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Il genere fantasy è stato uno dei primi ai quali mi sono avvicinata e, seguendolo per diversi anni, ho avuto modo di vedere alcune delle sue evoluzioni e la nascita di decine di sottogeneri che tuttavia fanno capo all’archetipo reso famoso soprattutto dalle produzioni di Tolkien.
Ebbene già le prime righe de “La Caduta di Saalbard” mi hanno posto di fronte una produzione basata sulla struttura classica del fantasy.
Il mondo che gli uomini vivono tutti i giorni, convive con una realtà incredibile celata alla vista dell’uomo da un mare di menzogne dette a fin di bene. La scissione completa con la realtà che conosciamo avviene quasi subito e in maniera brusca. I due fratelli Every sono trasportati nello stesso contesto incredibile in tempi lievemente diversi e in modalità differenti ma allo stesso tempo repentine.


Nessuno. Era così che si sentiva. Forse anche un po’ nudo, perché il passato è un po’ come una veste di cui è possibile servirsi all’occasione.

James perde la sua memoria in seguito ad un forte trauma fisico. La sua identità viene così ricostruita da zero all’interno di Karrew Castle. Viene riconosciuto come un potenziale maegi, un individuo in grado di utilizzare il potere della Magia. Segue un percorso di addestramento e formazione che forgerà di nuovo la sua personalità e lo addestrerà a combattere contro i ribelli, nemici dell’ordine prestabilito e guidato da un’oligarchia di creature immortali.

Siamo figli nati dalla carne dei nostri genitori, non dalle loro colpe. Quindi, anche se fosse l’erede di qualche famiglia ostile, con il nostro aiuto potrebbe essere educato al giusto e rimedierebbe

La sorella Valentina, subisce invece un trauma emotivo. Convinta di essere una ragazza normale, vive la sua anonima realtà senza troppi stravolgimenti, almeno fino a quando il nonno Gavio, non le svela tutta la verità sulla sua nascita e sul dono che a lei è stato tramandato. Valentina tuttavia affronterà la storia dal punto di vista opposto di James, addestrandosi all’interno dello schieramento nemico dei maegi di Karrew Castle. La loro crescita è speculare, ma opposta.
L’intreccio narrativo è di una complessità soverchiante, il progetto del giovane autore è ambizioso. Ha creato un mondo rifinito al dettaglio in tutti i suoi meccanismi, i suoi intrighi. Mattei ha creato un mondo parallelo vivo e strabiliante da un punto di vista delle descrizioni, seguendo perfettamente lo schema del genere. Le ambientazioni sono ben definite proprio come le particolari creature che le abitano. Belle le descrizioni delle varie abilità in ambito combattivo che costituiscono una parte importante della narrazione, visto che il libro è incentrato, come tutti i fantasy classici, sull’elemento guerresco.  
La trama è classica, gli eroi vengono astratti dalla loro realtà e catapultati in un’avventura irta di pericoli che li costringerà a prendere coscienza di poteri innati, celati, nascosti.
I personaggi sono tanti, tantissimi e vengono ben  descritti da un punto di vista sia fisico e gestuale, che da un punto di vista psicologico, anche se questo ultimo aspetto è da intendere relativamente al metro del fantasy. L’introspezione non è un punto fortissimo del genere, a meno che non ci riferiamo ad opere che si dissociano dal filone classico.
Una cosa davvero rimarchevole di questa produzione è lo stile. Sì, lo stile utilizzato da Mattei è riassumibile con un singolo aggettivo : perfetto.
Scorrevole, privo di perifrasi eccessive ed efficace. Ovviamente non è una narrazione molto veloce e spesso ritorna sugli stessi punti aggiungendo sfumature alle vicende già narrate.
Il linguaggio fa capo ad un lessico amplissimo e risulta lirico, epico in più punti. E’ perfettamente adeguato ad ogni situazione e ad ogni personaggio. In questo voglio sottolineare anche i dialoghi dai quali emergono le differenziazioni più marcate tra i personaggi.
L’uomo, James Every, impiega quasi tutta la vita per riconoscere la propria indole e più di metà di essa per comprendere il proprio posto nel mondo e il suo scopo. Crea infinite opportunità per sé stesso ogni volta che fa una scelta e il male, così come il bene, non è altro che una nostra scelta.

Tirando le conclusioni nell’analisi di quest’opera, torno a rimarcare il lavoro meticoloso, coerente e gigantesco fatto da Gianmario Mattei nel costruire un’epica tutta sua, plasmando un mondo parallelo a quello che conosciamo basato su un universo dettagliatissimo carico di nomi e di leggende, alcune reinterpretate altre create ad hoc con un’efficacia strabiliante. Bellissime le immagini che passano attraverso le sue descrizioni e i dialoghi sono sempre adeguati ai personaggi e alle situazioni.

Consiglio la lettura di questo libro, però, soltanto ad un pubblico appassionato di fantasy classico, basato sulla lotta armata del bene contro il male, sugli intrighi e sull’epica.
Una pietra miliare per il fantasy moderno che ricalca perfettamente la struttura dei classici. Se amate Tolkien, non perdetevelo.

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