“Il segno dell’untore” di Franco Forte, Mondadori editore. A cura di Natascia Lucchetti

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Siamo nell’agosto del 1576 e Milano è stata travolta dall’epidemia di peste, la più grande assassina della Storia. Dalle case si levano i lamenti dei malati isolati dal resto del mondo che non possono accedere nemmeno alle cure per non diffondere il contagio che nonostante tutto non si ferma. Il fumo acre dei corpi bruciati è reso ancora più insopportabile dal caldo. La frenesia  data dall’istinto di autoconservazione rende l’uomo cieco di fronte alla legge e ai legami umani. Questo è lo sfondo su cui si susseguono le vicende narrate da Forte che vedono come protagonista il notaio criminale Niccolò Taverna, affiancato dai suoi aiutanti, Rinaldo e Tadino, intento a trovare il responsabile dell’omicidio di un inquisitore. Sono partita con la descrizione dell’atmosfera perché è l’elemento più forte del libro in quanto ci fornisce immediatamente la chiave di lettura per interpretare le vicende.

Quando la morte si fa padrona e sopraffà gli uomini, questi ultimi perdono la capacità di mantenere il controllo a causa della paura. Il nemico è invisibile, troppo potente, ma c’è comunque bisogno di incolpare qualcuno, chiunque egli sia, anche attraverso metodi fuori da ogni logica. La pretesa dei superiori di Niccolò è allucinante: ha un solo giorno di tempo per trovare l’assassino del commissario dell’inquisizione, come se il mondo potesse finire da un momento all’altro.

È come se le istituzioni volessero dimostrare di detenere ancora il controllo sugli eventi più che alla popolazione, attraverso la promessa di esecuzioni pubbliche, a loro stesse. Le alte cariche hanno paura che il loro potere assoluto venga minato e per questo vogliono farsi divinità amministrando una giustizia sommaria.

Tuttavia il caso che Niccolò deve seguire è molto più spinoso di quello che potrebbe sembrare. Coinvolge l’inquisizione spagnola e in qualche modo minaccia l’equilibrio tra il Ducato e la Chiesa. Le ingerenze delle due forze complicano le indagini e mettono in difficoltà il notaio più di una volta, che riesce a uscirne con una mirabile abilità e intelligenza. L’intreccio che Forte ci restituisce è intricatissimo e fino a tre quarti del libro ci fa sospettare di tutti, intessere diverse trame e alla fine ci sorprende con un colpo di scena davvero ben collocato.

La struttura è quella di un giallo classico, ben gestito e approfondito soprattutto per quello che riguarda le sessioni di indagini, le varie ipotesi che ci guidano su piste plausibili ma non accertabili. La verità è sempre difficile da ottenere, ma lo è ancor di più nella Milano flagellata dalla peste e dagli estremismi religiosi e politici.

L’atmosfera è affascinante, descritta così bene da trascinare il lettore al suo interno. I personaggi sono tanti e l’autore attinge anche tra le figure storiche dell’epoca riuscendo a tessere un intreccio verosimile. L’accento, tuttavia, viene posto più sui protagonisti, lasciando un po’ in ombra il resto, molto probabilmente per non consentire al lettore più indizi del dovuto.

È una lettura piacevole ma impegnativa. Un libro importante che aderisce perfettamente a tutti i canoni del genere a cui appartiene, perciò mi sento di consigliarlo a tutti gli appassionati dello storico e del giallo che come me, sicuramente apprezzeranno la complessità di questa vicenda.

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In nome del progresso, l’uomo sta trasformando il mondo in un luogo fetido e velenoso (e questa è “tutt’altro che” un’immagine simbolica). Sta inquinando l’aria, l’acqua, il suolo, gli animali… e se stesso, al punto che è legittimo domandarsi se, fra un centinaio d’anni, sarà ancora possibile vivere sulla terra. (Erich Fromm). Un libro che è più di un fantasy, che può far riflettere sulla paziza di un uomo che riesce a contemplare altri mondi ma non riesce a vivere in pace con il suo ambiente e i suoi simili. Per chi desidera un romanzo che sa coinvolgere ma anche indurre alla riflessione, il nostro blog consiglia Le figlie delle amazzoni ” di Maria Mezzatesta, Libromania editore.

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Sospirò. Si chiese perché si trovasse lì e cosa cercasse effettivamente. Camminò per un buon tratto senza scorgere nulla. Alla luce tenue del sole le foglie apparivano screziate d’oro e sembrava di percorrere un bosco per certi versi incantato. A un tratto un rumore la fece trasalire: vide sfrecciare uno strano animale, spaventato a sua volta dalla sua presenza, con il corpo grasso e le gambe sottili simile a un cavallo. L’animale le tagliò la strada e corse innanzi. Sotto gli alberi il terreno era ricoperto da muschio azzurrognolo e da un’erba molto fitta. Il muschio era un tappeto di una morbidezza incommensurabile. L’aria era calma, appena mossa dallo stormire delle foglie. La luce crepuscolare d’oro pioveva attraverso le foglie, penetrava nel bosco rendendolo simile alla foresta di un racconto di fate. Poco dopo udì lo scorrere placido dell’acqua, e poi vide un fiume e l’animale insieme con altri che si abbeverava placido. Intorno non sembrava scorgersi anima viva. Gli ultimi raggi del sole illuminavano l’acqua plumbea, dove si gettavano alte mangrovie. Stava per ritornare indietro quando avvistò una luce sull’altra sponda. Incuriosita, osservò meglio. C’era un largo spiazzo davanti a una grande costruzione in legno e un passaggio coperto di luci tremolanti, con alcune donne in cerchio, vestite di nero.

A un tratto nell’aria risuonò un trillo dolce e smorzato, modulato, e poi dalla parte più interna della casa arrivò il suono profondo di un gong, a cui seguì quello delicato di uno strumento che non aveva mai udito, un suono lento e melodioso. Sewen rimase a guardare affascinata, al centro del cerchio fu portata una donna giovane con lunghi capelli dorati. La donna fu aiutata dalle altre a spogliarsi fino a quando non rimase completamente nuda, distesa a terra e rannicchiata di fronte alle altre che le giravano intorno. Il suono dello strumento cessò e la donna rimase bocconi per diversi minuti con il viso sul terreno. Poi il suono riprese e la donna cominciò ad alzare la testa e poi pian piano tutto il corpo. Mentre si alzava, le donne in cerchio ripetevano strane litanie in un linguaggio incomprensibile che nemmeno il traduttore riuscì a decifrare. Nella luce crepuscolare vide il corpo nudo e bianco della donna, piccolo e minuto ma sodo, con i capezzoli tesi per il freddo. In una delle donne disposte a cerchio riconobbe Hirae con l’inconfondibile capigliatura: si avvicinò alla donna nuda e le praticò una piccola incisione sul seno. Un fiotto di sangue zampillò e fu subito asciugato. Dalla casa di legno uscì Mydari, ne riconobbe il corpo massiccio e l’andatura lenta. Notò sul suo viso un’espressione di estasi. Mydari portò alla giovane una grossa collana d’oro. Dopo averla indossata, la giovane venne rivestita con una tunica nera. Osservando quella scena, Sewen si chiese se fosse vera o appartenesse al mondo dei sogni. Non aveva mai assistito in vita sua a quello che appariva come il rito d’iniziazione di una società segreta. Le donne in cerchio continuarono a emettere le litanie e la giovane donna prese posto accanto alle altre, il cerchio si sfaldò e si creò una piccola processione.

 

Sinossi

Anno 2452 dC, la storia è ambientata in un futuro così vicino al nostro presente da spingere ad una chiara riflessione sullo stile di vita del genere umano.

La Terra costituisce, infatti, nel romanzo una fonte di emigrazione verso altri pianeti, dato che l’inquinamento e lo stravolgimento del clima hanno creato un territorio inadatto ad ospitare il genere umano.

Non è quindi un romanzo di fantascienza classico, anche se l’azione si svolge in un altri mondi e per la precisione nei pianeti di un altro sistema solare: Alpha Centauri, colonizzati dagli umani.

La protagonista del romanzo, Sewen, capitano dell’astronave “Qeen of the stars” nel suo primo viaggio verso Chirone, si imbatte in alcune popolazioni singolari come quella che abita lo stato di Amazzonis. Il mistero delle origini di questa popolazione, società utopica di sole donne che coltivano e difendono strenuamente la libertà e l’indipendenza che le comunità di origini non gli garantivano, diventa l’ossessione di Sewen che alla fine del romanzo scoprirà che…

Un romanzo con splendide ambientazioni e plausibile per le tematiche affrontate

 

Posteggiò l’auto e rimase a guardare il campo di spighe azzurro grigie scosse dal vento. L’aria era piena dei profumi dell’estate e il campo di spighe sembrava un mare azzurro illuminato da Proxima con una luce più intensa di quella che c’era su Westalia, a causa della posizione geografica. Un mare di ricordi la assalì, si vide bambina mentre giocava affascinata dalla natura, ubriaca di vento e di quegli spazi immensi. La proprietà era delimitata da una staccionata in metallo di cui aveva la combinazione. Sewen entrò e trovò sua madre china di spalle, intenta a dar da mangiare ai pentrox, animali simili ai tacchini terrestri, ma molto più alti con un collo lunghissimo e un piumaggio verde rame. Indossava un abito informe di tela grezza sull’arancio che le arrivava a mezza gamba e una bandana che le copriva i capelli grigi. Quando si girò, e la vide, le corse incontro e la abbracciò in un gesto istintivo. Sua madre era sempre stata una persona piuttosto introversa, come quasi tutti gli iberiani.

“Siediti” le disse indicandole un divanetto di corda che aveva fatto lei.

“Finisci di dar da mangiare ai pentrox.”

“Oh! Mangiano tutto il giorno, mentre tu vieni qua raramente. Vado a prenderti una bibita fresca.”

Quando tornò, sorreggeva un vassoio con bibite e bicchieri. Sewen guardò l’aria dimessa e trascurata che aveva il giardino e la vecchia pavimentazione del terrazzino prendendo un bicchiere di succo di frutta di un intenso rosso.

 “Dovresti prenderti un cyborg per la casa.”

“Hai ragione, io… io non riesco più a starci dietro, sai, ho trovato una buona occasione!”

“Davvero?”

“Sì, è di là, per ora l’ho chiuso in uno sgabuzzino, devo farlo riparare. Tu piuttosto?”

La scrutò attentamente. Conosceva bene la figlia e non le era sfuggita l’espressione corrucciata.

“Com’è andato il tuo primo viaggio come capitano?” I suoi occhi verdi brillarono per l’eccitazione.

“Be’, ho avuto qualche problema che vedrò di risolvere.”

La madre prese la sua bibita e cominciò a bere, scuotendo la testa.

“Io come vedi sto bene, malgrado i miei anni, non mi manca nulla e sono felice qui.”

“Sì, stai bene, ma ormai alla tua età, a novantasei anni, dovresti cominciare a pensare all’uploading.”

“Te ne sei fatta una fissazione! Sai io…” Non terminò la frase per bere.

“Dimmi. Immagino sia un problema di soldi. Ho qui con me una bella cifra, sono venuta per questo.”

Sua madre sospirò.

“Sai, io non sono più sicura di…” fece una lunga pausa. “Di fare l’uploading” finì con rapidità. Arrossì, nel volto ormai rugoso, come una bambina che aveva commesso una marachella.

Sewen strabuzzò gli occhi, incredula.

“Quindi vorresti morire?”

“Sì, ma non turbarti. Noi due ci amiamo molto, ma non sempre riusciamo a capirci. Dovresti rispettare la mia scelta. Come sai, io da tanti anni vivo qui a contatto con la natura. L’idea di continuare a trascorrere la mia vita in un simulacro, in una macchina, non è che mi attiri molto.”

“Mamma, mamma cosa ti succede?” disse Sewen alzandosi e prendendole le mani scarne tra le sue. “Abbiamo parlato tante volte di come trovare i soldi, eri così decisa. Cosa ti ha fatto cambiare idea?”

Sua madre ritirò le mani posandole sul vestito arancio.

“Sì, sì… ne abbiamo parlato tante volte, tante, ma io sono cambiata. Ci ho pensato seriamente e non mi va, e poi ora sono anche terribilmente stanca. Suvvia, ti prego, parliamo d’altro. Insomma, cosa ti è accaduto durante il viaggio?”

 Sewen raccontò a sommi capi cosa le era successo. La madre ascoltò in silenzio, poi disse: “Io penso che tu abbia svolto egregiamente il tuo lavoro e te lo dice una che di viaggi se ne intende! Se tu sapessi cosa accadeva e quante ne ho viste! Ti sei solo trovata immischiata in situazioni poco chiare e con individui poco raccomandabili. Quel Xotyr mi sembra uno di questi”.

“Faranno un’inchiesta e non so proprio come me la caverò. Come dici tu, non è che abbia commesso chissà quale infrazione, ma qualcuno vuole incastrarmi.”

“Sì, ne convengo, ma te la caverai, un’inchiesta non è mica la fine del mondo. Piuttosto devi pensare a trovarti un buon avvocato e un buon tecnico di parte. Ecco a cosa ti serviranno i soldi.”

“Potrei anche lasciar perdere tutto e cercare un’altra compagnia, non trovi?”

“È fuori discussione. Devi dimostrare che tu non hai colpa alcuna, non puoi iniziare la tua carriera con una macchia.”

“Okay! Agli ordini!”

Sua madre sorrise.

“Non permettere a nessuno di umiliarti e raggirarti, soprattutto quando pensi di avere ragione.”

“Sono convinta che il problema principale sia che Xotyr non mi vuole, e ho appreso che ha delle azioni nella società della Khinalco.”

“È molto probabile. Conosco bene il tipo, è l’avventuriero capace di tutto per mantenere il potere e che ne vuole sempre di più. Comunque è irritato perché ha perso un androide, non ho capito… come ha fatto a sparire?”

“Non so bene cosa sia accaduto. Eugel è stato disattivato e poi rapito. Non ti so dire da chi, probabilmente da un nemico di Xotyr, oppure da un elemento estraneo che l’ha rapito per l’uploading. Sai, Eugel è un bellissimo esemplare, ma penso vi sia stata la complicità degli addetti del servizio di vigilanza del Passo del Diavolo.”

Sua madre assentì. Continuarono a parlare ancora, poi la madre le mostrò la fattoria e i nuovi acquisti, tra cui i tre grandi cavalli che provenivano direttamente dalla Terra. Sewen rimase perplessa a osservare gli animali. Erano alti, molto alti, si trattava di un maschio e due femmine. Il maschio era di un bel colore nero uniforme e aveva il pelo lucido, mentre le femmine erano marroni. Gli animali scuotevano le criniere con grazia e avevano anche delle belle e lunghe code. Ma tutti e tre mostravano difficoltà a respirare e nelle narici avevano un piccolo e sottile tubicino collegato con una sacca disposta sul ventre, dove erano inseriti i gas per la respirazione.

“Sto imparando a cavalcare” fece la madre poggiando la mano sul lungo collo di una delle femmine. L’animale la guardava con bonarietà.

“Non sarà pericoloso?” disse Sewen, perplessa.

Vedeva le scarne mani di sua madre che tremavano mentre accarezzava gli animali e il suo passo incerto.

“Con l’uploading, riversando il tuo cervello in un corpo giovane, nuovo e scattante, potresti cavalcare questi animali. Avresti un corpo che non si deteriora” fece Sewen.

Cover Reveal per “FOREVER…fall in LOVE” di Paoletta Maizza per Lunedì 27 marzo 2017 ( uscita il 3 aprile). Un emozione da scoprire!

 

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“Nel momento in cui un bambino nasce anche una madre sta nascendo. Lei non è mai esistita prima. La donna esisteva, ma la madre, mai. Una madre è qualcosa di assolutamente nuovo. Osho”

Ed è quello che scoprirete leggendo il libro di Paoletta Maizza, con una Penny più matura, più sensibile al mondo esterno e meno a se stessa. Una donna che apre gli occhi come se nascesse per la prima volta. Un libro sensibile, ironico ma molto profondo che racconta di come la maternità possa cambiare letteralmente sia il corso della vita di una donna, che la stessa concezione di se. Leggetelo e Emozionatevi. 

 

 

Sinossi:

Penelope non ha ancora capito che cosa sia il vero amore né tanto meno se sia qualcuno in particolare. La sua ricerca dove la porterà? La sua nuova vita da mamma la farà vincere contro gli insidiosi dubbi del destino? Dopo Always, love forever, la nostra protagonista tutta pepe continuerà a  raccontarci la sua avventura piena zeppa di imprevisti e sorprese, altrimenti che vita sarebbe?

Biografia autrice:

Prima di diventare un’autrice, Paoletta Maizza è stata un’artista e una pittrice, una commessa, una sorta di maestra per il doposcuola e di laboratori d’arte per bambini. Si è cimentata nella scrittura già da ragazza, ma dopo diversi anni ha pubblicato Always, love forever, prima avventura di Penelope Poggi, con Lettere Animate Editore. Vive in Puglia, in una cittadina molto bella, con suo marito e i sue due bambini.

Dati libro

TITOLO: Forever…fall in LOVE

COLLANA: Wizzygirls SERIES
AUTORE: Paoletta Maizza
EDITORE: PubMe selfpublishing
GENERE: Romance
PAGINE: 195
PREZZO E-BOOK: 0,99
PREZZO CARTACEO: 12,49