“AAA Libertà cercasi: Amalgama multiforme di pensieri liberi e discutibili sedimentati negli anni” di Umberto Cavazzini, self publishing. A cura di Alessandra Micheli

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Anche io come il nostro autore, ho iniziato il mio percorso di evoluzione umana attraverso testi importanti. Tra questi c’è l’intramontabile Anthony De Mello, autore di numerosi libri che sono in realtà vere e proprie lezioni di vita. E chiunque ami de Mello denota due cose: coraggio e orgoglio. Si perché vedete assorbire, non leggere “Messaggio per un’aquila che si credeva un pollo” è fattibile soltanto se siete in una particolare condizione umana: la curiosità. Chiunque sia curioso è anche dotato di radici profonde che però non lo soddisfano del tutto si fa domande e cerca di capire. Di osare laddove non osano i polli. Tutti quelli che si mettono in discussione sono dotati, nonostante le indubbie fragilità, da una discreta autostima, ed è proprio questa che li spinge a evolversi, a discutere a cambiare prospettiva a voler scoprire il mondo. Chi è fragile e insicuro non avrà mai la necessaria sana follia per farlo

Cavazzini è uno di noi, di quella ristretta nicchia di persone che vogliono dire no  a se stessi, intesi come furto di educazione primaria e di conseguenza al mondo esterno. Questo può far apparire chi osa tronfio arrogante, latore di verità. Ma è apparenza. Nel testo di AAA libertà cercasi non troverete verità eterne troverete riflessioni, provocazioni a volte molto dure, troverete soprattutto la volontà intensa quasi ossessiva di rimettere in discussione gli assunti teorici con cui siamo cresciuti. E qua entra a gamba tesa come un giocatore dell’arsenal, un altro importante autore Gregory Bateson. Che ci narra dei misteri dell’apprendimento e della percezione

Innanzitutto Cavazzini nel suo ribaltare gli assunti culturali di oggi, pone in rilievo un dato che sintetizzerò con una frase del mio adorato filosofo:

la mappa non è il territorio

Ciò sta a significare che noi, non riusciremo mai a cogliere l’intera realtà ma soltanto indizi che inseriremo su una sorta di mappa concettuale per addentrarci nella ricerca di noi stessi e del mondo sapendo però che quella indicazioni ci porteranno alla famosa località che definiremo come realtà ma che non sono che aspetti della stessa. Le indicazioni, i concetti, le descrizioni non sono la realtà Essa è ampia sfaccettate immensa e si basa sul mostro che terrorizza ( come ha egregiamente sottolineato l’autore) la nostra vita ossia la diversità. questo terrore comporta due conseguenze una unità all’altra la chiusura e la predilezione per concetti costruiti da altri, una sorta di self service ontologico. Con la conseguenze risultanza di limitare se non addirittura perdere la nostra personale libertà.

Ed è da questa atroce perdita che partono la filosofia di Cavazzini, supportate da aforismi di personaggi che bene o male, hanno reso la storia del pensiero un elemento vivo pulsante ed eterno.

Cosa può, dunque restituirci la libertà che per pigrizia, per incapacità e per comodità abbiamo delegato a altri, o ai mezzi comunicativi o al mondo virtuale?

Semplice: attraverso la percezione. In sostanza, bisogna cambiare la prospettiva di osservazione del mondo, appoggiare i vecchi occhiali che filtrano il reale per indossarne di nuovi, di folli e di audaci.

Possibile che la libertà sia connessa con un semplice cambiamento di prospettiva?

Si possibile. Del resto non a caso i saggi, i guru ( quelli veri non i ciarlatani) ci ripetono da secoli che va tutto bene. Anche nel disastro in realtà il mondo, la vita va avanti. Noi ci annichiliamo, ci disperiamo, anneghiamo nel marcio e loro sostengono che va tutto bene. Non  sono fans della fiction che Dio ci aiuti, semplicemente hanno scoperto che, a limitare la visuale dei problemi, a incatenarci, a distorcere la realtà sono solo preconcette idee, giudizi donatoci dall’alto senza una debita riflessione e le solite trite e ritrite convenzioni. Scienza, politica, società, ma anche semplici rapporti interpersonali sono farciti di paure date dalla mancata consapevolezza di sé e quindi del mondo, da aspettative, idee come prigioni che l’establishment instaura come un orrido grande fratello per frenare la creatività umana e quindi esercitare il controllo. Se per ironia della sorte internet ha reso possibile la condivisione di volontà, di sogni e progetti, donandoci la possibilità di conoscere, dall’altro lato questa fantastica opportunità di spiccare un salto qualitativo intellettuale è troppo vasta, troppo spaventosa, troppo faticosa tanto che  viene da noi stessi limitata a link, selfie, post, tag bog etc.

Come dire: c’era più volontà di conoscenza al tempo in cui l’autorità religiosa la negava, proibendo libri, proibendo teorie e facendo abiurare gli scienziati. Ora che noi potremmo sapere davvero tutto, potremmo dominare il mondo degli assunti scientifico sociali, potremmo leggere tutto, siamo penosamente impigrirti, robotizzati e condizionati. L’aumento delle possibilità va di pari passo con la diminuzione della libertà.

Ed è su questo che si scaglia Cavazzini. Individuando una nuova gerarchia dominante e dominato ( capre e capocapre) affonda la penna in un accusa contro la banalità e soprattutto la volontà pedissequa di dondolarsi nell’abisso del banale che minaccia tutti noi e che molti di noi abbracciano.

Partendo da esperienze personali anche quotidiane, Cavazzini mette a nudo il lassismo della nostra società senza accettare scuse o dare alibi. La libertà personale è un diritto e un dovere, e noi ora possiamo davvero abbracciarla, svelare i miti che ci hanno sostenuto fin ora, miti errati, miti ridondanti senza fondamenta soltanto cambiando la nostra visione del mondo e svegliandoci. L’uomo è immerso in un torpore e in un sogno che a volte prende le sfumature dell’incubo complice una tecnologia che, invece di facilitarci la vita la ostacola, la mette in stand bye. A tal proposito non posso che ricordare il terrificante e meraviglioso saggio di Jean baudrillard “ il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà?”

In questo viaggio onirico che ricorda molto il testo di Cavazzini, il nostro sociologo racconta come :

la storia della rappresentazione del mondo sembra arrivata al suo compimento.. e il mondo sta scomparendo. Lo ha cancellato l’operazione definitiva della simulazione. Non è la prima volta che la cosa in sé viene cancellata dal fenomeno, ossia dall’apparenza. Nell’occidente razionalistico la filosofia ha sostituito la cosa nella sua rappresentazione mentale ( il concetto) o scritta ( la parola) ma questo non bastava. Erede del programma nichilistico della filosofia oggi è la tecnica o meglio quell’insieme di tecniche che hanno consentito la comunicazione mondiale in tempo reale

 

In sostanza il sociologo francese sostiene che le cose, eventi, fatti, sono state condannate alla loro scomparsa, dalle simulazioni, l’immagine del tutto materiale si scorpora dalla realtà, una realtà che in virtù del tutto è informazione si annulla nel nulla informa più davvero.

Se siete abbastanza coraggiosi per reagire a questo perfetto omicidio, se vi sentite abbastanza stufi di questi artifici, se avete il desiderio di emergere da questo buco nero comandato dall’oscura eminenza del Grande Fratello o del capocapra, dovete assolutamente leggere questo libro.

E finalmente consegnare alla giustizia il vero colpevole della scomparsa della realtà e della nostra ormai compianta libertà.

 

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“Non si nasce donne: si diventa. Simone de Beauvoir ” Con uno stile diverso, moderno e variegato a raccontarci dei mille volti del femminile ci pensa il libro di Lullaby “Il ritmo folle del cuore” una storia di emozioni e di sentimenti che coinvolge tre sorelle, ognuna simbolo di un diverso modo di approcciare la vita. Consigliato a tutti coloro che desiderano conoscere le diverse sfumature della femminilità

 

 

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Dagli occhi delle donne derivo la mia dottrina: essi brillano ancora del vero fuoco di Prometeo, sono i libri, le arti, le accademie, che mostrano, contengono e nutrono il mondo.

William shakespeare

 

Sinossi:

Laura, la sorella maggiore, sicura di sè quanto basta e forse anche di più. Un filo arrogante e presuntuosa, ma, nonostante il suo ruolo di femme fatale della famiglia, in preda a un delirio di gelosia e sospetto nei confronti di Andrea, inguaribile Casanova in passato, a fatica domato e ridotto al ruolo di marito amorevole.

Laura, la sorella di mezzo, posata e razionale, è modesta nell’aspetto e innamoratissima di Marco. Il loro matrimonio sembra da mesi in una penosa fase di stallo. Marco è assente, distratto, a tratti  visibilmente sofferente e comunque indisponibile a condividere con  Laura i motivi del suo disagio e del suo apparente disamore.

Letizia, la sorella minore, insicura, introversa e per niente convinta che accettare la corte serrata di un amico di infanzia – tanto carino, almeno a detta delle amiche, ma anche così poco sexy – sia in effetti una buona idea.

Intorno a loro una famiglia amorevole e fin troppo presente. Una madre scarsamente incline alla sensibilità e al tatto, un padre mite e smemorato, due zie paterne che vivono di ricordi e rancori, una zia materna refugium peccatorum di tutti i familiari.

Laura, spinta dall’infallibile istinto di cui ogni donna degna di questo nome è dotata atto individuare insidiose rivali in amore, dovrà abdicare al suo ruolo di algida superdonna per non perdere Andrea, incorrendo così in qualche clamorosa caduta di stile.

“…Un velo rosso accecante di rabbia cala sulla visuale di solito ben nitida di Laura che non si definirebbe di norma gelosa,  tantomeno possessiva, considerando questi sentimenti indegni di una donna bella e sicura di sé come lei. Tuttavia il primo impulso, escludendo a priori la possibilità di chiedere spiegazioni allo stronzo che negherebbe con tutta la disinvoltura della sua faccia da impunito, è quello di farsi dire dalla povera Milena dove vive la fanciulla e attenderla sotto casa e poi picchiarla selvaggiamente, ucciderla, intimorirla, farle pesare tutta la superiorità e il primato che deriva dal  suo ruolo di moglie e dal suo essere femmina di sicuro fascino e classe indiscussa. Magari non necessariamente in quest’ordine, ma diciamo a partire dalle minacce verbali fino ad arrivare in extremis ad assoldare un killer che la elimini per sempre dalla sua vita e soprattutto da quella di Andrea…”

Luisa, convinta che il marito sia ancora infatuato della sorella Laura, dovrà percorrere un percorso doloroso alla scoperta dei veri motivi del suo essere distante.

“…E questo in qualche modo spegne la sua furia. Il colorito terreo sul viso del marito, riquadrato dalla parete bianca e nuda, nella luce smorta di un pomeriggio di primavera che pare più autunno, in una casa colma della malinconia dei suoi abitanti, è qualcosa di così desolante e ineluttabile che Luisa si arrende e volge il viso fuori dalla finestra traendo un minuscolo, ma importante conforto dalla vista di una striscia di pallido azzurro  fra le nuvole. Gesto che convince Marco ad avanzare oltre la porta dello studio e a chiudersela alle spalle,  lasciandosi dietro un silenzio pesante che è la somma di tutte le risposte mancate di cui è fatta la loro relazione…”

Letizia, lei per prima incredula,  sarà oggetto delle attenzioni decisamente fuori dal comune di un misterioso corteggiatore e delle altrettanto inaspettate e  travolgenti avances da parte dell’ultima persona da cui se le sarebbe aspettate.

“…E questo momento di sospensione carico di energia e aspettativa le provoca un brivido lungo la schiena e vorrebbe muoversi, avere il coraggio di toccarlo o almeno di dire qualcosa di perfetto,  intelligente e adulto, qualcosa che possa sottrarla a quello sguardo implacabile e serio. Ma lui le posa un bacio delicato sulle labbra e poi sul collo e sui capelli rasati e sul lobo dell’orecchio mentre le sue dita  le scorrono  leggere ed eccitanti sulle cosce…”

Le protagoniste della storia si muovono in un’atmosfera raccontata con uno stile piacevole e ironico che tratteggia con mano leggera situazioni a tratti comiche e surreali, a tratti più serie e introspettive. Dolce e amaro come la vita reale, sexy e intrigante come un vero romanzo rosa.

Il libro contiene anche il racconto “Il peso specifico della parola amore” pubblicato in “Racconti di Cultora Centro” edito da “Historica”.

Laura sembra totalmente intenta nel lungo e articolato rituale di bellezza di ogni domenica mattina, chiusa nel suo bagno nel quale ha preteso un grande specchio a figura intera così da poter monitorare in santa pace ogni minimo dettaglio del suo corpo.

E’ un lavoro estenuante che richiede tempo e risorse finanziarie mantenere giovane un corpo che anagraficamente ancora lo è indiscutibilmente, ma chi può dire per quanto, almeno ai livelli di assoluta eccellenza che lei pretende da se stessa.

I suoi occhi sono fissi sullo specchio che riflettono l’immagine quanto mai lusinghiera di un fisico forse non altissimo, ma splendidamente proporzionato e forse non formoso, ma ben provvisto di curve al punto giusto. Tuttavia l’orecchio è teso a captare ogni minimo rumore proveniente dalla camera accanto.

E non appena la porta del bagno di Andrea si chiude, Laura conta lentamente fino a cinque e poi, rassicurata dallo scrosciare dell’acqua nella doccia e dal rumore delle ante di cristallo della cabina che si chiudono, si precipita nello studio con passo felpato alla ricerca del telefonino del marito, che rinviene in una delle tasche interne della sua cartella da lavoro.

E’ acceso e il pin, dopo le pazienti e astute manovre di appostamento per entrarne in possesso, non è ormai più un segreto. Scorre velocemente la cronologia delle chiamate senza trovarvi nulla di insolito o almeno di apertamente sospetto. Ci sono molte telefonate al numero fisso dello studio e questo di per sé non sarebbe un problema se solo Laura non avesse constatato di persona e con occhi pieni di disappunto, che la nuova stagista è una venticinquenne con il fisico di una velina e il viso di un angelo, e se la suddetta fanciulla in fiore non usasse presentarsi allo studio seminuda, rischiando così di far venire una sincope al socio anziano e mantenendo tutti gli altri maschi in uno stato di perenne eccitazione e beota ammirazione.

Tutto questo è ben noto a Laura non perché sia una assidua frequentatrice del luogo di lavoro del marito, ma perché opportunamente allertata da Milena, la moglie di Luigi, il terzo socio, noto puttaniere e marito fedifrago. E se in un primo momento i timori dell’amica le sono sembrati esagerati e conseguenza della travagliata vita matrimoniale della povera e pubblicamente cornuta Milena, un sopralluogo tattico in ufficio l’ha convinta che il pericolo è invece concreto.

La piccola troia è forse giovane, ma ben conscia delle proprie indiscutibili attrattive e di come usarle a proprio vantaggio.

Laura l’ha ben vista, nella mezz’ora scarsa che ha trascorso nello studio del marito, rapportarsi ad Andrea con quella che si potrebbe definire un’eccessiva confidenza ed esagerata prossimità fisica, praticamente strusciandoglisi addosso con la scusa di sottoporgli qualcosa, del tutto incurante della non trascurabile presenza della legittima moglie, cosa che avrebbe dovuto invece suggerirle cautela, rispetto e discrezione. Legittima moglie che non ha peraltro mancato di trattarla con odiosa condiscendenza, generosamente profusa allo scopo di farla sentire una nullità al cospetto di colei che non può temerla per alcun motivo.

Ma figurati se una ragazza così rozza e volgare può lontanamente percepire queste sfumature. Magari un paio di schiaffi sarebbero stati ben più eloquenti e Laura non esiterebbe a propinarglieli se appena appena ne avesse l’occasione.

Dopo aver attentamente ispezionato gli sms e non aver trovato nulla degno di nota, apre whatsapp alla ricerca di qualcosa di compromettente perché, diciamocela tutta, caso mai la piccola Giada, laddove le sembrasse conveniente darla a qualcuno in ufficio, non sceglierebbe di certo il vecchio bavoso e nemmeno quell’assatanato panzone di Luigi, ma concederebbe i suoi dubbi favori ad Andrea, che nonostante i trentotto anni suonati è un gran fico, se possibile ancora più che a trentatré quando lo ha conosciuto lei. E che rappresenta una preda quanto mai appetibile e, manco a dirlo, è sempre stato corteggiatissimo tanto che anche lei, a suo tempo, ha fatto una gran fatica ad accalappiarselo.

Alla fine, scandagliando a fondo, è quasi con soddisfazione che Laura qualcosa trova, dato che detesta avere torto, almeno tanto quanto non avere l’ultima parola su tutto, secondo solo al disagio profondo di quando, suo malgrado, non riesce a essere al centro dell’attenzione.

E’ una chat che risale a martedì scorso ed è la prova indiscutibile che Andrea e Giada posseggono l’uno il numero di cellulare dell’altra.

«Mi sa che stamattina arrivo in ritardo… Il motorino non parte e devo venire in bus!».

«Ok, non ti preoccupare. Ma vuoi che ti venga a prendere? Sono dalle tue parti e non mi costa nulla.».

«No, non importa, grazie, sta arrivando l’autobus… fra dieci minuti ci sono!».

A parte il fatto che una misera stagista dello studio, l’ultima arrivata, l’ultimissima ruota del carro, se e quando si permette di arrivare in ritardo dovrebbe al limite avere l’accortezza di avvertire la segretaria, l’ineffabile sig.ra Ginevra e non certo uno dei soci dello studio e soprattutto non Andrea che in ufficio è quello che ci sta meno di tutti avendo, in questo periodo, la responsabilità della direzione di un cantiere. Ma soprattutto, cos’è questo tono confidenziale, nemmeno fossero amici da una vita e cos’è questa disponibilità a passare a prendere buttata lì con tutta quella nonchalance e sottintendendo che Andrea sa bene dove la piccola troia vive e prende il bus?

Un velo rosso accecante di rabbia cala sulla visuale di solito ben nitida di Laura che non si definirebbe di norma gelosa, tantomeno possessiva, considerando questi sentimenti indegni di una donna bella e sicura di sé come lei. Tuttavia il primo impulso, escludendo a priori la possibilità di chiedere spiegazioni allo stronzo che negherebbe con tutta la disinvoltura della sua faccia da impunito, è quello di farsi dire dalla povera Milena dove vive la fanciulla e attenderla sotto casa per poi picchiarla selvaggiamente, ucciderla, intimorirla, farle pesare tutta la superiorità e il primato che deriva dal suo ruolo di moglie e dal suo essere femmina di sicuro fascino e classe indiscussa. Magari non necessariamente in quest’ordine, ma diciamo a partire dalle minacce verbali fino ad arrivare in extremis ad assoldare un killer che la elimini per sempre dalla sua vita e soprattutto da quella di Andrea.

Intanto le porte della cabina doccia sono state aperte e l’acqua chiusa. Dal bagno arrivano i segnali inequivocabili che lo stronzo ha quasi finito e da un momento all’altro varcherà quella soglia, probabilmente ancora con i capelli bagnati, riavviati in un apparentemente casuale disordine in realtà studiatissimo, e la schiena e le spalle ancora imperlate di gocce d’acqua risplendenti sulla pelle leggermente brunita dopo la vacanza di gennaio alle Mauritius. E con solo un asciugamano bianco intorno alla vita, incurante del suo essere bagnato e delle pozzanghere che lascerà sul parquet, si butterà sul letto, bagnando anche quello e fregandosene di tutte le volte che lei lo ha pregato di non farlo.

Quindi Laura si affretta a rimettere a posto il cellulare e ad atteggiarsi a quella che sta provando dei vestiti in camera con la più totale indifferenza, riuscendo anche a sfoderare un sorriso smagliante che Andrea, appena varcata la soglia della camera e ancor prima di essersi sdraiato sul letto, accoglie come un inequivocabile invito a fare sesso, cosa che non potrebbe essere più lontana dai suoi pensieri e dalle sue intenzioni. Infatti, se in un momento diverso non disdegnerebbe per niente tali avances, ora come ora preferirebbe fare l’amore con un boa constrictor piuttosto che con lui.

Il solo pensiero che quelle mani che ora stanno tentando goffamente di sganciarle il reggiseno e le palpano il culo con tanta apparente soddisfazione, forse non più tardi di venerdì potrebbero aver tocchicciato e smanacciato con altrettanto entusiasmo la piccola Giada, la riempie di un furore da psicopatica che solo a fatica riesce a contenere.

Fa qualche poco convincente tentativo di scoraggiare il marito, il quale interpreta il suo cercare di allontanarlo come la provocazione di una donna che dice no, ma vuole sì, tanto che intensifica i suoi sforzi leccandole il collo, cosa che Laura ha sempre trovato irresistibile, e infilandole una mano esperta negli slip di pizzo.

Se c’è una cosa che Laura deve riconoscere, è che Andrea conosce a menadito la mappa delle sue zone erogene e sa bene come sollecitarle. In fondo un intermezzo di sesso coniugale soddisfacente non rappresenta di per sé una capitolazione. Domani o addirittura stasera Laura metterà in atto un piano inattaccabile per scoprire la verità e se dovesse appurare che Andrea ha effettivamente una relazione con la piccola troia, la vendetta sarà terribile.

Adesso però, in questo preciso istante, tutto quello che vuole è essere sbattuta con la dovuta energia e per un tempo sufficientemente lungo da permetterle di raggiungere un orgasmo potente e liberatorio, capace di allontanare dalla sua mente immagini altamente disturbanti di suo marito in giacca e cravatta e con i pantaloni calati, che si fa la stagista in ufficio, magari sulla moquette o, Dio non voglia, direttamente sulla scrivania…

Bio autrice:

Web designer di professione, compulsiva e onnivora lettrice da sempre, scrittrice per passione. Vivo a Firenze con il mio caro compagno e due figli maschi. Amo scrivere romanzi in cui l’amore e il romanticismo siano al centro della storia e tratteggiare  personaggi le cui vicende ci facciano sognare, ma, al tempo stesso, con i quali sia facile immedesimarsi.

Pagina FB:

https://www.facebook.com/iromanzirosadilullaby/

Il mio sito:

http://www.lullabyromanzirosa.it/

Dati romanzo

Titolo: “Il ritmo folle del tuo cuore”

Autrice: Lullaby

Genere: Romanzo rosa

  1. pagine: 185.

Autopubblicato su Amazon in versione Kindle e cartacea:

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