“L’altare dell’abisso” di Patrich Antegiovanni, self publishing. A cura di Vito Ditaranto

 

A volte le emozioni più forti le trovi proprio laddove non le stavi cercando.

Sono state così le mie letture nelle ultime settimane. Buoni libri, interessanti forse. Ben scritti, a volte. Ma nulla di più.

Poi il libro di Patrich Antegiovanni “L’altare dell’abisso”.

Questo libro spicca tra tutti quelli che ho letto ultimamente. Quando ho letto la trama di questo thriller, ho intuito che sarebbe stata una storia molto interessante e le mie sensazioni sono state ampiamente confermate. Lo stile di Patrich Antegiovanni è scorrevole e elaborato al punto giusto.

L’autore è riuscito a costruire un romanzo di elevato spessore, con tematiche ben bilanciate.

Mistero e magia con velature esoteriche appena accennate, ma molto significative, sono i punti di maggior forza di questo avvincente thriller.

Fedro il protagonista principale del romanzo mi ha portato alla mente Platone e il suo “Fedro”; la perfezione, per essere realmente tale, deve nascere dall’imperfezione, l’incorruttibile deve uscire dal corruttibile, avendo questo come veicolo, base e contrapposto. La Luce assoluta è Tenebra assoluta, e viceversa. In realtà, nel regno della Verità non vi  è né LuceTenebra. Bene e Male sono gemelli. Separateli, isolando l’uno dall’altro, e spariranno entrambi. Nessuno esiste per se, giacché ciascuno per venire in esistenza deve essere generato e creato  dall’altro; entrambi devono essere conosciuti ed apprezzati, prima di divenire oggetti di percezione; quindi, nella mente mortale, devono essere divisi.

Platone, nel “Fedro”, parla di una razza di uomini alati, ebbene il Fedro di Antegiovanni anche se non possiede fisicamente le ali potrebbe essere assimilato ad un essere alato, metaforicamente parlano, quello che i greci identificavano con Hermes, il dio alato chiamato anche Angelos, il messaggero, il cercatore e il portatore di un messaggio di rinascita e resurrezione:

“… Sentiva che l’esistenza era stata avara con lui e perché non cambiarla? Un nuovo lavoro, una vita diversa rispetto a quella imposta dalla moglie, un altro genere di resurrezione. Nell’istante in cui si delineavano i contorni, l’idea scomparve subito.

Fedro sapeva di mancare in istinto, disperazione e coraggio. Flettere, anche di un minimo, il percorso dell’esistenza richiedeva un atto di forza, e solo scegliere cosa indossare la mattina richiedeva appunto una scelta…”

 

In pochi giorni Fedro passerà attraverso una scomparsa, un omicidio, antichi tomi di alchimia, personaggi misteriosi sino ad affrontare l’Ordine degli Adepti (forse un chiaro richiamo agli ILLUMINATI di BAVIERA), come se le confraternite spirituali fossero impegnate a guidare con saggezza l’umanità verso il regno dell’infinito e si confondono con le così dette confraternite politiche, composte, da persone assetate di potere che manipolano i loro programmi segretamente. Fedro suo malgrado si ritrova coinvolto in un turbine di forze oscure nella potenza dell’amore e nel fascino occulto(nascosto). Ma la con coraggio il protagonista affronterà il suo percorso iniziatico concludendo la metamorfosi e il rinnovamento della propria anima. Il racconto introduce il lettore al rito di iniziazione esoterica in cui la morte e la rinascita sono gli unici due eventi che individuano l’uomo puro e illuminato. L’Iniziazione è una cerimonia rituale con la quale si predispone l’aspirante Adepto a poter ricevere l’insegnamento segreto. Questo Rito provoca una profonda modificazione spirituale nel neofita che attraversa dapprima una fase di “morte” e poi una successiva fase di “rinascita”. E’ bene chiarire che l’Iniziazione non è assolutamente l’esposizione di una Dottrina, ma una serie di riti ed operazioni, potenti ed efficaci, che trasformano radicalmente chi la riceve. Tutte le iniziazioni caratteristiche delle grandi civiltà tradizionali, sia Occidentali che Orientali, hanno sempre avuto lo scopo di predisporre l’Adepto ad iniziare il suo cammino verso l’Illuminazione, cioè la liberazione dalla realtà empirica materiale con il conseguente superamento dello stato umano e l’identificazione con il Divino. Sia che si parli delle iniziazioni dell’antica civiltà egiziana o di quelle delle religioni misteriche dell’antica Grecia o di quelle Ermetico-Alchemiche del nostro Medio-Evo o di quelle tipiche degli ordini cavallereschi medioevali o, ancora, di quelle dei Rosa-Croce o della Massoneria, solo per fare degli esempi, la Cerimonia presenta sempre gli stessi stadi: Dapprima si ha la Morte rituale, con la discesa agli inferi, cioè il viaggio dell’Uomo nella profondità più oscura del proprio essere. Successivamente si ha la Resurrezione rituale, cioè la nuova nascita dell’Adepto. Tutte le Cerimonie di iniziazione fanno riferimento ad una Sapienza Primordiale estremamente antica, tramandata, nel corso dei millenni, da una catena ininterrotta di Adepti iniziati. Ovviamente l’iniziazione viene conferita solo a chi è ritenuto degno e scelto, nel momento opportuno, dall’Ordine iniziatico che la conferisce: La natura psichica del neofita deve essere tale da poter accogliere il trasferimento di contenuti iniziatici da parte della Comunità. Inoltre viene conferita solo ad individui di sesso maschile. Il Rito avviene in un luogo chiuso (Tempio), ricco di simboli esoterici, ciascuno dei quali ha una precisa influenza sulla psiche dell’iniziando. Al Tempio possono accedere esclusivamente i membri dell’Ordine. Gli Officianti pronunziano formule e compiono azioni che si tramandano fin dai primordi dell’Umanità. Queste formule, insieme alle domande ed alle risposte del neofita, trascendono il loro significato, per assumere una valenza sopratutto spirituale. Anche i comportamenti ed i gesti degli officianti sono rigorosamente codificati ed hanno lo scopo di trasmettere alla psiche all’iniziando ciò che non si può trasmettere con le semplici parole. Lo stesso fine hanno gli oggetti sacri usati nella cerimonia. All’inizio del Rito avviene lo smarrimento e la sospensione del Se del neofita, che ha la sensazione di trovarsi smarrito tra le tenebre: egli anticipa l’esperienza della Morte e spesso si verificano spavento, tremore, sudore ed angoscia. Successivamente egli ha la sensazione che una meravigliosa Luce gli venga incontro: a questo punto egli è rinato a nuova vita. Con l’Iniziazione, l’Adepto si distacca da una realtà a lui nota e vissuta e si dispone ad una trasformazione interiore entrando spiritualmente in una nuova dimensione. Chiariamo però che, con l’Iniziazione, l’individuo non raggiunge certo l’Illuminazione, ma entra in una dimensione dalla quale può iniziare il cammino. Una volta entrato in un Ordine Iniziatico, l’Adepto verrà istruito sulle conoscenze segrete gradualmente. Ogni passaggio ad un grado superiore dell’Ordine, sarà caratterizzato da una nuova particolare iniziazione. Anche se l’appartenenza ad un Ordine Esoterico, con le sue successive iniziazioni, facilita enormemente il cammino dell’Adepto verso l’Illuminazione, questa appartenenza non è una condizione indispensabile per raggiungere il traguardo. Esistono forme di Iniziazione anche al di fuori degli Ordini Tradizionali. Un esempio per tutte è il Battesimo impartito dalla Chiesa Cattolica: anche se il Battesimo è ormai amministrato da una Istituzione che non ha ormai più la minima idea di cosa significhi questo sacramento, ha ancora una debole valenza iniziatica sull’individuo che lo riceve.

Anche per il lettore dell’Altare dell’Abisso la narrazione si tramuterà in un rito iniziatico in cui nulla sarà come sembra, sballottato tra bugie e verità, un intreccio di vicende che rendono questo mystery thriller un romanzo d’assaporare fino all’ultima sillaba. Ho trovato questa idea fantastica e di per sé sarebbe bastato per farmi avere tra le mani un libro finalmente diverso. Ma l’autore ha deciso di mirare sempre più in alto e con una mira da cecchino ha fatto centro ambientando questa storia sullo sfondo di un complotto (plausibile) che affonda nella storia. Un libro che regala emozioni sempre più forti e sempre più intense. Ho adorato tutto della trama di questo libro. Contiene molti degli elementi che personalmente cerco in un buon libro. I personaggi sono piacevoli, sono completi: persone che potremmo tranquillamente incrociare per strada, con pregi e difetti e sono descritti in maniera quasi eccelsa. Ho adorato anche i vari cenni di natura esoterica e gnostica. Ho adorato anche i cenni ai vari testi antichi di natura esoterica ed in particolare i cenni al “Mutus Liber”.

 

Il “Mutus Liber”“Libro Muto” in quanto sprovvisto di testo – rappresenta forse il più famoso ed enigmatico testo alchemico. In sole 15 tavole, sono illustrate tutte le operazioni fondamentali della Grande Opera attraverso un insieme di immagini allegoriche, ricche di dettagli, il cui simbolismo il lettore è chiamato ad interpretare. Il linguaggio iconografico è considerato sufficiente di per sé a comunicare quei segreti che è vietato esprimere per mezzo della parola. Le uniche frasi scritte si trovano nella prima, nella penultima e nell’ultima tavola. Nella prima tavola leggiamo: “MUTUS LIBER, IN QUO TAMEN tota Philosophia hermetica, figuris hieroglyphicis depingitur, ter optimo maximo Deo misericordi consecratus, solisque filiis artis dedicatus, authore cuius nomen est Altus. 21.11.82. Neg: 93.82.72. Neg: 82.31.33. Tued.”  Ovvero: “Il Libro Muto, nel quale l’intera filosofia ermetica viene rappresentata in forma di figure geroglifiche, consacrato a Dio misericordioso, tre volte massimo ottimo, e dedicato ai soli figli dell’Arte, da un autore il cui nome è Altus”. Le enigmatiche serie di numeri e di sigle che seguono vanno lette al contrario (da destra a sinistra) e si rivelano essere dei riferimenti a specifici versetti biblici: Gen. 28.12-12, Gen. 27.28-39, Deut. 33.13-28. La prima citazione descrive il sogno di Giacobbe, che è appunto illustrato sulla prima tavola; la seconda e la terza citazione fanno riferimento alla “rugiada celeste”, la cui raccolta è illustrata nella tavola 4.

Nella penultima tavola, in fondo, leggiamo:

“Ora Lege Lege Lege Relege labora et invenies”. Cioè: “Prega, leggi, leggi, leggi, rileggi, lavora e troverai”:

Consiglio singolare per un libro in cui non c’è praticamente nulla da “leggere” in senso stretto, eppure è un invito prezioso a ricavare dalle immagini quegli insegnamenti che la parola non potrebbe comunicare.

Nell’ultima tavola, i due filatteri che escono dalla bocca dell’uomo e della donna inginocchiati di fronte alla gloria dell’alchimista recano le parole: “Oculatus abis”, ovvero: “Dotato di occhi (chiaroveggente) te ne vai”.

E’ quasi certo che l’autore del Mutus Liber, celato dallo pseudonimo “Altus”, sia Jacob Sulat o Saulat, dato che il suo nome appare nel Privilége du Roi che accompagna l’edizione originale. Come dimostrò Canseliet, la scritta “Oculatus abis” che appare nell’ultima tavola forma appunto l’anagramma: “Jacobus Sulat”.

La prima edizione del Mutus Liber fu pubblicata a La Rochelle nel 1677.

Comunque, come già scritto, “L’Altare dell’Abisso” mi ha piacevolmente colpito, il libro è scritto abbastanza bene creando il giusto mix tra mistero e storia, rendendo il tutto molto verosimile, una pecca riscontrata è data dal fatto di aver riscontrato un numero di refusi ampio e in alcuni momenti l’autore si dilunga a descrivere qualcosa di totalmente inutile rispetto alla trama, ma il tutto potrebbe essere facilmente superato da un buon editing. Il libro nel complesso risulta buono, ma se si vanno ad analizzare attentamente gli eventi narrati saltano fuori alcune piccole imprecisioni. Nel complesso è un buon libro da leggere assolutamente.

In definitiva l’opera anche se non precisissima è qualcosa che dovete leggere assolutamente.

Buona lettura.

…a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto…