“Trilogia delle Verità 2. Non ho mai smesso di volerti veramente” di Doriana Torelli, Lettere Animate. A cura di Micheli Alessandra

Il secondo libro della trilogia delle verità dell’esordiente Doriana Torelli, si presenta sin dalla prima lettura, ricco di caratteristiche che ne esaltano l’alterità con il precedente libro. Se il primo era sicuramente più immediato, più ricco di emozionalità a volte esacerbata dall’ispirazione, qua ci troviamo di fronte a un ottimo tentativo letterario (tra l’altro quasi riuscito ma pretendo il meglio dalla giovane scrittrice) di un romanzo pensato, con un’attenzione interessante alla cura della coerenza strutturale del testo e alla logica temporalità degli eventi. Qua non troviamo soltanto dolci emozioni, ma un impegno costante a inserire nel rosa una necessaria tensione che tenga alto l’interesse di lettori e di noi blogger.

Il tentativo, affatto maldestro di inserire una nota di giallo e noir nel libro, ne fa un prodotto ben calibrato. Il rosa resta predominante, senza che il tentativo di sfumare l’eccesso di sentimentalismo ne sia danneggiato, anzi grazie all’adrenalina direi che ne esce quasi esaltato. Durante il racconto di come soltanto sbrogliando fili ingarbugliati di un passato sia possibile ritrovarsi, il lettore ha quella dose di suspance che lo spinge a continuare la lettura sospeso tra sentimenti e pathos. Ed è questo pathos che riesce a bilanciare una tendenza della Torelli all’eccessivo sentimentalismo ingenuo. Ecco di quello nel testo, finalmente, non v’è traccia. C’è la volontà di creare personaggi credibili, positivi e non ingenui e c’è anche, finalmente direi nel rosa) il tentativo di razionalizzare lo stereotipo dell’antagonista maligno. Un tentativo che, finora ho trovato in pochi libri. Ecco che Erik, pur con la condanna dell’autrice non è perché non può essere totalmente cattivo. Ne viene proposta una spiegazione che ha una sua coerenza logica con il suo vissuto e che rende il protagonista interessante e ben strutturato. cosi come è descritta senza enfasi e senza sdolcinatura la protagonista. Resa fragile fino a raggiungere i limiti si rialza prontamente reagendo con un no e ritrovandosi da “vittima” a vincente. Spettacolare il suo coraggio che viene fuori come un grido improvviso nelle ultime pagine (che ovviamente non vi svelerò ma riderò sotto i baffi per aver scatenato una curiosità quasi compulsiva).

Cosi come il protagonista maschile totalmente fuori dai triti e ritriti schemi, logorroici del maschio alfa. E’ un uomo che trova si la capacità di reagire all’imprevisto e alla sopraffazione di un amore malato, ma senza perdere la sua umana capacità di piangere e commuoversi. Questo lo rende credibile e un’ottimo esempio per tante lettrici convinte che, il mondo dei sentimenti, sia dominato dalla bestia esaurita di turno con il frustino facile.

Ancor più interessante è la coprotagonista femminile. Qua lodo l’intento di raccontare con semplici parole un amore Malato che non è esclusività del maschile, cosi come si racconta anche Cinzia tani in “Amori crudeli“. Ecco mi permetto una disquisizione tutta femminista. Essere donna significa semplicemente esprimere nel genere, la propria modalità di essere umano. questo però non deve essere un limite o un alibi. Nell’essere atrocemente umani noi subiamo l’influenza di parti diverse, che si chiami inconscio o lato conscio. E saremo sempre, nonostante il genere di appartenenza in lite con questi due aspetti che cammineranno con noi strattonandoci, in una lotta costante su quel sottile filo che separa una vita psichicamente sana da una deviata. Sarà la nostra reazione a quei continui strattonamenti a decidere se cadere o reagire. Ed è quello che succederà a Jennifer. Un personaggio oscuro sicuramente. Ma molto vero. E psicologicamente ben delineato.

Cosa dire di più? Se non complimentarmi con l’autrice per aver perfettamente seguito e fatte proprie le critiche in un costante perfezionamento del suo stile che sono sicura mi riserverà ancora deliziose sorprese.

Brava.

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