“Dolce vendetta” di Alexandra Maio, self publishing. A cura di Vito Ditaranto

 

LONDRA 1820.

Attraverso una lucida e approfondita analisi l’autrice mette in evidenza la macroscopica schizofrenia tra realtà e fantasia. Ambientato nel 1820 con un duca che diviene spesso grande e grosso come Hulk della Marvel. Il suo cavallo si chiama Porche, il suo valletto si chiama Brad Pitt, agli ospiti vengono offerte merendine del MULINO’S BIANCO BAKERY e dolci  della CAMEO’S. Ovviamente c’è anche ANGELINA JOLIE, descritta come una donna mozzafiato. Lo stile inconsueto del romanzo, infatti, inserito nel genere anacronistico, lo rende difficile da digerire; sicuramente gli amanti del genere lo apprezzeranno. La scrittura dell’autrice è molto semplice e non ho notato errori grammaticali e/o refusi, quindi da questo punto di vista non ho nulla da eccepire. Il racconto è breve, poco più di sessanta pagine e quindi si legge al massimo in un paio d’ore. La storia in se non mi ha colpito molto e neanche la descrizione inusuale dei vari protagonisti. Fondamentalmente è un rosa ironico, piacevole si, ma non eccezionale.

In pratica come leggereste una storia in cui il lettore viene catapultato in un racconto  del passato attraverso i concetti, i mezzi e le visioni della società attuale che vengo inserite a dismisura nel testo?

Personalmente mi sono sentito un po’ a disagio, comunque, ammetto che non è proprio il mio genere ma in ogni caso ho cercato di essere il più obbiettivo possibile. Per me il romanzo è rimasto in eterno conflitto tra amore e odio.

Il libro in un certo senso sembra  rappresentare una sorta di  vita parallela dell’autrice, il viaggio che si concede la sua mente fuori dalla realtà. Il racconto è una finestra aperta al mondo di chi sogna ad occhi aperti… forse troppo.

Il libro è originale, nel senso che ha la capacità di relazionare il rosa storico al modo di vivere delle società odierne, un libro da leggere anche se a me non ha entusiasmato molto, ma se amate la contrapposizione che vi ho descritto potete provare questa lettura.

Un libro poco impegnativo ma che comunque si può leggere se si vogliono trascorrere un paio d’ore di pura fantasia.

 

…a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.

 

 

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