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Hugues Viane è rimasto improvvisamente vedovo della giovane e fascinosa moglie Ofelia, e ha deciso di trasferirsi a Bruges, dove il suo lutto sembra identificarsi nell’atmosfera cupa della città. Hugues ha perso la voglia di vivere: il suo unico passatempo è una passeggiata al crepuscolo quando girovaga senza meta per le vie della città, o si reca in chiese e luoghi sepolcrali. La sua mesta esistenza è improvvisamente sconvolta da una visione: durante una delle sue solite passeggiate, Hugues intravede una donna che gli appare identica alla moglie morta. Inseguendola, scopre che si chiama Jane e lavora come danzatrice nel teatro cittadino; i due iniziano a frequentarsi, giovando a Hugues che cambia completamente modo di vivere, ritrovando quella gioia di vivere che da tempo lo aveva abbandonato. Tuttavia, vi sono abitanti in città che lo etichettano come libertino perché frequenta di notte quella donna appartenente al mondo teatrale. Hugues desidera una trasformazione di Jane per renderla quanto più possibile identica alla moglie morta, ma si rende conto che non è possibile farlo. Su richiesta di Jane accetta di invitarla a casa sua. La visita di Jane avviene il giorno in cui si tiene una processione religiosa e la domestica di Hugues, Barbe, si licenzia per via delle voci malevole sulle frequentazioni del padrone. Jane osa entrare in una stanza dell’appartamento dove Hugues conserva gli oggetti appartenuti alla morta: ritratti, divanetti, gioielli e addirittura una treccia di capelli conservata sotto una campana di vetro. Jane osa toccare quelli che per Hugues sono cimeli sacri e lo sbeffeggia. In un impeto di rabbia, egli la uccide, strangolandola con la treccia dei capelli della morta, come se la stessa defunta si vendicasse contro l’usurpatrice.

 

Incentrato sul tema del doppio, della memoria e della somiglianza, Bruges la morta è un lungo racconto più che un romanzo, e si legge tranquillamente in un’ora ininterrotta (se non meno).

Bruges la morta è l’opera più celebre di Georges Rodenbach, scrittore belga di lingua francese che visse nella seconda metà del XIX secolo, oggi ignorato dalla nostra editoria ma che ha avuto una grande influenza sulla letteratura italiana (e non solo) del primo ‘900, in particolare sui crepuscolari.

Il libro era stato proposto nell’aprile 1997 dalla Mondadori per gli Oscar Classici. Nel giugno 2016 la Fazi editore ripropone il classico con una traduzione ancora più curata fatta da Catherine McGilvray. Inoltre l’apparato critico scritto da Marco Lodoli ha dato il giusto rispetto all’opera di Rodenbach che purtroppo ancora oggi è nel dimenticatoio.

Bruges rappresenta il groviglio delle sensazioni e dell’anima umana. Al tempo di Rodenbach Bruges era davvero una città morta, ancora non sfiorata dallo sviluppo dell’economia industriale, che attraverso i suoi monumenti medievali riverberava i bagliori di uno splendore spentosi per sempre. È proprio questa atmosfera che Rodenbach ci vuole trasmettere, non come un supporto alla storia che narra, ma come elemento essenziale di questa storia, come fattore principale che la determina. Nell’Avvertenza posta all’inizio del romanzo Rodenbach dice infatti: ”In questo studio passionale, abbiamo voluto anche e soprattutto evocare una Città, la Città come un personaggio essenziale, associato agli stati d’animo, che consiglia, dissuade, decide d’agire.”. Il ruolo essenziale di Bruges è evidente sin dal titolo, significativamente riferentesi alla città: anche se la storia narrata è storia della morte di persone, l’elemento essenziale è il luogo in cui si svolge, è il fatto che questa storia si può svolgere solo in una città morta. Rodenbach è cosciente che questo mondo è morto, che anche in questa atmosfera rarefatta si annidano i germi della corruzione sociale, ma quando si tratta di risolvere questa contrapposizione tra un buon passato e un malvagio presente non sa andare oltre lo stereotipo, il poco convincente melodramma. Questi elementi, provincialismo, rifugio nell’accento melodrammatico, spiegano a mio avviso l’influsso che Bruges la morta esercitò in particolare sui movimenti letterari del primo novecento di un paese periferico ed arretrato come l’Italia.

Hughes è un burattino che il paese provinciale piega al suo volere portandolo alla sventura di una doppia morte. Il rapporto struggente tra Hughes, vedovo inconsolabile  e Bruges, incarnazione del dolore rappresenta il dolore ma anche il doppio nelle figure delle uniche due donne. Una Jane e l’altra Ofelia. Ma vi è anche una forte ossessione morbosa che porterà al protagonista ad un secondo dolore. Anche il fatto che, piccolo cammeo sulla pia domestica a parte, tutto sia incentrato solo sul protagonista e le sue insolite sensazioni (cui fa da contraltare l’ onnipresente e anche un po’ ingombrante Città) fa sì che non ci si riesca a sentire pienamente coinvolti. Ma chi ama le atmosfere un po’ brumose che ben si abbinano al torbido stato interiore di qualcuno troverà in questo racconto un piccolo gioiellino Decadente. Un libro quindi che rappresenta il dolore di un vedovo dove la Morte ha un ruolo fondamentale nella vita del protagonista. Il libro si legge volentieri e il ritmo è incalzante. La Fazi riproponendo questo libro dimostra ancora una volta la qualità della casa editrice scegliendo classici con una nuova traduzione scritta magistralmente. Da avere assolutamente nella propria biblioteca personale.

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