“Silfrida, la schiava di Roma” di Isabel Greenwood, Delos digital edizioni. A cura di Alessandra Micheli

 

Quello di Isabel Greenwood è un interessante progetto che cerca di creare un armonico connubio tra due generi apparentemente distanti, il rosa (da oggi in poi userò questo termine al posto dell’anglosassone romance) e lo storico.

Sottolineo apparentemente, perché creare uno storico non significa eliminarne il lato sentimentale; amore e sesso esistono dai tempi della creazione umana, addirittura fu, secondo il libro di Enoch, uno dei responsabili della strana e straordinaria mescolanza di Angeli e umani. Fu l’amore a generare eroi che poi contribuirono alle gesta epiche, quelle su cui fu possibile in seguito impiantare i capisaldi della cosiddetta società civile.

Fu l’amore, anzi la passione, la primaria guida per le azioni di tanti uomini illustri, da Teodorico a Napoleone, da Mussolini a Peron, oppure di tanti scempi splendidamente raccontati nel saggio 101 donne più malvagie della Storia, di Stefania Bonura. E laddove la pazzia fomentava un pozzo oscuro di odi e rancori esacerbati da imitazioni dovute ai pregiudizi di un’epoca, qua in Silfrida la passione fa da cornice a eventi profondamente violenti, che cercarono con la loro metodologia priva del self control vittoriano, di dare una “sistemata” alla scacchiera variegata e caotica del mondo di Teodosio.

Un brevissimo excursus storico. Teodosio, o Flavio Teodosio,  fu imperatore romano dal 379 fino al 395 d.c. Fu l’ultimo imperatore a regnare su un impero unificato che fece del cristianesimo non soltanto la religione unica e obbligatoria ma soprattutto un collante capace di tener assieme le diverse parti. Una compagine variopinta e variegata in cui sopravvissero quegli antichi culti che sarebbero poi giunti fino a noi e condannati come diabolici.

Durante il suo regno, le regioni orientali rimasero tranquille ma i Goti (popolazione germanica con una cultura affatto barbarica), insediatisi stabilmente nei Balcani, crearono un motivo di allarme e di possibile turbamento della quieta imperiale. Una tensione che costrinse addirittura l’imperatore associato, Graziano, a rinunciare al mantenimento del controllo delle provincie illiriche passando l’arduo compito a Teodosio, che portò avanti le operazioni militari. Queste condussero, nel 382, a un trattato che li autorizzava a stanziarsi lungo il corso del Danubio, precisamente nella Tracia, e di godere di ampia autonomia. In seguito molti avrebbero militato nelle legioni romane apprendendo gli usi e i costumi e persino abbracciando la nascente religione. Alarico I, protagonista di questo romanzo, partecipò alla campagna che Teodosio condusse nel 394 contro il rivale Eugenio.

Ed è qua che si incentrano le vicende amorose di Silfrida.

Divisa tra due appartenenze, una quasi imposta (quella romana) e una da ritrovare, Silfrida ha nel DNA una certa autonomia e una sorta di mentalità che la rendono estranea. Di conseguenza possiamo dire che in questo romanzo Silfrida rappresenti la vera emigrante divisa tra la volontà di trovare la sua cultura originaria, ma piena di quegli assunti culturali in cui inevitabilmente è cresciuta. È una donna mediatrice, partecipe di entrambi gli ethos e che al tempo veniva considerato un vero abominio. Pertanto, seppur collocata in un preciso sistema ontologico, Silfrida se ne distacca, ricordandoci le splendide eroine di Marion Zimmer Bradley, in particolare Elena (madre dell’imperatore Costantino)  nella Sacerdotessa di Avalon.

La genialità dell’autrice è anche quella di sottolineare, senza interrompere una gradevole narrazione, alcuni punti focali di un epoca: il primo, individuare la grande debolezza dell’impero del tempo, ossia la pratica di arruolare contingenti tra le popolazioni barbare e farli combattere contro altri barbari spesso etnicamente e socialmente affini. Questo comportava un’ideale utilitaristico che si individuava nel cambio repentino di alleanze verso la miglior offerta, contribuendo all’instabilità politica di quel periodo storico. L’altro punto è di aver dato una definizione realistica di barbaro epurando il termine dall’antica connotazione dispregiativa.

Il termine barbaro, infatti, era la parola onomatopeica con cui gli antichi greci indicavano gli stranieri che non erano di cultura greca e non parlavano il greco. Era quindi la modalità con cui si etichettavano colore che si ponevano come estranei e dissidenti all’interno di una precisa entità sociale. Ma i barbari (Vandali, Unni Visigoti, Ostrogoti e Celtici) non erano privi di una loro cultura, anzi, la cultura in esame è oggi rivalutata, piena di interessanti concetti politici e innovativi tanto da aver ispirato il lavoro di Tacito.

Barbaro era una cultura altra, spesso incomprensibile e denigrata non per la sostanza ma per il pericolo che orde di estranei rappresentavano per una società in fermento, in cambiamento, e perché no, diretta verso la decadenza.

Leggendo il romanzo, quindi, vi troverete di fronte una storia d’amore posta in un preciso quadro storico con tutte le limitazioni e le consuetudini dell’epoca sospesa tra cultura romana e cultura autoctona. E sarà evidente, che l’onestà intellettuale dell’autrice dovrà renderla viva, attraverso scelte linguistiche (come i nomi in latino) e narrative che per nulla appesantiranno il testo.

Un ultimo dettaglio. Vi ritroverete accennata anche una critica sociale sulla condizione delle donne che, spero porterà il lettore curioso ad approfondire con un testo specializzato.

Un libro scorrevole, elegante, ben strutturato, che come i grandi testi fa rivivere il sogno e l’orrore di un’epoca spesso dimenticata e che raccogliendo l’eredità della Bradley, allieterà le giornate o le notti con uno stile impeccabile.

Annunci

“Il ritmo folle del tuo cuore” di Lullaby, self publishing. A cura di Ilaria Grossi

 

Firenze. Famiglia Sartini.

Un unica palazzina racchiude i componenti di questa famiglia.

Le tre sorelle: Luisa, Laura e Letizia..così diverse così complicate e tremendamente fragili. Luisa è sposata con Marco e hanno un bimbo Giulio di 2 anni, un matrimonio silenziosamente in crisi, un Amore acerbo e con mille dubbi.

Luisa scoprirà un amara verità nel romanzo segreto di suo marito e tutto cambia. Laura è sposata con Andrea, lei è la sorella bella attraente frivola..

Laura sembra totalmente intenta nel lungo e articolato rituale di bellezza di ogni domenica mattina, chiusa nel suo bagno nel quale ha preteso un grande specchio a figura intera così da poter monitorare in santa pace ogni minimo dettaglio del suo corpo.

E’ un lavoro estenuante che richiede tempo e risorse finanziarie mantenere giovane un corpo che anagraficamente ancora lo è indiscutibilmente, ma chi può dire per quanto, almeno ai livelli di assoluta eccellenza che lei pretende da se stessa.

Ma la sua storia è tutta da scoprire tra sospetti e “tradimenti”.

E non appena la porta del bagno di Andrea si chiude, Laura conta lentamente fino a cinque e poi, rassicurata dallo scrosciare dell’acqua nella doccia e dal rumore delle ante di cristallo della cabina che si chiudono, si precipita nello studio con passo felpato alla ricerca del telefonino del marito, che rinviene in una delle tasche interne della sua cartella da lavoro.

E’ acceso e il pin, dopo le pazienti e astute manovre di appostamento per entrarne in possesso, non è ormai più un segreto. Scorre velocemente la cronologia delle chiamate senza trovarvi nulla di insolito o almeno di apertamente sospetto. Ci sono molte telefonate al numero fisso dello studio e questo di per sé non sarebbe un problema se solo Laura non avesse constatato di persona e con occhi pieni di disappunto, che la nuova stagista è una venticinquenne con il fisico di una velina e il viso di un angelo, e se la suddetta fanciulla in fiore non usasse presentarsi allo studio seminuda, rischiando così di far venire una sincope al socio anziano e mantenendo tutti gli altri maschi in uno stato di perenne eccitazione e beota ammirazione.

La vicenda, però che coinvolge di più, per il suo spesso emotivo, è  quella di Letizia, taciturna, solitaria, insicura e il suo chef spagnolo e passionale e un misterioso corteggiatore ..la sua vita prenderà una piega inaspettata.

E poi le zie Elena e Caterina, i loro vecchi dissapori e zia Franca che ama la solitudine ma non disdegna i social e Internet. Come fili che si intrecciano alla fine ciascuno troverà la sua strada.

Lo stile del romanzo è preciso e ricco di dettagli e il ritmo non è mai lento, il tono ironico rende la lettura davvero piacevole e scorrevole.

Buona lettura Ilaria

L’eroe è colui che non ha paura di conoscere il mistero. Un’eroina, una Peredur moderna, che affronta mille ostacoli per sollevare il velo dell’illusione che ha circondato la sua nascita e avvolto nelle tenebre la sua vita. Se amate i racconti epici di ricerca e rinascita, se volete un libro che vi accompagni per mano verso la consapevolezza di sè attraverso magia, paladini e intrighi “La rosa degli Ashtah” di Deborah Paolini, Nulla Die edizioni, è il libro che fa per voi

debora-paolini-la-rosa-degli-ashtah.jpg

 

 

“Il privilegio di una vita è essere chi tu sei.” Joseph Campbell

 Sinossi

La Rosa degli Ashtah – La Prescelta è un romanzo ibrido tra fantasy e fantascienza, con forti connotazioni romance. La protagonista è una ragazzina ingenua e buffa che fin dall’infanzia è costretta a fare i conti con una realtà piuttosto dura: abbandonata dai genitori biologici, viene adottata da una famiglia dove alcolismo e anaffettività regnano sovrani.Ancor più difficile è relazionarsi con i coetanei, i quali non perdono occasione per deriderla.

L’unica cosa che la aiuta a sentirsi meno sola è uno strano sogno ricorrente: una mano dal cielo, una voce nella mente.

Insieme al suo unico amico, intraprende un viaggio alla ricerca di un misterioso uomo in grado di curare ogni malattia attraverso il semplice tocco delle mani ed è proprio questo viaggio, con i suoi risvolti tanto amari quanto inaspettati, che la porterà a scoprire verità inimmaginabili sulle proprie origini.

Gli orizzonti diverranno, per lei, tanto vasti da abbracciare altre galassie, altri universi.

Il segreto della sua nascita sarà svelato, l’incontro col suo Custode chiarirà il profondo significato di quel sogno ricorrente.

Creature leggendarie, amici dotati di grande saggezza, nemici spietati e pronti a tutto, manipolazioni e intrighi accompagneranno l’evoluzione della Prescelta, il cui cammino è stato arbitrariamente tracciato in tempi e luoghi remoti. Ma sarà lei, e soltanto lei, a decidere come percorrerlo.

 

Dal capitolo 10: Il Sogno

Lui le sorrise e l’immagine di un bacio balenò un’altra volta
nella mente della ragazza. Era così vicino, così bello e dolce, le
sue labbra sembravano così morbide… Finì per diventare rossa
come un pomodoro e Jean-Claude fece finta di non capire. Immediatamente dopo, Sheila pensò a quanto lui assomigliasse per certi versi a Stephan, soprattutto per come riusciva a farla sentire piccola e indifesa con un semplice sguardo. Trovò quella similitudine quasi un segno del destino, ma inevitabilmente ripensò al suo amico chiedendosi se stesse bene e se sapesse che anche lei, tutto sommato, non se la stava passando poi tanto male.
«Sheila,» — le disse Jean-Claude, ancor prima che lei avesse
finito di ragionare — «non devi preoccuparti per lui.»
La ragazza si limitò a domandargli di cosa stesse parlando senza
soffermarsi sulla stranezza che stava accadendo proprio sotto
il suo naso.
«Non stavi forse pensando a Stephan?»
Ogni volta che lei si chiedeva qualcosa, lui puntualmente rispondeva a voce alta alle sue domande benché non le avesse
fatte uscire dalla bocca. Era intuito o poteva sentire i suoi pensieri?
Sheila si pentì di essersi posta la domanda e sperò di non
ricevere risposta. Se lui avesse potuto accedere davvero a quella
parte di lei, allora avrebbe capito che aveva pensato di baciarlo!
«Sì, lo so…» — infierì lui, evidentemente compiaciuto — «e certi
tuoi pensieri mi piacciono moltissimo.»

 

Dal capitolo 24: Tasti bianchi, tasti neri

Nel momento in cui i due si strinsero l’uno all’altra come se da quello dipendesse la possibilità stessa di continuare a respirare, a vivere, il loro pianto di gioia si fece incontenibile. Mentre lui continuava a ripetere “sei viva” come per convincersene, aggiungendo ogni volta esclamazioni a dir poco colorite, lei gli chiedeva perdono per non averglielo potuto dire. Lui l’accarezzava, poi le baciava la fronte, la stringeva di nuovo e poi ancora l’accarezzava, mentre un turbinio di emozioni pretendeva di uscire attraverso un grido, più che con le lacrime.