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Sin da ragazzino, come tutti d’altronde, mi sono sempre costruito una maschera. Pirandello aveva ragione, noi siamo uno, nessuno e centomila. Ma cosa nascondeva quella maschera? Nessuno è mai riuscito a penetrarla. La sua rude apparenza nasceva certamente dall’intimo desiderio d’amore che ho sempre cercato e che non ho mai trovato. Ironico e ilare in società, divenivo quanto mai triste e malinconico quando, chiuso nell’intimità del mio studiare la vita, davo libero sfogo alla mia vera natura. Era allora che, lasciando cadere ogni forma esteriore trovavo rifugio nella mia arte, riversando sui miei satirici personaggi, amarezza e delusione commiserando in essi la genuinità frustrata  del mio vero “IO”.  Ma poi è arrivata l’epoca della rivelazione. La divulgazione della verità passa da un livello di favola al livello più credibile della scienza.

Parafrasando Albert Einstein:

“Tutto ciò puoi immaginare, è creato già”.

 

“Per una psicologia dell’avvenire” rappresenta tutto questo, una rivoluzione rivelata che passa dal livello di favola al livello superiore di scienza.

«È il suono della pioggia.»

«Tutte le creature sono capovolte:

si perdono alla ricerca delle cose.»

«Maestro, come dovrei sentirmi?»

«Io sono il suono della pioggia.»

Dojo Zen

 

Il libro che mi accingo a descrivere rappresenta un capolavoro nel suo genere che dovrebbe essere letto da tutti per avere una visione sana e consapevole del mondo che ci circonda.

Paolo Dell’Olmo ha scritto un libro incredibilmente profondo, che obbliga a cambiare la propria visione del mondo circostante e invita a riflettere su molti aspetti.

Paola Dell’Olmo ci propone una lezione fondamentale e insostituibile sull’essenza della visione della vita con una delle più significative lezioni di umiltà che si possa ricevere. Partendo dall’esperienza l’autrice allarga l’orizzonte alla società, alla tecnologia, alla religione, alla morale, in generale al modo di porci davanti a tutte le cose. E dà un insegnamento durissimo ma necessario: tutti cerchiamo certezze e crediamo che nella certezza troveremo un mondo ideale in cui vivere. Ma se leggerete questo libro scoprirete che è solo grazie alla libertà che si sviluppa nell’incertezza, che possiamo migliorare e progredire. Il libro applica la fisica quantistica alla psicologia e spazia nella ricerca a 360 gradi sull’origine della realtà (altro che visione limitata!), spiegando la mente e la coscienza su nuove basi, rivoluzionarie per la solita psicologia tradizionale a cui siamo abituati. Inoltre contrasta il nichilismo imperante, molti stereotipi e superstizioni, mostrando la loro inconsistenza in base alla scienza. L’autrice è una “Ricercatrice”, o come potrei defifinirla io un “Cercatore” che diviene “Depositaria” in grado di saper integrare fra loro la fisica, le neuroscienze e soprattutto la musicalità (di cui l’autrice ha dimostrato una grande capacità cognitiva), con la psicologia, cosa affascinante e difficile che non è evidentemente riuscita ad altri in modo così magistrale donando un approccio multidisciplinare di differenti modelli di pensiero.

“…Concepivo la musica come una dimensione espressiva di un talento personale innato, che possedevo da sempre e che mi aveva dato le sue soddisfazioni: ma non mi sembrava dover essere qualcosa di più di questo…” 

Nel testo viene affilato, affinato e levigato il concetto di visione della vita di C.G.Jung, evidenziando come il concetto Junganiano di “Sincronicità” possa effettivamente condizionare la vita sin nel profondo dell’animo.

Jung riteneva che l’inconscio precede la coscienza come una radice, piuttosto che seguirla come conseguenza di una rimozione. Ciò significa che per comprendere lo psichico non bisogna partire dalla costruzione dell’Io (come voleva Freud), ma dall’inconscio da cui l’Io si genera. Per Jung “inconscio” non è un luogo psichico come per Freud, ma un aggettivo che designa un insieme di “complessi” o gruppi di rappresentazioni a tonalità affettiva molto elevata, che l’Io può controllare o non controllare. All’inconscio si accede attraverso approcci metaforici, o figure, quali l’anima, che designa la parte femminile nel maschio; l’animus, che designa la parte maschile nella femmina; l’ombra, che è la parte negativa della personalità e che il soggetto tende a nascondere; la persona, o maschera, che l’Io assume nelle sue relazioni sociali fino ad identificarvisi quando non è sicuro di sé. Con un balzo attraverso la ricerca dell’ “IO”, in luoghi come l’India l’autore getta le basi del “quando” quantisticamente l’uomo può ritrovare se stesso. Il quando è identificabile, più che in termini temporali, comunque cronologicamente recenti, come riflesso alla mancanza di risposte esaustive da parte delle metodologie e dei modelli psicologici classici più diffusi. L’approccio si basa, sui modelli teorici relativi al funzionamento dei processi mentali, sia consci che inconsci. Comunque l’avvicinamento verso le tematiche trattate, nonostante la complessità degli argomenti, è di tipo relativamente semplice. Fateci caso. Le persone capaci di importanti gesti di cura, quando spiegano i motivi del loro agire, forniscono risposte di rara semplicità: ho fatto quel che dovevo, chiunque avrebbe fatto lo stesso, non c’era altro da fare… Il che non significa che dietro l’azione non ci sia un pensiero:

«Il pensiero c’è ma è radicalmente semplice. Nel senso che è essenziale: sa dov’è l’essenza delle cose».

Questo pensiero è passione per il bene dell’altro, «con una forza etica che non viene prima della coscienza ma piuttosto è la voce di una coscienza che sa ciò che è irrinunciabile e da la lì orienta il suo essere».

Definirei questo libro come la scoperta di un nuovo oceano. Non puoi scoprire nuovi oceani fino a quando non hai il coraggio di perdere di vista la spiaggia. La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze e quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in costante cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso… Non dobbiamo che trovare il coraggio di rivoltarci contro lo stile di vita abituale e buttarci in un’esistenza non convenzionale. Ringraziando l’autrice per l’opera magistralmente ben costruita e descritta donando al lettore la gioia verso il traghettamento di una nuova spiaggia.

Ora, se avete avuto la pazienza e la gioia di leggere questa mia recensione, sicuramente sarete in grado di apprezzare questo magnifico saggio.

Se siete arrivati sin qui vi consiglio vivamente di leggere questo libro.

Ora la scelta di una lettura differente da quelle che generalmente vengono proposte è solo vostra.

Ora “Sorridi”. E quando avrai un momento di smarrimento o indecisione, fermati, aspetta e senti il tuo cuore.

…a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.

 

 

Sin da ragazzino, come tutti d’altronde, mi sono sempre costruito una maschera. Pirandello aveva ragione, noi siamo uno, nessuno e centomila. Ma cosa nascondeva quella maschera? Nessuno è mai riuscito a penetrarla. La sua rude apparenza nasceva certamente dall’intimo desiderio d’amore che ho sempre cercato e che non ho mai trovato. Ironico e ilare in società, divenivo quanto mai triste e malinconico quando, chiuso nell’intimità del mio studiare la vita, davo libero sfogo alla mia vera natura. Era allora che, lasciando cadere ogni forma esteriore trovavo rifugio nella mia arte, riversando sui miei satirici personaggi, amarezza e delusione commiserando in essi la genuinità frustrata  del mio vero “IO”.  Ma poi è arrivata l’epoca della rivelazione. La divulgazione della verità passa da un livello di favola al livello più credibile della scienza.

Parafrasando Albert Einstein:

 

“Tutto ciò puoi immaginare, è creato già”.

 

 

“Per una psicologia dell’avvenire” rappresenta tutto questo, una rivoluzione rivelata che passa dal livello di favola al livello superiore di scienza.

«È il suono della pioggia.»

«Tutte le creature sono capovolte:

si perdono alla ricerca delle cose.»

«Maestro, come dovrei sentirmi?»

«Io sono il suono della pioggia.»

Dojo Zen

 

 

Il libro che mi accingo a descrivere rappresenta un capolavoro nel suo genere che dovrebbe essere letto da tutti per avere una visione sana e consapevole del mondo che ci circonda.

Paolo Dell’Olmo ha scritto un libro incredibilmente profondo, che obbliga a cambiare la propria visione del mondo circostante e invita a riflettere su molti aspetti.

Paola Dell’Olmo ci propone una lezione fondamentale e insostituibile sull’essenza della visione della vita con una delle più significative lezioni di umiltà che si possa ricevere. Partendo dall’esperienza l’autrice allarga l’orizzonte alla società, alla tecnologia, alla religione, alla morale, in generale al modo di porci davanti a tutte le cose. E dà un insegnamento durissimo ma necessario: tutti cerchiamo certezze e crediamo che nella certezza troveremo un mondo ideale in cui vivere. Ma se leggerete questo libro scoprirete che è solo grazie alla libertà che si sviluppa nell’incertezza, che possiamo migliorare e progredire. Il libro applica la fisica quantistica alla psicologia e spazia nella ricerca a 360 gradi sull’origine della realtà (altro che visione limitata!), spiegando la mente e la coscienza su nuove basi, rivoluzionarie per la solita psicologia tradizionale a cui siamo abituati. Inoltre contrasta il nichilismo imperante, molti stereotipi e superstizioni, mostrando la loro inconsistenza in base alla scienza. L’autrice è una “Ricercatrice”, o come potrei defifinirla io un “Cercatore” che diviene “Depositaria” in grado di saper integrare fra loro la fisica, le neuroscienze e soprattutto la musicalità (di cui l’autrice ha dimostrato una grande capacità cognitiva), con la psicologia, cosa affascinante e difficile che non è evidentemente riuscita ad altri in modo così magistrale donando un approccio multidisciplinare di differenti modelli di pensiero.

“…Concepivo la musica come una dimensione espressiva di un talento personale innato, che possedevo da sempre e che mi aveva dato le sue soddisfazioni: ma non mi sembrava dover essere qualcosa di più di questo…”

 

Nel testo viene affilato, affinato e levigato il concetto di visione della vita di C.G.Jung, evidenziando come il concetto Junganiano di “Sincronicità” possa effettivamente condizionare la vita sin nel profondo dell’animo.

Jung riteneva che l’inconscio precede la coscienza come una radice, piuttosto che seguirla come conseguenza di una rimozione. Ciò significa che per comprendere lo psichico non bisogna partire dalla costruzione dell’Io (come voleva Freud), ma dall’inconscio da cui l’Io si genera. Per Jung “inconscio” non è un luogo psichico come per Freud, ma un aggettivo che designa un insieme di “complessi” o gruppi di rappresentazioni a tonalità affettiva molto elevata, che l’Io può controllare o non controllare. All’inconscio si accede attraverso approcci metaforici, o figure, quali l’anima, che designa la parte femminile nel maschio; l’animus, che designa la parte maschile nella femmina; l’ombra, che è la parte negativa della personalità e che il soggetto tende a nascondere; la persona, o maschera, che l’Io assume nelle sue relazioni sociali fino ad identificarvisi quando non è sicuro di sé. Con un balzo attraverso la ricerca dell’ “IO”, in luoghi come l’India l’autore getta le basi del “quando” quantisticamente l’uomo può ritrovare se stesso. Il quando è identificabile, più che in termini temporali, comunque cronologicamente recenti, come riflesso alla mancanza di risposte esaustive da parte delle metodologie e dei modelli psicologici classici più diffusi. L’approccio si basa, sui modelli teorici relativi al funzionamento dei processi mentali, sia consci che inconsci. Comunque l’avvicinamento verso le tematiche trattate, nonostante la complessità degli argomenti, è di tipo relativamente semplice. Fateci caso. Le persone capaci di importanti gesti di cura, quando spiegano i motivi del loro agire, forniscono risposte di rara semplicità: ho fatto quel che dovevo, chiunque avrebbe fatto lo stesso, non c’era altro da fare… Il che non significa che dietro l’azione non ci sia un pensiero:

«Il pensiero c’è ma è radicalmente semplice. Nel senso che è essenziale: sa dov’è l’essenza delle cose».

Questo pensiero è passione per il bene dell’altro, «con una forza etica che non viene prima della coscienza ma piuttosto è la voce di una coscienza che sa ciò che è irrinunciabile e da la lì orienta il suo essere».

Definirei questo libro come la scoperta di un nuovo oceano. Non puoi scoprire nuovi oceani fino a quando non hai il coraggio di perdere di vista la spiaggia. La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze e quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in costante cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso… Non dobbiamo che trovare il coraggio di rivoltarci contro lo stile di vita abituale e buttarci in un’esistenza non convenzionale. Ringraziando l’autrice per l’opera magistralmente ben costruita e descritta donando al lettore la gioia verso il traghettamento di una nuova spiaggia.

Ora, se avete avuto la pazienza e la gioia di leggere questa mia recensione, sicuramente sarete in grado di apprezzare questo magnifico saggio.

Se siete arrivati sin qui vi consiglio vivamente di leggere questo libro.

Ora la scelta di una lettura differente da quelle che generalmente vengono proposte è solo vostra.

Ora “Sorridi”. E quando avrai un momento di smarrimento o indecisione, fermati, aspetta e senti il tuo cuore.

…a mia figlia Miriam con infinito amore…vito ditaranto.

 

 

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