“Viaggio attraverso le categorie letterarie. Il genere erotico”. Di Micheli Alessandra

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Ultimamente, la nostra adorata piattaforma social,  è inondata da un autentico coro di indignazione collettiva. Le autrici, le lettrici e qualche editore si sono coalizzate contro un modus operandi che considerano vergognoso.

Sarà la negazione di Trump sul buco dell’ozono? La volontà del nostro governo a non anticipare le elezioni onde evitare la perdita di vitalizi? Sarà il rifiuto della cosiddetta economia di disastri, la shock economy?

Magari.

In realtà si sentono offese, nel loro senso etico, ( fa ridere un sacco) dalla caparbietà di alcune recensioni che, sembrano svalutare, i loro amati libri erotici accusandoli di pornografia.

Ora, tralasciando l’inutilità di questa campagne e evitando di consigliare la spesa più proficua di queste energie per campagne davvero importanti, cercherò di far capire, alla deliziosa massa di esagitate, che l’accusa di pornografia è un’accusa fattibile, reale se fondata su fatti inoppugnabili, partendo dall’analisi delle caratteristiche di genere. Perché la categoria erotico ha una sua identità ben definita e che esso stesso, se fosse un entità dotata di parola, si ribellerebbe lanciando impropri a destra e manca.

Quando la sola scusante, posta per porre freno alle critiche è, “leggete la trama” o la più sofisticata “cosa vi aspettate da un erotico, non certo un gioco di burraco “risponderò, da persona, spero competente, in codesto modo: da un erotico mi aspetto l’eros. Pertanto, una trama interessante non dà, purtroppo, conto della modalità con cui l’autore o l’autrice affronta il genere. Come dire la trama è interessante, ma la scrittura si discosta dal genere. Possibile e vero.

Ora, siccome l’erotico è considerato un genere specifico, uso questa ignoranza strutturale come scusante per cotali vanesi commenti e pertanto, mi accingerò a raccontarvi cosa diamine dovete pretendere quando acquistate un libro con scritto: erotico.

L’erotico è una categoria letteraria.  Si cari miei lettori.  Non un sottogenere del rosa, ma una vera e propria classe a parte. perché è così importante il genere direte voi? Ve lo spiego in modo conciso. La letteratura viene convenzionalmente suddivisa in una molteplicità di forme codificate di espressione ( il genere appunto) che aiutano la classificazione e rendono, soprattutto, più semplice la discussione critica. Nonché maggiormente precisa aggiungo io. E la discussione critica non è altro che la famosa, decantata, ricercata, recensione. Boom!  E’ scoppiata la bomba.

Eh sì, cari miei virgulti. Recensire significa proprio analizzare criticamente un testo,  cosi come il vocabolario, quel misterioso sconosciuto, cita.

Ma non è questa la sede per approfondire la questione. Quello che ci interessa ora è che il genere serve proprio allo studioso, poiché seguendo le regole complessive che distinguono una categoria dall’altra, esso, agevolmente può raccontare, definire e criticare il tomo in questione.

Per letteratura erotica si intende uno scritto che abbia come argomento principe la trattazione più o meno esplicita di temi riguardanti la sessualità, l’amore fisico e tutto ciò che concerne l’eros, cosi come inteso dal mondo greco.  I nostri greci, infatti, usavano il termine eros ( ∑ῤῳҫ) per far riferimento a aspetti dell’amore diversi da quello coniugale. Questo significa che si passava a quello più erotico (compresa l’omosessualità) fino alla definizione platoniana che considerava l’eros un’ inclinazione finalizzata all’amore per la sapienza, alla filosofia piuttosto che espresso in un mero atto sessuale. Era sua convinzione come questo, potesse essere veicolo per la trasformazione della coscienza e unione intima con il divino. Una teoria che trova radici profonde nello hierogamos dell’antica Mesopotamia che considerava l’atto fisico come una forza in grado di unire tutto il conoscibile in un globo divino, strada verso la perfezione e l’unità assoluta.

Pertanto, si capisce come l’erotico non parli soltanto di amore, inteso in senso onnicomprensivo, ma si leghi profondamente alla filosofia e alla spiritualità. E quindi non è raro che all’interno del genere si ritrovino romanzi raccolte, poesia, opere teatrali che sono quasi delle guide filosofiche.

Non soltanto.

Questa sua profonda commistione con la filosofia, lo pone anche in un altro interessante ambito, ossia la riflessione verso la società in cui è calata la nostra realtà giornaliera, con le sue etiche, le sua morali, i paradigmi religiosi e persino i suoi limiti. Non è raro che, le opere erotiche, siano un mezzo di denuncia sociale, di volontà innovativa contro la morale dell’epoca, manifestatasi in quelli che sono i suoi peculiari tabù. Fantasie, temi come prostituzione, orge, omosessualità, una certa perversione sono finalizzati alla necessaria rottura di tabù, i feticci con cui un’organizzazione umana sostiene sé stessa e gli assunti culturali su ci si basa.

Cosa sono questi fantomatici tabù?

In una società umana, e sottolineo umana, il tabù è una forte proibizione sociale relativa a una certa area di comportamenti e consuetudini dichiarata sacra e proibita. Infrangere uno di questi tabù era considerato un abominio, cosa ripugnante e degna di biasimo e esclusione sociale da parte della collettività. In molti casi, il tabù ha un forte valore religioso. Scriveva a proposito Mircea Eluiade:

“Il cosiddetto tabù – parola polinesiana adottata dagli etnografi – è precisamente la condizione delle persone, degli oggetti e delle azioni isolate e vietate per il pericolo rappresentato dal loro contatto. In generale, sono o diventano tabù tutti gli oggetti, azioni o persone che recano, in virtù del modo di essere loro proprio, o acquistano, per rottura di livello ontologico  una forza di natura più o meno incerta”.

Tra i tabù più pertinenti alla mia analisi, cito alcuni di quelli studiati da James Frazer, come quelli relativi alle mestruazioni, e al parto, resi ancor più feroci con l’avvento, a partire dal XV, dall’aumento delle restrizioni come la censura che portò a una restrizione della produzione letteraria erotica con divieti legali alla pubblicazione per motivi di oscenità.

Se prima dell’invenzione della stampa, cotale letteratura girava ed era fruibile, per gli alti costi di produzione dei singoli scritti, a un piccolo gruppi di lettori, con la diffusione libera dei testi essa fu oggetto ovviamente di limitazione. Caso strano ma non coincidenza ho citato un secolo preciso in cui ci fu questa rigidità: il secolo che sancì il passaggio dal medioevo al rinascimento e dalla caduta dell’impero bizantino.

Come, direte voi, il secolo più interessante dal punto di vista culturale, fu oggetto delle prime censure? Ebbene sì. Non è un caso che l’aumento della scienza fu controbilanciato da un’acredine verso la sessualità libera e scanzonata. 

Innanzitutto ricordo che, nel 1414 fino al 1418 ci fu il concilio di Costanza, convocato per porre rimedio e termine del famoso scisma d’occidente, che  aprì la strada a quello più netto e disastroso ( per la chiesa cattolica) che ebbe come protagonista Lutero. Non vi tedierò con i dettagli, vi ricordo solo che questo fu da ricercare nel trasferimento della sede apostolica da Avignone a Roma dopo circa settant’anni di permanenza nella cittadina provenzale. Ora questa lite, apparentemente soltanto territoriale, tra papa a Roma e papa a Avignone, non fu soltanto di ordine politico ma soprattutto culturale. Roma, città eterna, non poteva reggere minimamente, il paragone con la cittadina provenzale, sede di una cultura importante, innovativa per l’epoca e molto libertina.  Non a caso fu la patria dei Trovatori, i cantori d’amore, nonché sede delle migliori eresie che diedero poi impulso alla rinascita culturale europea.

 Oh suprema patria di gnosticismo! Che tanto hai lasciato e tanto hai donato, nonostante l’acredine che ancor oggi ti perseguita!

Fu questa una cultura profondamente beata nei confronti del lato fisico del mondo, seppur ripudiato era in realtà profondamente vissuto! Come direbbe osca Wilde, l’unico modo per sottrarsi al vizio è cedervi.

Ma torniamo a noi

Raccontando un po’ gli eventi di questo secolo, affascinante e nefasto, ricordo altro: i primi roghi di eretici ( Jan Hus, Girolamo da Praga) le guerre hussite, la guerra dei cent’anni ( con le gesta della beniamina Giovanna D’Arco) la caduta di Costantinopoli conquistata dei turchi, la guerra delle due rose in Inghilterra ( importantissima e che fu alla base della trasformazione della nazione in potenza indiscutibile) il trattato di Tordesillas ( la spartizione delle Americhe) fino ad arrivare alla fine del secolo alla caccia delle streghe.

Bingo.

Questa persecuzione, riservata alle donne sospettate di compiere atti di magia nera con la complicità di forze oscure e infernali fu profondamente unita al concetto di tabù. Le donne furono le responsabili di uno stato di incertezza e paura suscitata dalla globalizzazione epocale, che mise in discussione i veti esistenti.  E fu legata alla sessualità. Una sessualità che divenne rifiutata, ostacolata e considerata il male in assoluto. Quindi, questo stato repressivo fece diventare, la letteratura tacciata di demoniaco, molto più sovversiva e ribelle di quanto fu nelle precedenti epoche. Non dimenticatevi di questo elemento. È importantissimo.

Se si retrocede nell’analisi storica, si possono rintracciare già nell’antichità riferimenti alla sessualità e alla forma sensuale dell’amore. Tutto con una semplicità stupefacente, quasi a sottolineare la totale quotidianità di un atto considerato parte della vita. Nell’antico nulla sembrava blasfemo o orrifico. Né la morte, né il parto, né il sesso. Erano semplicemente componenti indispensabili del grande mosaico cosmico.

Il primo racconto erotico di ci si ha memoria è il cosiddetto Papiro erotico, (antico Egitto) dove le immagini esplicite vengono accompagnate dal testo. Bisogna però, considerare che questi concetti erano intesi nel loro senso sacrale, di celebrazione della creazione, del mondo e della sua manifestazione fisica. Leggete questo passo, di una poeticità assoluta:

Tua sorella (Iside) viene traboccante d’amore. Tu l’hai posta sul tuo fallo e il seme è scaturito in lei..lei essendo pronta come Sothis e Horus Sodp è venuto da te come Horus che è in Sothis. Ed egli ti protegge nel so nome di Horus il figlio che protegge il padre….

(PT 632-633)

Oltre agli indubbi riferimenti stellari- astronomici, resi evocativi dal ritmo della poesia, si parla di un atto d’amore da cui scaturiscono le forme dell’esistenza identificati con gli archetipi delle divinità egizie: Horus la vita che si rigenera unendosi alla imperitura stella Sirio, la stella che a sua volta annunciava la piena del Nilo, indispensabile per la crescita e lo sviluppo della società dell’epoca. E anche qua, in questi testi che dopo secoli ancora incantano, c’è il riferimento esplicito all’incesto. E questa pratica va inserita nel pensiero del epoca quindi ci serve come elemento identificativo di una peculiare società. Non è inserito per scandalizzare, per trasgredire. Ma è il racconto lucido, realista (un Verga dell’antico Egitto) di una pratica ritenuta indispensabile per il proseguo della dinastia reale. In tal senso, la conoscenza della concezione sessuale ci dà la possibilità di avere uno sguardo privilegiato sull’ethos del tempo che fu.

Altra civiltà attorno a cui ruotava la società e di conseguenza i suoi miti fondanti, è la Grecia classica. La sessualità era il perno attorno a cui si dipanavano i racconti mitologici spesso confinanti con la pratica dell’imposizione sessuale (stupiti?). Questo perché la società colta greca era profondamente misogina nei confronti della donna. Emblematica è la nascita di Atena, che simboleggia proprio la superiorità del modello patriarcale deciso a tutti i costi a sottomettere il modello religioso della Dea Madre. Non a caso molti studiosi ritengono valida l’ipotesi che, la prima religione fu quella legata la culto della Terra (femminilità) e che solo successivamente, con la stabilizzazione delle tribù in villaggi, con l’inizio della stratificazione sociale legata alla specializzazione lavorativa, con la creazione di una sorta di settorialità economica, il dio padre prese il posto delle antiche forme di venerazione, creando non un potere circolare, ma gerarchico. I miti greci sulla sessualità ce lo dimostrano.

Posso osare una definizione ardita: i racconti erotici antichi, non erano altro che utili strumenti di raccolta antropologica di tradizioni e assunti culturali, atti a tramandare alle nuove generazioni le basi su cui le loro peculiari società sopravvivevano, per il mantenimento dello status quo. E il sesso, in quanto fattore vitale, di continuazione della stirpe con la sua enorme carica energetica davano più legittimità a queste tradizioni. altrimenti sarebbero stati racconti statici, asettici privi di pathos.

Specie il suddetto pathos era fondamentale per rendere viventi le tragedie greche (si pensi a Sofocle e Euripide) tanto che codesti racconti giungono a noi intatti dalla loro carica emotiva nonostante i secoli e le differenziazioni culturali, proprio grazie alla connotazione fortemente sessuale. Molte opere e testi poetici arrivano a noi come se fossero stati scritti oggi, questo grazie alla magia dell’evocazione che soltanto la carica sessuale (shakti) è in grado di infondere. Strabone di Sardi, Saffo, ma anche Filodemo di Gadare e persino il latino Catullo, Ovidio stesso che celebra la sensualità con l’ars amatoria. E poi Marziale, Giovenale e il misterioso e anonimo autore di Pirapea; ecco alcuni dei nomi che, hanno fatto dell’erotismo una sorta di guida filosofica il piacere, ritenuto unico mezzo di comprensione del mondo.

Altra notevole produzione erotica è quella (non vi sconvolgete) del medioevo basta per lo più sulla tradizione orientale. Questa creava veri e propri manuali di educazione sessuale, basti pensare la Kamasutra (tutti lo citano ma pochi sanno che è per lo più testo filosofico sulla trasmutazione dell’uomo nel divino tramite l’atto) e il giardino profumato. Altri racconti di matrice erotica, legati a sapori e odori sono tratti dalla raccolta le mille e una notte, oltre che dalle Rub’ ayyat del poeta Umar Khayyam. E, sedetevi, influenza profonda ebbe, all’epoca il biblico Cantico dei Cantici. Si proprio quello, avete letto bene, la più sublime delle composizioni in onore dell’amore Fisico. Bando alle ciance di chi lo racconta come una metafora dell’amore tra Dio e la Chiesa! Rettifico, esso narra il sublime trasporto dell’amata nei confronti dell’amato, che grazie a quest’ardore può davvero conoscere Dio. Ed è questo l’argomento dei Trovatori, dei cantori d’amore e della poesia dell’amor cortese.

Il desiderio verso l’assoluto simboleggiato dalla donna è alla base di questa particolare tipologia poetica che trova spazio e nello stil novo la sua compiutezza. Movimento letterario nato tra il 1280 e il 1310 a Firenze questo stil novo influenzerà parte della poesia italiana fino a Petrarca. Nell’ambito della nostra ricerca sull’erotismo esso lo rende quasi trascendentale, sublimandolo grazie a una raffinata espressività oserei dire nobile, proiettando la sensualità insita nel tema dell’amore impossibile, verso l’ideale di una ricerca dell’assoluto. La donna angelica non vissuta diventa un terreno fertile di metafore e allegorie e indirizza l’animo umano verso gli scritti caratterizzanti l’epoca classica: l’amore assoluto identificabile con una profonda connessione con il divino. Una poesia che oggi, è considerata alta, adatta a un pubblico nobile profondamente contrario alla banalità dell’accumulo di denaro proprio della borghesia. La nobiltà acquista un valore ben definito che è conquista di tutti qualora si unisca all’esperienza alla meditazione e all’aristocratica gentilezza d’animo e di mente.

L’erotismo qua si affina, si rifinisce togliendosi dalla quotidianità per entrare con passo sicuro, verso l’ideale. E da questa mirabile parabola verso l’alto, come ci racconta Vico, si accompagna una nuova discesa negli inferi con il XVII secolo, grazie a John Wilmot ( il libertino) noto per i suoi versi osceni a cui si unirono altri poeti come Sedley, Sackville e Etherege.

La poesia più famosa del nostro conte (si era un conte) è Ramble in St James park, che farebbe arrossire oggi le più smaliziate autrici di erotici. Sarebbe interessante farle leggere in modo da smontare quella fama in odore di marketing di tante scrittrici convinte di essere seguaci dell’innovazione, della trasgressione e in odore di peccato. Mi spiace. E’ stato già tutto scritto e semmai voi siete soltanto delle seguaci di rimatori che, inserendo le loro fantasie in una società sicuramente più oppressiva e rigida della nostra, furono i veri guerrieri armati della lancia del sesso contro il muro del bigottismo.

La poesia di Wilmot fu censurata nel XX secolo. Ma non si hanno notizie del suo zombie indignato che lancia anatemi sui social. Almeno non che io sappia.

Altri versi erotici, sono quelli composti a più mani come Wit and Mirth or Pills to purge Melancholy (pillole per eliminare la malinconia), le Roxburghe Ballads e Percy Follio. Cito anche i volumi di poetica erotica, e il suo complementare Immortalia di TR Smith. Sottolineo un dato. Questi componimenti videro la loro pubblicazione soltanto nel 1921-27. Rifletteteci.

Tra i francesi posso citare Les muses gaillardes ( 1606) le cabinet satyriqyue e la parnesse des poetes satiriques. Ovviamente a differenza della casta Inghilterra queste furono abbastanza amate e fecero da cornice alla scandalosa corte francese fino alla rivoluzione.

Nel 1763, finalmente si ebbe in Inghilterra la pubblicazione di Essay on woman includente una parodia oscena di Essay on man di Pope. Infine anche Wilkies produsse The dying lover to his pick e la universal prayer. Ma il poeta non fu altrettanto fortunato poiché questa sua vena satirica gli costò una bella persecuzione giudiziaria. A voi per fortuna vi segnalano ad Amazon.

Proseguendo nella storia arriviamo al XIX secolo con il poeta Algernon Charles Swinburne che deve la sua fama a dodici egloghe dedicate al piacere della flagellazione The flogging block (mi spiace mr Grey sei arrivato molto tardi). Altro poema sullo stesso argomento è the Rodiad attribuito al drammaturgo Gesroge Colman, mentre del 1872 fu l’opera comico satirica lady Bumtickler’s Revels.

Anche il nostro Baudelaire ebbe la sua censura, nella prima edizione de Les Fleurs du mal, dove l’autore e gli editori vennero condannati addirittura a pagare una multa e alla soppressione delle liriche incriminate come immorali. Uno smacco all’artista che, in barba alle convenzioni pensò di radunare le liriche un testo Les lesbiennes, scelta poi abbandonata. Con peccato aggiungerei io.  Segue a Charles Stephane Mallarmè con il pomeriggio di un fauno, Eduard Manet con i tre sonetti intitolati les stupra, Arthur Rimbaud Les amies per concludere con Paul Verlaine con cinque sonetti consacrati all’amore tra donne.

Il tema lesbo trova la sua forma migliore in Pierre Louys che nel 1894 dà vita a le canzoni di Billitis celebrazione dell’amore inteso come risveglio dei sensi da parte di cinque giovani donne. contribuì, inoltre, a creare nel 1891 una rivista letteraria La conque dove furono pubblicati vari versi con uno stile raffinato e davvero stupefacente per la delicatezza usata nel trattare i temi erotici.

in questa digressione nel mondo della letteratura erotica, i più acuti avranno notato che, a parte un riferimento alla nostra Saffo, la storia vede una deprecabile penuria di scrittrici femminili. questo perché se da una parte l’ideale femminile veniva artisticamente esaltato, dall’altro veniva brutalmente (mi si conceda il termine) represso nella realtà. Già poche scrittrici avevano avuto il piacere di vivere delle proprie fatiche letterarie, ma mai potevano, a differenza degli uomini esulare dai temi del racconto morale, romantico senza accennare alla parte fisica. Che veniva cosi nascosta e abrogata nel quotidiano, quanto esaltata nei libri.

Era argomento degli uomini, ma non poteva essere accettato come libero modo di vivere delle donne.

Questo fino al secolo della rivolta: il XX.

Ecco che alla narrativa erotica si unisce fondendosi quella prettamente femminile. Le autrici poterono cosi osare nelle descrizioni del desiderio e degli amplessi quasi rivendicandone il possesso. Questo portò alla legittimazione di un modello femminile innovatore dove alla matrice angelica si univa quella reale e sana di una sessualità vissuta con normalità e non più come costrizione. Ecco Sidonie Gabrille ma anche Patrizia Valdurga o Jana Cernà, come anche Histoire d’O di Dominique Aury con lo pseudonimo di “Pauline Réage” e Emmanuelle” di Emmanuelle Arsan 

E come dimenticare la svolta del modello di donna effettuata dal genio di David Herbert Lawrence?

L’amante di Lady Chatterley è il libro guida del genere. Tacciata di oscenità a causa degli espliciti riferimenti sessuali ma soprattutto perché disgregava uno dei maggiori tabù culturali, resistente ai cambiamenti politico economici e sociali ossia la relazione adultera tra una donna delle nobiltà e un uomo appartenente alla working class. Ecco il vero obiettivo del testo. Evolvere una società stantia, abbattere i muri del pregiudizio attraverso amore e sesso.

Il romanzo riuscì a scuotere nel profondo non solo la sensibilità profonda di una classe che resisteva strenuamente all’innovazione ma asfaltò letteralmente i pregiudizi sul piacere femminile e sulla virilità. La disapprovazione non era tanto nelle scene calde del romanzo quanto piuttosto quel simbolo di ansia di risveglio culturale e sociale che la protagonista mostra con orgoglio alla sua casta. Una rinascita universale che scuote profondamente l’Europa degli anni venti e che tuttora ci regala un adorabile brivido di ribellione. La nostra Lady si pone come un’autentica rivoluzionaria in un contesto che, non ammette a sé stesso di aver perso consenso. E’ inadeguata alle aspettative imposte al suo rango, alle imposizioni di una vita rigorosa che si richiedeva a ogni signora dell’alta società. E proprio grazie a quell’amore proibito che lei e le lettrici, cosi come i lettori, scoprivano che dietro i fasti e il lusso si nascondeva l’avvilimento dell’esistenza svilita dalla mancanza di una parte istintiva e creativa. Ecco che tramite Lawrence, si pone in atto una vera e propria rivolta contro la società attraverso il suo elemento più discriminato: il sesso. E questa tematica verrà poi ripresa dalle femministe quali Betty Friedan con la mistica della femminilità e Simone di Beavoir con le memorie di una ragazza perbeneil secondo sesso.

Perché ho voluto raccontarvi la storia del genere? Perché attraverso questo immaginario viaggio voi possiate capire come, nel raccontare il sesso non si ritrova il piacere distinto dall’impegno sociale. Non esiste una storia che seppur corredata di piccanti immagini non sia stata un grido contro la tendenza del uomo a svalutare sé stesso. In ogni scritto, c’è un’ansia non indifferente alla conquista di un suo peculiare posto nel cielo. Che sia la filosofia greca, che sia la volontà di ricongiungersi con le stelle nell’antico Egitto, o l’ideale della donna angelo, la letteratura erotica è, e sarà sempre, un mezzo di cambiamento universale di sé stessi e della società in cui questo stesso essere è inserito. Suo malgrado.

E pertanto è da questo viaggio che possiamo concludere come un distinguo tra erotismo e pornografia esista e vada sottolineato. Se come abbiamo esaminato in breve (vi garantisco che quello che vi ho proposto è soltanto uno spaccato molto sintetico) l’erotismo ci appare come un percorso di conoscenza che parte dalla fisicità ma riguarda l’interezza umana, la pornografia è soltanto una ripetizione stereotipata di una fase meccanica. E’ in pratica la voglia di vendere un prodotto esaltando il voyerismo del lettore, le sue perversioni e i suoi desideri frustrati.

Nell’erotismo non serve la descrizione minuziosa dell’atto, quanto è necessaria la sublime descrizione della tensione che può portare o non portare all’atto in sé, facendo scaturire da quel risveglio dell’istinto un risveglio interiore. E’ un modo per far circolare l’energia sessuale attraverso i chakra come se questa spirale serpentina (la kundalini) la miccia per far esplodere il vecchio io, represso, dimenticato frustrato in virtù di un essere più consapevole. 

Se il libro che scrivete esalta e produce eccitazione sessuale posate la penna e rassegnatevi, state creando un porno. Se invece dal vostro scritto la donna inizia a farsi domande, sarete le benvenute in un mondo che fa della formazione la sua raison d’etre.

Non dimentichiamo un ultimo dettaglio: un libro che davvero crea cambiamento crea disagio. E non ha mai veri seguaci perché mina alla base gli assunti su cui si fonda una società. Pensate a Madame Bovary che fu condannato nel 1857 per offesa alla moralità pubblica. Oppure Oscar Wilde condannato per i suoi scritti che produsse la sua ribellione, passata inosservata nel de prufundis. O ancora Therese Raquin di Emile Zola che fu etichettato come pornografico.

Concludo quest’articolo con le meravigliose parole di Herbert Marcuse:

La differenza tra erotismo e pornografia è la differenza tra il sesso celebrativo e quello masturbatorio »

(Herbert Marcuse, da Eros e civiltà)

 

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“Bacco Tabacco e Apollo” di Niccolò Stegani, Eretica Edizioni. A cura di Natascia Lucchetti

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Questo è un libro che ci inganna nelle sue prime battute, mascherandosi di romance. Tratta la storia di Adriano che si trova a vivere una delle più grandi delusioni della sua vita: il tradimento del fidanzato che ha condiviso la vita con lui per oltre sette anni. Il mondo gli crolla addosso pezzo per pezzo e le certezze di una vita vengono a meno come conseguenza diretta e indiretta.

La tematica principe di questa storia è sicuramente la perdita dell’amore e lo sconvolgimento che ne consegue. Il lavoro, le amicizie, la capacità di sorridere e divertirsi: tutto viene compromesso a seguito di un distruttivo effetto domino. La fiducia tradita porta a diffidare di chiunque, ma allo stesso tempo rappresenta la perdita della sicurezza. Proprio nella parte finale del romanzo, l’autore ci porta a riflettere su quelle coppie durature che a volte vanno avanti per abitudine o ancor peggio, per il terrore che se così non fosse, ci si ritroverebbe soli. Proprio questo accade ad Adriano. Anche se gli amici non lo abbandonano, egli si ritrova da solo a vivere la sua vita, a provare una marea di esperienze con persone diverse senza soffermarsi a prestare attenzione almeno a una. 

Per sedare il dolore, Adriano decide di dedicarsi a esperienze vuote, che appaiono senza essere. Egli cerca di annullare ciò che lo fa soffrire, fiondandosi nel lavoro che svolge con tutto se stesso, in modo da apparire diverso da ciò che è, ma nemmeno questo lo aiuta. C’è qualcosa di irrimediabilmente rotto, spezzato in lui. Affoga la tristezza in una vita di sregolatezze e di occasioni colte soltanto per sedare il suo senso di incompletezza dato dalle certezze crollate. Manca di uno scopo, quell’elemento che per sette anni ha reso i suoi giorni tutti uguali. Quando si ama, o si pensa di farlo, si esclude automaticamente tutto il resto. La realtà in continuo cambiamento ci scorre attorno senza far rumore, ma poi ruggisce dal momento che l’incantesimo si spezza. Ed ecco che si smette di riconoscersi e Adriano si ferma a sottolineare il fatto che quella nuova vita non era quella a cui era abituato.

I personaggi di Stegani sono descritti molto bene soprattutto dal punto di vista caratteriale. A ognuno di loro è riservato un breve ma efficace approfondimento e questo elemento mi è molto piaciuto, come mi è piaciuto lo stile leggero con cui vengono trattati anche i momenti più dolorosi.

Il romanzo si sviluppa prevalentemente nei dialoghi. La prosa è veloce e puntuativa ( ossia precisa, esplicata in ogni suo dettaglio, non si sofferma moltissimo sulle descrizioni, che invece vengono fatte mentre i personaggi parlano tra loro. Questo elemento, a mio avviso, lo avvicina molto alla struttura di un’opera teatrale ed è molto interessante perché dà voce a ogni singolo personaggio che vive più o meno vicino ad Adriano il suo crollo.

Durante il corso della lettura ci chiediamo dove tutte le vicende porteranno Adriano che si muove da una città all’altra, da  un evento all’altro come una  scheggia impazzita, senza rotta, proprio perché la sua vita ha perso un vero senso e annega sulla superficie di ciò che è effimero e piacevole.

Un bel libro che attraverso una storia d’amore tradito racconta il dramma dello stravolgimento della realtà, della sicurezza che viene a mancare. Un romanzo che mi sento di consigliare a tutti i lettori!