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Quando mi hanno proposto di leggere e recensire il cerchio, non vi nascondo di essere stata invasa da una certa dose di ansia. Non tanto perché definito erotico, ma perché affronta una parte dell’erotismo, discussa, oscura e lontana dal mio mondo emozionale. E quindi mi aspettavo di tutto, uno sconvolgimento mentale, un disagio profondo e perché no rabbia che contorce lo stomaco, per i temi rappresentati.

Ebbene, sarà colpa del mio pelo sullo stomaco, allenato dai mille serial killer di cui mi nutro, ma il libro l’ho trovato piacevole, scorrevole e per nulla sconvolgente. Nel senso che racconta e descrive una parte dell’amore, che esiste di cui possiamo e dobbiamo esserne consapevoli, pur non condividendolo. Badate bene non ho detto “non approvare” e l’ho omesso coscientemente, perché approvare significa porsi su un piedistallo morale da cui io rifuggo, neanche fosse Moreno che decide di dedicarmi un rap improvvisato. Non sono io che devo acconsentire qualcosa, o dare il mio alto consenso. Mio dovere e mia professione è analizzare il libro e proporre a voi lettori delle linee guida su cui basarvi per crearvi una vostra personale opinione, nella certezza che, spero, non siate totani ma esseri senzienti.

Un’avvertenza è doverosa. Attenzione a voi che vi avvicinerete al libro con morbosa curiosità. Non vi troverete la solita lagna alla “cinquanta sfumature” ma una storia raccontata con delicatezza, eleganza, raffinatezza e soprattutto attenzione ai significati esposti, con l’accuratezza necessaria affinché essi non vengano fraintesi. Gli autori sanno benissimo che certi argomenti, se non trattati con il giusto equilibrio, possono portare a delle conclusioni sbagliate.

Conquistare e tentare di modellare un’anima è compito molto arduo. Non bisogna commettere errori, altrimenti il percorso non è lineare e ciò causa grossi danni a quell’entità tanto delicata, danni emotivi irreversibili. 

In questa frase si ravvede tutta la correttezza e l’onestà intellettuale di due autori che sanno come sia delicato e quanta responsabilità serva per introdurre argomenti ostici, specie quelli relativi alla delicata e intima sfera del sessuale. Ed è questo che li distingue da altri autorucoli che inseriscono il possesso, anzi l’appartenenza, in tristi libri creati soltanto per stuzzicare il lato perverso di ciascuno di noi e soprattutto sanno che, il torbido vende.

 Credetemi qua nulla di torbido è scritto. Se questo che cercate, leggete altrove. C’è una strana dose di poesia frammista a temi sicuramenti forti, c’è musicalità e una sorta di concentrato dell’anima che risuona e alleggerisce momenti di intensa passione.  E la passiona illustrata, seppur appartenente al genere del BDSM sembra descrivere, più che altro, la filosofia dell’appartenenza. Ora la mia ignoranza in tal proposito mi costringe ad ammettere che non so quanta appartenenza ci sia in questa pratica. E sinceramente per poterlo comprendere dovrei studiare psicologia ma, sul tema dell’appartenenza, posso rivolgermi alla mia amata semiotica.

Appartenenza è un termine complesso che indicativamente esprime la volontà, inconscia o conscia, di sentirsi parte di qualcosa, che sia un partito politico, un’ideale, un gruppo o semplicemente la volontà di legarsi a un individuo.  In generale per poter far parte, ossia appartenere a quel qualcosa, bisogna darsi totalmente, ossia donare la chiave di segrete e remote stanze del nostro io, per far sì che l’emozione derivata dal contatto con l’altro, o con un’idea ci invada del tutto, trascinandoci in un viaggio alla scoperta di un nuovo modo di visionare quegli stessi lati. Appartenere è osservare la vita con altri occhi, con quelli del teorico, per esempio, dell’oggetto/ soggetto amato. Posso scegliere di appartenere a una comunità, a un essere umano a un ideale ma questo “patto” presuppone una perdita volontaria di una parte della propria individualità in cambio di benessere psico -emotivo.

Faccio un esempio. Nel momento in cui si sceglie di appartenere alla società (polis) è necessario rinunciare a una parte di sé stessi per trovare una diversa libertà in braccio alla comunità sociale. Rinuncio a essere umano. anarchico e dotato di un certo grado di libertà caotica, per trovare pienezza nel senso di cittadinanza. E lo stesso accade se abbraccio una religione, se mi butto a capofitto nell’amore e via discorrendo. Non è sicuramente una legge universale, perché come essere dotato di libero arbitrio, posso anche decidere di appartenere pur mantenendo un certo grado di autonomia e individualità; in tal caso non cedo, ma arricchisco con la mia diversità creando forme di appartenenza nuove. E’ il caso dell’immigrazione che sviluppa una doppia appartenenza.

Nel caso dell’amore è più complesso. Il desiderio di incontrare l’altra parte di sé è così forte che, spesso, ci doniamo completamente uno all’altro, offrendo le chiavi più nascoste di noi stessi e immergendoci in un’esperienza emotiva forte, di notevole impatto e assoluto. Ed è quello che succede ai due protagonisti. La fiducia la sintonia intellettiva che si instaura tra i due travalica le consuetudini cosi come la corretta o meglio dire la modalità di amare approvata dalla maggioranza della società. non è raro che l’amore non solo passionale ma mentale diventi cosi coinvolgente da:

una donna come me, che aveva accettato di modificare la propria personalità per lasciarsi modellare a immagine di un’altra persona. 

 

Per poter abbracciare l’altro in modo pieno e completo si deve, come in un patto politico rinunciare a una parte di sé per fondersi con l’altro. Modellarsi come creta per poter riunire due parti di uno stesso io, divise dalla nascita in questo mondo terreno. E’ la filosofia dell’altra metà della mela, dell’anima gemella che ha la sua espressione più radicalizzata nel rapporto che i due autori descrivono. Ma la descrizione di quest’amore estremo, ha le sue ferree regole di rispetto, è unione assoluta, unione al di sopra di ogni legge umana e emotiva che alla base ha una sua forma di ossequio: la scelta.

Che molto spesso nelle letture relative al BDSM non ci sia scelta reale è assodato. Lei viene rappresentata come una povera idiota alla ricerca di chissà cosa, inebriata dal ricco di turno che la sottomette a furia di champagne, yacht e gioielli. In questo libro, per fortuna, è tutto molto diverso e più complesso: è uno sguardo, non il palazzo e il completo Armani, a generare un’emozione. La donna non è l’impedita verginella di turno, ma una donna formata, che tramite l’incontro monopolizzante con l’altro, cresce e si osserva da un’altra prospettiva, tornando a far pace e abbracciando lati di sé dimenticati per rinnovare nell’unione illimitata con l’uomo, la sua completezza. Ne è un simbolo la scelta del titolo il cerchio. Una forma così semplice eppur così ricca di significati: rappresenta la perfezione, la compiutezza, l’armonia, ciò che non ha rottura, ciò che non inizia e non finisce, linea unica le cui estremità si ricongiungono per annullarsi l’una nell’altra. Un amore che esiste, che può non piacerci, non essere idoneo per la nostra strada ma che è una forma d’amore da rispettare, che in questo libro (e lo risottolineo questo) non ha nulla di amorale perché:

Ti amo di un Amore impuro per i più, ma il più puro e sincero per me che non avevo amato mai prima.

Ti amo di un Amore amorale per i più, ma ogni Amore ha la sua morale, che è solo per chi ne è protagonista, sì… il nostro modo di amarci è morale solo per noi.

 

Un libro perfetto, affascinante e mai volgere che consiglio vivamente per chi ha il coraggio di esplorare nuovi mondi, nuove idee e avere il coraggio di osare laddove neanche li angeli osano.

 

 

 

 

 

 

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