41xXFJMnVsL._SX331_BO1,204,203,200_.jpg

Iniziamo, concentrandoci sull’attività che ci permette di scaricare la pressione: se abbiamo vissuto significativi shock e repressioni delle nostre sensazioni, possiamo sentirci in difficoltà entrando in contatto con esse.

Sappiamo che non è semplice a volte esprimere le nostre sensazioni; spesso ci imponiamo di non piangere o altre volte non riusciamo a controllare la nostra rabbia.

E’ fondamentale quindi imparare a sentire ed esprimere le nostre emozioni per permettere alle nostre sensazioni di uscire allo scoperto.

L’inconscio non si può forzare, ogni cosa quando è pronta arriva e ci presenta il conto.

E’ importante inoltre avere accanto persone che sono in grado di comprenderci e riconoscerci nel nostro profondo perché è solo con esse che riusciremo a scaricare quella pressione interiore e sapremo far uscire le nostre sensazioni imparando a gestire e calibrare la paura, la vergogna e ogni altra emozione che ci spaventa.

Percepire le nostre sensazioni sarà la chiave per riuscire di conseguenza a gestirle rimanendo nello stesso momento persone vigili, sicure di quello che provano e soprattutto sicure di non perdere il controllo se in preda alla rabbia o a una forte paura.

Un’altra arma a favore di una buona resilienza, è l’accettazione.

La comprensione di ciò che abbiamo attraversato in passato, spiana la strada alle nostre energie in quanto ci permette di apprezzare noi stessi a livelli molto più profondi.
Accettare di aver subito una violenza fisica, degli  abusi, un trauma profondo, o accettare di aver provato quella sensazione di nodo alla gola, paura, vergogna; ci permette di poter lavorare su quell’avvenimento recuperando esclusivamente l’insegnamento positivo collegato ad esso.

E’ solo quando accetteremo di aver subito uno shock, che saremo in grado di rialzarci e ricominciare da capo in quanto non ci sentiremo più delle vittime sfortunate ma ci reputeremo delle persone più forti, più mature che se pur di fronte ad un trauma, ne hanno fatto tesoro uscendo vincitori. La capacità di resilienza equivale alla capacità di fronteggiare tutti gli ostacoli, le frustrazioni e le minacce che incombono sul nostro cammino; la vita assume la forma di un onda in quanto a volte ci troviamo in alto ad essa e riusciamo a cavalcarla; altre volte tentenniamo rischiando di essere sommersi da essa.

Le persone non hanno tutte la stessa percezione di un evento; ognuno applica un significato proprio e soggettivo alle realtà della vita, per cui ciò che è grave per una persona può non esserlo per un’altra e viceversa.
Tra le parole fondamentali per accrescere la resilienza troviamo in primis la parola “capace”; affermare di non riuscire ad eseguire un compito, quindi di non reputarci all’altezza nello svolgerlo; ci fa tirare conclusioni soggettive sbagliate mentre il problema deve essere analizzato adottando la capacità dell’oggettività.

Avere la percezione negativa di un evento, ci porta a sostenere di non esser capace a superarlo; il non sono capace è solo una scusa per non sforzarsi a risolvere i problemi.
Un’altra parola indispensabile è “potenziale”; superare le sfide ci porta a crescere di livello, ogni sfida, ogni problema affrontato ci dà la carica per accrescere le nostre competenze  e il nostro potenziale di abilità di fronteggiamento dei problemi.

La terza parola importante è “non chiedersi sempre perché sia toccato a me!” ma “domandarsi come  posso raggirare l’ostacolo per uscire da una determinata situazione, quindi chiedersi “quali strategie posso attuare per risolvere il problema?” questo permette di prestare attenzione alle soluzioni e non piangersi addosso su cosa sia invece accaduto.

La resilienza, ripeto è presente in ognuno di noi, deve essere solo sviluppata!.

Con questa affermazione ci tengo a tranquillizzare tutte quelle persone che credono di non averla.
Cambiare modo di percepire lo stress aiuta ad affrontare con lucidità il problema; esso infatti  non è solo un fattore negativo ma anche positivo!

Non tutti sanno che esiste anche lo stress buono denominato  eustress ed  è  questo tipo di  stress positivo che fa la differenza.

E’ doveroso aprire una piccola parentesi per analizzare lo stress in quanto tale; esso consiste in un insieme di reazioni fisiologiche e psichiche che l’organismo attua per rispondere e reagire ad una situazione intollerabile.
Ovviamente ogni individuo risponde agli eventi stressanti in modo diverso perché ogni persona sperimenta eventi stressanti di diversa intensità e durata; ma la reazione del corpo rimane sempre la stessa.

A seguito di esperienze stressanti riusciamo poi a coglierne le strategie di intervento per affrontare un dato problema, ognuno di noi quindi a seconda del tipo di esperienza stressante svilupperà le sue capacità di azione e di pensiero, di conseguenza alcuni riusciranno ad affrontare determinate situazioni ed altri meno e viceversa.

L’eustress ci aiuta ad affrontare e superare le sfide che la vita ci propone quotidianamente facendoci sentire più forti e facendoci aumentare l’autostima una volta superato il compito, essa è un energia adoperata per riuscire più facilmente a raggiungere un obiettivo.
Bisogna quindi cambiare il modo di vedere lo stress e aprirsi all’opportunità di imparare da questo un qualcosa di buono una volta superato,
Successivamente si deve far ribalzare le pressioni negative per diventare ultra resilienti.

“Piegarsi ma non spezzarsi, diventando quindi flessibili”; significa far rimbalzare la pressione che ci si sente addosso dovuta allo stress verso l’esterno per aumentare la concentrazione ed allontanare l’incapacità di analizzare la situazione con occhi lucidi e razionali.

La perseveranza è fondamentale per il cambiamento perché di fronte ai problemi non si deve mai mollare finché si è in vita; è un po’ come la frase “finché c’è vita c’è speranza”, bene allora finché viviamo prendiamo coscienza che esistono anche eventi negativi e frustranti ma prendiamo anche consapevolezza che dobbiamo sempre affrontarli e superarli per diventare persone resilienti.

 

 

Sinossi 

Il libro si pone lo l’obiettivo di analizzare il termine della resilienza e spiegare le tecniche per accrescerla o svilupparla attraverso l’impiego di alcune strategie come il  metodo del Problem solving e del Coping; inoltre vengono delineati i fattori protettivi che la incrementano ed analizzati singolarmente come l’autoefficacia, l’autonomia, l’empatia, la gestione dello stress, il controllo delle emozioni, avere dei tutori di resilienza; o i fattori di rischio che invece ne ostacolano uno sviluppo positivo come aver  paura senza riuscire a fronteggiarla, depressione, ansia, cattiva gestione dello stress, scarsi rapporti familiari o sociali o amicali, scarsa comunicazione, bassa autostima, vulnerabilità, passività, scarsa capacità del controllo personale.
Lo scopo dell’autrice è  trasmettere ai lettori la capacità di abbattere i fattori negativi che espongono l’individuo ad una vulnerabilità maggiore di fronte ad eventi stressanti ed impediscono  l’instaurarsi di una buona resilienza. In rapporto ai fattori negativi vengono analizzate le emozioni negative come la paura, lo stress, l’angoscia, il terrorismo psicologico, la solitudine, la pressione accumulata e non scaricata; i fattori individuali come bassa autostima o scarso controllo emozionale; i fattori interpersonali come rifiuto dei pari, isolamento, chiusura verso l’ambiente esterno; i fattori familiari come scarso legame con genitori, conflitti familiari, bassa classe sociale e reddito, disturbi nella comunicazione.  Si pone attenzione ai danni che questi fattori negativi portano con se, trascinando le persone alla passività e alla staticità.
Per centrare ancora di più la definizione di resilienza, l’autrice riporta alcuni eventi personali tragici o dolorosi nei quali si è trovata di fronte a sole due possibilità: sprofondare nella depressione e nell’impotenza o elevarsi diventando una persona resiliente.
La frase che rispecchia il significato del libro e della resilienza è sicuramente la seguente:

“Verrà un momento in cui crederai che tutto sia finito; quello è l’inizio”

  

Biografia dell’autrice

Nata a Roma il 31/10/1992, diplomata al liceo socio-psicopedagoggico di Roma e laureata alla facoltà di Scienze e Tecniche del Servizio Sociale “La Sapienza”.
Fin da piccola usava la scrittura come arma di distrazione e sfogo durante le sue giornate negative; e per questo all’età di 23 anni decide di scrivere un libro nel quale riporta tutta la sofferenza adolescenziale ma anche la forza ritrovata grazie alla resilienza e alla sua voglia di vivere;  ha sperimentato spesso il sentimento di paura ed  è riuscita a sentirsi libera solo quando l’ha affrontata guardandola in faccia; da qui il titolo del libro “IL CORAGGIO DI NON AVER PAURA”.
Successivamente ha scritto un altro libro che uscirà a breve,  intitolato “UN CUORE IN DUE” per parlare della sindrome da alienazione genitoriale e dei suoi effetti negativi sull’educazione e sullo sviluppo psico fisico del minore, alienato da un genitore che per vendetta coniugale lo strumentalizza mettendolo contro all’ex partner.
Scrive poesie partecipando a concorsi letterari e scrive articoli per testate giornalistiche.

DOVE ACQUISTARE LIBRO: si trova su Amazon in formato kindle e cartaceo.

Annunci