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Vivendo in una città grande come Roma, circondata da tesori dell’arte e con la rassicurante presenza del Papa (le forze del male non prevarranno) pensare all’horror risulta difficile.

 Il mio compito, gentile lettore, è quello di convincerti del contrario.

Anch’io, come te, da bambina quando guardavo qualche film dell’orrore americano tipo  Non aprire quella porta o La casa, più che paura provavo disgusto e mi domandavo perché tutto accadesse in America e soprattutto per quale motivo la gente andasse in visibilio a vedere quantità industriali di sangue versato. Per non parlare poi della ripetitività delle trame. Non mi facevano veramente paura. Anche perché io vivevo a Roma!

 Poi c’è stato  Nightmare e, almeno per l’idea, cominciai a tremare. Dopotutto sogniamo anche a Roma! Tuttavia,  per balzare sulla sedia, ho dovuto attendere Alien  soprattutto il secondo che è un continuo rincorrersi di colpi di scena e poco sangue. Mi ha tenuto con il fiato sospeso tutto il tempo. Cosa chiedere di più alla vita? Horror e fantascienza! Un cocktail irresistibile.

 Il terzo  (Alien) non l’ho mai voluto vedere perché, come si dice a Roma in gergo, ho rosicato. Tutta quella fatica e quel coso non era nemmeno morto?

 Dopo, anche se forse come film poteva essere contemporaneo se non precedente, è stato il turno di It e li ho scoperto Stephen King.(Ero rimasta a Poe, Stoker, Lovecraft,ecc)

 E devo dire che i suoi libri  sono molto più inquietanti dei film che ne traggono, sono più cruenti e riesce a tenerti col fiato sospeso fino all’ultimo.  Non mi addormento bene se non leggo, e finisco, qualche suo racconto.

 E’ fantastico: lui descrive l’orrore sotto casa.

 Non solo sotto forma di un rapinatore, di un serial killer o uno stupratore (che riesce a farti odiare fin dalle prime righe) ma sotto forma di mostro che si nutre delle tue paure e altro. Anzi è talmente bravo, che se mai dovessi andare nel Maine, per rimanere in vita, farei come i suoi abitanti, i quali sopravvivono solo perché coltivano aglio,  producono in casa paletti di frassino, dispongono di qualche pallottola d’argento o feticci di altro genere. Benché non cattolici non esitano a servirsi nemmeno di esorcismi, croci e quant’altro.

 Questo perché il vero pericolo in quei luoghi non sono  i  rapinatori o gli stupratori, ma  streghe, vampiri e  fenomeni paranormali.

 Senza dimenticare che il mostro, umano e non, è lì e  abita dal vicino di casa. S’insinua negli scarichi fognari, esce dal TUO lavandino, ti perseguita nella TUA scuola. Decide di divorarti e tu non puoi farci proprio un bel nulla.

Ogni suo racconto ti tiene con il fiato sospeso e raramente il bene trionfa. Spesso e volentieri se la cava meglio il cattivo…e così ho iniziato a  riflettere.

Oltre alle normali riflessioni, se c’è qualcosa di normale nell’horror, ho considerato anche  che  la mia bisnonna era una strega (veramente era più una guaritrice)  ho dato carta bianca a un’immaginazione che da sola sposta i treni e così mi sono  ritrovata a pensare che il mostro che vuole afferrarmi la mano quando accendo la luce del bagno potrebbe essere reale. Alla luce di ciò ho pensato bene di metterti a conoscenza, o lettore, del risultato delle mie elucubrazioni.

E, che tu viva o no a Roma, questi racconti sono per te. Considerali una sorta di mappa con cui orientarti e non dimenticare che il mostro potrebbe vivere in casa tua, al settimo piano di un palazzo ,in una scala con trentadue famiglie. ( Proprio come vivevo io ).  Per questa ed altre ragioni, non ho mai chiuso completamente le tapparelle e, a meno che non temi  possa insinuarsi qualcosa dalle fessure, ti consiglio di fare lo stesso.

Il chiarore della città mi ha sempre fatto coraggio e aiutato ad andare al bagno la notte. Anche quando mio padre ha comprato i punti luce per illuminare di una tetra luce rossastra il corridoio.

 Di una cosa sono certa: per andare al bagno e tornare a letto, battevo record mondiali di velocità. Anche perché non c’era nessuna certezza che il mostro non uscisse direttamente dal water.

 Chi mi garantiva poi che la casa fosse proprio la mia? E se fosse stata una copia ed io fossi in realtà prigioniera di non si sa bene quale demone?

 I miei genitori, due persone talmente piantate con i piedi a terra che se incontrassero un lupo mannaro lo userebbero come cane da guardia, non hanno mai voluto un animale dentro casa, a proteggermi da eventuali mostri “Tutte scemenze!” era il ritornello e quindi niente da fare per il gatto o per il cane. Dovete sapere che, un animaletto domestico, sente le presenze estranee e vi tiene sull’avviso, ma per mia madre il mostro peggiore sarebbe stato proprio l’animale.

 Un paio di episodi della mia infanzia e adolescenza hanno contribuito poi a insinuare dubbi ancora più forti sull’esistenza di mondi paralleli e altre creature. Da piccola, avrò avuto tre anni, sono stata aggredita, mentre gironzolavo per casa con la mia automobilina a pedali,  dalla testa di un manichino che serviva per poggiare le parrucche; ricordo ancora come mi cadde addosso senza che io l’urtassi minimamente e come  m’inseguisse nonostante me ne fossi sbarazzata gettandolo via. Immaginazione di una bambina?

 Può darsi; sta di fatto che mia madre lo fece comunque sparire. L’altro episodio accadde verso i quattordici anni: sognai di rincasare la sera, prendere l’ascensore da sola e che questo si bloccasse. Non avevo che pochi centimetri di visibilità, perché si era bloccato tra il primo e il secondo piano. L’allarme era risultato inutilizzabile e quando avevo provato ad aprire le porte ( l’ascensore del mio palazzo aveva le porte manuali ) sprofondava.

 Immaginate come potei sentirmi la sera dopo quando, rincasando, la scena si ripeté. Nella realtà stavolta. Non aprii le porte però; cominciai a recitare tutte le preghiere che conoscevo e, quando premetti il pulsante del secondo piano anziché del settimo e l’ascensore ripartì; ringraziai mentalmente Dio e quando si fermò,  spalancai le porte e mi feci gli altri cinque piani a piedi.

Più o meno per un mesetto.

 Per farla breve me la sono dovuta cavare da sola; così i demoni, passati i vent’anni, cacciati dal mondo reale hanno trovato un rifugio sicuro: i miei incubi e una città particolare come Roma.

 La maggior parte dei miei racconti sono sogni, anzi incubi da cui mi risveglio faticosamente,  raggelando i miei familiari con urla diaboliche. Gli altri prendono spunti da episodi realmente accaduti, ma riveduti e corretti secondo quello che in realtà è successo veramente (come per i racconti del gatto nero) e non per quello che propinano giornali e voci di popolo.  Ricordiamoci che la paura, in fin dei conti, è nostra amica e ci aiuta a sopravvivere e non dobbiamo né  sottovalutarla né sopravvalutarla. Dobbiamo rispettarla.

Vivendo  a Roma abbiamo, poi, anche un vantaggio tattico:  nessuno possiede scantinati e non siamo  tanto stupidi da scendervi, se eventualmente ne avessimo uno, portandoci dietro una candela. Su questa questione non ho dubbi. Come sono altresì convinta che se incontrassimo un pazzo con la motosega  e NOI fossimo in macchina, sarebbe lui a vedersela brutta e non il contrario. E, diciamocela tutta, ti metteresti al telefono a parlare con un pazzo maniaco? Possibile che le più  elementari  misure di sicurezza come sbarre alle finestre o perlomeno porte blindate vengano sempre ignorate? IO , abitando in un paese con libera vendita di armi, una pistola in casa la terrei … Se si presentasse un serial Killer armato di coltello con la maschera in faccia dovrebbe faticare un po’ prima di ammazzarmi e non è detto che  vinca lui (o lei). Insomma la vita è già dura così com’è, dovendoci difendere ogni giorno da balordi di vario genere,  che mi seccherebbe alquanto soccombere perché qualcuno, in cerca di fama, si travesta e vada in giro a  cercare di accopparmi. Magari il  vicino di banco o un parente invidioso!

 La verità, a volte, supera di gran lunga la fantasia ed è molto più terribile .Stephen King lo ha capito e anch’io.

 Roma  può essere, se la  conosci bene, peggio di qualsiasi città del Maine. Questo perché racchiude in sé quasi tremila anni di storia e soprattutto di mistero che questa società tecnologica ha messo da parte. Ma basta girare l’angolo per scoprire misteri e mostri persino in un parco giochi…

Non è facile stanarli, perché i  mostri che vivono da queste parti risentono dell’influsso di Satana in persona e  non sono appariscenti.

Degli alieni va detto, a onor del vero, che  normalmente mi aspetto un universo come quello di Star Trek. Se immagino però che esistano alieni cattivi, sono senz’altro i più cattivi dell’universo. Senza pietà e difficili da togliere di mezzo perché la vita stessa è già una sfida, una continua lotta per la sopravvivenza; per gli stupidi  da entrambe le parti non c’è posto.

E’ una legge di natura: sopravvive il più forte. Vale per le persone, vale per i mostri; si devono insinuare bene e sferrare l’attacco quando non ce lo aspettiamo, altrimenti devono sperare in qualche ingenuo che scenda scantinati tenendo una candela in mano.

Per questo ho sempre lasciato le tapparelle leggermente alzate.

Qualche volta, sdraiata nel mio letto, avevo la possibilità di vedere la luna  e un minuscolo pezzo di cielo; senza foschia anche una o due stelle. Guardando quello sprazzo di cielo dal mio alveare posto al settimo piano, sentivo dentro di me che le cose immutabili, belle o brutte, non erano nel quartiere, ma nel cielo. E più facciamo finta di non saperlo e ci ancoriamo alle fondamenta della nostra tecnociviltà più esse si affacciano con prepotenza e finiranno per trascinarci in un abisso senza fondo.

 Perciò la notte, quando andrete al bagno e accenderete la luce, non date per scontato che essa si accenda, e siate rapidi nel togliere la mano dal pulsante: artigli neri potrebbero afferrarvela e trascinarvi in un posto da cui non potrete più fare ritorno.

 

 

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