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Amo moltissimo i noir e tutto quello che è colorato di giallo. Forse perché identificano la mia paura più grande, quella di perdere il controllo di superare la sottile linea che ci separa dall’abisso della follia. In quella normalità più opaca, banale forse, ma rassicurante e ripetitiva, si cela un vuoto oscuro che ognuno elabora e riempie come può. Chi con la fantasia innocua, chi con la creatività, chi con una sana rabbia. Ma chi può assicurarci alla fine, quale sia il confine sano/ folle?

È come camminare su un filo sottile e basta una distrazione, un cedimento per precipitarvi. Che sia una noia, una quotidianità banale e logorante o un pomeriggio innocente, basta davvero un soffio per trasformarlo in un fatto di cronaca. Ed è quello il bello e lo spaventoso del libro di de Giovanni, parlare di paesi sereni, di normalità, di sapori e odori conosciuti. Non c’è il male evidente quello che si ritrova in posti degradati a cui dare una risposta che rassicura “cosa ti aspettavi” “era tutto scritto” posti in cui il male urla. Qua sussurra. È un sottile ronzio, si cela in occhi spenti che guardano un punto senza davvero vederlo. È in un amore che rappresenta l’eccezione a un tram tram grigio, quella nota di colore che diventa indispensabile, la cui possibile perdita fa letteralmente impazzire. È in quella terra di mezzo che colma la distanza tra normalità e follia si colora di rosso, rosso sangue.

Come racconta la splendida prefazione:

In ogni delitto la Verità può avere una duplice lettura quella della giustizia e quella della realtà dei fatti….ma tra realtà  verità  giudiziaria ci sarà sempre una zona d’ombra…..perché anche se individuati omicida. Movente e arma resterebbero sempre nel campo delle ipotesi le emozioni, le sensazioni di chi è stato brutalmente ucciso e di chi ha commesso il fatto.

De Giovanni entra in quella zona proibita, ci impianta un’immaginazione e una sottile ma profonda capacità di analisi psicologica, prova a rendere meno grigio, meno lontano da noi e tenta di chiedersi perché. Questo perché rende giustizia non solo alla razionalità (è impossibile pensare che un uomo diventi improvvisamente assetato di sangue, la follia in questo senso è un comodo alibi per sfuggire alle proprie responsabilità alla propria incapacità di gestire i propri demoni interiori) ma anche alla vittima, che diventa meno spersonalizzata, meno irreale e più concreta protagonista di un evento in cui le azioni combinate, le emozioni indesiderate portate fino all’acme sfociano nella crudele violenza. Un rapporto interpersonale si instaura sempre tra vittima e carnefice, una comunicazione distorta piena di stridenti note ma pur sempre comunicazione. Individuarla ci permette di dare un senso all’insensato, di rendere meno orrorifico quell’evanescente mistero che, se non compreso a dovere, diviene minaccia per tutti.

Storie di cronaca quindi, meno impersonali e calate nei drammi umani quelli che non riusciamo a gestire e che purtroppo gestiscono noi. E ci divorano, fino a lasciare solo polvere, solo strisce scarlatte, solo inutilità.

Protagonista assoluto è la provincia, la morte dei sogni, l’incapacità di vivere una vita senza scossoni come se per noi umani fosse necessario avere la massima tensione, come se senza sentimenti assolutizzanti noi fossimo incapaci di esistere.

E in fondo l’omicidio è questo: la capacità di elevarci dalla nostra misera condizione per assumere il volto di un dio potente e vendicativo, che trova normale e giusto ottenere quel che vuole che sia una forma morbosa d’amore e attenzioni o il libero arbitrio. In ogni caso dietro di sé si lascia solo rimpianto e vite spezzate. Famiglie distrutte e un vuoto che, lungi dall’essere colmato, aumenta. Perché in quell’assurda ricerca dell’immortalità l’atto blasfemo per eccellenza uccide e lacera l’anima. E restano solo gusci vuoti, echi di ricordi, parole vane.

Stupendo libro, avvincente, scritto con uno stile evocativo e coinvolgente in cui è evidente la capacità dello scrittore di farsi da parte e di diventare una sorta di registratore su cui fissare le emozioni. E sono quelle che vanno comprese. Non accettate ma comprese. Ogni voce ha il diritto di essere ascoltata perché la sua storia sia monito per noi lettori.

Perfetto.

 

 

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