“La metà di un anima” di Francesca Maranzano, self publishing. A cura di Natascia Lucchetti

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Ormai è risaputo: io sono un’appassionata del fantasy e quando mi viene affidato un libro di questo genere so che struttura aspettarmi e anche il romanzo della Maranzano non fa eccezione in questo. Ci troviamo di fronte a una prescelta che, nonostante l’infanzia avvolta dal mistero, si ritrova a vivere un’esistenza abbastanza normale. Studentessa universitaria che nasconde una seconda vita da cacciatrice di demoni. Devo ammettere che questo aspetto mi ha fatto un po’ venire in mente la celeberrima Buffy Sanders con i vampiri, ma è la mia mente malata a cercare queste analogie. Comunque sia la struttura è la classica dell’urban fantasy dove elementi quotidiani vengono mescolati allo straordinario di una realtà parallela. Andando avanti con la lettura, però, mi sono accorta che questo libro non è un fantasy, ma un romance con elementi fantastici…ossia una fusione di due generi differenti che tuttavia possono essere amalgamati, ovviamente mantenendo  un determinato equilibrio tra l’uno e l’altro.

In “la metà di un’anima” prevale il genere romance, tanto che a volte le parte fantasy sembrano un po’ approssimative e accessorie alla storia d’amore tra Damian e Hope. Gli spunti che l’autrice ha scelto per creare il suo universo spaziano dalla mitologia greca a quella cristiana creando una commistione che, se sviluppata, poteva essere davvero molto interessante. Purtroppo il largo spazio lasciato al rapporto tra i protagonisti ha indebolito l’aspetto fantastico, lasciandolo poco più che accennato. I personaggi e le ambientazioni sono i dettagli più importanti per la personalità di un libro, di qualsiasi genere. L’autrice qui fa un lavoro apprezzabile sulle descrizioni fisiche delle sue creature di carta, ma non va a fondo, non crea un background granitico dal quale attingere spunti per sviluppare le loro varie sfaccettature. Ne risulta una  narrazione incentrata sulla vicenda, dove l’introspezione è rilegata a una nota a margine. I personaggi tirano fuori loro stessi attraverso la descrizione delle sensazioni e dei gesti. “La metà di un’anima” non è un fantasy, anche perché l’azione è un elemento secondario alla narrazione. I confronti con i demoni, infatti, sono risolti in qualche riga e non reggono il confronto con la parte romantica che è il corpo principale, centrale del libro.

Non sempre la fusione tra due generi come il rosa e il fantasy riesce, soprattutto quando l’autore vuole dare così tanto spazio a uno di essi e come in questi casi, quello trascurato dà quasi fastidio. Sarò molto sincera: avrei preferito che il libro fosse stato un romance contemporaneo, almeno non sarebbero stati contemplati elementi  non sviluppati in seguito.
Devo quindi dare un doppio giudizio su questo romanzo, traendo una conclusione per ciascuna anima dello scritto.
Se dal punto di vista della storia romantica l’amore ritrovato tra Damian e Hope è godibile anche se non esplosiva, da quello dell’intreccio che va a parare nella mitologia ho qualche cosa da ridire. Sicuramente le descrizioni fisiche non bastano, specialmente quando parliamo degli antagonisti che  non hanno praticamente caratterizzazione: di loro sappiamo soltanto che sono malvagi e lo sono senza un perché. La trama segue una struttura carina, che potrebbe essere arricchita, ampliata, approfondita.

In conclusione, consiglio questo libro a quelli che vogliono leggere una storia d’amore senza troppe pretese e alle lettrici molto giovani, adolescenti. È un romance in certi punti anche divertente, ma non troppo approfondito. Potrebbe essere migliorato.

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