“Un bacio in sospeso” di Luigi Mancini edito Les Flaneurs Edizioni. A cura di Ilaria Grossi

 

“Ma poteva mai essere così facile, si chiedeva Stefano, innamorarsi di qualcuno? Parlarsi appena, sfiorarsi soltanto, per lasciarsi penetrare l’ anima da una persona del tutto estranea?”

E’ la storia di Elisa e Stefano, giovani amanti eterni di una Casandrino troppo piccola, ristretta e ottusa per due anime inquiete e fragili, capaci però di sfidare la paura e la morte.

Stefano e la sua passione per la musica, non sentirsi completamente se stesso e la voglia di lasciare il paese per non essere più invisibile e frainteso.

Elisa, dopo la morte del padre chiude i suoi studi in un cassetto e accetta un matrimonio di convenienza con Mauro Dalla Bona, arrogante, presuntuoso e violento, qualcuno da temere e rispettare nel giro della malavita.

Stefano non è il principe azzurro di questa favola moderna, non offre castelli e una vita di lussi.

Stefano è per Elisa qualcosa di unico, colui che la libera dalle catene di un matrimonio non voluto, infelice dove la paura non concede spazio all’amore.

” Il loro amore sarebbe dovuto essere solo e per sempre un bacio in sospeso? Ahi, di quanto sono chiamati a soffrire gli amanti!”

Distanti come due sconosciuti, distanti e ognuno con la propria vita, distanti e segretamente intimi. Ella luce del sole due estranei, solo sguardi e

“baci in sospeso “.

Come si ferma un uragano?

Come si ferma un fiume in piena?…

Non vi dirò se Stefano e Elisa avranno il loro lieto fine, perché questa favola moderna ha tanto da insegnare.

Mi piace immaginare Elisa e Stefano come eterni amanti…eterne presenze.

Lo stile di Luigi Mancini non delude mai, ho letto e divorato letteralmente il romanzo dai contorni di una favola e la cruda realtà di una storia vera senza bugie e senza veli, con la potenza di una penna che sa toccare le giuste corde dell’ anima che denuda ogni pregiudizio e svela l’io più intimo.

Complimenti Luigi, anima bella.

Buona lettura Ilaria

“Aaron e gli dei combattenti” di Claudio Massimo, Lettere animate edizioni. A cura di Micheli Alessandra

 

Solo chi come me è crescita con le magiche storie celtiche  può capire, davvero fino in fondo, la delicata magia di questo romanzo. Fionn, Cu Chulainn, Gwidion, Gwenhwyvar, Ceridwen, Bran il benedetto, la bianca dama, eroi e persino il lupo Fenrir ( di norvegesi richiami, figlio della Dea degli inferi Hel e Miðgarðsormr) tornano, finalmente ad avvolgere radiosi la fantasia del lettore. Non solo la mia, la vostra. La nostra.  Una storia nuova ma dal sapore antico, presente in noi, nel nostro DNA, incisa nei genomi di un popolo che ha usato le divinità per esprime l’eterna dialettica tra forze opposte, quelle che un tempo lontano hanno dato forma e sostanza al nostro mondo. Ordine e caos, o bene e male si incontrano in un lungo eterno braccio di ferro che incidono profondamente sullo svolgere di eventi umani, secondo l’antica saggezza ermetica cosi in cielo così in terra.

Aaorn è il collante di questo scontro, colui che dotato della seconda vista è accettato al cospetto di queste divinità, di questi Faerie (corte oscura e corte luminosa) e rappresenta l’ago della bilancia da cui l’eterna lotta dipende. Sarà Aaron in virtù della sua natura di mezzo a dare forza a una o all’altra parte. Perché Aaron è il prescelto, colui capace di ripristinare il collegamento tra i molteplici mondi. Molteplici mondi direte voi? Si miei lettori. Il fantastico mondo celtico e norreno, ha una visione dell’universo che affascina e che Claudio Massimo inserisce con perfezione e eleganza. E vi informo che io, appassionata di leggende e mondo celtico quando mi approccio a un libro che brama di raccontarne, in chiave romanzata l’essenza, divento estremamente severa. Ma in queste pagine, bellissime, poetica, ariose, non c’è nulla da recriminare ma solo da raccontare, affinché anche voi possiate beneficiare di quell’odore muschiato caratteristico dei regni fatati.  La percezione dei celti considerava l’universo non come un mondo separato, bene e male, caos e ordine, ma interconnesso, unito l’uno all’altro da un rapporto conflittuale sicuramente ma vitale, ed è da questo duello e dialogo al tempo stesso nasce il nostro mondo reale, che è soltanto un’immagine sbiadita di uno più luminoso, che vive e respira accanto a noi, dotato di passaggi particolari che permettono alle forze di incontrarsi e di rigenerarsi l’uno dell’altro. Il sogno, primo atto creativo del divino, ha bisogno di sognatori cosi come, i sognatori come Aaron, hanno bisogno del sogno impersonato dagli eroi mitologici dagli esseri fatati, e persino dai demoni. I nove regni runici sono collegati a un albero, Il frassino sacro ( Yggdrasill o l’albero cosmico di cabalistica memoria) li tiene uniti e in costante flusso comunicativo, una informazione costante che spesso si risolve in una frequente interazione tra il mondo alto e quello delle ombre. Un universo complicato, ma ricco di sfaccettature che attraversa il mondo reale eppur diverso, fatato del protagonista. Figlio di due culture, di due dimensioni, quella dei Faerie e degli umani, Aaron è speciale perché ha una mente divisa eppur unita, capace di contemplare il mondo fisico sì, ma cosciente, per la sua eredità, che quel mondo è solo un riflesso, e che scostando il velo esiste il mondo di sotto, o il regno numinoso, fonte di ogni progresso, di ogni bellezza e di ogni conoscenza. E usa capacità di attraversali di essere parte di ciascuno di essi, seppur alieno lo fa diventare speciale. Avere un essere intermedio capace di lottare, di portare progresso, di rinnovare entrambi è il vero segreto del testo. Il mondo numinoso combatte assieme a noi le battaglie per un’evoluzione che spesso stentiamo a ottenere. Divisi tra la corte Unseelie (oscura detentrice del caos) e quella Seelie ( ordine e armonia) siamo vittime a volte l’uno dell’altro. Ma inconsapevoli di muoverci in queste forze che, dobbiamo soltanto armonizzare dentro di noi. Aaron è il prescelto perché lui ha la seconda vista, vede attraverso i mondi, li penetra li identifica, li nomina e riesce a rigenerarli. Con quella particolare forza che ci racconta la Rowling: la purezza di cuore. Aaron nonostante tutto, nonostante l’età è rimasto il bimbo che crede nelle storie, che vede il nonno come un essere luminoso, che sogna. Ed è la sua capacità di sogno che crea la realtà adattandola di volta in volta ai cambiamenti.

I celti, i norreni lo raccontavano sempre: lungo il fiume del sogno esiste la vera capacità di dare forma alla sostanza e al tempo stesso di far tornare la sostanza ai sogni. E’ il sogno quel fiume impervio e pieno di insidie in cui Aaorn si immerge.

Qual è il destino del prescelto? Qua entriamo nel campo gnostico, di cui sono convinta i celti erano parte integrante. Cosa si intende per gnostico? lo gnosticismo è un sistema filosofico intellettuale molto visino al mondo norreno e irlandese che narra come il nostro universo di mezzo, venne creato. E’ complicato, molto contorto e affascinante e invito chi avesse l’ardire di approfondirlo di leggere la Pistis Sophia. Massimo lo rivela con una semplicità profonda.

Claudio Massimo, ci Racconta del ribelle luminoso, prima creatura della possente divinità che ingloba e trascende le altre forze, gelosa di quella strana creatura nata da un suono o un soffio di respiro l’uomo. Ignaro per volontà della potenzialità di questa creatura quasi inferiore ma potente, il ribelle o il risplendente:

che rifiutò di aiutare la razza umana che riteneva troppo inferiore. Disobbedì alla richiesta del Supremo e lo sfidò, convincendo un terzo degli esseri divini a ribellarsi. Ci fu una guerra fratricida che il Risplendente Ribelle perse, e dopo quella sconfitta venne confinato nella zona più remota dell’universo, in un luogo dove la luce delle stelle arriva distorta. Ora vuole organizzare una guerra contro i Guerrieri Luminosi, l’ultimo ostacolo che impedisce al Ribelle di corrompere l’intero genere umano, che lui odia sopra ogni cosa.”

Ed è questa in fondo, la prova che il prescelto nonostante i mille dubbi:

Devi sapere Aaron che il Ribelle per portare a termine il suo progetto, sta reclutando tutte le forze del male sparse nell’Universo e che tu potresti essere chiamato a combattere tali forze.” “Ma come posso fare, io sono soltanto un uomo.” “La Pietra del Destino ha emesso il suo verdetto, essa sa chi è degno di guidare i Guerrieri Luminosi.” 

Deve portare a compimento, la somma missione:

Ma io non sono sanguinario come il guerriero di cui m’hai narrato.”

“Non spargerai sangue umano, ma combatterai contro essenze di luce deviate, e demoni da loro generati” 

Deve ristabilire l’unita attraverso la capacità del sogno. Perché gli esseri di luce fatati non possono, ce lo raccontano le leggende, sognare. Come può un sogno sognarsi? E allora ecco che l’uomo viene chiamato dalle loro suadenti voci, nei boschi, nei corsi d’acqua, nelle radure, nei tunnel di rododendri, per chiedere a una donna o a un bambino, di sognare per loro.

Rimasi folgorata dalla sua bellezza e credo che la cosa fosse reciproca” disse. “Ci furono altri incontri nel tunnel dei rododendri, che era diventato nel frattempo il nostro posto segreto. Mi portò nel suo mondo, e fu lì che mi chiese di abbandonare tutto per rimanere con lui

Attraverso una musica di arpe, e il rumore dei boschi la storia si snoda con una dolce raffinatezza, una forza che ammalia affascina e in-canta. Dovete leggerlo. Dovete viverlo assaporarlo.

In una notte, tersa, limpida, quasi incantata, mettetevi a sedere, possibilmente accanto a un albero, leggetevi il libro e sognate. Perché solo chi sogna comprende davvero il mondo.

 

” Un delitto quasi perfetto. La verità di Giuseppe Ghirardini” di Sara Pelizzari, self publishing. A cura di Micheli Alessandra

 

Tempo fa ho  letteralmente divorato un libro noir molto particolare, Nove volte per amore di Maurizio De Giovanni. Particolare perché a differenza di tanti altri gialli e noir non si preoccupava di approfondire tanto la verità giudiziaria o il fatto criminoso in se, ma tentava con successo tra l’altro, di indagare quella zona nebulosa e oscura che si trova in mezzo all’evento criminoso e la ricostruzione dei fatti che, dovrebbe, portare alla sentenza.

La Pellizzari, nel suo primo lavoro giallistico ( tengo a sottolineare che è il suo primo noir) si muove in questo arduo ma interessante campo psicologico, che serve per colmare quei vuoti di domande, motivazioni occulte ma anche che possa delineare e ridonare dignità a una persona che, per colpa di intrighi, pazzia o i soliti tristi e triti fattori di soldi e potere, è stato ridotto a vittima.

Le vittime sono tutte simili, rese spersonalizzate, oggetto di indagini che si concentrano sulle cause della morte, sui moventi, sulle armi sulle modalità in cui da soggetto è passato a oggetto. Ma come ci ricorda la Pellizzari ma anche il suo mentore e predecessore Degiovanni, un omicidio riguarda sempre una vita. Una vita spezzata per colpa di vizi e degrado di un mondo che perde lentamente se stesso, che fa dimenticare al lettore, spesso morboso e assetato di notizia, che quel corpo un tempo viveva, sognava, provava i stessi nostri dolori, le gioia si barcamenava nel modo più dignitoso possibile in quel fiume a volte tormentato che è la nostra vita, il nostro percorso su questa fragile terra.

Ghirardini torna, grazie al testo di Sara e parlarci si sé, raccontarci chi era prima di un evento che ha traumatizzato sicuramente famigliari, ma anche concittadini, svegliati all’improvviso da un orrore che a volte crediamo appartenere a aree degradate del mondo. In fondo è un piccolo, tranquillo pesino no? non siamo mica nel Bronx, nelle favelas. In Italia c’è troppo sesso la convinzione, errata, che il male si annidi soltanto nel marcio, senza comprendere ( è più forte di noi) che il marcio, la stagnazione accade sempre nell’immobilità. Una vita che si richiude in se stessa, nascondendo sotto le assi di un pavimento reso morbido da un tappeto pregiato, le proprie contraddizioni, i bisogno spesso oppressi che scatenano, l’inferno. I casi più drammatici di cronaca avvengono anche li, sotto le vostre tranquille facce, a corrodere un tram tram quotidiano fatto di gesti semplici, apparentemente rasentanti la perfezione. Come se non fossi umani, dotati di bellezza e crudeltà, di orrore e paradiso, ma personaggi di una brillante, edulcorata cartolina natalizia.

Il racconto non rende solo giustizia a un uomo crocifisso sull’altare del gossip giornalistico, fino ad annientarne quasi l’umanità e lo ripeto, la dignità, fono a portarsi via la sua storia, compromessa da quel marcio che per stoltezza o per destino lo ha toccato. ci ricorda come il male è sempre presente. E non ha la faccia ghignante del mostro orripilante, ma il bonario sorriso di un clown. It il bellissimo libro di Stephen King ce lo insegna: sotto i marciapiedi ben tenuti di tante nostre micro realtà, si cela un mostro, pronto a emergere approfittando della nostra disattenzione.

Con uno stile giornalistico, mai scarno, ma attento sicuramente a ridare voce ai sentimenti e alle emozioni, grazie anche a un detective che, nelle sue tragedia personali si apre all’altro in una sorta di contatto empatico, lodo l’innovativa capacità e coraggio di una giovane autrice a cimentarsi in argomenti cosi difficile e scabrosi, senza sostare troppo nel pantano del perbenismo e dell’eccessiva stucchevolezza. Pensato, calibrato, seppur ingenuo per alcune parti, è una strada percorsa in modo davvero ammirevole.

Brava.

Consigliato.

“I medici. Una dinastia al potere” di Matteo Strukul, Newton Compton. a cura di Katya VPL

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Trama.

Firenze, 1429. Alla morte del patriarca Giovanni de’ Medici, i figli Cosimo e Lorenzo si trovano a capo di un autentico impero finanziario, ma, al tempo stesso, accerchiati da nemici giurati come Rinaldo degli Albizzi e Palla Strozzi, esponenti delle più potenti famiglie fiorentine. In modo intelligente e spregiudicato i due fratelli conquistano il potere politico, bilanciando uno spietato senso degli affari con l’amore per l’arte e la cultura. Mentre i lavori per la realizzazione della cupola di Santa Maria del Fiore procedono sotto la direzione di Filippo Brunelleschi, gli avversari di sempre continuano a tessere le loro trame. Fra loro c’è anche una donna d’infinita bellezza, ma dal fascino maledetto, capace di ghermire il cuore di un uomo. Nell’arco di quattro anni, dopo essere sfuggito a una serie di cospirazioni, alla peste e alla guerra contro Lucca, Cosimo finirà in prigione, rischiando la condanna a morte. Fra omicidi, tradimenti e giochi di palazzo, questo romanzo narra la saga della famiglia più potente del Rinascimento, l’inizio della sua ascesa alla Signoria fiorentina, in una ridda di intrighi e colpi di scena che vedono come protagonisti capitani di ventura senza scrupoli, fatali avvelenatrici, mercenari svizzeri sanguinari

Libro letto qualche giorno dopo la sua uscita, scritto bene, sicuramente scorrevole e soprattutto interessante, ma che purtroppo non mi ha presa. Limite mio, non certo dell’autore.

Quando ho letto dell’uscita di questo libro ero molto entusiasta, ma il rindondamento mediatico e la fiction (che non ho visto) e i vari commenti letti qua e là, non so, di certo non sono stati di sprone e decisamente le aspettative erano piuttosto alte.

Ho decisamente apprezzato tutto il lavoro che c’è dietro il libro, s’è vista la ricerca, s’è visto l’entusiasmo per la storia, ma se mi si permette un appunto… i matrimoni, all’epoca, mi sembra che fossero combinati; i ragazzi a volte non si conoscevano neanche…

Da dove salta fuori questo amore così travolgente? Senza contare che l’autore ha dimenticato di parlare dell’adulterio di Cosimo che ha dato vita a uno dei suoi figli, Carlo, amplificando in modo non molto veritiero, a mio parere, il rapporto di Cosimo con Contessina.

Il Rinascimento è uno dei miei periodi storici preferiti e I Medici sono una dinastia, una famiglia, piuttosto affascinante e nel libro viene fuori l’amore per la città che rappresentavano. Le scene di sesso descritte con dovizia di particolari non mi hanno entusiasmato molto, ma ho amato le descrizioni dei luoghi e della costruzione della Cupola, delle scene di guerra e di vendetta, così come quella del Brunelleschi.

Mi piace lo stile di Strukul e ora vedremo un po’ come proseguirà la storia.

Katya

Dati romanzo

Autore: Matteo Strukul

Titolo: I Medici: Una dinastia al potere

Genere: Storico

Pagine: 382

Data di pubblicazione: 2016

Casa editrice: Newton Compton

Prezzo: 9,90 euro

“L’ombra di Cenere” di Linda Lercari. A cura di Federica Leva

 


cover

 

Come spesso mi accade, ho scoperto questa storia per caso. L’autrice mi ha chiesto una presentazione, io sono stata affascinata dalla trama e, anziché limitarmi a segnalare il romanzo sul blog, l’ho anche letto.

Il piccolo Haka, chiamato “la bestia”, ha un triste destino: crescere e diventare un coltivatore di riso, come i genitori, isolato e senza amici. La matrigna teme il suo legame con il padre – stretto… troppo stretto – e i bambini lo scherniscono per la sua capacità di empatizzare con i lupi delle montagne. Un giorno, mentre cerca di sfuggire a un gruppo di ragazzini ansiosi di pestarlo a sangue, il bambino s’imbatte nel giovane signore delle sue terre, e il suo destino cambia. Portato al castello, viene educato come samurai, e crescendo diventa un guerriero esile ma temibile: il demone. A venticinque anni, Haka porta nelle sue stanze una concubina ma continua a servire il suo signore Momo, a cui è legato da una solida, incorruttibile fedeltà. Quello che poi accadrà lo scoprirete solo leggendo. Riprendendo la sinossi, posso solo dirvi che, in punto di morte, Haka pronuncia parole che Momo non comprende e che diventano lo spunto per tutta la narrazione. E mi sbilancio, la risposta non è quella che sembrerebbe emergere dopo le prime pagine del romanzo. Al primo impatto, si ha l’impressione di trovarsi di fronte a una storia yaoi con un amore impossibile e una donna disgraziata – la concubina – che viene usata come copertura e costretta a una vita infelice, senza gioia e senza amore… No, le cose non stanno così, o meglio… non del tutto. Vi dico solo che la concubina è forse la più felice di tutti, qui, e che il mistero da svelare è un altro.

Il romanzo è strutturato a incastro. Inizia con la morte di Haka, ormai anziano e, attraverso i ricordi degli amici e l’intervento del narratore ritorniamo indietro nel tempo. Non in modo lineare, ma seguendo le riflessioni di Momo, a caccia di una chiave per sciogliere il mistero delle ultime parole dell’amico. Mi compiaccio con l’autrice per aver incastonato perfettamente i ricordi, creando una narrazione facile da seguire, nonostante sia giocata su diversi piani temporali.

Lo stile è lieve e delicato, e ricrea l’atmosfera placida e intima della cultura giapponese. Anche quando le tende si spalancano sui campi di battaglia, si ha la sensazione di camminare in un vasto giardino di ciliegi, nella fioritura di maggio, e in una giornata di vento, quando le folate distendono tappeti di petali rosa sui prati. Il linguaggio è poetico, e non mi ha stupito scoprire, nella biografia finale, che l’autrice è anche una stimata poetessa. I versi e gli haiku contenuti nel romanzo sono suoi e regolarmente depositati – non usateli, senza credits.

La tecnica è datata, e ci sono alcune infodump, e in altri casi ne sarei rimasta infastidita. Ma qui, in un contesto storico e quasi fatato – capirete perché leggendo il romanzo –, questo tipo di narrazione contribuisce a farci respirare segreti e usanze d’un popolo antico e lontano.

Godibile anche la parte storica, che l’autrice maneggia con autorevolezza e destrezza.

In conclusione, promosso e consigliato!

omanzo sono suoi e regolarmente depositati – non usateli, senza credits.

La tecnica è datata, e ci sono alcune infodump, e in altri casi ne sarei rimasta infastidita. Ma qui, in un contesto storico e quasi fatato – capirete perché leggendo il romanzo –, questo tipo di narrazione contribuisce a farci respirare segreti e usanze d’un popolo antico e lontano.

Godibile anche la parte storica, che l’autrice maneggia con autorevolezza e destrezza.

In conclusione, promosso e consigliato!

 

 

L’enigmatica piramide di Falicon, di Michele Allegri ( Fonte http://inuovitemplari.blogspot.it/)

Nel sud della Francia, precisamente nella Regione delle Alpi-Marittime, a 10 km a Nord dalla famosa località turistica e balneare di Nizza, c’è un piccolo paesino, chiamato Falicon nel cui territorio si trova una piramide egizia di pietra, in parte erosa che, un tempo, misurava circa sei metri e quaranta.

Si trova a 430 metri di altitudine su un monte chiamato Monte-Calvo, il cui nome e la cui morfologia ricordano il ben noto Monte Golgotha di Gerusalemme là dove venne crocifisso Gesù di Nazareth, secondo la tradizione cristiana.

Infatti, questo Monte rievoca simbolicamente un martirio e, come nel racconto evangelico, in ebraico, vuol dire, appunto, cranio-calvo. E’ un luogo tanto ameno quanto affascinante.

In questa porzione di territorio ci sono elementi di forte suggestione che ci dicono che il luogo è davvero speciale. Per esempio possiamo trovare il diavolo della Torre di Tonnerre e la Rocca dell’Aquila con la testa di Roccia, al di sotto della quale c’è un’immensa caverna che è rimasta inesplorata da più di 70 anni dove si possono ammirare graffiti, uno dei quali rappresenta un guerriero templare che casca brandendo la sua spada.

Non è un caso, quindi, che il mistero della piramide di Falicon si intreccia indubbiamente con l’epopea dell’Ordine del Tempio che ne fu proprietario durante il Medioevo, per poi passare nelle mani di un’antica famiglia nobile del luogo ed infine, nel 1803, fu acquistata, assieme al terreno su cui sorge, da un certo Rossetti, avvocato e poeta al quale il Comune di Nizza ha dedicato pure una via.

La piramide e il relativo appezzamento di terreno su cui si erge, a tutt’oggi non sono nelle disponibilità del Comune e, da quello che si può comprendere, non è una costruzione molto gradita alla popolazione locale, forse perché nel passato ha avuto una fama di “luogo magico”, talvolta “sinistro”, che ha inevitabilmente attirato ogni sorta di gruppo, specialmente dalla Gran Bretagna.

Cosa assai curiosa, inoltre, è la presenza nel territorio di Falicon di un’antica chiesa medievale di proprietà della Confraternita dei Penitenti Blu che, a Nizza, ha la sua roccaforte, oltre che una chiesa-Madre al cui interno vi è un affresco murale sul quale compare un simbolo gnostico, un serpente su una croce a forma di TAU.

Come scrivono gli autori inglesi Picknett & Clive, che si sono dedicati allo studio del mistero di Rennes-Le-Chateau, i Penitenti Blu sono un “curioso gruppo che ha legami con la Massoneria di Rito Scozzese Rettificato e con la nobile famiglia dei Chefdebien” i quali avevano come precettore di famiglia, guarda a caso, il parroco Alfred Saunière, fratello del più noto sacerdote Berengère.

Ma torniamo al racconto.

Da parecchi decenni la cima di questa Piramide è stata letteralmente tranciata dai vandali, all’altezza dei tre metri e molte pietre sono state asportate da mani ignote.

Al di sopra della piramide, cioè  nello spazio aereo sovrastante, nel 1994, avvenne un fatto assai curioso del quale parlarono per lungo tempo i media locali. Il pilota, l’equipaggio e i passeggeri di un aereo di linea dell’Air France con volo Nizza-Londra videro nel cielo un oggetto volante simile ad una lente affiancarsi al velivolo.

Di quell’oggetto non identificato non si è saputo niente di più di quello che hanno riportato i giornali locali che hanno collegato questo avvenimento a strane presenza UFO nella zona di Falicon tanto che il CNES, cioè il Centro Nazionale di Studi Spaziali francese, ha dato attenzione al fatto.

La piramide è costruita su una cavità di una grotta, la Ratapignata, ed è situata su una proprietà privata sconosciuta. In provenzale e in dialetto sardo, Ratapignata significa grotta dei pipistrelli o dei vampiri. La grotta, dopo circa dodici metri di discesa in verticale, sbocca su una sala sotterranea. Qui, un tempo, si trovava una specie di piattaforma rettangolare su cui erano incisi sette strani simboli magici. Accanto alla piattaforma, c’era una colonna stalagmitica sulla quale si poteva intravedere un viso umanoide con le corna che può ricordare la testa barbuta che adoravano i Templari, il Bafomett.

Per lo studioso francese ed astrologo Maurice Guinguand, la testa in questione, sarebbe invece quella di un cane e rappresenterebbe il dio egizio Thot, il cinocefalo dio della Luna.

Nell’antico Egitto, il metallo che corrispondeva appunto alla Luna era l’argento, per via della sua fredda lucentezza. Un racconto popolare di Falicon, risalente al 1600, dice infatti che un raggio di luce argenteo, in certi giorni dell’anno, si abbatte sulla piramide.

Inspiegabilmente poi la piramide è allineata sulla costellazione dello Scorpione e nella sala in cui si trova la stalagmite, c’è un buco che conduce ad un passaggio sotterraneo lungo venti metri. Questo cunicolo permette di arrivare ad una seconda sala, più piccola della prima ed è da lì che parte un’ulteriore passaggio che, attualmente, è impercorribile. Si dice, poi, che alla fine di questo cunicolo ci sarebbe una stanza-tomba dove i Templari  si riunivano per svolgere i loro riti durante i Capitoli segreti.

Non si sa bene se i Templari trovarono la piramide in questione oppure la costruirono loro stessi su vestigia celto-liguri.

E’ un dato certo che i Templari, ritornando feriti dalla settima Crociata,  quella combattuta con San Luigi, zio di Filippo il Bello, intorno al 1260, sbarcarono a Montecarlo per poi andare a Beaulieu dove furono presi in consegna dagli ospedalieri antoniani, per essere portati in questa zona chiamata anche la Valle delle Meraviglie.

Il nome deriverebbe dal fatto che  a causa di talune forze che provengono dal sottosuolo, il luogo sarebbe estremamente curativo tanto da essere caro sia a Goffredo di Buglione che ai Lusignano, re di Gerusalemme.

Questi nobili, infatti, avrebbero utilizzato il luogo come deposito di alcuni segreti e di un tesoro della cui custodia furono poi incaricati i Templari della zona.  Il tesoro sarebbe stato nascosto  sotto ad una pietra a forma di testa di toro. A mezzanotte del 24 dicembre, quando Sirio si trova davanti all’ entrata della piramide, la testa di toro guarda la costellazione ed Orione indica dove è nascosto l’agognato tesoro. Anche su questa testa di toro ci sarebbe inciso il numero sette, forse in ricordo, appunto, della settima crociata

I Templari, ritornando feriti da questa crociata avrebbero deciso di costruire la piramide per amplificare le forze sotterranee del luogo e guarire dai loro malanni, in particolar modo dalla peste che colpì poi tutta la Regione.

Quei poveri cavalieri di Cristo che vissero nella Valle delle Meraviglie, avrebbero scoperto che i processi di putrefazione ed infezioni delle ferite in battaglia potevano essere rallentati stando per qualche tempo all’interno delle grotta Ratapignata, poiché, come si sa, all’interno delle grotte  non vi sono né batteri né virus e i corpi, quindi, si conservano più a lungo. Pare che lo stesso fenomeno si verifichi anche all’interno delle strutture piramidali. Queste tecniche di conservazione hanno origine nella medicina egizia e ci rimandano alle tecniche di conservazione dei corpi dei faraoni in sarcofaghi  all’interno delle piramide, veri monumenti funebri costruiti con tecniche ingegneristiche avanzate. Alcuni hanno anche ipotizzato che i Templari ritenessero  che quel tipo di costruzione tridimensionale emanasse forze curative e che fosse una specie di catalizzatore di forze telluriche in grado di donare guarigione a chi vi si ponesse al centro. Anzi ancor di più. Quel poliedro sarebbe in grado di far rivivere i corpi.

La storia della piramide comincia a diffondersi solo nel 1803 quando l’avvocato e poeta italiano Rossetti, il 24 marzo, viene  nella Valle delle Meraviglie per trovare alcuni amici , tra cui il consigliere della prefettura Giacomo Vinay, dopo aver visitato St. Martin Vesubie luogo  in cui i templari portarono la celebre ed inquietante statua della Madone de Finestre per farne un santuario. Esso, fu saccheggiato dai briganti che uccisero i Templari di guardia; i loro fantasmi, si racconta ancora oggi, vagherebbero per la zona ululando come lupi mannari e come i venti gelidi che soffiano da quelle parti.

Rossetti visitò altri “luoghi magici” della zona, dalle Bar su Loup a Les Arcs dove c’è la cappella dedicata a Santa Rosalina di Villanuova morta il 17 gennaio, figlia del crudele Arnaud, detto il lupo mannaro.

La statua di Santa Rosalina, guarda ancora il caso, è presente nella chiesa di Rennes-Le Chateau!

Nel corso di queste escursioni, Rossetti salì sul Monte Calvo per ammirare il paesaggio brullo ma ameno su cui, a quel tempo, si dispiegavano  tre case, un mulino, una cisterna ed una torre.

La zona era divenuta “bene nazionale” fin dal 1791 cioè da quando i rivoluzionari confiscarono ai privati quei terreni.

Nonostante però l’avversione dei sanculotti francesi ai luoghi di culto e delle religioni, stranamente, a dispetto di altri luoghi sacri distrutti per atteggiamento ideologico, quella piramide non venne abbattuta.

Rossetti venne a sapere che i rivoluzionari avevano sequestrato il terreno e la piramide alla nobile famiglia  dei Peyre de la Coste, i cui membri, secondo Marcellin Rodange, storico locale, erano iniziati ad una società segreta molto potente in Francia che, dalla fine del 1.500, radunava sotto le sue insegne nobili ed artisti e il cui nome era Società Angelica.

Una sorta di strana congrega che aveva interessi diversi  dalla magia  nera, al “mondo sotterraneo”,  dall’alchimia alle tombe, al Graal, alla mummificazione e alla “resurrezione dei corpi”.

Tra le nobili famiglie che possedettero  il terreno su cui si erge la Piramide è menzionata anche quella dei Tontudi de l’Escarène, anch’ essa appartenente alla Società degli Angeli. Sul blasone di famiglia compaiono elementi incontrovertibili di quest’ appartenenza: due chimere ed una piramide aperta.

Nel 1804, Rossetti rimase sconcertato per aver visto quel raggio argentato che si dirigeva verso la grotta Ratapignata, illuminandone il fondo. Decise allora di scendere nell’antro, rischiando la vita, poiché il passaggio, sono le sue parole,  “era angusto ed impervio”.

Innamorandosi di quel luogo, comprò la tenuta e vi stabilì fino alla morte. Nel corso del periodo della sua permanenza a Falicon, Rossetti scrisse un poema di 1300 versi che fu pubblicato a Torino, con il fine di propagandare il culto di questa grotta e di questa piramide. Il poema s’intitola “La grotta di Monte Calvo” e descrive con enfasi le formazioni calcaree scoperte nella “grotta bianca come neve”, menzionando l’esistenza di questa piramide, descritta poi puntalmente con termini misteriosi ed iniziatici.

Il frontespizio del poemetto ci presenta un disegno di Sophie Lederck i cui è rappresentato l’avvocato Rossetti vicino alla grotta del Monte Calvo, il 24 marzo del 1803, circondato da due piccoli monumenti: la casa di campagna e la piramide che egli indica con un dito.

All’interno di questa poesia che potremmo definire “alchemica”, oltre che della piramide, il Rossetti ci parla dell’albero dell’immortalità, della luce iniziatica, di “serpenti fumanti”, di “vulcani”, della “pietra di luce”. Dopo la diffusione della sua lirica, altri libelli turistici  menzioneranno la piramide e la grotta  Ratapignata, dal 1812 fino al 1890.

Ed è solo con il professor Jean Robert Salifard che, nel 1888, fu organizzata la prima grande spedizione all’interno della grotta.

Il risultato fu l’elaborazione di un documento scientifico di 657 pagine manoscritte che aprì uno studio approfondito e serio su quest’Enigma. Tra le citazioni più importanti di questo studi, una frase di Du Valgay che nel libro “Le ricerche sull’’origine e la destinazione delle piramide”, nel 1812 scrisse:

Le piramidi sono il luogo in cui gli angeli ribelli e  i giganti, loro discendenti, si sarebbero occultati al momento del diluvio universale”.

Per concludere, nel 1940,  lo scrittore inglese Tennis Wheatley, scrisse un romanzo dal titolo The Devil rides out (il diavolo gira attorno) che ha come argomento principale la piramide di Falicon, la Ratapignata, il Monte Calvo e…l’esistenza di una potente ed antica società segreta, erede dell’Ordine del Tempio, che sorveglierebbe e custodirebbe questi luoghi.

Michele Allegri Scrittore

(fonte http://inuovitemplari.blogspot.it/)

 

 

 

 

 

“L’Agghiacciante caso del gatto nella minestra” di Claudio Vastano, Dunwich edizioni. A cura di Alessandra Micheli

 

Sherlock Holmes? Hercule Poirot? Maigret? Montalbano?

Per favore snobbateli. Sta per arrivare Pestalozzi a dominare il giallo!

Amanti di Wilkie Collins, nostalgici dell’ispettore Auguste Dupint di Edgar Allan Poe, non riuscirete, fidatevi, a restare indifferenti al genio ironico, grottesco e totalmente sconveniente di questo personaggio. Esilarante e polemico. Geniale e dotato di un acume che ci ricorda da lontano i grandi detective del passato. Ma con una vena politicamente scorretta che, oggi fa la differenza. Perché esacerbata in cotale maniera, diventa specchio e sberleffo della nostra tragicomica società. Mai come in questo caso si ride dei difetti e delle ipocondrie umane, si demoliscono i miti, persino i sentimenti, si scoprono quei lati che la psicologa junghiana Pinkola Estes chiamava il non bello. Perché oggi, anche il giallo è dotato di apparenza: machismo durezza e alterità fanno da contorno a noir impaccabili, perfettamente radical chic, con la loro ansia da prestazione per potersi distinguere dalla cultura popolare, per essere elevati al rango di libri di alta letteratura. come se il giallo avesse colpe da espiare, o fosse catalogato come genere di serie B tanto da doversi inserire tra la letteratura classica e il romanzo sociale.

Il genio di Claudio Vastano, invece, sta nel discostarsi apertamente contro e in opposizione allo snobbismo radical chic di molti autori, convinti che a cultura popolare sia un terreno fangoso e poco signorile. dimenticandosi che, ogni forma letteraria deriva e prende la sua energia proprio da quella dimensione tanto snobbata. Eh si cari signori, thriller, noir, gialli, rosa e fantasy, derivano e traggono ispirazione dai miti e dai racconti che formano il riverito panorama etnologici di una cultura, Ricordate la letteratura studiata (spero per voi) a scuola? quella denominata epica? Quella era fruibile e necessaria per il popolo, perché acquisisse tramite esse fierezza e orgoglio relativo alle origini della propria nazione e società. E in quei versi noi troviamo gli antesignani di ogni genere amato, su cui i critici astuti e coltissimi tracciano pagine e pagine di commenti.

Pestalozzi, scaturito magistralmente dalla penna di un vero scrittore, partecipa delle mille essenze di personaggi indimenticabili, Gargantua, Gulliver, Giamburrasca e persino i protagonisti di tra uomini in barca di Jerome, ma anche un richiamo alle metamorfosi dove il prode Lucio, vittima di un’esprimento sbagliato, ha la testa trasformata in quella di Asino. E come non ricordarci dell’incredibile personaggio di Bottom in sogno di una notte di mezza estate?

Pestalozzi è tutto questo. Ha la genialità di Sherlock, la bizzarria comica di Poirot ( con le sue fissazioni e le sue idee) l’intraprendenza di Dupont, la schiettezza di Montalbano, la profondità umana ( seppur celata) di Maigret. E’ un concentrato di personaggi, di anime che partecipano agli eventi di un mondo totalmente cambiato che, sacrifica la giovinezza, l’ingenuità, i sogni sull’altare del cinismo e del compromesso. Pestalozzi, nonostante le sue invettive, le sua mostruosità linguistiche il suo non essere allineato con gli stereotipi letterari è fondamentalmente un eroe romantico alla Don Chisciotte che reagisce a un mondo che ingloba, distrugge e sottomette con l’arma del sarcasmo e dell’ironia. E’ una dichiarata guerra contro lo stereotipo letterario, una reazione contro il perbenismo e il politicamente corretto. Ma, badate bene, il giallo è perfetto in ogni suo elemento. Indizi, risoluzione del caso, genialità nel ricercare le prove, passaggi scientifici non sfigurano davanti a un romanzo della mia amata Reichs. Pestalozzi fa ridere ma affascina, affascina il suo intuito, la sua mente, la sua volontà, tramite l’indagine di trovare un minimo di giustizia. E lo fa senza essere burattino del potere e delle sue pressioni come il commissario che lo assume: Spaccalano, un nome e un programma.

Il commissario Spaccalano è una bestia. A me puzza solo l’impermeabile, quello che c’è sotto lo lavo. Come si dice, sporco fuori ma pulito dentro. Lui, invece, il troiaio ce l’ha scritto nel genoma. Gli occupa un cromosoma specifico e che la sua pellaccia venga a contatto o meno con il sapone non fa alcuna differenza. Questo, unito al fatto che oggettivamente somigli nelle fattezze a un pitbull, rende il mio amico commissario uno degli elementi più temuti del distretto di polizia

Tratteggiato con perfezione e umorismo, il commissario è un osso duro. deve esserlo per guidare una giustizia che spesso si scorda di essere erede della dea Dike per rendersi sottomessa a quello che la bibbia chiamava Mammona. Ed è forse quello il senso di “sporco che si avverte nella descrizione.

 Fa ridere si il libro, a volte fa anche sorridere, a volte fa amarezza, nonostante le situazioni paradossali, le comicità involontarie quel suo essere fuori da ogni schema. Fa pensare perché ci sono momenti di rara bellezza e poeticità, poesie incastonate come diamanti in mezzo al grottesco. Fa riflettere perché caratterizza perfettamente personaggi privi di spesso anzi di se stessi, burattini di una società opulenta in cui i valori e l’umanità vengono barattati in cambio di luci abbaglianti, di cocktail e di apparenza.  

Penso ti interesserà. Hanno appena fatto la festa a un avvocato.»

Sbadiglio senza ritegno. Gli avvocati sono una razzaccia, li ho sempre avuti sullo stomaco.

«Mi spiace», rispondo. «Sempre i migliori se ne vanno. Fosse toccato a un operaio cassintegrato, invece

 

Denuncia con umorismo graffiante il divario, inutile e stolto della nostra società provocato dalla ricchezza, unico dettaglio che conta oggi, inutile però contro il potere democraticamente livellante della morte:

La villa in collina sembra un castello e la tenuta è ancora più maestosa di quanto ricordassi. Mi domando da quante stanze sarà composta Villa Tooms. Trenta? Quaranta? Immagino con quale entusiasmo cercheranno di spartirsi l’eredità i vari eredi, ora che il vecchio ha tirato il calzino.

E il nostro Robin Hood Pestalozzi, la ricchezza mostrata sfacciatamente come status sociale, lontana dalla meritocrazia infastidisce

Credo che falsificherò qualche prova, se ne avrò l’occasione… ‘sti bastardi li faccio incriminare tutti. Mi inventerò che erano tutti d’accordo per freddare il vecchiaccio, costruirò indizi fasulli attorno a ciascuno di loro. I ricchi, che brutta razza

 

Ma Vastano non si scaglia solo con una tipologia di stereotipo ma anche con quella faciloneria psicologica che inebetisce la nostra intelligenza, becerata dalla comoda sedie di un talk show, banalizzando la sofferenza e rendendola mezzo per accumulare odiens o soldi:

Uno strizzacervelli, insomma, ed è anche piuttosto bravo. Fa gli stessi discorsi pari pari di Raffaele Morelli, quello che è sempre nelle trasmissioni di Maurizio Costanzo.

Ti muoiono entrambi i genitori in un incidente terrificante, fra lamiere contorte, scoppi di autocisterne e innocenti automobilisti carbonizzati? Vai da Trapasso. Lui ti ascolta, annuisce, sospira con solennità e ti fa: «Eh, certo, è un grave shock. Ma nel nostro subconscio abbiamo la forza per reagire al trauma. Questo è il momento di sorridere alla vita.»

Rimane solo da pagare la parcella e puoi andare.

Avanti il prossimo.

La moglie ti mette talmente tante corna che rischi di farti spuntare una gobba da dromedario? La figlia riporta a casa ogni sorta di scoppiati, tossicomani, satanisti, ultrà (anche del Livorno) e depravati? L’altro figlio, il maschio, si droga? La suocera ti ruba i soldi dello stipendio per sputtanarli al bingo e al giochino del lotto? Ci pensa Trapasso a spiegarti come mai non te la devi prendere. Perché l’importante è star bene con se stessi, poco importa se hai la figliola mignotta, il figlio drogato, la moglie troia e la suocera ladra.

Non solo un giallo fantastico, con ogni elemento caratteristico del genere, non soltanto un libro che fa ridere e sorridere, ma anche una satira acuta di una società che decade lentamente, che si rende sempre meno persone e più oggetti. che sacrifica il sentimento alla posizione e alla sicurezza economica. E il gatto? è il protagonista stesso del testo, ma per comprendere il suo importante ruolo dovete leggerlo. E quando un agguerrito micio scapperà di corsa a nascondersi in un tegame ricco di cibarie, avrete sicuramente qualche elemento marcio da stanare e qualche pericolo da evitare.

Imperdibile

 

“24 hours “ di Claire Seeber,HarperCollins. A cura di Sara Pellizzari

 

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Il romanzo di oggi è molto particolare ed insolito.
La storia è quella di Laurie, psicoterapeuta, e di Sid, artista dal carattere difficile.
Dal loro amore nasce l’adorata figlia Polly, ma la loro relazione è malata e un giorno Laurie riesce a mettervi fine, con l’aiuto della migliore amica Emily.

Il tema centrale è, purtroppo,  molto attuale : quello della violenza, sia fisica che morale, sulle donne.
Intorno a questo, si incrociano altre tematiche importanti, come il valore dell’amicizia, del perdono, l’amore tra madre e figlia…
 

La decisione dell’autrice di alternare presente e passato, capitolo dopo capitolo , in modo da farci comprendere perfettamente le cause che hanno innescato ogni evento, colpisce particolarmente.

L’abilità dell’autrice è di far provare al lettore, empatia con Laurie, mentre con caparbietà affronta la separazione dal marito, che ama ancora, ma che ormai ha un’altra bellissima donna.

E ci ritroviamo a fuggire con Laurie, durante le “24 ore” che danno il titolo al romanzo e che lei crede di avere a disposizione prima che …Non si può svelare. dovete leggerlo

Laurie che scappa da una vita troppo difficile, da un amore insano, da un passato che non può cambiare, da una morte di cui si sente responsabile …
Non mancano i colpi di scena, soprattutto nelle ultime pagine, dove scopriremo segreti impensabili …

Ora non vi resta che leggerlo… In 24 ore!

 

“La tela russa” di Sonia Perin, Lettere Animate. A cura di Vito Ditaranto.

 

Ogni parola detta è una bugia.

Proprio come in un sogno nulla appare reale e nel viaggio onirico ogni giorno sembra essere quello giusto per vivere l’esperienza attuale di un attentato. Pensavo e vivevo il mio viaggio onirico legato a questo pensiero. Morirono delle persone per lo più innocenti. Forse alcuni meno di altri. Altri ancora uccisero. Nessuno di questi era innocente. Lo so. Stringendo la pistola in pugno, avevo fissato occhi furibondi, intrisi di paura e di odio, e vi avevo scorto la mia immagine riflessa. Avevo premuto il grilletto per farla scomparire. Avevo sentito l’eco dei miei spari, percepito l’odore della cordite e attraverso il fumo, avevo continuato a vedermi riflesso e avevo capito che sarebbe sempre stato così. L’odio arrivò come un tornado, e venne definito in vari modi, razzismo, giustizia, vendetta, guerra di religione, parole vuote che servivano solo a infiocchettare un dono insozzato che nessuno voleva aprire. Ma fortunatamente vi è sempre qualcuno disposto a riportare al mittente questo dono insozzato. Cercando di cancellare il caos che regna nel mondo. Quando il caos regna, leggendo ci piace sognare di persone con abilità eccezionali che compiono imprese incredibili, svelano intrighi e complotti, determinano il corso degli eventi invece di esserne travolti.

 

Ai supereroi per adulti detti “agenti segreti” è dedicato questo libro.

Il fascino discreto della spia deve essere qualcosa di molto vicino ai sentimenti più profondi dell’uomo, la paura e la minaccia incombente e questo libro ricalca tutte queste caratteristiche. Il fascino dell’eroe che opera nell’ombra, in incognito, che svela i trucchi, che conosce i giochi di potere, sempre freddo e a suo agio.

Il tema del doppio, amplificato dalle parole di Sonia Perrin che come autrice decrive i maniera impeccabile chi finge di fingere.

Un eroe non solo forte fisicamente, ma prima di tutto estremamente furbo e intelligente: senza essere un superuomo, è dotato di capacità eccezionali, memorizza strade, date, lingue tanto da cavarsela ovunque.

La narrazione inzia presentandoci l’arabo Hammed intento a pianificare un attentato e che stranamente contatta alcuni russi per pianificare al meglio il suo proposito. Ho definito strana questa parte perché è noto che russi e arabi non hanno proprio un buon rapporto, ma considerando che si tratta di un opera di fantasia tutto è accettabile.

La protagonista principale è Asia Colmar, alias Antonia Verga, un’ex agente, della Cia e della Dis, affetta da stress post traumatico dopo aver subito un attentato. Suo malgrado si ritrova coinvolta in una operazione terroristica atta a pianificare un attentato a Venezia.

Nella trama non manca l’intreccio sentimentale tra Asia e Simon Fjòdor, terrorista ucraino. Tutta la storia è originale, moderna e avvincente. Originale in quato racconta un intreccio alquanto improbabile. Moderna perché tratta di temi attuali quali il terrorismo. Avvincente, perché, nonostante tutto la narrazione è ben strutturata e mai noiosa.

Un opera stile  “diesel”, nel senso che la lettura inizialmente scorre lenta senza nessun particolare su cui porre attenzione, a tratti un po’ noiosa intenta soprattutto a descrivere i personaggi che animano il romanzo. La storia sviluppandosi si rivela più avvincente facendo accrescere la curiosità  per iniziare a percorrere  la strada che sembra divenire in discesa  occorre attendere un po’, ma poi, va che è una bellezza, appunto come un  “diesel”. Personalmente ho apprezzato gli ultimi capitoli e la conclusione della storia da farmi quasi dimenticare l’impatto iniziale con il libro. L’apparente lentezza del racconto svanisce in poche righe ribaltando la situazione e facendoti sperare che non finisca mai. In ogni modo la scrittura è sempre fluida e leggera, le pagine scorrono veloci.

Ottimo libro sul genere spionaggio-psicologico, che non delude le aspettative. Comunque, anche se alcune situazioni descritte si rilevano alquanto improbabile, se si considera il libro per quello che realmente è: ossia un romanzo sul genere spionaggio, posso concludere che l’opera nel complesso merita di essere letta.

Un libro, essenziale e folgorante, radicato nella vita della protagonista.

 

Ora “Sorridi”. E quando avrai un momento di smarrimento o indecisione, fermati, aspetta e senti il tuo cuore.

…a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.

 

 

 

“Seduttore dalla nascita” di Susan Elizabeth Philips, Leggereditore edizioni. A cura di Morgana X

seduttore

 

L’angolo delle labbra di Dean si alzò e il suo sguardo indolente la lambì con la stessa intimità della mano di un amante. «Continua a lottare, Bluebell, mia piccola campanula blu. Renderai solo più dolce la vittoria.» Blue avrebbe desiderato avere un secchio d’acqua gelida da rovesciarsi in testa. Invece, si limitò a fargli un cenno di congedo e a dirigersi verso il viottolo di terra battuta che conduceva alla casa. «Io me ne torno a piedi. Ho bisogno di stare un po’ da sola in modo da poter fare a me stessa un lungo, aperto discorsetto sul fatto di essere tanto insensibile.»

Blue e Dean: possono esistere due persone più diverse?

Lei è una pittrice nomade e svagata, che non cura troppo il suo aspetto, lui una stella del football, ricchissimo e aitante.

Non potevano pensare a un momento peggiore per incontrarsi: lei è stata appena lasciata dal suo ex, che se l’è svignata portandole via tutti i soldi, lui si sta concedendo una vacanza per riprendersi dopo un infortunio che ha messo a serio rischio la sua carriera. Eppure, quando Dean si imbatte in Blue offrendole un passaggio in auto, non sa che sta facendo salire a bordo il suo destino. L’attrazione è da subito innegabile, e nonostante le perplessità Blue travolgerà la vita di Dean, mettendo allegramente sottosopra tutto il suo mondo. Ma la loro relazione saprà sopravvivere al fatto che l’unica cosa che hanno in comune è la diffidenza nei confronti dell’amore?

 

Quando un castoro gli attraversa la strada, Dean è costretto a fermarsi e a capire che diamine sta succedendo.
Chi si aspettava che quell’animaletto potesse essere una donna infuriata e disperata?

Blue è stata lasciata dal fidanzato, ha addosso un costume puzzolente e non ha più un posto dove stare. Per fortuna sul suo cammino incontra Dean con il quale partirà per una nuova avventura.

Aggiungiamo un rapporto famigliare disastroso, una casa da ristrutturare, un vecchio carrozzone, un po’ di pittura e tanta tensione ed uscirà un ultimo libro esplosivo.

Colpi di scena, rapporti da aggiustare e passi avanti da dover fare. Prese di posizione o il capire cosa si vuole. L’amore non può svanire da un giorno all’altro, ma non può nemmeno stare ad aspettare che alcuni uomini lo capiscano da soli.. Qualche aiutino ci dovrà pur essere.

Come al solito la Phillips non delude mai e ho adorato tutte le sue storie.

Sono un po’ triste che si sia conclusa questa serie, ma spero che ci saranno altri suoi libri al più presto