“Tra i vicoli della mia infanzia ” di Gelsomino Marconicchio e Annamaria Marconicchio Edizione Eva. A cura di Ilaria Grossi

 

Frosolone, bassomolise.

E’ la storia di Gelsomino..

un vero diario-racconto della sua infanzia e adolescenza. La vita in un paesino la cui fonte di sostentamento era l’artigianato locale, ovvero la lavorazione di coltelli e forbici, l’allevamento, l’agricoltura locale e il lavoro certosino delle lavandaie.

Semplicità e genuinita’ sono coordinate di un epoca passata dove i bambini non erano certamente saturi di TV, videogiochi e smartphone, giocavano nella piazza del paese o nell’oratorio della chiesa.

“La noia” era riempita di piaceri semplici dal pasto più ricco della domenica ad una frittella con lo zucchero , ai giochi in piazza e alle partite di calcetto.

Gelsomino, viveva con la mamma e le sue sorelle, non ha mai conosciuto suo padre.

Gelsomino, timido ma anche fin troppo responsabile per la sua giovane età spesso si sentiva solo e in balia degli eventi.

Gli anni passano, conclusi gli studi inizia il lavoro in una nuova città Torino e con il tempo riuscirà davvero trovare la sua strada come piccolo imprenditore…e una compagna di vita.

Questo libro è un vero omaggio al suo paese Frosolone e ai punti di forza dei suoi compaesani:

“la modestia, l’onestà, la bontà e la generosità “.

Il libro scorre con semplicità, pieno di aneddoti e ricordi del passato , tutto passa attraverso gli occhi di un bambino , occhi unici e veri, puri e ingenui..tra i vicoli della sua infanzia.

Buona lettura Ilaria

 

“Il meraviglioso vinile di Penny Lane” di Giordano Criscuolo, Eretica edizioni. A cura di Micheli Alessandra

 

Penny Lane è nelle mie orecchie e nei miei occhi. 
Lì sotto i cieli blu della periferia 
Sto seduto, e in quel momento dietro di me 
Penny Lane è nelle mie orecchie e nei miei occhi. 
Lì sotto i cieli blu della periferia 

 

Cosi inizia la bellissima canzone Penny Lane dei Beatles.  un canto d’amore a quelle periferie londinesi ( ma oserei dire di ogni città del mondo) che dietro al grigiore di giorni sempre uguali, celano incanti e tesori. Questo perché soltanto chi si sente perduto, dentro un abisso di noia senza fine, di vite strozzate dalle difficoltà, quasi inaridite dai gesti di sopravvivenza, da un degrado che la città perbene scarica su una parte di sé, esiste ed esisterà sempre chi colora l’opaco di sogni. Ed è proprio la protagonista del libro di Criscuolo che incarna il potere dell’immaginazione. Un potere che, grazie alla musica, e all’incanto che essa creerà, aprirà finalmente le straordinarie porte tra i mondi, tra gli universi o come li chiama l’autore le riporte.

E le riporte che troverete nel testo ( non svelerò di più per non togliervi il gusto di leggere il libro ma stuzzicherò soltanto la vostra curiosità)  richiamano le straordinarie teorie di un altro Genio incompreso dai molti, Gianbattista Vico: i corsi e ricorsi storici. Cosa sono?

Secondo Vico, la storia non ha un andamento lineare ma ciclico, anzi direi ellittico, in cui gli eventi, cosi come i germi della corruzione si susseguono riportando l’umanità al punto di partenza. Con in più l’acquisizione di esperienza. E tutto questo avveniva non per puro caso, ma in base a un disegno preciso, che per il filosofo era tracciato dalla mano della provvidenza.  Ed è il motivo per cui durante la storia, ma anche durante la vita interiore dell’uomo, si assiste a situazioni che ci ricordano le precedenti anche se diverse per forme adeguate la periodo in cui tornano. Pertanto, prendere una “riporta” significa tornare a un segmento preciso di quell’ellissi, ed assistere però a un evento che è simile ma totalmente diverso. Penny si trova a viaggiare tra il multi universo o universo parallelo, sbucando nel passato, nel presente e nel futuro. Ma non solo. Le riporta la rendono partecipe anche dell’evento condizionato con il sé, quello che pur ripercorrendo l’ellissi la cambia grazie al libero arbitrio. E cosa ci ricorda quest’universo magico, abitato da strani personaggi eppur cosi simili ai nostri pensieri? La teoria delle stringhe. Questa deve la sua formulazione a un uomo profondamente impregnato di un senso della vita in cui ancora poteva abitare la meraviglia e l’incanto, Einstein. Il nostro stimato fisico era un uomo un po’ come la nostra protagonista, convinto che, in fondo, la vita non fosse un concentrato di leggi totalmente meccaniche, un luogo di sopravvivenza e di grigiume, di quotidianità che a lungo andare poteva causare un intorpidimento del lato necessariamente creativo del cervello. Albert sapeva che il mondo è anche magia, che fosse ravvisata nelle storie, nella musica, o in un libro. Tanto che, fautore del pensiero positivo, quello che apre le possibilità che il cinismo vieta, credeva nel raggiungimento di traguardi considerati impossibili. E se avrete la fortuna di leggere il libro in questione ravviserete in esso le fasi sui cui il grande fisico basava anche la sua scienza tanto da diventare veri e propri comandamenti.

1. Segui la tua curiosità.

Penny non ha problemi a farsi domande e da queste stuzzicare l’inevitabile azione che la porta a innescare una serie di eventi straordinari.

 

2. La perseveranza è un lavoro inestimabile. Penny continua imperterrita a cercare le sue risposte non rinunciando soltanto perché esse appaiono codificate in un linguaggio astruso o perché minano le sue certezze.

3. Poni il presente al centro della tua attenzione. Penny non si preoccupa di cosa sarà, di come tornerà a casa, di come risolverà i suoi problemi. Penny si gode il momento ma soprattutto ogni emozione che quel momento le procura, sia di gioia sia di dolore.

4. L’immaginazione è potere. Per Einstein:

 

“L’immaginazione è tutto. E’ l’anteprima delle attrazioni che il futuro ci riserva; l’immaginazione è più importante della conoscenza.”

 

Per Penny la fantasia è una salvezza da un mondo che ingoia vorace i sogni, un mostro tentacolare che fa credere che:

 

sognare qui non significa evadere o lottare per un futuro migliore. Sognare è una semplice perdita di tempo. E poi oramai la maggior parte delle persone ha persino dimenticato come si fa.

 

Di contrasto la dolce ragazzina usa la musica come chiave per aprire quel mondo immaginario e riesce, grazie agli insegnamenti magici del padre, a considerare certi luoghi come scrigni di magia. Dietro questi alberi ad esempio vivono splendide fate che a mezzanotte danzano su canti straordinari. Allora sotto questi funghi vengono gli gnomi ad ammirarle nascondendosi per bene perché non vogliono essere scoperti.

Penny salva la sua vita con la magia e la musica

5. Non avere paure di sbagliare. Penny sbaglia. Compie scelte a volte sciocche o dal risultato disastroso. Ma le compie lo stesso nella certezza che siano proprio gli sbagli a dare un certo aroma alle azioni e alle cose, ed è questo che:

 

l’odore delle cose annulla le distanze del tempo.

 

Ma non solo. E’ nei suoi sbagli che Penny scopre qualcosa di nuovo lo fa suo e dona nuova linfa vitale alla sua esistenza e di contrasto all’esistenza di quella parte del mondo che si lascia andare.

6. Vivi nel momento. Quando si trova in posti sconosciuti lei non rimpiange cosa ha perduto ma indaga, classifica, controlla esamina, dibatte dialoga e spesso contesta come se quel mondo non le fosse estraneo. Penny non teme l’ignoto.

 

Nel vuoto non percepivano il nulla scorgevano l’incognito, il sospeso, l’arcano il mistero il divino. La magia

 

7. Crea. Penny crea. Creai i suoi sogni con la fantasia, crea storie, crea immagini con la sua amata musica perché sa che è questo il senso dell’arte riempire i vuoti della vita e dare un senso a quei vuoti dando un senso alla vita. E conosce il segreto che è stato protetto da tanti artisti:

 

con il pennello si possono fare cose magiche si possono disegnare le immagini dei sogni.

 

8. Non essere ripetitivo. Penny è in fondo una folle. Una sognatrice una che insegue le chimere e proprio in quelle pazzie che si trova la volontà di osservare gli altri e la vita semplicemente da un’altra prospettiva per: 

 

cercare un briciolo di vita nelle persone che la circondano

 

Ed è in grado di raccontare con occhi limpidi entusiasti i suoi incanti come se essi fossero reali tanto da diventarlo e tornare a far parte del mondo:

 

però mai nessuno potrà impedirci di vivere i giorni a venire come in una fiaba tra sogno e magia.

 

9. La conoscenza deriva dall’esperienza. Nel suo percorso quasi iniziatico Penny sperimenta, apparente? e rimette in discussione tanto da poter apprendere nuovamente a un livello maggiore. Per questo torna con una possibilità in più di riuscire a non galleggiare nel mare della banalità ma a nuotare, anche controcorrente, anche nonostante le correnti spesso insidiose di questo grande immenso oscuro mare: le emozioni.

10. Impara le regole e giocherai meglio. Come la sua alter ego Alice, Penny è impegnata a una strana (incomprensibile per i più) partita a scacchi con sé stessa. Il premio in palio è comprendere la sua realtà guardarla fissa negli occhi, carpirne le linee essenziali, le regole per mischiarle e confonderle fino a creare un nuovo schema diverso, straordinario e originale. Penny è il cambiamento che si attiva quando si osa e quando si lotta, come un moderno Giacobbe con Dio, provvidenza o destino o come desiderate chiamarlo.

Se Einstein ci fornisce le linee guida per comprendere il percorso della nostra eroina cosa centrano le stringhe?

La teoria perfettamente esplicata da Crisciuolo fornisce la mappa con cui Penny inizia a identificare il territorio dove sta viaggiando. Proprio cosi. è la teoria base che guida con mano sicura la storia altrimenti incomprensibile del suo viaggio attraverso il meraviglioso mondo creato da un semplice vinile. Non vi tedierò con i concetti scientifici troppo specialistici, ma vi comunico che le stringhe identificano il modello con cui si cerca di dare vita a una teoria del tutto che possa comprendere le multidimensioni. Le stringhe appunto. ciò porta a considerare lo spazio come un catalogo infinito di universi possibili ognuno dei quali  può portare a un segmento successivo o antecedente.

Com’è possibile?

Ricordiamoci che tutti noi siamo fatti di tre dimensioni a cui si aggiunge una quarta: il tempo. Ogni materiale è composto da molecole formate da atomi che a loro volta sono formati da elettroni neutroni e protoni a loro volte composti da quark. E persino i quark sono composti da altre piccolissime particelle . Ora la teoria ci dice che le dimensioni non sono tre ma dieci, che i quark sono composti da filamenti di energia non da particelle. E questi filamenti sono simili a corde ( stringhe) ognuno delle quali vibra in modo diverso e in base a questo tono i filamenti producono particelle diverse. Particelle che compongono il nostro mondo e il nostro universo, non ce lo scordiamo. Pertanto visto che si parla di dieci dimensioni spaziali significa che noi possiamo vedere solo tre dimensioni ma che in realtà esiste un universo a strati. La teoria delle stringhe porta, inevitabilmente a formulare quella del multiuniverso

Ed è proprio il multiuniverso ad essere descritto dall’autore:

 

varcare le riporte venivano scaraventati per pochi secondi in uno degli altri mondi dove con altri personaggi e altre sembianze vivevano la scena che avrebbero rivissuto appena la riporta li avrebbe ricondotti al loro posto

 

Un autentico, spettacolare, salto dimensionale, simile a quello effettuato dalla  Alice di Lewis Carrol, o quello presente in tanti racconti irlandesi di fate, quelli in cui i varchi (o riporte)  mettevano in comunicazione il mondo dei faerie con quello degli umani.

E cosa troviamo in questi mondi?

Semplice:  l’arte, la creatività la fantasia. Tutto quello che ruba all’uomo la rassegnazione del tempo che si trova a vivere, che sia un cupo medioevo, o la disgregazione sociale dello spazio comune, che porta alla segmentazione di ciò che era unitario: la società.

Essa da spazio condiviso, sacrale, luogo di interazione e coesione delle differenze viene a trasformarsi in localismo, in mini spazi con una distanza non soltanto fisica ma direi umana. Periferia e centro non solo soltanto luoghi delle città ma dell’anima.

 

uno di quei posti deprimenti dove i privilegi di un anonima cittadina diventano i detriti di una triste metropoli

 

Una periferia dove:

 

il sole reca quasi disturbo al regolare quotidiano, dove la rassegnazione ha soppresso la speranza

 

E quel posto non è soltanto nella fantasia dell’autore ma è, purtroppo, a rischio di nascere dentro ciascuno di noi, quando crediamo davvero che l’immaginazione è un trastullo, che è da ostacolo alla vita vera quella fatta di responsabilità e doveri. Quindi richiudiamo i sogni dentro un cassetto e lo spranghiamo ermeticamente per dimenticarcene, finendo inariditi prosciugati diventando non meno spaventosi degli zombie dei film horror.

Come fa Penny a restare fresca, innocente e pura, tanto da viaggiare tra i mondi? La risposta è nel suo nome: la musica.

E’ la musica che riesce a scuoterle la coscienza che:

 

la protegge da un mondo freddo e sempre più desideroso di mangiare i sogni e i desideri delle persone

 

Che le mostra un’esistenza colorata, variopinta e strana, quasi oscura ma vibra e vibrante. E’ la fantasia, come raccontava Einstein a rendere l’universo una scoperta continua, E chi sa immaginare e creare domina la materia stessa di cui è fatto il mondo.

 

le cuffie e i suoni rischiarano le nebbie dell’oblio e la proteggono

 

Dalla banalità delle convenzioni e gli occhi liberi, liberi di vedere attraverso il velo quel luogo incantato dove nasce l’arte. E l’altro mondo dei faerie non è che immagine di quella straordinaria parte della mente che è capace di creare e di innalzarsi dalla materialità per scoprire immagini, suoni antichi e atavici e riportarli indietro al nostro fragile inconsistente modo. E’ l’arte che dona la forma alle cose.

 

Hai mai pensato che la loro musica provenisse da un altro mondo?

 

E’ arte, la bellezza che salva il mondo. Ce lo racconta Penny, ce l’hanno suggerito i grandi poeti, artisti pittori musicisti del nostro tempo e dei tempi passati. Ci hanno fatto rinascere con note, parole e colori, ci hanno accompagnato per mano per scoprire l’incanto nelle forme delle nuvole, nelle rocce:

 

nel volo di un gabbiano nei canti degli aedi nei presagi di un sogno nei racconti dei nonni nei ricci delle castagne nei piedi dolenti nel sale nel vino tutti credevano in tutto e tutto bastava per spiegare la vita.

 

Leggere Penny Lane è trovare la spiegazione e l’armonia in noi stessi e nel di fuori di noi, è un ritrovare la parte fanciullesche e spensierata, è aspirare profumi dimenticati e occhieggiare nel mondo numinoso tornando rigenerati e più umani di prima.

leggete Penny. Assorbite quel racconto cosi poetico e cosi oscuro, come una notte di luna che incanta con i suoi giochi di luce sull’erba nascosta dalla notte. Riscrivete grazie al suo viaggio incantato il finale delle vostre vite, cosi spente. accendetele di fuochi artificiali:

 

carichiamoli di amore dolcezza e di rock.

 

Cosa dire Penny? Mi hai letteralmente rubato il cuore.