“Storie sbagliate” di Terri Casella Melville, self pubblishing. A cura di Natascia Lucchetti

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Tre storie di tre donne molto diverse tra loro. Vi chiederete: perché sbagliate? Ebbene è la stessa domanda che mi sono fatta io prima di leggere. Che cosa troverò in questo libro, mi sono chiesta?
Errori? Amori violenti e irrispettosi? No. Non c’è nessuno di questi due elementi. Le storie di queste tre protagoniste non sono davvero sbagliate, per lo meno non per tutti. Sono ritenute sbagliate dal più della massa moralista, dei giudici perbenisti che storcono il muso di fronte a realtà nate e cresciute, oppure affondate nei bassifondi della nostra società, tra gli invisibili, i discriminati, i dimenticati.
La Casella muove su una prosa diretta, violenta a volte, le vicende di tre persone, come ho già detto, molto diverse, ma coinvolte nella stessa, difficile, maledetta realtà.
Partiamo dalla prima storia, quella di Carmen.
Carmen è una ragazza giovane che non ha ancora compiuto diciotto anni. Vive all’interno di una famiglia benestante, dove, tuttavia non riesce ad ottenere la cosa più importante: l’amore dei genitori. Soprattutto quando nasce il fratello più piccolo, Giovanni, Carmen si sente messa da parte e reagisce come ogni adolescente che soffre la parzialità dei genitori. Diventa aggressiva, irrequieta, inizia ad andare male a scuola, insomma emana il suo grido di richiesta d’aiuto ad ogni gesto. I genitori non fanno fronte al problema, anzi, cercano di allontanarla, proponendone di rifarsi una vita, lontano da casa loro.

Chiusi nell’armadio i jeans strappati e le maglie indiane insieme agli avanzi della mia sgargiante voglia di vivere, e adottai marroni e grigi, con i quali mi sentivo pressoché invisibile.

Ed è proprio la madre, in lacrime, disperata, che confida il mistero legato alle origini di Carmen al telefono, mentre lei ascoltava la conversazione di nascosto. Carmen non è sua figlia, ma è stata adottata. Ora la ragazza può spiegarsi tutto, soprattutto il motivo per il quale i genitori non l’hanno amata allo stesso modo di Giovanni. Decide così di allontanarsi davvero, di rifugiarsi a casa di un’amica, ma il desiderio di stare sola dopo tutti quei tradimenti la porterà per strada ad essere una dei tanti invisibili di Roma. Ed è lì che viene a contatto con zingari, mendicanti, prostitute. La sua disperazione la porta a fondo, tra la sporcizia sia fisica che sociale, dove gli ultimi lottano per pochi spicci.

Vivevo nei parchi, nei cinema, nei centri commerciali. Di notte vagabondavo girando al largo dagli sbandati che vedevo barcollare da un marciapiede all’altro. Non sono come loro, mi dicevo, ma in ognuno di quei volti riconoscevo qualcosa che mi apparteneva: lo smarrimento, la rabbia, la paura, l’abbandono. E nessuno di noi voleva condividere la propria solitudine.

Passa un periodo infernale in strada, ma dopo una forte aggressione e il ricovero in ospedale, la sua vita prende una piega diversa grazie solo ed esclusivamente ai suoi sforzi. Carmen deve ringraziare soltanto se stessa.
Durante il suo inferno, Carmen incontra Melody, figura che la Casella ci descrive successivamente, dedicandole una delle tre parti del suo libro.
Melody è una transessuale, nata come Massimo. Sin dalla più tenera età ha riconosciuto il fatto di non appartenere alle sue forme maschili, ha subito irrisioni e discriminazioni per la sua scelta di trasformare il suo corpo passo dopo passo e adeguarlo a ciò che lei è a tutti gli effetti. Un uomo l’ha tuttavia illusa con la speranza di darle un lavoro onesto e di aiutarla ad essere indipendente, ma poi l’ha iniziata alla vita di prostituta. Con l’andare del tempo lei si è abituata a quella realtà fatta di sesso, droga, alcol e rassegnazione a giorni alterni. Quel processo di cambio totale di sesso è in realtà vissuto in maniera tormentata. C’è, sì, la volontà di dare al suo spirito le fattezze esatte, ma allo stesso tempo c’è quel legame latente con la mascolinità, difficile da abbandonare. Il lato maschile rappresentato da Massimo  è sinonimo di forza fisica, un’arma di difesa, mentre la parte femminile, la vera Melody, è più fragile e più indifesa. Avere in sé entrambe le sessualità è come auto completarsi per Melody, anche perché non spera più in un vero amore. Eppure viene sorpresa da un incontro casuale con lo studente di medicina di nome Giulio. Giulio ha una vita come tante, perfetta agli occhi dei più.
«Si può sapere che cosa sei venuto a fare?»
 E’ uno studente di medicina, fidanzato praticamente da sempre con una ragazza della sua stessa età, con la sua stessa vocazione, soltanto molto più solerte e tendente a primeggiare. Quella ragazza soffoca Giulio, gli toglie i suoi tempi e in questa maniera lo allontana. L’oppressione libera il petto del ragazzo non appena incontra Melody. Con lei non vive un momento di liberatorio sesso, ma inizia a parlare, a buttare fuori dal petto la sua frustrazione. I due si raccontano, anche negli incontri successivi, vissuti con sempre maggiore difficoltà da parte di Melody, spaventata forse dalla dolcezza di Giulio.
«Si può sapere che cosa sei venuto a fare?»

«Per rivederti.»

«Ah, ho capito.» Alzò gli occhi al soffitto. «Eri curioso di vedere il mostro ermafrodita.»

«Per niente.»

Lei teme di illudersi, così decide di rifiutare di legarsi troppo a lui, ma per un dato periodo non ci riesce. Giulio si innamora davvero di lei, ma Melody non è ancora pronta ad affrontare una vita fatta di gelosia e sì, possessività da parte di quel ragazzo che, anche se dolcemente, la vuole tutta per sé, così lo allontana definitivamente da lei.

La storia di Joanna può sembrare scollegata da quella delle altre due, perché si ambienta in America, in un passato piuttosto recente.
L’autrice premette di aver ispirato il personaggio di Joanna Grant ad Aileen Wuornos, una serial Killer uccisa nel 2002 per iniezione letale, in seguito alla condanna a morte.  Avete presente il film Monster? Quello con Charlize Theron? Ecco, quello descriveva esattamente la storia di Aileen, innamorata di una donna fino a sacrificarsi per la sua libertà.
Joanna è proprio questo. Una donna nata da una madre priva di principi morali, finisce per vivere di prostituzione all’interno di una roulotte. Conosce David all’interno di una tavola calda di Phoenix e inizia una collaborazione con lui, un poliziotto che, trasforma la sua amicizia con la donna in un amore univoco da parte sua. Proprio questo lo vedrà ostile a Becky, una ragazza messicana sposata ad un uomo abbastanza facoltoso, che tuttavia si innamora di Joanna fino a perdere la testa. Scoperta dal marito, viene maltrattata anche per le cose più stupide, picchiata e oltraggiata. Joanna, per amore di lei, uccide il marito di Becky e fa scempio del suo cadavere, per poi nasconderlo. In seguito a quell’omicidio, Joanna viene incarcerata e sconta una condanna di dodici anni prima della fine.
La Casella ce la descrive nel momento della condanna e a poche ore della sua morte, restituendoci la forza di questa donna che mai ha seguito i principi morali, ha vissuto di espedienti, ma non è mai stata debole né ha avuto bisogno di essere protetta. Ha instaurato legami veri con delle persone e ha tirato fuori una nobiltà che altre persone, ritenute a posto, non hanno dimostrato.

Bisogna avere fede – no, non c’entra il Padreterno. Fede in se stessi. Altrimenti si rimane dei perdenti. E tutto l’odio per gli sbirri, per la guerra, per l’amore che non c’è, per il potere sempre e solo immaginato, tutto quel livore ci si rintana dentro, smembra, divora.
Sopravvivere significa inseguire un obiettivo e dopo un altro, e un altro ancora.
Così la mente si mantiene lucida, smette di pensare ai morti e si convince che quelli dall’inferno non possano tornare per farcela pagare.

Anche tra le brutture della sua esistenza Joanna brilla di una luce stupenda, tipica di un decadente eroe romantico.
Con Sliding Doors, la Casella chiude le vicende e le collega tra loro. Ovviamente vi lascio la sorpresa del finale, sottolineando tuttavia la sua efficacia e la sua bellezza, soprattutto nelle ultime parole.
In conclusione, posso affermare che quello della Casella è un libro scritto in maniera encomiabile da un punto di vista strutturale e lessicale. Tre storie scritte in tre modi diversi, in modo da evidenziare che la realtà è diversa se vista dagli occhi di un’adolescente mai amata e sottovalutata, una transessuale che vive il dissidio tra corpo e anima negli strati più bassi della società e un’assassina per amore nata dal basso di un’America menefreghista e atroce verso gli ultimi.
Ho divorato questo libro in una sera, tanto la sua lettura era coinvolgente e carica di spunti di riflessione.
Brava nelle descrizioni sia ambientali che psicologiche, la Casella ci restituisce storie verosimili senza velarle di impossibile buonismo. E’ cruda e dura, realista.
E’ una bellissima lettura, impegnata e forte.
Non perdetevela assolutamente.

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