“Il Tesoro delle meraviglie” di Imma D’Aniello, Les Flaneurs Edizioni. A cura di Ilaria Grossi

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Venezia,1758.

È la storia della contessina Maria Teresa Spina e un tesoro delle meraviglie, fonte di morte e complotti.

A seguito di una rapina, prima di morire, suo padre le rivela l’ esistenza di una mappa segreta per arrivare al tesoro delle meraviglie e da quella notte nulla sarà come prima, il suo obiettivo è quello di rendere giustizia al padre e alle sorti della sua famiglia. La sua ingenuità la porterà a credere facilmente al barone Roncalli, il quale fingendo la sua morte costringerà la contessina a scappare da Venezia e a chiedere aiuto al Duca Dorta, amico del padre. Arrivera’ a Napoli, nascondendo la sua identità con l’ aiuto del suo amato Marco, soldato da sempre al servizio della sua famiglia. Il soggiorno a Napoli svelerà complotti e pericolose situazioni: il tesoro delle meraviglie e ‘ ancora fonte di morte e spargimenti di sangue…

Il suo amore per il soldato Marco è una altalena di emozioni ed equivoci. Per Marco..

 

“quella donna era dentro di lui, incatenata alla sua anima e sarebbe stata nel suo cuore per sempre ”

 

Non aggiungo altro..

Vi invito a scoprire il Tesoro delle meraviglie e tutto quello che ruota intorno alla storia della contessina Maria Teresa Spina e il soldato Marco.

 

” Le tenebre della notte mi hanno inseguito per mesi .Ho creduto che l’ amore fosse capace di oltrepassare il paradiso e superare ogni male, ma mi sbagliavo. Nel mio cuore ho spine che sanguinano e come piaghe aperte reclamano vendetta. I miei occhi cercano solo i vostri, perché luce migliore non esiste su questa terra.”

 

Lo stile di Imma D’Aniello, ricco di dettagli e impreziosito di rifiniture storiche hanno reso semplicemente piacevole la lettura, la storia d’ amore e’ la vera cornice di due magiche città come Venezia e Napoli, complotti e colpi di scena hanno vivacizzato la narrazione. La vera magia in realtà si nasconde dentro al cuore (come mi ha detto Imma D’Aniello) ed io aggiungerei…

L’ Amore è un tesoro delle meraviglie, se ci credi veramente farai di tutto e lotterai per difenderlo.

Buona lettura Ilaria

 

 

 

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“La vita in ogni respiro”di Blanca Busquet, Piemme edizione. A cura di Vera Demes

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Tre donne, un violino, un destino tracciato dalla musica e dalle passioni.

 

All’età di sette anni, Teresa trova un violino in una discarica. Lo raccoglie e non sa che, da quel momento in poi, la sua vita cambierà. Ma non è tutto. La bambina non può immaginare che, intorno a quel violino, si dipaneranno le esistenze di altre persone e che, per un grottesco gioco di rifrazioni, lei stessa ne sarà coinvolta.

Ecco allora che, in brevi capitoli intrisi di soggettività e di pathos, la scrittrice ci introduce alla conoscenza, oltre che di Teresa diventata donna e violinista di talento e ormai smarcata dalle proprie umili origini, anche di Anna, anch’essa giovane violinista, dilaniata dalla gelosia e da un profondo senso di abbandono e infine di Maria, governante andalusa, passionale e acuta nella sua seducente semplicità.

Le tre donne non avrebbero nulla in comune se non fosse per il violino e per Karl, l’uomo che se ne è improvvidamente liberato molti anni prima. Quest’uomo è il sole attorno a cui ruotano i pianeti femminili dell’intero romanzo, forza centripeta e centrifuga, genio della musica e seduttore delicato e suadente, che sa amare le proprie donne su un sofà e sulle note immortali del proprio pianoforte.

Le tre donne lo amano. Teresa perché vi scorge la luce del genio, Anna perché intravvede in lui il porto sicuro che le è sempre mancato, Maria perché, servendolo amorevolmente e gestendo la sua casa nel corso degli anni, lo conosce profondamente e si identifica in lui più di chiunque altro.

La vita, le passioni, le gelosie, le invidie e i rimpianti si susseguono in una narrazione a tre voci in cui i personaggi femminili prendono la scena e quelli maschili sono solo comprimari.

Le donne della Busquets sono colorate, hanno personalità molto ben definite, prendono posizione, si fanno amare ed odiare. Eppure niente è mai assoluto e i colori stessi hanno molte sfumature e sono, nella loro essenza, il risultato del mescolarsi di altri tonalità.

Anche in questo romanzo, le tre donne su cui la narrazione si dipana, sembrano quello che non sono, sviluppano comportamenti che, alla fine, non sono esattamente coerenti con quello che il loro personaggio avrebbe potuto suggerire.

Teresa comprende, ascolta ma vive da comprimaria, Anna è gelosa, piena di rabbia eppure sa trovare una via d’uscita alla propria solitudine, Maria sembra vivere in sordina ma poi ci stupirà prendendo una decisione che la riscatterà da un’esistenza ai margini della vita vera.

Il romanzo si legge piacevolmente, la narrazione è fluida, pressoché priva di dialoghi.

L’autrice preferisce un tono intimista, quasi crepuscolare, in cui ci immaginiamo le donne del romanzo, sedute su un letto o accoccolate davanti ad un focolare, intente a raccontare la propria vita in una litania che ha il sapore della preghiera e delle implorazioni snocciolate per ottenere un riscatto o una redenzione da colpe passate.

Inizialmente si potrebbe pensare che questi monologhi sofferti si soffermino solo su una rapida e sbiadita sequenza di eventi ma non è così.

I colori del romanzo ci sono ma vanno svelati a poco a poco. Sono il rosso della passione, il giallo dell’invidia e della gelosia, il grigio di una Berlino cupa e avvolgente, teatro di una resa dei conti che metterà finalmente ordine nei sentimenti e nelle relazioni scompaginate e dolorose che hanno afflitto e affliggono le donne del romanzo.

La Busquets sa far parlare l’universo femminile e, proprio per questo, consiglierei vivamente questa lettura anche agli uomini perché, quello che al popolo maschile spesso sembra scontato, per una donna è lungi dall’esserlo.

Un libro piacevole e con una sua intimità vaga e malinconica.

Unica pecca, il titolo, che non trovo così azzeccato.

 

 

Intervista di Alessia Mocci a Giovanna Fracassi: vi presentiamo la nuova silloge “In esilio da me”, Kimerik edizioni. ( fonte oubliette magazine)

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Ore ingiallite dalla nebbia/ quando la faccia lucida/ della luna è ormai sfumata/ e le stelle sono fiori bianchi// mulinelli di polvere di diamanti/ rotolano sui fianchi delle colline/ nel silenzio profondo/ prima del risveglio// quando gocce scintillanti/ disegnano nuovi impalpabili/ sogni sul vetro da scostare// […]” – “Frecce argentate

 

Edita nell’aprile 2016 per la casa editrice Kimerik, “In esilio da me” è la nuova silloge poetica di Giovanna Fracassi, conosciuta per pubblicazioni come “Arabesques” (2012), “Opalescenze” (2013), “La cenere del tempo” (2014), “Emma, alle porte della solitudine” (2015), e tantissime antologie enciclopedie e riviste nelle quali sono state presentate altre sue liriche.

La poetica di Giovanna Fracassi, sin dalle prime raccolte, si contraddistingue per l’uso raffinato della musicalità accordato agli immaginifici versi che dipingono luoghi tra sogno e realtà nei quali la solitudine regna sovrana.

 

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Le liriche si mostrano come estremo bisogno di scrittura che proviene dalla psiche della donna poetessa che guarda il mondo con gli occhi rivolti al passato. Ed in questo modo le stagioni si tingono di straniamento, si incontrano forzieri nei quali le parole si trasmutano in gioielli, la mente è come assorta in un limbo dal quale attinge emozioni, espressioni e desideri.

Ed è in queste fantasie che ci si perde sereni perché l’esilio è circoscritto all’intento poetico e l’intelletto conosce la via verso casa, e seguendo questa stessa strada inquieta e solida che vi auguro di ritrovar nelle parole dell’autrice quella coscienza che, personalmente, ho sempre cercato nella poesia.

A.M.: Giovanna, ormai per noi è una costante incontrarci per ogni tua nuova pubblicazione. Ti seguo da anni, non solo con le interviste ma in passato anche come tua curatrice nella collana Trasfigurazioni, dunque posso affermare di conoscere bene ogni tuo passo nel mondo della poesia. Questa tua nuova silloge “In esilio da me” vede l’allontanamento dell’Io dal tuo corpo per una sorta di esplorazione dell’abituale e consueto della vita, per poi farvi ritorno ed affascinare grazie ai versi. Per iniziare ti vorrei chiedere: quali sono state le domande esistenziali a cui hai provato a dare risposta?

Giovanna Fracassi: Vero Alessia, mi stai seguendo da parecchi anni e credo tu possa interpretare e fare un’analisi critica delle mie varie sillogi. La prima, Arabesques, è stata il primo passo fuori dal “guscio” con il desiderio e il coraggio di rendere pubblico ciò che scrivevo. Poi è stato un crescendo, nell’ambito di un percorso intenzionale di esplorazione, sia dal punto di vista espressivo –stilistico che contenutistico. In questo senso le domande esistenziali che stanno alla base del mio poetare si sono ampliate e hanno trovato un altro fulcro. Non sono più o solamente le classiche questioni, sempre aperte, sul senso della vita, del dolore, della morte, dell’esistenza dell’Universo, ma vanno a specificarsi meglio all’interno della mia esperienza vissuta. Dove trovano posto i cambiamenti del mio esserci nel mondo, il sentirmi ancora in evoluzione ed il chiedermi: verso dove? Con quali nuovi obiettivi? Per fronteggiare quali altre incognite che il passare degli anni mi prospettano? Come collocarmi e collocare il mondo fuori di me, o meglio altro da me, in nuove dimensioni spazio –temporali, mutate e mutevoli anch’esse? Come adeguarmi o adeguare “il mondo là fuori” ai miei cambiamenti? Per me la vita è un continuo ricercare l’equilibrio interiore, pur, o forse grazie, alle continue e inesorabili variazioni del proprio essere, del proprio ambiente, della stessa comunità e società in cui si è inseriti. Vi sono sempre nuove sfide da accettare, nuove sicurezze che vengono rimesse in discussione e quindi nuovi punti fermi da trovare, ma ogni istante, ogni “traguardo” è estremamente “liquido” e come tale sempre “adattabile”, necessariamente adattabile.

 

A.M.: In incipit di “In esilio da me” proponi una citazione del grande Federico Garcìa Lorca: “La poesia serve per nutrire/ quel granello di pazzia che tutti portiamo dentro,/ e senza il quale è imprudente vivere.”. La mia curiosità è obbligo in questo caso: che cos’è per te la “pazzia”?

Giovanna Fracassi: Molti anni fa ebbi modo di entrare, per ragioni di studio, in un reparto psichiatrico. Rimasi molto colpita dall’assoluta naturalezza con cui si comportavano i cosiddetti “pazzi”. Molti non avevano nessun freno inibitorio: restavano nudi, esposti, o ti si avvicinavano osservandoti senza alcun timore ma con genuina curiosità, attratti magari da una spilla, o volevano toccare i capelli, o all’improvviso si mettevano a cantare, a ballare. In quell’occasione ricordo che mi ritrovai a pensare che la pazzia era tale forse solo per noi, i cosiddetti sani e “normali”; che per loro, forse eravamo noi ad essere pazzi con i nostri vestiti, i nostri modi compassati ecc. Pensai che la pazzia poteva essere solo un altro modo, diverso di vedere la realtà. Ecco in questo senso, posso legare la pazzia alla poesia. Il poeta sceglie un altro punto di vista, un altro punto di osservazione e si lascia guidare da un suo pensiero “diverso” e lo esprime in un modo inusuale, magari anche trasgressivo, violento o viceversa delicato, in punta di piedi, ricorrendo alle espressioni più semplici o alle immagini che più sono in sintonia con ciò che vuole esprimere.

 

A.M.: Nella lirica “Melodia” scrivi: “Nelle scintille del passato/ nei frammenti del futuro/ è interminabile la vita/ è infinito il morire/ ad ogni istante/ ad ogni parola// quando la melodia riecheggia/ nelle cavità del cuore/ ondeggia sulle note/ come stelle sparse alla rinfusa/ come gocce di rugiada/ sull’aureo ordito/ del tempo mio migliore/ […]“. Qual è il tuo rapporto con la musicalità del verso e con la musica in generale?

Giovanna Fracassi: Scrivo sempre ascoltando la musica. Spesso mi lascio guidare dalla melodia che sento più in accordo con il mio stato d’animo: pare quasi che sia proprio essa a saper aprire certi pertugi, quelli più nascosti e profondi dentro il mio pensare e sentire. Mi consente di entrare in comunicazione con me stessa, forse anche con il mio stesso inconscio, cattura ricordi che credo sopiti o emozioni e sentimenti che si riaffacciano prepotenti per ottenere la parola. La musica mi suggerisce immagini e metafore e similitudini, ma soprattutto mi fa “viaggiare” assai lontano. Perché la forza e la potenza della musica sono in grado di “sconfiggere” la morte, allo stesso modo la poesia. Come tutte le arti, hanno in sé stesse il germe dell’immortalità, si rivolgono all’infinito, all’eterno e per questo sono così care e indispensabili all’uomo.

 

A.M.: Una viaggiatrice dell’anima ha anche bisogno di trasportare il proprio corpo in luoghi fisici. Qual è stato il tuo ultimo viaggio? E hai trovato ispirazione in quel nuovo “regno”?

Giovanna Fracassi: Amo molto viaggiare, non solo con la fantasia, ma anche nella realtà. Lo faccio restando “aperta” ad ogni sollecitazione. I miei sensi si acuiscono, pronti a cogliere profumi, colori, immagini, atmosfere o a percepire emozioni e entusiasmi delle persone che incontro e delle quali poi mi piace immaginare la storia. Molte mie poesie sono nate proprio così: quasi che mi trasponessi nell’esistenza di un altro e ne esprimessi poi nella poesia la condizione, la felicità o il dolore. La scorsa estate ho visitato la costa settentrionale della Germania, soffermandomi in alcune città affacciate sul Mar del Nord. Molte mie poesie della silloge In esilio da me, sono state scritte pensando proprio a quell’ambiente di mare, così diverso da quello a cui sono abituata, e così ricco di suggestione. Sono salita su un veliero per compiere un giro fuori dal porto, al tramonto. Il silenzio, il vento leggero ma già frizzante, lo sciabordio quieto dell’acqua lungo i fianchi dell’imbarcazione che scivolava fra le onde appena leggermente increspate, il volto abbronzato e gli occhi azzurri del capitano e la sua sicurezza al timone, tutto questo ha senz’altro arricchito la mia poesia.

 

A.M.: La poesia è l’amante più caparbia della Luna. Sono certa di non averti mai chiesto quale rapporto hai con gli astri e con la meravigliosa sfera luminosa che sovrasta la notte.

Giovanna Fracassi: Come non restare affascinati di fronte allo spettacolo di un cielo stellato e di una luna rossa d’estate? Ogni stagione ci offre un diverso “quadro” notturno. Anch’io ho scritto ispirandomi agli astri. Vi scorgo un viatico verso l’immenso, verso il mistero dell’Universo, dell’Uomo e della vita stessa. A volte ne sento tutta la fredda indifferenza alle vicende della Terra e dei suoi abitanti, altre invece vi attribuisco una sorta di pietà e di benevolenza con la loro capacità di suscitare emozioni, di consolare con la loro eterna e immutabile bellissima presenza.

 

A.M.: In una tua intervista rilasciata a maggio per il sito Parlamidite.com racconti di vedere te stessa seduta davanti ad un forziere che detiene al suo interno monete e pietre preziose, vedi inoltre dietro di altre pietre che giacciono per terra ed altre ancora le stringi fra le dita. L’immagine è meravigliosa, e ti vedo anche io estasiata davanti a tanto splendore. Credi che terminerai il tuo percorso da scrittrice quando avrai riempito quello scrigno? Oppure altri forzieri si paleseranno al tuo cospetto?

Giovanna Fracassi: Da quel forziere non ho ancora tratto tutte le pietre preziose e spero e credo che in realtà sia un recipiente magico e quindi inesauribile. Mi piace immaginare che riuscirò ancora a lungo a meravigliarmi di tutto ciò che mi circonda e della vita stessa, quella della natura, degli altri esseri umani e quella mia.

A.M.: Nei prossimi mesi hai intenzione di partecipare a qualche fiera del libro?

Giovanna Fracassi: In esilio da me è stata presentata a numerose fiere del libro, prossimamente parteciperà anche a quelle di Francoforte (19 – 23 ottobre 2016) Milano (la data è ancora da comunicare) e Padova (11 -14 novembre 2016).

Do pertanto appuntamento qui a tutti coloro che vorranno cimentarsi nella lettura delle mie poesie.

 

A.M.: E l’ultima domanda, come ormai saprai, è una chiusura con citazione, dunque a te la parola.

Giovanna Fracassi: Mi piace chiudere questa piacevole intervista con la seguente citazione: “L’orizzonte non ti ha mai turbato? – E il mare – non ti si è mai avvicinato tanto da costringerti a danzare?” – Emily Dickinson “Un vulcano silenzioso, la vita”

 

Un grazie di cuore a te Alessia per questa ennesima intervista e per tutta la pazienza e la grandissima competenza con cui mi ha sempre seguita, fin dal mio esordio nel mondo della carta stampata.

 

A.M.: Giovanna cara, ti ringrazio anche io di cuore per questa nostra nuova chiacchierata sulle emozioni e sulla sana follia madre dei versi. Ai nostri lettori lascio le restanti strofe della poesia “Frecce argentate” con la quale abbiam aperto l’intervista, e consiglio vivamente di contattarti per poter aver una copia autografa e con dedica di “In esilio da me”.

 

“[…] mentre il gorgoglio si raccoglie/ attorno ai rintocchi fiochi/ goffi richiami al presente//

frecce argentate/ è la pioggia nell’abbraccio/ di una nuova illusione// mentre il fumo è un velo/ steso sui tetti del paese/ nuove forme d’ombra// scivolano e poi svaniscono/ sui marciapiedi traslucidi/ gonfi di foglie spigolose// nelle increspature del mattino/ piccole onde scure/ pozze di luce fresca/ sono strisce di sereno// a passi lenti/ con gli occhi bramosi/ le narici erranti/ riprendo la mia strada.” – “Frecce argentate”

 

Written by Alessia Mocci

Info

https://www.facebook.com/giovanna.fracassi

http://giovannafracassi.altervista.org/

http://autori.poetipoesia.com/giovanna-fracassi/

giovanna.fracassi@libero.it

 

Fonte

http://oubliettemagazine.com/2016/10/18/intervista-di-alessia-mocci-a-giovanna-fracassi-vi-presentiamo-la-nuova-silloge-in-esilio-da-me/