questo bisogno di controllo sul mondo, per cui sembra assolutamente necessario che vi sia un legame osservabile, controllabile e spesso prevedibile tra le cose che accadono. Ecco cosa offre il “terreno” di cui abbiamo parlato all’inizio: un ambiente che accoglie le informazioni oggettive provenienti dall’esterno, le revisiona e le rimodella in base a bisogni, aspettative, desideri e interessi.

 

Un saggio che ci porta a comprendere meglio il mondo di modelli e di simboli in cui ci muoviamo, a comprendere quanto il bistrattato ambiente culturale, fisico, sociale e emotivo sia parte della realtà da osservare e comprendere.

 

 L’ambiente, con la sua fenomenologia bizzarra e insolita, ha gito sul cervello che, a sua volta, ha agito sull’ambiente e da questa unione hanno preso forma credenze altrettanto insolite. La natura offre materiale sufficiente per costruirci sopra ogni castello, e il nostro terreno, nel produrlo, lo fa con una capacità straordinariamente creativa, tale da superare le potenzialità e le bizzarrie della natura stessa.

 

Consiglio questo libro a tutti i curiosi, gli scettici e anche ai sostenitori della necessità della spiritualità per poter comprendere come è importante che l’attribuzione di significati esista, ma che conoscere i meccanismi con cui questo avviene ci metta agilmente in una posizione privilegiata dove difenderci dai mille manipolatori che, usando le convinzioni profonde dell’essere umano, le distorcono fino a creare veri e proprie minacce alla nostra sopravvivenza. La fenomenologia dell’insolito, nata da questa interazione non può renderci vittime di furbetti, di estremismi, di santoni e di cartomanti, o sensitive. ma ci deve dare solo la consapevolezza di quanto sia straordinariamente complicata la nostra mente e di quanto, questa ci renda creature davvero magiche senza ricorrere all’esoterismo estremizzato.

 

 

 

 

 

 

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