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Tema complesso nel libro Gli Occhi di Mr. Fury di Philip Ridley.

L’autore è un artista a tutto tondo, fisiologicamente “contro”, gay come tanti dei suoi personaggi, gotico nel profondo nonché diabolico nocchiero di quel territorio, perennemente borderline, chiamato fiaba nera.

Non ogni amore viene legittimato dalla società. E dire che siamo distanti secoli dalla barbarie dei roghi, e dalla vigliaccheria dei condizionamenti e delle imposizioni religiose. L’orientamento sessuale costituisce ancora una discriminante: e l’illusione della normalità è il fondamento di pregiudizi che stentano a disintegrarsi. Sta di fatto che, nonostante esistano minoranze culturali in grado di distinguere la differenza tra un coming out e un outing, non è norma, non è prassi, non è lecito essere diversi.

Nella civilissima e avanzata Inghilterra del nostro tempo, un romanzo come quello di Philip Ridley denuncia una condizione – quella dell’inibizione dell’omosessualità, e della frustrazione delle naturali inclinazioni erotiche d’ogni individuo – che preferiremmo immaginare oltrepassata e interiorizzata almeno nell’ “estremo Occidente”.

Gli occhi di Mr Fury, romanzo di formazione, è opera di spessore: ha infatti il merito di proporre una denuncia per via d’un racconto sentimentale. E non si tratta d’un sentimentalismo spiccio, ma d’un tributo alla dolcezza e alla purezza delle emozioni e dei sentimenti.

Ridley ha due straordinari talenti. Il primo è evidente nei dialoghi, organizzati con ritmo e intensità; il secondo viene alla ribalta nelle descrizioni dei personaggi, tratteggiati nei loro lineamenti e atteggiamenti. Le voci dei personaggi del libro di Ridley sono vivaci, esprimono intensità e attendibilità. Le descrizioni dei protagonisti impressionano.

L’autore racconta l’amore che non ha paura di essere frainteso o rifiutato: che riesce a essere libero di esistere, e di affermarsi, a dispetto delle ipocrisie e dei pregiudizi. Il narratore, in prima persona, è Concord Webster. Ha diciotto anni. È pallido, ha lunghi capelli rossi e occhi grigi.

Racconta la sua storia a partire dalla morte del Diavolo, il vecchio Judge Martin. Si raccontano molte, strane storie su di lui.  Judge era diventato brutto, ma era ancora affascinante; ed era destinato a morire infelice, perché l’origine del suo dolore non era più rimediabile.

La segreta storia di Judge, e del suo ambiente e dei suoi amori, costituirà l’origine della consapevolezza e della coscienza di Concord.

Si narra dell’amicizia tra Concord e Loverboy, della rinuncia di quest’ultimo alla verità nel nome d’un matrimonio ipocrita e d’una rispettabilità odiosa, e della gelosia per l’antico compagno, finalmente innamorato d’un ragazzo incapace di menzogna e di grettezza.

Si narra la storia di tre ragazze e di due ragazzi, e di due amori proibiti bruciati dalla gelosia e dalla società; e si riscatta un passato di sofferenza con la presenza di un nuovo futuro. Tra bambole, maschere e specchi, dunque, idillio d’amore e satira e denuncia del sistema: senza ostentare, senza esibire, senza vantare diversità.

Il passaggio fondamentale del libro è questo:

«Quando nasciamo siamo magici. Veniamo al mondo ancora scintillanti e ciechi, custodendo i segreti che ci hanno sussurrato le stelle. Nel grembo materno, le cellule nuotano dentro e fuori dai nostri occhi, simili a piccole comete. Ci raccontano storie, le leggende delle cose, nomi, cosicché, quando usciamo dalla nostra bolla siamo già dei maghi. Piangiamo non per dolore o per paura, ma per lo stupore suscitato da tutti i miracoli che effettueremo. E il più grande di questi miracoli, la più potente di tutte le magie, è l’amore. Quando nasciamo abbiamo la capacità di amare; di amare e di essere amati. Concepiti nell’amore, respiriamo amore, come prima respiravamo sangue. Questo amore brilla intorno alla nostra testa come un’aureola di girini. Questo amore, entrando dai nostri occhi, affina la nostra vista, viaggia nella nostra mente, ci dà conoscenza, ci protegge e ci circonda. Allora sappiamo che il nostro pellegrinaggio è già cominciato. La magia, per sua natura, cerca altra magia e la nostra vita diventa un viaggio per porre fine alla solitudine.»

 

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